Il problema non sono le distanze fisiche. Le distanza più brutte sono quelle volute, quelle non comprese, non accettate.

Errare è umano e non credo sia giusto farla pagare così tanto ad una persona che sarebbe disposta ad andare all’inferno per te.
La cosa che mi fa incazzare è che queste cose vorrei dirle a te, ma devo sempre tenermele dentro per evitare di spezzare un equilibrio che è già precario di suo.
Prima di voler ricevere, si dovrebbe anche pensare a quello che si dà agli altri e non mettere il muso e far sentire qualcuno una merda per così tanto tempo.

Tu hai messo sempre prima lui che me, pur sapendo che io c’ero sempre e lui quasi mai.

Io sono stanca, capite? Non mi era mai capitato di sentirmi così in debito con qualcuno. Sì, forse questa volta ho sbagliato a non esserci il giorno dei suoi venti anni…ma le circostanze non me lo hanno permesso. Per una volta ho messo prima di lei una persona che mi è stata vicino sempre quest’anno… che c’era quando piangevo per Andrea, quando mi sfogavo, quando mi andavano male gli esami e la mia vita era/è un po’ una merda. Che mi ha fatto passare quell’ansia enorme anche semplicemente con un abbraccio….che non mi hai mai fatto sentire sola.

TU invece non ci sei mai stata! Non sei mai venuta a trovarmi, non ti sei interessata di nulla.
Allora per quale motivo dovrei sentirmi in colpa?

Ma la verità è che io ci tengo troppo. Vivere senza di lei è come perdere la bussola..capite quello che voglio dire?
Quando penso a qualcosa di sicuro, penso sempre a lei. E’ un pezzo della mia anima, senza la quale non potrei vivere. E’ stato, è e sarà sempre così.
Mi manca l’aria al solo pensiero di perderla. E’ la mia migliore amica, una sorella di vita.

Però sono sempre stata dell’opinione che i sentimenti non posso essere univoci. Devono essere condivisi da entrambe le persone e non dovrei essere sempre io a sentirmi così.

Voler bene  a qualcuno non dovrebbe significare sentirsi in colpa o in debito… o farsi mettere i piedi in testa senza poter dire una parola. Tenersi tutto dentro.

Il problema non sono le distanze fisiche. Le distanza più brutte sono quelle volute, quelle non comprese, non accettate.
Non ti ho mai detto niente quando hai scelto e io ero ancora in mezzo ad una strada.
Tu hai fatto la tua scelta, non preoccupandoti di dove mi portasse la mia.
E non voglio fartene una colpa, ma per una volta vorrei essere io dall’altra parte, a fare i capricci, senza chiedermi se ho dato abbastanza. Invece ancora una volta sono qui a scrivere di te. Tu che probabilmente non capirai mai..

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Deporre le armi e cominciare a vivere.

Basta così. Non voglio essere in guerra con me stessa. Non posso alzarmi la mattina e pensare che sono una stupida. Sei fatta così, non è colpa tua.
Inutile andare contro se stessi, anche se ciò significa farsi del male.
Le consapevolezze fanno sempre male all’inizio.
Se la vita è un fiume, non possiamo remare contro di esso. Noi siamo la vita e non possiamo condannarci.
Questo è quello che ho capito in un anno.

Colpevolizzarsi non sempre serve, perché i fallimenti già fanno male di loro. Già ti stroncano.
Il dolore è sempre lì e non puoi soffrire di più pensando che sia colpa tua.
Quando sbagliamo, è meglio mettere tutto da parte, fermarci e imparare, ma non colpevolizzare. Non puntare il dito contro…né contro sé stessi, né contro gli altri.

Più passa il tempo, più i miei colori (il bianco e il nero) se ne vanno a farsi fottere.

E’ il grigio che prevale alla fine, perché troppe cose sono relative. Perché il dolore, come le persone, non è di un solo colore, ma ha mille sfumature e alla fine dei conti (quelli giusti però) sono loro che prevalgono.

Mi sono fatta più male da sola che non.
Se la vita è un fiume, io voglio lasciarmi trasportare e non remare contro.
Abbandono ogni arma e comincio a vivere più serenamente. Probabilmente comincio a vivere e basta.