Sogni a occhi aperti…

Questa sera vi vorrei raccontare di un sogno che faccio molto spesso quando mi capita di ascoltare una bella canzone. Adesso, per chi fosse curioso, sto ascoltando una meravigliosa playlist di Spotify che si chiama “Cozy evening.”
Comunque.. il mio sogno, anche se questo va contro la realtà e le persone che ne fanno parte, è quello di rincontrare un amico che non vedo da tempo. Una persona di quelle che quando le rivedi di sorpresa, in un pub mentre bevi una birra o ad una festa, è come se tutto ti rimettesse a posto. Capite??
Un’isola in un mondo così vasto. Quella persona che quando riguardi negli occhi sembra che non sia passato nemmeno un  lampo di tempo tra quelle onde e particelle di luce che vi distanziano. Che ti risistema il caos che hai dentro e che ti fa fare un sospiro di sollievo e pensare “Finalmente da adesso in poi andrà tutto meglio”.
Che basta guardarla negli occhi per capire che ci sono legami che nessuno al mondo potrà mia cambiare, che rimarremo sempre nel cuore delle persone giuste. Che volere bene a qualcuno non sempre significa rimanere fregato, come con chi che ti usa e ti butta insieme nei dimenticatoio della vita.
Vorrei avere da qualche parte del mondo una persona, un amico, che mi venisse a salvare laddove non mi sento felice o non a mio agio, che mi legga negli occhi e capisse tutto quanto.
Sogno sempre questa cosa, anche se non ho amici lontani poiché non sono riuscita mai ad avere un amico maschio.
Ve lo volevo raccontare perché uno dei miei sogni è quello di essere ricordata da qualcuno così, poiché ho chiuso sempre tutto in maniera definitiva e con rabbia quindi non ho mai lasciato uno spiraglio di speranza per riprendere i rapporti. Sia perché oggettivamente alcuni non lo meritavano sia perché, essendo una persona molto impulsiva, tendo a sparare a mille senza rendermene conto.
Vorrei tornasse qualcuno da me a dirmi “Grazie per aver fatto parte della mia vita.”
Invece da me non torna mai nessuno, se ne vanno e sembrano pure felici di essersene andati. Ho qualcosa che non va?? Forse solo L si è accorto di questa cosa e ha provato a fare minimi passi ma mai niente di particolare. G è tornato quella sera ma certe volte non so nemmeno io perché.. a parte loro due nessuno è mai tornato.
S&S hanno tagliato i ponti e sembra che questo non gli abbia fatto per niente male quando io da un anno a questa parte mi sento dentro un terremoto e sto cercando piano piano di rimettere a posto i pezzi.
Forse vorrei semplicemente qualcuno che mi comprenda davvero e che mi dicesse, anche attraverso solo uno sguardo “Anche se sei un disastro, io ti voglio bene veramente”.. ecco.
Che non mi facesse sentire un mostro, ma un bruco che sta per diventare una splendida farfalla.

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Prima avevi paura dei serpenti, adesso hai paura di me.

Che dire…giornata uggiosa, come direbbe Battisti!!
Niente, dovrei studiare ma devo mettere per iscritto questo pensiero.
Non bisogna mai fondare la propria forza sugli altri e soprattutto bisogna mantenersi stretti gli amici in modo leggero.
Con serena e simona (le scrivo con la lettera minuscola, chiaro) avevo un rapporto molto morboso, quasi maniacale. Vivevamo insieme in uni, uscivamo insieme nel mio paese e alla fine è finito tutto. Mi sono ritrovata immersa in una realtà che non riconosco e senza più due punti di riferimento importanti. Sono cresciuta però la ferita ancora non è cicatrizzata, anzi è fresca e basta poco per riaprirla. Piano piano diverrà un segno asciutto questo è sicuro, ma fino a quel giorno mi dovrò abituare a quella parte di me che non si farà capace della loro assenza e dovrò imparare a tenere botta alle mie sensazioni negative.
Il problema del passato è il futuro. Perché, quando meno ce lo aspettiamo, torna un particolare che rimette le carte in gioco, proprio quando avevamo la strategia vincente.
Io adesso ho tanto paura di affezionarmi, soprattutto con G. Ho capito che molti dei nostri problemi derivano da questo e ho paura che passare troppo insieme faccia male ad entrambi..ma nel contempo, io non amo usare piani in amore nel senso che mi piace seguire il mio cuore e lui mi fa stare bene. Una volta, parlando delle nostre paure, lui mi disse, “Prima avevi paura dei serpenti, adesso hai paura di me.”
Mi misi a ridere ma quella frase mi ha fatto riflettere troppo. Ho capito che appoggiandomi troppo sugli altri, non sono mai cresciuta davvero e che adesso sarà difficile, soprattutto perché da sola mi vengono mille pensieri che alcune volte non so con chi condividere. Ma la forza sta anche nel vederseli da sola, nell’imparare che ci sono molte persone disposte ad ascoltarci, ma che ogni tanto ci troveremo soli contro il mondo.

