Bozza 2015 – una pugnalata al petto

Ciao a tutti!
E’ da un bel po’ che non scrivo sul blog. Non che non ci abbia pensato ma, presa dalle mille azioni di routine quotidiane, non ho avuto molto modo di farlo. In questo momento però ne ho bisogno.
Negli ultimi tempi sono successe un po’ di cose..anzi è un po’ che ne succede soltanto una. Per questo motivo alcune persone intorno a me hanno improvvisamente deciso che sono una persona menefreghista e poco responsabile, che lascia le chiavi fuori dal portone di casa…sbadata!!
Si sa che, se ti innamori e di base sei già una persona che vive tra le nuvole, allora la tua mente raggiunge una fase di dissolvenza dalla realtà tale da non avere più il senso pratico delle cose.
Questo perché, chi vive costantemente sulla terra e fa pochi voli di fantasia, non capirà mai la leggerezza e la dolcezza di chi ha deciso di usare le ali.
Mi sono presa tutta la responsabilità delle mie sbadataggini e delle mie mancanze, chiedendo scusa e cercando di cambiare nel migliore dei modi.
Questo finché non rientri in casa tua e trovi una persona che ti urla contro (come i tuoi genitori non si sono mai permessi di fare) e ti fa la cosiddetta “ramanzina” senza che tu abbia fatto nulla di grave.
Ecco. E’ facile puntare il dito contro le persone insicure, contro chi si fa mille problemi e dice sempre la verità. E’ facile puntare il dito contro le persone pure ed ingenue, le cui azioni non sono dettate da alcuna strategia se non quelle del cuore, che non sono strategie bensì voli rocamboleschi e funambolici.
Continuate pure a farlo, credendo che tutti siamo dei pezzi di ferro. Continuare, nell’alto della vostra umanità, a dirmi che sbaglio, a cercarmi di farmi passare come la ragazza distratta, ribelle, maleducata e menefreghista.
Io ho pagato le conseguenze dei mie errori, ma, se è vero che la ruota gira, toccherà a tutti pagarle.
Ho sbagliato ed ho avuto l’umiltà di ammetterlo e di chiedere scusa, ma con me non sembra che ciò sia stato fatto. Essere trattati come un cane, nella totale indifferenza e freddezza, sta diventando normale.
Ho chiesto scusa a tutti coloro che ho ferito fino ad ora. Ho pianto notti intere per i miei comportamenti e non ho mai nascosto quello che penso e sento.
Gli altri però, nell’alto della loro pseudo-giustizia hanno fanno finta di nulla, recitato come attori su un palcoscenico e puntato il dito come un mimo che, consecutivamente, non fa altro che quello.
Continuate, continuate. Io intanto aspetto e mi godo la mia purezza.

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La conchiglia.

Non ci sono solo persone che ci fanno stare bene o che ci fanno stare male. Ci sono anche posti che tirano fuori il peggio di noi e posti che invece lasciano uscire solo il meglio. Non sempre i luoghi in cui vorremmo stare bene coincidono con quelli che effettivamente mantengono questa grande promessa che è la felicità.

