Errori.

Quest’anno sto imparando una grande e dolorosa lezione dalla vita… cioè che sbagliare va bene ma ci sono errori che non vanno commessi. Ci sono errori che ti uccidono dentro, che non ti perdonerai mai, errori che ti rosicchiano l’anima, errori che mai avresti pensato di commettere, errori, errori sbagliati, errori dannati.

Insomma.. possiamo non essere sempre soli, ma siamo soli nei nostri errori, su questo non ci piove.

Ed ho imparato che per me è molto più facile perdonare gli altri che me stessa, che per perdonarsi ci vuole una vita intera e forse non basta.

E, dopotutto, la cosa più difficile da accettare è non solo la sofferenza ed il dolore che ne conseguono, ma sopratutto che te lo meriti e che devi imparare ad essere felice per gli altri e tenerti tutto dentro e soffrire ancora. Soffrire, soffrire, lo vorrei sottolineare a penna così forte da stracciare le pagine, bruciarle, strapparle, odiarle.
E devi anche imparare ad essere in primis egoista, estremamente egoista, perché alla fine tu e solo tu ne pagherai amaramente le conseguenze.

Voce del verbo soffrire.

Voce del verbo imparare.

Voce del verbo imparare a perdonarsi.

Voce del verbo sbagliare.

Voce del verbo “odiarsi“.

 

 

 

 

 

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The end.

Sono qui, in questa stanza, l’ennesima affittata per vivere emozioni, circondata da due valigie e tanti vestiti e tante insicurezze.
Valigie che vorrei fossero piene di te, delle tue mani.. valigie che non sanno cosa aspettarsi e non sanno come riempirsi. Valigie che hanno paura del viaggio e che si riempiono a fatica… quasi a volermi dire ‘resta’.

Ed io che vorrei tanto restare ma… c’è qualcuno che mi aspetta e soprattutto c’è una laurea a cui tutti tengono, tutti sicuramente più di me.
Ci sono vestiti che riconoscono come sono cambiata, sanno che le forme del mio corpo ora sono diverse, più morbide forse, più forti..chissà… Forme che qualcuno ha sfiorato,  perché?!
Il perché che mi tiene la mente occupata da settimane, da giorni, notti, ore, secondi. Il perché che mi lacera dentro, piano e il perché che mi tiene su un filo sottile in cui mi sembra che ci sia da una parte il verde e dall’altra il buio. Ma non si può scegliere sempre il verde, non ora.. dopo, chissà.
Esami che ti tengono legata, inchiodata, smunta. Esami che avrei dovuto finire prima ma, per la mia solita fretta di fare le cose, non ho finito e ora loro stanno finendo un po’ me.

In questo periodo sembra che la vita stia facendo un gioco strano con me, sembra che mi stai ricordando che devo morire e che, nonostante gli ultimi anni siano stati molto felici, sembra che me la voglia strappare quella felicità per riempirmi di domande e sensi di colpa. Che appena mi elevo un po’, mi strattona verso il basso per ricordarmi quanto io possa fare schifo e che, a 25 anni, ho commesso un errore che non avrei mai e poi mai pensato di commettere. A 25 anni mi rendo conto di essere una persona come tante, non tanto speciale, non tanto bella, ma debole e fin troppo umana.

Io non so perché succedono alcune cose nella nostra vita, forse accadono per motivi precisi, forse nulla è dovuto al caso. Almeno questo è quello che ho pensato fino ad ora: che ciò per cui siamo davvero destinati, ci trova e lo fa con leggerezza.
Forse alcune cose accadono per motivi ben precisi, chi lo sa. Io non lo so più.

Pensavo di sapere cosa volevo invece ora non ne ho la più pallida idea.

 

 

Aiuto

Sinceramente non so come esprimere quello che provo in questo momento.
So solo che la mia anima sta soffrendo e che non trovo nessuno che comprenda questa sofferenza. So che sta soffrendo da mesi e che sta chiedendo aiuto, che soffoca, annega ed anela a qualcosa di più bello.