Bisogna anche capire che la vita è una giostra, si sale e si scende e pochi rimarranno. Bisogna danzare, e farlo bene. Perché la verità fa male ma è l’unica cosa che rende la nostra vita davvero unica. Accontentarsi e lasciare le cose così come sono è da vigliacchi. Così come rincorrere persone che non ci vogliono, bisogna voltare pagina e ricominciare!! Perché prima o poi, quando saremo pronti anche noi, accoglieremo l’amore e l’affetto nel modo giusto, senza aspettarci nulla in cambio e contando prima sulla nostra forza che su quella degli altri.
Questo penso sia uno degli aspetti più importante del maturare.

Buona vita a me e buona vita a voi. Non siete gli unici a combattere con i vostri mostri.

Saggio sul naso adunco!!!

Il termine favola deriva dal latino “fabula”, che a sua volta deriva dal greco “femi” che significa dire, raccontare. Dalla sua etimologia, che è la stessa di fiaba, si può ben capire che la parola si trova al centro di questo genere.Naturalmente molti conoscono fiabe e favole sia provenienti dal mondo antico come quelle di Esopo o come le novelle de “Le mille e una notte”‘, sia più recenti, basti pensare alle fiabe che la Disney ha raccolto sottoforma di splendidi cartoni.

Lo scopo della fiaba non è soltanto “edonistico” ma consiste soprattutto nell’insegnare, nell’inviare un messaggio a coloro che la leggono oppure l’ascoltano.

I protagonisti di queste storie però non sono soltanto fanciulle belle, umili ed ingenue, vecchi saggi ed intelligenti, ma anche personaggi malvagi, misteriosi, ipocriti che ostacolano i sogni e le azioni del protagonista, i cosiddetti antagonisti.Gli antagonisti di solito hanno un aspetto quasi orribile, forse appunto per il ruolo che rivestono all’interno di questi racconti.

Sicuramente il primo degli antagonisti che ci viene in mente è la strega, con il suo cappello nero, i capelli lunghi e sporchi, le unghie aguzze , la pelle piena di rughe, la scopa magica ed infine in naso adunco. Gli elfi, gli hobbit, le volpi, gli avvoltoi, insomma i personaggi più misteriosi,anche più furbi e cattivi, hanno il becco adunco.

Ma nella categoria dei personaggi dell’ “adunco”, possiamo citare anche il famoso nemico di Peter Pan, il Capitan Uncino; Adunco infatti è una parola che deriva dal latino aduncus a sua volta derivato da uncus che significa appunto uncino.

Nel corso del tempo ho notato però un’altra caratteristica che riguarda il naso adunco.

Moltissimi tra i letterati, i filosofi, coloro che coltivano gli studia humanitatis sono rappresentati con il naso ricurvo. Basti pensare al sommo poeta Dante che non aveva effettivamente il naso aquilino, ma allora perché raffigurarlo in quel modo? Forse perché il poeta è il rappresentante per antonomasia della parola e l’importanza di Dante, che è considerato il padre della lingua italiana, è a tutti nota. E’ possibile, secondo me, anche che vi sia uno stretto rapporto tra il naso adunco delle streghe delle favole e quello dei poeti, che hanno usato la parola in modo limato, elegante, per esprimere qualcosa; alcuni per descrivere il loro sentire, altri come Dante fa nella Commedia, per diffondere insegnamenti universali. D’altronde la Commedia e le favole hanno lo stesso scopo, quello didascalico, e cioè quello di insegnare.

Il problema però è: quanti di noi sanno che il naso delle streghe è detto non “a gobba” oppure lungo, ma adunco???

Probabilmente solo una piccola parte della popolazione è a conoscenza di ciò. Quella parte che non si limita a guardare i film della Disney ma legge anche le storie dalle quali derivano e si fermano un attimo a pensare a cosa significhi adunco.