Casa per me è così. Purtroppo tira fuori solo il peggio del peggio di me. Eppure è il posto in cui sono cresciuta, dove ho visto la mia anima crescere, chiudersi e dischiudersi.
Per anni sono stata chiusa dentro un guscio; mi difendevo da qualsiasi cosa mi potesse far male e così ho creato una perla,  proprio come fanno i molluschi quando si difendono dagli attacchi esterni.
Ho creato una perla bianca in un luogo nascosto della mia anima che mi permette di osservare i dettagli e carpine le sfumature più belle. Una perla che mi fa vivere da sola anche abbastanza bene, che mi fa venire voglia di viaggiare, scrivere, ascoltare e far mio tutto ciò che passa attraverso la mia pelle.
Mentre la conchiglia viveva in un luogo oscuro, taciturno, quasi brutale, la perla risplendeva in tutta la sua bellezza al suo interno.
Il problema si ha quando la conchiglia si apre e la perla viene catapultata fuori, accorgendosi per la prima volta di una realtà che non le appartiene. Poi la fortuna vuole che un’onda gigante la spazzi via e la porti in un luogo migliore, un luogo dove la perla si lascia dietro tutti gli aspetti negativi della sua vita e ricomincia a danzare.
Ma casa, si sa, è sempre casa. Tocca tornare a fare i conti con il proprio passato, si voglia per una questione economica, per problemi di salute, per celebrare qualcosa, sia solo per rivedere i proprio parenti, nonni, genitori, fratelli. La famiglia ce la porteremo dietro per sempre e con essa tutti i suoi aspetti negativi.
Io mi sento così quando torno a casa, da una parte c’è la felicità di rivedere certi volti e sentire certi profumi.. dall’altra una diffidenza che mi porto dentro, dovuta a due genitori che non hanno imparato ancora a risolvere i loro problemi come gli adulti, ma che continuano a rincorrersi come i bambini che giocano ad acchiapparella. Allora tento  di non essere come loro ma di migliorarmi, cercando sempre di ricordarmi di quella perla bellissima che alberga in una parte segreta di me e tenendo bene a mente che la nostra anima è fatta per elevarsi e non per strisciare per terra come una serpe che porta veleno ovunque vada.

 

 

Il vuoto delle cose.

Sapete ultimamente mi sto interrogando molto sul “vuoto”. Perché è il vuoto che ci frega tutti, niente altro che il vuoto. E’ la cosa di cui ho più paura, ho paura che in me dentro un’apparente brughiera verde si nasconda un buco nero nel quale prima o poi cadrò e mi farò molto male. So che in generale nella mia vita ci sono una marea di cose irrisolte che potrebbero concludersi in un incendio enorme che brucerà tutta l’erba verde e fresca.

Una volta il mio ragazzo mi chiese quale fosse la mia paura più grande ed io gli risposi che era quella di provare un dolore così grande da non rialzarmi più. Lui ci rimase di stucco perché non era una risposta leggera insomma, nemmeno scontata. Gli avrei potuto dire che avevo la fobia dei serpenti, che ho paura che domani un tram sbam mi investa e tante altre cose brutte. Invece no, gli ho detto la verità.

Ieri sera mentre parlavamo mi ha detto che secondo lui il dolore si combatte e basta, che, quando vedi un amico in difficoltà, devi andare lì e sbattergli la verità in faccia, poi sta a lui decidere cosa fare. Il problema è che G. non considera nell’equazione generale del dolore due costanti fondamentali: la fragilità e la debolezza.
Anche io vorrei che tutti quanto fossero abbastanza forti per affrontare la vita ma la verità è che certe volte il passato ha la meglio su tutto, perché non tutti i dolori hanno lo stesso peso e purtroppo alcuni sono troppo difficili da sopportare.

C’è un sottile momento, un breve instante in cui le braccia che hai usato fino a quel momento per combattere contro tutti si abbassano e da quel momento non sfuggi più e non torni nemmeno più indietro. Io l’ho visto con mia madre. Non si può dire che lei abbia avuto una vita facile anzi, è stata complicata e bastarda sin dalla sua infanzia ma lei nel suo piccolo mondo ha sempre cercato di avere la meglio su tutto. Poi qualche anno fa le è successo un evento che l’ha cambiata drasticamente e, lì,  lei ha abbassato le braccia e non è riuscita più ad alzarle veramente per combattere, al massimo le alzava per far capire alla vita “guarda che una parte di me c’è ancora.”

Mia madre, già fragile e “debole” di suo, ci ha provato con tutta sé stessa, io lo so, ma ci sono eventi così dolorosi, che fanno così male nella vita di una persona che poi non ne esci più vivo. Il dolore è così: tanto fa bene, poco e troppo fanno male.

E ci dovrebbe essere una pena da parte della vita per noi, ma la vita non ha grazia e non ha gratitudine. A chi sembra dare tutto, a chi niente, ma alla fine niente è come è veramente.

Che c’entra il vuoto con tutto ciò??

