Tutto ciò che vuoi è dall’altra parte della paura. (Jack Canfield)

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Avete presente quella frase che dice che l’attesa aumenta il desiderio??
Per me non è così. Nel mio caso l’attesa avvilisce i desideri, li spegne e li divora. Sì, li divora.
Perché una vita fatta di attese, che vita è??
Io appartengo al genere di persone che quando vuole fare una cosa, deve uscire di casa e farla. Senza aspettare, senza troppi ripensamenti e senza troppi “se, ma, però, forse..”
Perché quando aspetto troppo, mi stanco e alla fine non voglio più niente.
Mi stancano le persone, gli esami, le avventure..tutto.
La vita non può essere fatta di attese. La vita deve essere vissuta.
Sì……l’attesa è probabilmente la poesia del desiderio!
Baricco dice persino che una persona ti ama quando è in grado di aspettarti. Certo che è così, cavolo!
Se una persona ti aspetta, resta in bilico, vive con il fiato sospeso, si mette da parte. Tutto questo per te, per aspettarti.. mentre nel mondo ci sono altri sette miliardi di persone!

Ma quante emozioni, persone, posti…perdiamo nell’attesa??
Ci annulliamo per qualcosa che forse non otterremo mai o che, ancora peggio, si potrebbe rivelare una sciocchezza.
L’attesa conduce al vuoto. Perché prima o poi il motivo per cui attendi diverrà la giustificazione per non fare tante cose e non vivrai più.
Insomma l’attesa è tanto il pepe, quanto il veleno di una storia. L’attesa spesso fa male.

Per come la vedo io, se ti piace qualcosa, vai e prova a prenderla. Adesso. E se devi aspettare, decidi se ne vale davvero la pena. Perché per molte cose non ne vale assolutamente la pena.
Se qualcuno non vi vuole adesso, ciao. Se qualcosa non la potete ottenere adesso, ciao. Passate ad un nuovo capitolo, ad un nuovo libro e sorridete. La vita non è mai stata grata con nessuno.
Qualcuno disse che tutto ciò che vogliamo è dall’altra parte della paura. Il salto alcune volta comporta un passo, altre qualche strano movimento da contorsionista o qualche volo. Ma la paura è il confine da superare per ottenere ciò che vogliamo e non restare attaccati a ciò che non è più vitale.
Non siamo destinati ad essere dei parassiti, siamo destinati ad essere meravigliosi pesci che nuotano liberi nel mare.

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Voler un fiore e dover attraversare l’inferno.

Sto immaginando un bombardamento durante una guerra. C’è una piazza piena di gente (normale) e un bambino al centro, in un posto dove mai penseresti che l’avrebbero preso.
Qualcuno da un aereo lascia cadere una bomba e quella va a finire proprio lì. Proprio nel pezzo delle collana dove le perle cadono tutte insieme e non c’è verso di rimetterle a posto.
E’ così che fa la vita. Potrebbe impossessarsi di tanti pensieri di cui non ti interessa molto, invece sceglie sempre i migliori.
Sceglie sempre di intrufolarsi in quelle piccole grinze dove sono nascoste le cose più importanti e più belle.
Questo mi fa diventare pazza. Perché è una cosa ingiusta, troppo! Soprattutto quando sembra toglierti e non regalarti mai niente.
Come quando scegli di crederci e poi ti toglie la terra sotto i piedi e tu cadi in un vortice dal quale non si risale più.
E continua, continua a tartassarti, come se stesse lì ad infliggere un coltello dentro una piaga che già sanguina di suo.
Fa male, molto male.
E a me viene voglia di sdraiarmi sul letto, chiudere gli occhi, dormire e mandare tutto a fanculo.
Non combattere più, non alzarmi più. Smetterla di essere forte e coraggiosa e lasciarmi andare. Perché?
Perché nella vita di tutti c’è qualcosa di bello e a me, ultimamente, non fa altro che addossarmi paure e colpe e sensi di tristezza infiniti. Brutte notizie a palate ed il bello è che ho paura anche a sfogarmi, perché non è lecito nemmeno più gridare.
Non posso gridare: io lo faccio e lei mi punisce. Come se volesse costringermi ad un voto di silenzio e di paura.
E io continuo a gridare, ma alcune volte proprio non ce la faccio. Tipo oggi, tipo adesso.
Perché ogni volta che devo fare una cosa, devo combattere contro mille altre? Non basta vivere? Non basta combattere?
Voler un fiore e dover attraversare l’inferno.
Ecco. Io sono stanca e vorrei che la vita la smettesse di toccare le cose più importanti e che mi lasciasse in pace per un momento, che mi regalasse quell’attimo di bellezza fugace per farmi tornare a sorridere e a credere in qualcosa, ad alzare le mani al cielo e correre..e non, invece, abbassarle e farmi venire la gobba perché stanno diventando troppo pesanti.
Nemmeno un uragano, mi basterebbe una giornata di sole.
Comunque al caos o ti ci opponi o ci danzi insieme. Io proverò a danzarci…vedremo come va a finire.