Forse i media sono diventati l’alternativa moderna al Capitan Uncino?? Forse a  causa dei messaggi che siamo abituati ad ascoltare o a quelli che mandiamo con il nostro cellulare, usando delle abbreviazioni per fare prima, non conosciamo la maggior parte del vocabolario?? Forse sono il tempo o la pigrizia ad essere il nostro Capitan Uncino?

Le favole non potrebbero essere raccontate senza l’utilizzo della parola, il mezzo con cui comunichiamo tutti i giorni. D’altronde la parola è alla base della società stessa.

Come avremmo fatto a vivere civilmente, in pace tra di noi, in una condizione di bene comune, se non ci fosse stata la parola? Come faremmo a raccontare le nostre storie, a sottrarle dalla morte del tempo? Come faremmo a scrivere poesie, a comunicare agli altri i nostri sentimenti? Come faremmo a liberarci da un segreto,, a liberarci da una condizione di schiavitù o di soprusi, senza la parola??

Esopo e Fedro, i primi autori di favole, erano schiavi e Fedro, in una sua fabula, afferma che la schiavitù, soggetta ai padroni, non osando dire ciò che voleva, traspose le sue opinioni in brevi favole. Così la parola, se non nel senso fisico, liberava gli schiavi dell’antichità dalla schiavitù morale, permettendo loro una parte di libertà.

In effetti là dove essa manca, molto probabilmente c’è qualcosa che non va, forse rassegnazione e distruzione.

Non sappiamo che significa adunco perché non ci servono più le streghe? Non abbiamo più bisogni delle parole, che qualcuno ha custodito per far sì che le generazioni future abbiamo la possibilità di impararle, di saper comunicare i propri sentimenti?

Forse no, perché siamo una società materialista, troppo occupati dalle nostre ambizioni, dimenticando i nostri valori e dimenticando le nostre origini.

Con il passare del tempo infatti nella lingua di tutti i giorni subentrano molte parole che derivano dall’inglese, alcune dal francese e imparando queste ci dimentichiamo delle altre italiane. Per cui aggiungendo alla nostra scarsa conoscenza, questa sorta di neologismi, che ne deriverà ?

L’unità di un paese è data soprattutto dalla sua lingua, in modo che indipendentemente dalla regione in cui viviamo, siamo capaci di comunicare con gli altri.

Ma se dimentichiamo la lingua italiana, un giorno l’Italia non esisterà più e non esisterà più la storia e non esisterà più alcuna identità. Perderemo le nostri origini, perderemo le favole, le fiabe, la parola, ciò che ci rende uomini. Quindi saremo schiavi, schiavi dell’ignoranza, e della superficialità e non potremmo più raccontare favole, fiabe, le nostre storie, i nostri sentimenti. Saremo macchine che compiranno solo azioni, senza pensare al lato poetico della vita, a quello più umano.

 

 

L’amore in fondo è un agglomerato di emozioni e di compromessi..

Vorrei dire a me stessa che tutto è come prima, che si raggiusterà.
Che saremo sempre felici come quel giorno alla piscina naturale dove tu mi facevi le foto dallo scoglio perché pensavi che non fossi in grado di fare il tutto a delfino; invece, io non solo lo sapevo fare, ma mi divertivo a farne cento di seguito pur di vedere la tua faccia così sorpresa di me in quel momento, che non poteva guardare nessun altra cosa se non me e il mare.
Vorrei dire a me stessa che i sogni che faccio la notte non sono veri, che tu non hai mai baciato ragazze più belle di me, che i tuoi occhi guardano solo me, che sei innamorato solo di me..ma sento che non è così. So che mi ami ma so anche che ci sarà sempre quella parte da “pavoncino” di te che non ci permetterà mai di stare bene insieme.

Io sono il tipo di donna che sa come far girare un uomo, ma lo faccio sempre con molta discrezione e in silenzio..soprattutto con la consapevolezza.
Tu sei il tipo di uomo che si gira e parla e ride..senza rendersi conto che c’è un limite alla confidenza. Come quando giocavamo insieme e io lasciavo un pezzo di cuore ovunque e tu non ti eri accorto di niente.

Vorrei dire a me stessa che riusciremo a risolvere i nostri problemi ma il tuo atteggiamento mi ha portato un po’ a disinnamorarmi di te e tu mi dici che sogni di baciare un’altra. Non siamo più noi, non siamo più quelli del primo bacio, delle risate, dei giochi. Siamo cambiati.