Il mio professore di farmacologia due anni fa ci disse: ” Ragazzi questo è il momento per voi di credere in qualcosa più di ogni altra cosa. Prendete i capi mafia: sono persone che cercano di difendersi anche davanti la cruda ed amara verità che uccidono tutti i giorni. Ma loro sono talmente convinti che ciò che fanno sia giusto che non gliene importa niente. Nel bene o nel male per salvarvi da depressione, ansia e dal vuoto che c’è dovete credere fermamente in qualcosa e lo dovete costruire finché siete in tempo, dopo sarà troppo tardi.”
Insomma il succo del discorso che è venti anni è l’età per credere fermamente, per trovare qualcosa (di sano naturalmente) a cui appendersi con tutti sé stessi.
Ci penso spesso a quella frase. Se tornassi indietro studierei musica, forse canto, perché le passioni secondo me salvano dal vuoto. Qualsiasi passione, qualcosa che ti salva, anche scrivere è una passione. A me scrivere fa bene per esempio e ne sento il bisogno perennemente. Anche perché non saprei come sfogare tutto quello che osservo. Anche fare sport mi fa benissimo: in quelle ore non penso più a niente ma sudo, sudo, sudo, una specie di rito catartico che mi serve ad espellere tutto ciò che è negativo. Mi fa bene leggere ed ascoltare la musica. Magari sembrano cose stupide ma sono quelle che rimangono quando tutto va via. Rimane quello che consola e che “coccola” la tua anima. Magari, se sei fortunato, rimane anche qualche persona che ti ama o che ti vuole semplicemente davvero bene.

 

 

 

Il compromesso

Ultimamente riflettevo su una cosa molto particolare: il compromesso.

Il verbo compromettere deriva dal latino “cum” e “promittere” cioè promettersi a vicenda, promettere a qualcuno, come se si stipulasse un contratto. 
Ma quanto è sottile la differenza tra il promettere a qualcuno ed il promettere a sé stessi?

La nostra vita è intrisa talmente tanto di compromessi che sembra che non esista niente di puro, vero e immacolato. Per esempio la mia migliore amica non mi cerca mai, sembra non trovare nemmeno il tempo di mandare un messaggio con WhatsApp ed è da Dicembre che non la vedo, pur vivendo in città distanti solo due ore di autobus.
Allora io dico a quel piccolo brandello di speranza a cui mi aggrappo che lei ci tiene a me, che mi pensa, che rimane comunque la mia migliore amica e che non serve sentirsi tutti i giorni. Ma fino a che punto?? E’ un compromesso che io ho stipulato con me stessa per cercare di salvarmi, quindi una grande balla???
Perché, sì, mi sento sola da questo punto di vista. Allora il compromesso è un modo per mandare avanti un rapporto o è solo un modo per coprire tanta merda e non farci male??
Sono quelle stupidaggini che ci vengono in mente quando un uomo mette le mani addosso ad una donna. Cominciamo a coprire la merda con “no, ma lui mi ama”, ” non lo fa perché mi vuole fare male”.. e così a non finire.
In tutti i rapporti ci sono persone che non ti rispondono, che non ti cercano, che non si curano dei tuoi sentimenti e noi continuiamo a prendere sabbia e buttarla sopra ogni cosa, stipulando compromessi con le nostre paure.

Mi sembra che non esista nulla di vero o di puro in questo. Mi sembra che nessuno provi nei confronti dell’altro dei sentimenti immacolati, senza interessi, senza sensi di colpa, senza gelosia, invidia.. soprattutto mi sembra che ormai ci manchiamo tutti di rispetto ogni santo giorno e di fronte a queste cose o ci rassegniamo o, appunto, ci raccontiamo delle balle che chiamiamo compromessi.

