Loro sono macigni ma noi siamo giganti.

Torno qui, tra le mie montagne.. ogni volta che dall’autostrada vedo questi paese immersi in una vallata, nemmeno troppo alta, mi domando: “Ma io che ci faccio qui??”. Le montagne che guardo da quando sono piccola, riconosco le loro onde, che magari fossero del mare.

Ogni tanto mi chiedo perché sia così strana..ovvero perché tendo ad essere così poco perfezionista nella mia vita quotidiana di azioni e così troppo nei miei sentimenti e nei gesti degli altri. Mi dicono tutti che sono “smemorella”, ma li vorrei far entrare io nella mia testa, io che mi guardo sempre intorno, troppo, che conto i capelli e i momenti. Ma che ne sa chi è spensierato di tutto ciò, di questo andare sempre oltre il proprio naso, oltre le cose, oltre i gesti quotidiani che compiamo. Come mi ricordo gli sguardi delle persone!!..mi rimangono addosso. Capite?? Che  significa?! Sono distratta mentre cucino ma non mi dimentico dei gesti.

Solo che ultimamente questa cosa di andare oltre mi sta sfuggendo di mano perché adesso con G, è un po’ diverso. Lui ha una leggerezza che io gli invidio tantissimo, invece io mi sento un gigante. Un gigante (me) con una farfalla (lui). Lui non mi osserva mentre stiamo in giro, non fa troppo caso ai miei sguardi, lui semplicemente si fida di me. Vive tranquillo e non avverte competizione o altre cose.

Io martedì andrò al matrimonio della sua prima fiamma, quella che a Ferragosto scorso guardava in quel modo. Quella della sua adolescenza, per cui una sera mi ha anche lasciato. Diceva che non era mai stato innamorato di lei quanto di nessun altra. Io devo andarci a quel matrimonio e già lo so i suoi sguardi quali saranno, ma io non li voglio vedere perché, già ho i miei complessi e i miei pesi, a me non va di mettermi addosso pure i suoi. Non voglio osservarlo più. Solo chi va sempre oltre può capire quello che intendo.
Ad un certo punto quello che vedi, diventano sassi da portare dietro gli occhi..e poi macigni e poi tantissime paure. Io voglio la leggerezza dei saggi di Calvino, di Cavalcanti. Perché il fondo, anche se quello che sto per dire è poco poetico, sono tutte pippe mentali. O almeno la stragrande. Pensieri negativi che ne portano altri e poi fanno stare male, quando le sfaccettature della vita sono a milioni e noi non possiamo conoscerle tutte. Possiamo solo conoscere le nostre e comprenderle, non confondendole con quelle degli altri o con quelle dei libri. La vita è un’altra cosa. Non sono i sassi dietro gli occhi ma le lenti con cui noi osserviamo. E anche se abbiamo qualche sasso, dovremmo imparare a tirarlo sul lago e fargli fare mille rimbalzi, mille capriole, per infine scoprire il vero significato della felicità, della leggerezza e della bellezza. Ma non è così semplice, è necessario molto tempo e fatica. Lezioni per sé stessi, per imparare ad essere migliori e non fermarsi davanti alle apparenze, per quanto possano essere incalzanti e forti. Loro sono macigni, ma noi siamo giganti. E le possiamo far rimbalzare anche mille volte, se solo volessimo. Voli acrobatici per buttarsi dietro tutto.

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