Tu sei stanco della mia gelosia e io sono stanca del tuo continuo rifiuto a cambiare. L’amore in fondo è un agglomerato di emozioni belle e di compromessi, senza di essi le storie finirebbero subito.
Il bello è che io scrivo questo ma penso ai tuoi occhi. Capisci??
Perché io, stupido, quando mi chiedi se ti amo..io mi caccerei il cuore dal petto per fartelo capire ma le parole non bastano più e in più il rancore prende il posto di tutto!
Ho cominciato ad avvalorare l’idea di un futuro senza di te, penso a come sarebbe lasciarci..penso che mi mancheresti come l’aria, ma penso che l’amore non può essere questo. L’amore dovrebbe migliorarci, tu hai detto che ti ho trasformato in un mostro..invece io da quando sto con te conto le smagliature e cerco le imperfezioni sulla mia pelle.

Io non ti voglio lasciare perché ti amo davvero. Davvero come dice Luca Carboni. Ma come posso fare se tu non sei disposto a cambiare???

AIUTAMI.

La vita è come uno specchio: ti sorride se la guardi sorridendo.

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La nostra mente è un labirinto. Si insinuano pensieri strani che hanno perso la strada di ritorno e non vanno via. Sono come dei tarli che ti porti dietro tutti i giorni e che non ti permettono di vivere come vorresti.
Scacciare questi pensieri è davvero difficile, altro che seduta dallo psicoterapeuta, ci vorrebbe un insetticida che li stermini tutti!!
La fregatura delle mia vita è che queste sensazioni alla fine quasi sempre erano vere. La domanda è: diventano vere perché la nostra mente fa sì che accadano o lo sono sempre state??
Da quando sto con G faccio spesso brutti sogni. Sogni in cui lui mi tradisce o in cui non mi dà attenzioni per dedicarsi a qualcun altro. Purtroppo me le trascino ogni giorno dentro e questo ha portato ad una notevole degenerazione del nostro rapporto. In primis del rapporto con me stessa, che mi sento davvero male, e poi del rapporto con lui.
Ho un’autostima così bassa di me da pensare di non valere niente?? Mi devo fidare di queste sensazioni o mi devo fidare di lui?
La differenza è che lui mi rende felice ma queste preoccupazioni no, anzi mi mettono un’ansia che nemmeno potete immaginare.
Ormai sono il filtro con cui vedo la realtà e li riesco a scacciare solo quando stiamo da soli abbracciati o ci divertiamo o parliamo bevendo un bicchiere di vino.

Una volta Jovanotti disse una frase ( o Fabio Volo)..insomma che non è tanto quello che facciamo che ci rende quello che siamo quanto quello che pensiamo. Nel senso che puoi non avere la voce di Pavarotti o il talento di Tolstoj, ma la vita è una questione di prospettiva. Più sei pessimista, più le cose ti vanno male; più sei ottimista, più ti vanno bene. La vita è come uno specchio: ti sorride se la guardi sorridendo.
Frase probabilmente di Jim Morrison che ha un significato davvero molto bello.

Quindi mi devo fidare di queste brutte sensazioni?? Forse un’altra persona non me le farebbe venire? Che stupidaggini. Perché quando te lo aspetti è la volta sbagliata. Quando non te lo aspetti è la volta giusta!
Fiducia, questa parola sconosciuta.
Perché non riesco a fidarmi di te??

 

Diario di un amore: parte rabbia e delusione.

Sono all’università. Mi dimentico sempre di portami il diario dietro quindi mi sfogo qui su cose che probabilmente non interessano al resto del mondo.
Non ce la faccio più con G. Pensare a tutti i bei momenti che abbiamo passato insieme, alla volte in cui lo guardo così innamorata, ai problemi che abbiamo avuto all’inizio..penso a tutte queste cose e sarei curiosa di sapere quanti amori sono finiti per problemi così stupidi. Non per cose serie, ma per cose stupide. Capite???
Non perché è arrivato un uragano a rompere il puzzle, ma per la grinza che si è fatta all’angolo dell’ultimo pezzo ha fatto cadere tutto quanto: baci, abbracci, carezze, sorrisi, lacrime..tutto cade a pezzi.
E tu sei lì che guardi affondare tutto ma non sai come fare per rimettere le cose a posto perché vuoi un bene immenso a quella persona e non vorresti mai affondare sola, ma piuttosto affondare insieme.

Non come Titanic che lei vive e lui muore, ma come Filemone e Bauci che muoiono insieme e si fanno trasformare in un albero.

Come si fa? Sono tanto arrabbiata perché forse ha ragione chi dice che gli uomini non cambiano.