They are just words-

Parole, parole, parole, parole, parole.  Parole dei ministri, parole dei cantanti, parole delle amiche, parole della tv, parole.. Sono solo parole. Credo che ci sia una mancanza- una vera e proprio mancanza- di fatti nel mondo di oggi. Io, che tanto credevo nella parola, ora la odio. Sì, la odio. Perché non serve a nulla fare finta di essere tutti felici e contenti quando scriviamo se poi nella realtà non è così. Più di qualcuno che mi dica “ti voglio bene”, io ho bisogno di qualcuno che me lo dimostri. Che ci sia quando sto male, che mi abbracci quando ne ho bisogno, che mi appoggi quando non ce la faccio più. Ho BISOGNO che Profumo invece di scrivere quelle belle lettere alla scuola, faccia davvero qualcosa per la scuola! Ho bisogno che i politici la smettano di parlare e inizino a fare qualcosa. Sono stanca della parole, soprattutto quelle belle. Perché se la parola è “metafisica”, io ho bisogno (un bisogno disperato) che essa diventi fisica. Non mi servono parole quando sono assenti fatti. Perché la fame non si risolve con le parole, nemmeno la pace, nemmeno i problemi. Se così fosse, adesso sarei la persona più felice del mondo ( e non di Facebook). Sul mio diario (quello vero, quello con la copertina nera e le pagine bianche, se capite quello che voglio dire) non c’è scritto più nulla. Nulla. Capite cosa voglio dire? Il nulla. E adesso ho capito perché. Perché sono stanca delle frasi, delle parole, del rumore,  sono stanca della parola. Non serve. Almeno adesso non serve più a nulla! Se invece di predicare la pace, facessimo qualcosa per ottenerla! Se invece di predicare che l’Italia tornerà stabile, facessimo QUALCOSA per far sì che ciò accada! Se invece di continuare a dire “ti voglio bene”, facessimo qualcosa per dimostrarlo! Se facessimo tutte queste cose, adesso non avremmo più sete di pace, di amore, di felicità. Io non posso far finta di nulla. Non posso perché il “fenomenico” è lì e non posso farci nulla. Se non vedrò nulla di concreto, allora non farò nulla di concreto e non ascolterò più. Nessuno tranne la mia professoressa di letteratura. Una di quelle persone che parlano, ma “fanno” anche. FARE. FARE. FARE.FARE. FARE. FARE. FARE. FARE. FARE. FARE

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