Riporto l’incipit di questo film:

” Una ragazza non dimentica mai il primo ragazzo che le piace, anche se le cose non vanno tanto bene. […] Ma di solito c’è lì qualcuno che offre perle di saggezza. […] Ed è fatta, è così che iniziano i nostri problemi. […] Sapete che vuol dire questo? Che siamo tutte incoraggiate, anzi, programmate a pensare che, se un uomo si comporta come un perfetto stronzo, vuol dire che gli piacciamo. […] Perché ci raccontiamo queste stronzate? Possibile che sia perché abbiamo troppa paura? Ed è troppo difficile dire l’unica verità che è davanti agli occhi di tutti e che non vogliamo vedere?
La verità è che non gli piaci abbastanza. “(Gigi)

Quello che mi chiedo appunto è… il coraggio di una persona è direttamente proporzionale ai compromessi che stipula o il contrario?? E’ più coraggiosa una persona che non si racconta mai balle e vede le cose come sono o è più coraggiosa una persona che se le racconta per cercare di dare un senso ad eventi e persone che un senso non ce l’hanno?

Quella che io considero l’ultima delle mie amiche, lo è davvero??
Perché io non lo so più.
L’unica cosa certa che so è che ho una seria difficoltà nell’iniziare un rapporto di vera e sana amicizia e penso che sia tutta colpa mia perché ormai il mio senso di fiducia nei confronti del prossimo è atrofizzato ed anche molto cinico.

Comunque, ho chiesto ad una persona cosa sia un compromesso e lei mi ha risposto che il compromesso è rinunciare a delle cose per avere benefici che altrimenti non si avrebbero. Come sempre, ognuno vede il bicchiere come vuole.

Chissà… è una differenza sottile. Sono io che la vedo nel modo sbagliato?

Changes

Mi sembra ieri quando hai aperto quella porta, con i tuoi capelli arruffati ed il tuo comportamento vergognoso.
Sono passati cinque anni da quell’episodio, ma io me lo ricordo come se fosse ieri. In fondo ho sempre saputo che non potevamo essere solo amici.
Oggi la tua vita universitaria è finita e, tornando indietro, non ti spronerei a fare gli esami, ma piuttosto ti vorrei tenere qui con me un po’ di più.
Mentre mettevi le cose della tua stanza dentro gli scatoloni, mi sono resa conto che ognuna di quelle cose aveva una storia particolare. Per esempio la ciabatta mi ha ricordato quando siamo passati per quel campo pieno di erbacce d’estate perché tu non ne potevi più del fatto che non ci fossero prese in università, la lampada del cubo di Rubik è un regalo che scelsi con minuziosa attenzione il mio primo anno, spendendo soldi che allora non mi potevo permettere. Ogni oggetto che ponevi con la tua delicatezza dentro gli scatoloni mi parlava di ricordi e di giornate passate insieme, giornate piene di una felicità unica. Persino adesso, mentre scrivo, il rumore della bicicletta del vicino di casa, mi ha ricordato le innumerevoli volte che mi sei venuto a prendere e sgommavi per farti sentire, le nostre discese in bici con te che mi portavi addosso come uno zaino.

Hai riempito la mia vita e la mia anima di gioia e felicità, prima era piena di dolore e cicatrici. Al momento non posso pensare a qualcosa più bello del tuo viso e mi mancherai terribilmente. Sei stato sempre il mio migliore amico, prima di essere il mio ragazzo, e questo non ha fatto altro che rafforzare i sentimenti che provo per te. So che ti ha fatto male vedermi piangere poco fa e hai provato a sostenermi e tranquillizzarmi, ma so anche che oggi è finito uno dei periodi più belli della nostra vita insieme. Mi auguro ovviamente che ne verranno sempre di più belli. So anche che mentre guidi anche tu penserai a tutte queste cose. Volevo fermare la tristezza ma sono circondata da ricordi e da oggetti che ti appartengono, come il pigiama che ho affianco mentre scrivo. Ci sei sempre stato in questi anni, mi hai spronato e sorretto in ogni occasione, che sia mentre provo a cucinare, sia prima di un esame o mentre studio. Ogni volta che ti ho ascoltato tutto è andato per il meglio ed ora dover affrontare molte più cose da sola in parte mi spaventa ma so che mi sarai vicino sempre. Lo stesso farò per te.

 

Era il 21 marzo, giorno dell’equinozio di primavera… anche in me quella sera fiorivano margherite. 

