Kintsugi.

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Prima mentre girovagavo su Internet per distrarmi dai miei pensieri tristi mi sono imbattuta nell’articolo che ho postato prima su una meravigliosa tecnica giapponese: il kintsugi.
Non so perché ma questa scoperta mi ha reso la serata un po’ più leggera, lontana da quella sensazione di pesantezza e ansia che mi fa compagnia spesso ultimamente.
E’ bello sapere che in qualche angolo di mondo ci sono persone che credono in queste cose. Riparare un vaso con dell’oro, il metallo più prezioso al mondo, piuttosto che con della semplice colla.
Già il semplice gesto del riparare personalmente lo trovo stupefacente.  Riparare qualcosa significa avere il coraggio e la forza di mettere da parte rancori, sofferenze, delusioni ed usarli per costruire qualcosa di nuovo e più vero. Significa capire che quella cosa è speciale e invece di buttarla nel primo cassonetto trovato, la si conserva in attesa del momento in cui saremo pronti a tirarla fuori dal cassetto dell’anima e, con un po’ di pazienza, tentare di aggiustarla al meglio.  Questa è una cosa estremamente bella e vera. Perché non è perfetta.

All’età di quindici anni comprai un paio di scarpe molto semplici. Nuove non mi piacevano, volevo a tutti i costi che si rovinassero. Le cose belle, pulite e nuove non mi sono mai piaciute. Le trovo false e, in qualche modo, disumane.
Ora con quel paio di scarpe ne ho fatta di strada! Le ho portate in tutti i miei viaggi e ci ho scritto sopra delle cose. Non le butterò mai perché sono state mie compagne di vita e, anche se adesso sono rovinate e probabilmente non saranno più buone per camminare, io le conserverò come uno dei ricordi più belli della mia adolescenza. Quando le indosso, sento di avere una storia.

Ora, tornando al kintsugi.. è una delle scoperte più belle che io abbia mai fatto. Forse perché sto tartassando talmente tanto il mio cervello con domande a cui non riesco a dare una risposta, che sto cadendo in una sorta di vortice in cui scovare un raggio di sole è più che raro. Mi chiedo spesso a cosa servirà tutto questo dolore e che ne farò di lui nel corso della vita, perché insomma..sono abbastanza stanca e non voglio più stare male.
Il fatto però che questo dolore da una corona di spine un giorno diverrà una bellissima collana d’oro mi consola. Voglio essere come quelle scarpe, consumate ma vissute. Come un vaso pieno di crepe, riempite di un scintillante e prezioso metallo: l’oro.
Un po’ come gli occhi dei vecchi con intorno tutte quelle rughe, che rendono il loro sorriso mille volte più bello. Sembra che da ogni ruga sgorghino lacrime di ricordi. Quasi si potrebbero distinguere le rughe di dolore da quelle di gioia.
Le immagini dei vasi riparati con la tecnica del kintsugi mi fanno pensare tanto agli occhi degli anziani. Veri e vissuti. E infinitamente pieni di bellezza e malinconia.

With lots of hope, I.

A volte non si può

Se tutti la pensassero così, nel mondo ci sarebbe più bellezza.

......Ça va sans dire......

Quando i giapponesi riparano un oggetto rotto, valorizzano la crepa riempiendo la spaccatura con dell’oro.

Essi credono che quando qualcosa ha subito una ferita ed ha una storia, diventa più bello.

Questa tecnica è chiamata “Kintsugi.”

Oro al posto della colla. Metallo pregiato invece di una sostanza adesiva trasparente.

E la differenza è tutta qui: occultare l’integrità perduta o esaltare la storia della ricomposizione?

Chi vive in Occidente fa fatica a fare pace con le crepe.

“Spaccatura, frattura, ferita” sono percepiti come l’effetto meccanicistico di una colpa, perchè il pensiero digitale ci ha addestrati a percorrere sempre e solo una delle biforcazioni: o è intatto, o è rotto. Se è rotto, è colpa di qualcuno.

Il pensiero analogico -arcaico, mitico, simbolico- invece, rifiuta le dicotomie e ci riporta alla compresenza degli opposti, che smettono di essere tali nel continuo osmotico fluire della vita.

La Vita è integrità e rottura insieme…

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