Bozza numero: 1264

Ogni tanto mi chiedo dove sia andata a finire la ragazza con le calze a strisce nere e blu che scriveva i saggi sulla follia partendo da Peter Pan, che se ne stava nella sua famosa bolla, senza preoccuparsi di cosa ci fosse fuori.
Ho passato una bella adolescenza in fin dei conti. Stare “sola” mi ha reso molto chiusa e timida, ma nel contempo mi ha tenuta lontana da cose che invece mi trovo ad affrontare adesso. Adesso che sono all’università e ogni giorno sono costretta a confrontarmi con molte persone, alcune delle quali davvero molto belle, e forse anche un po’ troppe.
Tornare a casa è come pulirmi le ali, che diventano sempre più pesanti e più difficili da portare. Le stesse che mi hanno fatta volare. Le stesse che mi hanno portato dalla persona con cui condivido la maggior parte delle mie ore.
Chissà se lui lo sa, chissà se sa il lavoro che compio ogni giorno su me stessa. Perché sì, è vero che l’amore fa venire voglia di essere migliori. E’ vero che per te sto cercando di mettere a posto tutto quello che non va in me e questa sta diventando un’ossessione perché vorrei avere il carattere di quella, il fisico di quell’altra, i modi di un’altra persona e potrei continuare a non finire.
Ogni tanto mi chiedo se io sia realmente pronta per affrontare tutto questo. Perché per darmi a te, sto perdendo molto di me. I miei capelli ricci, che a te piacciono lisci. Le mie cose stravaganti, che a te piacciono quelle semplici e lineari.
Ogni tanto vorrei tornare a quando eravamo al primo anno e ci bagnavamo con i gavettoni. E tu già mi piacevi, con i tuoi occhi e i tuoi modi di fare strani. Mentre io ero persa nella mia follia, tu appartenevi a qualcun altro e vederlo non è stato semplice.

Chi l’avrebbe detto che invece tre anni dopo ci saremmo dati un bacio al sapore di tartufo e da lì sarebbe iniziata questa strano e difficile storia. Tra le note dei Pearl Jam che mi ricordavano Andrea, i Red Hot di Fabio, De André di Iacopo, la doubstep di Lorenzo, sei arrivato tu con le tue mani belle e le tue note dolci, che non potrei mai descrivere con un solo artista. Tu sei i Coldplay, ma sei anche la disco music anni ’80 e Chopin. Sei il fiocco di neve che si è posato dolcemente sul mio cuore di fuoco e l’hai attenuato, l’hai ricomposto e l’hai curato.

Ligabue dice “Sei la malattia e sei la cura”.

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