One day- Asaf Avidan..passa per caso su RTL 102.5 domenica 11 febbraio 2018.

Boom nostalgico.
E’ la canzone del mio primo bacio, del primo bacio più bello che potessi desiderare.

Era il 21 marzo del 2013 quando in una casa blu, durante un harlem shake di una festa universitaria a base di beer pong (poi trasformatosi in vodka pong per mancanza di birra), una ragazza con le mutande più brutte della storia, un maglioncino viola e un paio di stivaletti di cuoio si avvicina ad un ragazzo tutto occhi neri e capelli, cioè al ragazzo più desiderato della sua vita.
Lui che la fissa dal tavolo dell’arrangiatissimo DJ da tutta la sera con uno sguardo magnetico e lei che si avvicina facendo strano movenze, in modo molto impacciato.

Poi..sorpresa. Di colpo lui la avvinghia in un abbraccio cosmico e la stringe talmente tanto che lei non riesce a liberarsi, ma per la prima volta era felice di non potersi liberare da qualcosa o qualcuno. Infine due lingue che si toccano a mo’ di centrifuga della lavatrice per ben 10 minuti consecutivi (o forse più..)
Intorno intanto una folla di persone agitate: le amiche di lei piangevano per disperazione o- chissà – per emozione (considerando quanto le avesse scocciate con sto Andrea), gli amici di lui urlavano “vai Andre! vai” e una serie di persone guardavano la scena a bocca aperta impietriti dal fatto che una ragazza così timida potesse fare certe cose. Ovviamente il vodka pong aveva parzialmente contribuito .
Due fuochi che si uniscono e accendono uno dei baci più belli della mia vita.
Per la prima volta il tempo si è fermato totalmente e non ho pensato più a niente, solo a continuare ad abbracciarlo e stringerlo senza sapere cosa stessi facendo e fregandomene altamente di tutti.
Quella sera ho imparato una lezione importante: che aspettare ogni tanto è meraviglioso perché dopo 21 anni ho dato un bacio che scansati Rossella O’hara.

Era il 21 marzo, giorno dell’equinozio di primavera… anche in me quella sera fiorivano margherite.

Mamma mia quante cose sono cambiate in soli cinque anni. Mi sembrano così lontani quei tempi. I tempi della me ribelle, della me ubriaca una sera sì e una no, della me senza scrupoli e tenera e leggera. Della me di cui si innamoravano tutti, della me fragile e delicata. I tempi degli errori e dei miei problemi con i ragazzi con la chitarra.

La me che, quando ha visto Andrea cantare Redemption Song, ha sotterrano chili di mattoni di muri costruiti in anni, che ci ha messo 3 anni e 5000 ragazzi per scordare quel sorriso e quei due occhi neri profondi come l’eyeliner di Amy Winehouse.

Mamma mia, per la prima volta mi rendo conto che sto avvertendo un senso nostalgico diverso da quello di tutte le altre.. quanto vorrei tornare a quel momento e non commettere l’errore che poi  ne ha portati con sé una serie non indifferenti. Naturalmente non il bacio..ma questa è un’altra storia.

Nostalgia a go-go stasera, ma che bei ricordi. E quanta leggerezza… sono cresciuta, e non poco… meno male che stasera la passo in parte tra le nuvolee!

pensieri sparsi

Generalmente mi passano tantissime cose nella testa. I miei pensieri non riescono a fermasi, forse solo quando faccio sport, cosa che per me è necessaria proprio per questo.

