Il compromesso

Ultimamente riflettevo su una cosa molto particolare: il compromesso.

Il verbo compromettere deriva dal latino “cum” e “promittere” cioè promettersi a vicenda, promettere a qualcuno, come se si stipulasse un contratto. 
Ma quanto è sottile la differenza tra il promettere a qualcuno ed il promettere a sé stessi?

La nostra vita è intrisa talmente tanto di compromessi che sembra che non esista niente di puro, vero e immacolato. Per esempio la mia migliore amica non mi cerca mai, sembra non trovare nemmeno il tempo di mandare un messaggio con WhatsApp ed è da Dicembre che non la vedo, pur vivendo in città distanti solo due ore di autobus.
Allora io dico a quel piccolo brandello di speranza a cui mi aggrappo che lei ci tiene a me, che mi pensa, che rimane comunque la mia migliore amica e che non serve sentirsi tutti i giorni. Ma fino a che punto?? E’ un compromesso che io ho stipulato con me stessa per cercare di salvarmi, quindi una grande balla???
Perché, sì, mi sento sola da questo punto di vista. Allora il compromesso è un modo per mandare avanti un rapporto o è solo un modo per coprire tanta merda e non farci male??
Sono quelle stupidaggini che ci vengono in mente quando un uomo mette le mani addosso ad una donna. Cominciamo a coprire la merda con “no, ma lui mi ama”, ” non lo fa perché mi vuole fare male”.. e così a non finire.
In tutti i rapporti ci sono persone che non ti rispondono, che non ti cercano, che non si curano dei tuoi sentimenti e noi continuiamo a prendere sabbia e buttarla sopra ogni cosa, stipulando compromessi con le nostre paure.

Mi sembra che non esista nulla di vero o di puro in questo. Mi sembra che nessuno provi nei confronti dell’altro dei sentimenti immacolati, senza interessi, senza sensi di colpa, senza gelosia, invidia.. soprattutto mi sembra che ormai ci manchiamo tutti di rispetto ogni santo giorno e di fronte a queste cose o ci rassegniamo o, appunto, ci raccontiamo delle balle che chiamiamo compromessi.

Riporto l’incipit di questo film:

” Una ragazza non dimentica mai il primo ragazzo che le piace, anche se le cose non vanno tanto bene. […] Ma di solito c’è lì qualcuno che offre perle di saggezza. […] Ed è fatta, è così che iniziano i nostri problemi. […] Sapete che vuol dire questo? Che siamo tutte incoraggiate, anzi, programmate a pensare che, se un uomo si comporta come un perfetto stronzo, vuol dire che gli piacciamo. […] Perché ci raccontiamo queste stronzate? Possibile che sia perché abbiamo troppa paura? Ed è troppo difficile dire l’unica verità che è davanti agli occhi di tutti e che non vogliamo vedere?
La verità è che non gli piaci abbastanza. “(Gigi)

Quello che mi chiedo appunto è… il coraggio di una persona è direttamente proporzionale ai compromessi che stipula o il contrario?? E’ più coraggiosa una persona che non si racconta mai balle e vede le cose come sono o è più coraggiosa una persona che se le racconta per cercare di dare un senso ad eventi e persone che un senso non ce l’hanno?

Quella che io considero l’ultima delle mie amiche, lo è davvero??
Perché io non lo so più.
L’unica cosa certa che so è che ho una seria difficoltà nell’iniziare un rapporto di vera e sana amicizia e penso che sia tutta colpa mia perché ormai il mio senso di fiducia nei confronti del prossimo è atrofizzato ed anche molto cinico.

Comunque, ho chiesto ad una persona cosa sia un compromesso e lei mi ha risposto che il compromesso è rinunciare a delle cose per avere benefici che altrimenti non si avrebbero. Come sempre, ognuno vede il bicchiere come vuole.

Chissà… è una differenza sottile. Sono io che la vedo nel modo sbagliato?

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Changes

Mi sembra ieri quando hai aperto quella porta, con i tuoi capelli arruffati ed il tuo comportamento vergognoso.
Sono passati cinque anni da quell’episodio, ma io me lo ricordo come se fosse ieri. In fondo ho sempre saputo che non potevamo essere solo amici.
Oggi la tua vita universitaria è finita e, tornando indietro, non ti spronerei a fare gli esami, ma piuttosto ti vorrei tenere qui con me un po’ di più.
Mentre mettevi le cose della tua stanza dentro gli scatoloni, mi sono resa conto che ognuna di quelle cose aveva una storia particolare. Per esempio la ciabatta mi ha ricordato quando siamo passati per quel campo pieno di erbacce d’estate perché tu non ne potevi più del fatto che non ci fossero prese in università, la lampada del cubo di Rubik è un regalo che scelsi con minuziosa attenzione il mio primo anno, spendendo soldi che allora non mi potevo permettere. Ogni oggetto che ponevi con la tua delicatezza dentro gli scatoloni mi parlava di ricordi e di giornate passate insieme, giornate piene di una felicità unica. Persino adesso, mentre scrivo, il rumore della bicicletta del vicino di casa, mi ha ricordato le innumerevoli volte che mi sei venuto a prendere e sgommavi per farti sentire, le nostre discese in bici con te che mi portavi addosso come uno zaino.