Non so cosa mi stia succedendo, sarà che quel luogo è una prigione, una serie di mura cupe, senza colori, apatiche, false, brutte. Stanno uccidendo la mia anima ed il bello è che me lo son scelta da sola. Quindi mettiamoci anche una dose non indifferente di senso di colpa.
Non vedo l’ora che arrivi il giorno in cui finalmente tornerò libera e potrò tornare ad essere la persona che voglio essere. Ora capisco come si sentiva Frodo a portare il peso dell’anello. Mi sento così: imbruttita, infastidita, chiusa, prigioniera.

Io invece voglio essere quello per cui sono nata: leggera, libera, una libellula che vola nei prati verdi e che danza, portando bellezza ovunque vada.

Ora son tornata ad essere un bruco, ma il bruco più brutto che ci sia.

Aiuto, lo grido.

 

 

Complic(dist)anze.

wef

Ci sono stati momenti della mia vita in cui avrei dato qualsiasi cosa per sentirmi dire da qualcuno una cosa del genere.
Ora sono qui, in questa stanza ed in questa città così bella ma anche così lontana da lui.
Una nuova me, in una nuova città, con nuovi amici e tra questi amici, una persona più speciale di tutti.

Io sono felice con il mio ragazzo, molto. Ha portato una gioia ed una felicità indescrivibili nella mia vita e, dopo anni, niente per me è cambiato, anzi.. ogni volta che sto con lui mi chiedo come sia possibile.
Ora però… io sono in Erasmus e lontana, fino a qualche mese fa le cose andavano piuttosto male e volevo solo tornare in Italia.. ora, invece, le cose sono cambiate.
Inutile dire come mi senta in questo periodo della mia vita, sento che sto lì lì per fare una cazzata e mi fermo sempre sulla linea prima dello strapiombo. Spero di non oltrepassare mai quella linea finché sarò qui, se capite quello che voglio dire.

C’è una persona meravigliosa che mi aspetta, una persona che rispetta i miei spazi, che mi ha sempre lasciata libera di fare quello che voglio, che ha pazienza, che mi conforta, mi sorregge, mi ama e basta. Una persona che vuole un futuro, una casa, una famiglia. E la stragrande maggioranza di me vuole questo.

Poi c’è una piccola parte di me che conosco bene, quella ribelle, quella che si pone mille domande, curiosa, interessante, quella che vorrebbe, appunto, solo perdersi nel mondo. Ogni tanto poi capita di incontrare un’anima così simile a noi, che comprende quella parte così selvaggia e libera…e… capita che stare lontani senza vedersi per mesi e mesi diventa molto complicato.

Dentro di me ora è tutto così complicato.

 

Maudie Lewis – una vita a colori

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Ho appena finito di vedere un film che si chiama “Maudie – Una vita a colori” e sono davvero sorpresa dalla dolcezza di questo racconto.
La storia è quella di Maudie Lewis, una pittrice canadese nata nel 1903 che soffre di artrite reumatoide. Cresciuta in una famiglia molto sfortunata, un giorno risponde all’annuncio di un uomo che cerca una domestica e, da lì, i due si sposano e vivono insieme in questa minuscola casa dove lei inizia a dipingere tutti le pareti con i suoi colori.
Maudie poi diventa famosa grazie alla sua arte, un’arte in realtà molto infantile ma di una tenerezza unica.
Alla fine del film c’è lo spezzone di una ripresa che è stata fatta ai due nella loro piccola casa che mi ha fatto commuovere e non poco!

E’ bello vedere come l’arte possa salvare la vita di molte persone e donarle una poesia che altrimenti non avrebbe!
E’ meraviglioso sapere che ci sono storie come questa, di piccole ma grandi donne che son riuscite a cambiare il mondo da una stanza. Storie di persone che riescono ad esprimere le loro emozioni solo attraverso un pennello, una chitarra, una penna e che, soprattutto, lo riescono a fare nella loro semplicità.
L’arte ci permette di descrivere come ognuno di noi osserva e vede il mondo e, si sa, che da occhi diversi vengono realtà diverse.
Consiglio a tutti di vedere questo film per comprendere come, non necessariamente, l’arte debba essere complicata e contorta, ma anche leggera e semplice.
Complimenti Maudie Lewis!

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Chissà dove sarai e se ti basta così.

Ultimamente scrivo la mia vita a piccoli pezzettini, con la paura che stia davvero per arrivare qualcosa che la cambierà per sempre.