Negli ultimi anni penso a varie ipotesi riguardo la mia vita… penso alle ipotesi peggiori tipo ‘cosa farei se morisse questa persona??’, ‘cosa farei se finisse un amore??’..ma soprattutto ‘cosa faccio dopo l’università??’ (sempre se mi laureo).
Non so ancora dare risposte a queste domande perché non dipendono da me, o almeno solo in parte. Spero di non dover pensare al primo interrogativo e di farlo al momento giusto.
Prima di mangiare io e G. facciamo un gesto particolare, una specie di cin-cin con le forchette (per farvi capire quanto ci piaccia mangiare) e, quando qualcosa non mi va, sono sicura che lui la mangia al posto mio. Una volta all’all you can eat si è dovuto mangiare una barca di sushi (schifoso) da solo perché altrimenti lo avremmo pagato..
Ecco, la fine di un amore me la immagino così, con me che non so a chi fare cin-cin prima di mangiare e, anche se non sembra, un gesto come questo ti riempie il cuore e l’anima. Quando sto fuori senza di lui mi mancano questi gesti, non so con chi condividerli..mi ritrovo a mangiare cibi che odio per non lasciarli nel piatto e so che lui per me avrebbe fatto anche questo.
La fine di un amore è la mancanza di piccoli gesti, magari uno non ci pensa, ma poi seduto in un pub con degli amici ti vengono questi ricordi e si crea un soffio nel cuore.
La domanda sul cosa faccio dopo l’università è un’ansia, perché sta per finire il mio percorso…cioè manca ancora un po’ ma devo cominciare a pensarci.
A Marzo tantissime persone che conosco se ne vanno, rimarrò quasi da sola. Ho paura di ritrovarmi da sola, di sentirmi lì come mi sento qui.. proprio adesso che avevo trovato  una specie di isola felice. Vorrei prendere anche io le valigie e partire, andare a sbattermi non so dove per non pensare, fare nuovi amici che poi perderò di nuovo e così via…

Che palle la vita, eh!?

Poi l’altro giorno pensando alla morte mi è venuta una domanda che mi piacerebbe porvi: se un giorno moriste, vi mancherebbe più il rapporto che avete con gli altri o quello che avete con voi stessi? Vi mancherebbero più le persone che vi circondano o voi stessi??

 

 

Vorrei che tutti faceste ciò che la primavera fa con i ciliegi.

E’ autunno..
e non c’è altra stagione che descrivi così bene lo stato di noi esseri umani. Morire per rinascere. Eppure i colori dell’autunno sono caldi: rosso come le foglie e i capelli che cadono, come il fuoco, arancio, giallo, marrone. Gli alberi si spogliano con la loro immacolata lentezza e le foglie cadono, colorando tutto il mondo. L’autunno è malinconia pura.

E’ uno dei tanti modi in cui la natura ci fa capire la condizione degli uomini: le radici ci vogliono ma ogni tanto bisogna cambiare pelle.
L’autunno è l’emblema del dolore umano, prima inizia il momento di crisi: tutto ci sembra svanire, i nostri principi, le nostre sicurezze, le nostre risposte, i punti fissi scompaiono..il dolore ci lascia spogli di ogni cosa. Dopo arriva l’inverno, freddo, pungente, bianco e la pelle fa male, le labbra si spaccano e qualsiasi cosa si fredda, è il momento più difficile: quello in cui il dolore raggiunge il picco e noi dobbiamo superarlo.
Poi finalmente arriva la primavera che sembra durare così poco..e scalda l’anima con i suoi colori, i prati tornano a brulicare di margherite… e l’estate, la bella estate, la stagione dei baci e d’amore. Le gocce di neve si trasformano in gocce di sudore, il calore del sole ci scalda immersi in un torpore quasi disumano.  Ci lasciamo coccolare dall’acqua salata, dalle onde che con il loro eterno moto ci fanno dondolare e ci rilassiamo.

Per me tornare a casa è sempre autunno, è come se vivessi la mia vita a 300 km/h ed improvvisamente mi trovo catapultata in un mondo che scorre a 5 km/h, mi ricordo delle cose che mi fanno o che mi hanno fatto male e mi pervade una strana malinconia che si traduce in una pigrizia non indifferente. Penso, penso, penso a tutto ciò che mi ha fatto male della mia famiglia, dei loro gesti, mi ritornano in mente tutte le paure che mi attanagliano. Non riconosco i miei spazi, non riconosco me stessa. E la domanda che mi pongo è: va bene o non va bene vivere la propria vita così velocemente?? Che poi quando uno si ferma rimane fregato, amaramente. Non bisogna mai dimenticarsi di sé, sia in senso positivo che negativo. Non possiamo dimenticare da dove veniamo, ciò che ci ha feriti, le nostre paure perché altrimenti non ci riconosciamo più.

Pensiamo di essere cambiati, che in un modo o nell’altro abbiamo seppellito quella parte di noi che non ci gratifica e che provoca dolore, ma in fondo l’abbiamo solo seppellita e prima o poi torna in superficie più forte di prima. La verità è che non possiamo mentire a noi stessi, l’unica cosa che possiamo fare è affrontare ogni nostra singola paura e possiamo provare a trasformarla, come fa la primavera, in un fiore o un frutto, in qualcosa che ci renderà più belli, più profumati, più delicati e calorosi, qualcosa che qualcuno possa assaggiare e gustare per la sua unicità.

Preferite essere le zucchine che vendono fuori stagione al supermercato oppure le ciliegie che prendete dall’albero succose e rosse??

Nessuno direbbe la prima ma per essere come le ciliegie bisogna attraversare tutte le stagioni e non limitarsi ad una felicità effimera. Più agiamo sulla nostra persona, più otterremo una serenità a lungo termine. Più rimandiamo i nostri problemi, più prima o poi ci abbatteranno e tornare alla serenità sarà sempre più difficile. Non possiamo essere tutte le stagioni contemporaneamente ma esserne una alla volta.

Giochi ogni giorno con la luce dell’universo.
Sottile visitatrice, giungi nel fiore e nell’acqua.
Sei più di questa bianca testina che stringo
come un grappolo tra le mie mani ogni giorno.

A nessuno rassomigli da che ti amo.
Lasciami stenderti tra le ghirlande gialle.
chi scrive il tuo nome a lettere di fumo tra le stelle del sud?
Ah lascia che ricordi come eri allora, quando ancora non esistevi.

Improvvisamente il vento ulula e sbatte la mia finestra chiusa.
Il cielo è una rete colma di pesci cupi.
Qui vengono a finire i venti, tutti.
La pioggia si denuda.

Passano fuggendo gli uccelli.
Il vento. Il vento.
Io posso lottare solamente contro la forza degli uomini.
Il temporale solleva in turbine foglie oscure
e scioglie tutte le barche che iersera s’ancorarono al cielo.

Tu sei qui. Ah tu non fuggi.
Tu mi risponderai fino all’ultimo grido.
Raggomitolati al mio fianco come se avessi paura.
Tuttavia qualche volta corse un’ombra strana nei tuoi occhi.

Ora, anche ora, piccola mi rechi caprifogli,
ed hai persino i seni profumati.
Mentre il vento triste galoppa uccidendo farfalle
io ti amo, e la mia gioia morde la tua bocca di susina.

Quanto ti sarà costato abituarti a me,
alla mia anima sola e selvaggia, al mio nome che tutti allontanano.
Abbiamo visto ardere tante volte l’astro baciandoci gli occhi
e sulle nostre teste ergersi i crepuscoli in ventagli giranti.

Le mie parole piovvero su di te accarezzandoti.
Ho amato da tempo il tuo corpo di madreperla soleggiata.
Ti credo persino padrona dell’universo.
Ti porterò dalle montagne fiori allegri, copihues,
nocciole oscure, e ceste silvestri di baci.
Voglio fare con te
ciò che la primavera fa con i ciliegi.

Pablo Neruda.

Questa è la più grande forma d’amore che una persona abbia mai avuto nei miei confronti: si è messo contro una montagna per stare con me nella tempesta.

Ogni scrittore ha il suo argomento cult: Murakami ha la danza, Baricco il mare… io quello del funambolismo. E’ come mi sento adesso.