Negli ultimi anni ho cambiato casa 9 volte. La mia valigia rossa è piena di odori e ricordi, di persone ed il dolore di chi viaggia sempre e non si ferma mai. Lasciare la città della mia università è stata dura ma non voglio nemmeno immaginare il momento in cui dovrò rifare le valigie per andarmene da qui. Le farò piano e lentamente, senza pensarci e quando tornerò spero di dover affrontare un solo addio.

Ogni tanto mi chiedo in quanti pezzi ancora il mio cuore dovrà spezzarsi?

Perché io non li conto nemmeno più.

Chiamami col tuo nome

Il mio coinquilino questa sera mi ha consigliato un film che si intitola “Chiamami col tuo nome” di Luca Guadagnino. Sono quasi le quattro di notte e dovrei andare a dormire ma… non ho mai visto un film così bello. Dire che lo straconsiglio è dire poco!
Qui sto incontrando persone meravigliose, persone aperte, persone belle, persone che parlano del proprio dolore, persone vere, pure. Ed il fatto che molti di loro siano gay non credo sia una coincidenza. Il dolore porta sempre qualcosa di bello nelle nostre vite ed il dialogo finale di questo film ne è la testimonianza. Guardatelo!!!


«Senti» mi interruppe, «tra voi c’è una bella amicizia. Forse anche qualcosa in più. E io ti invidio. Al posto mio, la maggior parte dei genitori spererebbe che tutto si dissolva, o pregherebbe che il figlio ne esca indenne. Ma io non sono così. Al posto tuo, se il dolore c’è, lo farei sfogare, e se la fiamma è accesa, non la spegnerei, cercherei di non essere troppo duro. Chiudersi in se stessi può essere una cosa terribile quando ci tiene svegli di notte, e vedere che gli altri ci dimenticano prima di quanto vorremmo non è tanto meglio. Rinunciamo a tanto di noi per guarire più in fretta del dovuto, che finiamo in bancarotta a trent’anni, e ogni volta che ricominciamo con una persona nuova abbiamo meno da offrire. Ma non provare niente per non rischiare di provare qualcosa… che spreco!

Come vivi la tua vita sono affari tuoi. Ma ricordati, cuore e corpo ci vengono dati una volta sola. La maggior parte di noi non riesce a fare a meno di vivere come se avesse a disposizione due vite, la versione temporanea e quella definitiva, più tutte quelle che stanno in mezzo. Invece di vita ce n’è una sola, e prima che tu te ne accorga ti ritrovi col cuore esausto e arriva un momento in cui nessuno lo guarda più, il tuo corpo, e tantomeno vuole avvicinarglisi. Adesso soffri. Non invidio il dolore in sé. Ma te lo invidio, questo dolore.

PS: Spero di riuscire a parlare del film in modo più approfondito.

Cuore puro

Ho appena visto un film che si chiama “Cuori Puri” di Roberto De Paolis (consigliatissimo)…

Allora mi sto chiedendo chissà chi ha davvero un cuore puro.
Chissà se glielo puoi leggere negli occhi
o capirlo attraverso le sue dita e le sue mani.

Chissà il mio di cuore dov’è..
nubìvago da sempre, ormai perso e solitario nei suoi voli rocamboleschi..
io lo cerco, ma lui scappa, lasciandomi con tante domande.


 

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Col tuo ordine discreto dentro il cuore 

E ora viaggi, ridi, vivi o sei perduta 
Col tuo ordine discreto dentro il cuore 
Ma dove, dov’è il tuo amore, ma dove è finito il tuo amore
Ma dove è finito il tuo amore?

Hotel Supramonte

Grazie Faber perché sai leggere così bene tutte le cose del mondo.

Vorrei che tutti fossero più come te e meno come sé.

 

 

 

Avevamo tutti quell’età in cui non sai se mettere su famiglia o perderti nel mondo.

Se vi devo dire la verità, io non ci sto capendo più nulla della mia vita.
In cinque mesi qui sono cambiate così tante cose, stento a stare dietro alle mie sensazioni! Cambio idea alla velocità delle luce e non so più dove trovarmi, so solo dove perdermi.
Sono partita con molte certezze, torno a casa solo con molti punti interrogativi ma sicuramente più forte.

Viaggiate, viaggiate!