Ieri sono andata ad un matrimonio ed ho parlato con una signora che mi ha fatto capire un po’ di cose..cose che già sapevo ma, quando te le dice qualcuno “esterno”, assumono un altro valore. Il mio ragazzo ha delle credenze religiose diverse dalle mie: lui crede semplicemente in Dio. Io no..o almeno non come lui.
Sto bene con lui ma mi sento sempre in trappola su una fune di cristallo: o scelgo il caos o scelgo l’ordine. Quale dei due mi rende felice?? Non lo so.
E’ che ho ho ventitré anni e tutta la vita davanti: voglio viaggiare, mangiare, ascoltare musica dal vivo, voglio conoscere gente, voglio vivere a pieno ogni momento. Ed ho sempre pensato di poterlo fare con lui… ho sempre pensato che le cose potessero andare bene, nonostante le nostre diversità, ma ora mi rendo conto che non è proprio così. E’ molto diverso..da parte delle sua famiglia vogliono che lui si sposi e faccia dei figli, non sono favorevoli alla convivenza…da parte mia io voglio vivere semplicemente la mia storia con lui, capite???
Ho ventitré anni. Non mi voglio sposare ora e non voglio avere dei figli. Non voglio nemmeno convivere perché non mi interessa. Voglio sentirmi libera di fare e decidere quello che voglio .. così invece mi sento in trappola, sento che non potrò vivere liberamente la mia vita se potrò stare con lui solo se mi convertirò. Non è che io non sia propensa a farlo..è che ogni cosa al suo tempo. Così mi sembra di avere un orologio. Questa signora ieri ci ha detto che se non crederemo nelle stesse cose, saremo infelici. Ed è vero. Io so che è vero e lo sa pure lui. Adesso facciamo finta di niente perché siamo giovani e innamorati e nessuno ci vuole pensare..anche se i primi problemi già ci sono..ma in futuro uno dei due dovrà prendere una scelta. O restiamo insieme o ci lasciamo..il problema è che io ora non sento di poter fare nessun tipo di scelta perché gli voglio bene ed ormai è entrato a far parte del mio cuore per sempre. Ma nel contempo so che prima o poi ci sbatteremo contro ed è meglio farsi male ora che dopo, quando sarà molto più difficile rimettere insieme i pezzi.

Io non voglio scadenze nella mia vita, non voglio un limite alla mia libertà e, soprattutto, io non voglio avere fretta (ché la vita è già piena di ansie.)

Delle volte vorrei prendere uno zaino e lasciare tutto, baciare i ragazzi che mi pare, sentirmi libera di assumere i comportamenti che voglio..ma so che sono tutti cose effimere e che finirò per farmi male perché il caos porta solo altro caos. E so che se lascio G. finirò per pentirmene per tutta la mia vita: lui ha tutte le caratteristiche dell’uomo che vorrei vicino a me. Restare con lui è ordine che placa il caos, è non sentirmi sola ma coccolata ed amata, sono sentimenti veri.
Solo che non mi sento libera delle volte e so che anche lui non si sente bene , che per stare con me sta facendo molto male a se stesso. Questa è la più grande forma d’amore che una persona abbia mai avuto nei miei confronti: si è messo contro una montagna per stare con me nella tempesta. Quindi che devo fare se gli voglio bene? Non ne ho idea.

 

 

I wanna get lost (with you?)

 

Quello che vorrei è chiudere gli occhi, svegliarmi in bel posto con belle persone.Quello che vorrei è essere lontano da qui, da queste cose stupide, da queste cose banali.Quello che vorrei è perdermi lontano in uno stato di felicità e serenità che non ha eguali.

Quello che vorrei è perdermi e perdermi e perdermi.

Non vorrei vivere in quest’ansia perenne che ti lacera il cervello, il cuore, il fegato. Quello che vorrei sono pensieri positivi, belli e puri e lontani soprattutto.
Quello che vorrei è dolcezza e verità assoluta, sono parole e suoni.
Quello che vorrei è una gonna svolazzante e tanta bellezza e tanti sorrisi.

L’unica cosa che non vorrei sono questi cazzo di libri, questa pesantezza, queste responsabilità, queste parole inutili, sogni inutili, sigarette inutili, passeggiate inutili e pure musica inutile. Lacrime inutili, notti inutili, insonnie inutili, sorrisi inutili, tutto inutile. INUTILE.

Quello che vorrei è annegare in una vasca da bagno e non sentire più nulla, come una dose di morfina lenta ma efficace. No stress. Niente, niente paura.

Quello che vorrei è tutto quello che non ho.