Hai riempito la mia vita e la mia anima di gioia e felicità, prima era piena di dolore e cicatrici. Al momento non posso pensare a qualcosa più bello del tuo viso e mi mancherai terribilmente. Sei stato sempre il mio migliore amico, prima di essere il mio ragazzo, e questo non ha fatto altro che rafforzare i sentimenti che provo per te. So che ti ha fatto male vedermi piangere poco fa e hai provato a sostenermi e tranquillizzarmi, ma so anche che oggi è finito uno dei periodi più belli della nostra vita insieme. Mi auguro ovviamente che ne verranno sempre di più belli. So anche che mentre guidi anche tu penserai a tutte queste cose. Volevo fermare la tristezza ma sono circondata da ricordi e da oggetti che ti appartengono, come il pigiama che ho affianco mentre scrivo. Ci sei sempre stato in questi anni, mi hai spronato e sorretto in ogni occasione, che sia mentre provo a cucinare, sia prima di un esame o mentre studio. Ogni volta che ti ho ascoltato tutto è andato per il meglio ed ora dover affrontare molte più cose da sola in parte mi spaventa ma so che mi sarai vicino sempre. Lo stesso farò per te.

 

Era il 21 marzo, giorno dell’equinozio di primavera… anche in me quella sera fiorivano margherite. 

One day- Asaf Avidan..passa per caso su RTL 102.5 domenica 11 febbraio 2018.

Boom nostalgico.
E’ la canzone del mio primo bacio, del primo bacio più bello che potessi desiderare.

Era il 21 marzo del 2013 quando in una casa blu, durante un harlem shake di una festa universitaria a base di beer pong (poi trasformatosi in vodka pong per mancanza di birra), una ragazza con le mutande più brutte della storia, un maglioncino viola e un paio di stivaletti di cuoio si avvicina ad un ragazzo tutto occhi neri e capelli, cioè al ragazzo più desiderato della sua vita.
Lui che la fissa dal tavolo dell’arrangiatissimo DJ da tutta la sera con uno sguardo magnetico e lei che si avvicina facendo strano movenze, in modo molto impacciato.

Poi..sorpresa. Di colpo lui la avvinghia in un abbraccio cosmico e la stringe talmente tanto che lei non riesce a liberarsi, ma per la prima volta era felice di non potersi liberare da qualcosa o qualcuno. Infine due lingue che si toccano a mo’ di centrifuga della lavatrice per ben 10 minuti consecutivi (o forse più..)
Intorno intanto una folla di persone agitate: le amiche di lei piangevano per disperazione o- chissà – per emozione (considerando quanto le avesse scocciate con sto Andrea), gli amici di lui urlavano “vai Andre! vai” e una serie di persone guardavano la scena a bocca aperta impietriti dal fatto che una ragazza così timida potesse fare certe cose. Ovviamente il vodka pong aveva parzialmente contribuito .
Due fuochi che si uniscono e accendono uno dei baci più belli della mia vita.
Per la prima volta il tempo si è fermato totalmente e non ho pensato più a niente, solo a continuare ad abbracciarlo e stringerlo senza sapere cosa stessi facendo e fregandomene altamente di tutti.
Quella sera ho imparato una lezione importante: che aspettare ogni tanto è meraviglioso perché dopo 21 anni ho dato un bacio che scansati Rossella O’hara.

Era il 21 marzo, giorno dell’equinozio di primavera… anche in me quella sera fiorivano margherite.

Mamma mia quante cose sono cambiate in soli cinque anni. Mi sembrano così lontani quei tempi. I tempi della me ribelle, della me ubriaca una sera sì e una no, della me senza scrupoli e tenera e leggera. Della me di cui si innamoravano tutti, della me fragile e delicata. I tempi degli errori e dei miei problemi con i ragazzi con la chitarra.

La me che, quando ha visto Andrea cantare Redemption Song, ha sotterrano chili di mattoni di muri costruiti in anni, che ci ha messo 3 anni e 5000 ragazzi per scordare quel sorriso e quei due occhi neri profondi come l’eyeliner di Amy Winehouse.

Mamma mia, per la prima volta mi rendo conto che sto avvertendo un senso nostalgico diverso da quello di tutte le altre.. quanto vorrei tornare a quel momento e non commettere l’errore che poi  ne ha portati con sé una serie non indifferenti. Naturalmente non il bacio..ma questa è un’altra storia.

Nostalgia a go-go stasera, ma che bei ricordi. E quanta leggerezza… sono cresciuta, e non poco… meno male che stasera la passo in parte tra le nuvolee!

pensieri sparsi

Generalmente mi passano tantissime cose nella testa. I miei pensieri non riescono a fermasi, forse solo quando faccio sport, cosa che per me è necessaria proprio per questo.

Negli ultimi anni penso a varie ipotesi riguardo la mia vita… penso alle ipotesi peggiori tipo ‘cosa farei se morisse questa persona??’, ‘cosa farei se finisse un amore??’..ma soprattutto ‘cosa faccio dopo l’università??’ (sempre se mi laureo).
Non so ancora dare risposte a queste domande perché non dipendono da me, o almeno solo in parte. Spero di non dover pensare al primo interrogativo e di farlo al momento giusto.
Prima di mangiare io e G. facciamo un gesto particolare, una specie di cin-cin con le forchette (per farvi capire quanto ci piaccia mangiare) e, quando qualcosa non mi va, sono sicura che lui la mangia al posto mio. Una volta all’all you can eat si è dovuto mangiare una barca di sushi (schifoso) da solo perché altrimenti lo avremmo pagato..
Ecco, la fine di un amore me la immagino così, con me che non so a chi fare cin-cin prima di mangiare e, anche se non sembra, un gesto come questo ti riempie il cuore e l’anima. Quando sto fuori senza di lui mi mancano questi gesti, non so con chi condividerli..mi ritrovo a mangiare cibi che odio per non lasciarli nel piatto e so che lui per me avrebbe fatto anche questo.
La fine di un amore è la mancanza di piccoli gesti, magari uno non ci pensa, ma poi seduto in un pub con degli amici ti vengono questi ricordi e si crea un soffio nel cuore.
La domanda sul cosa faccio dopo l’università è un’ansia, perché sta per finire il mio percorso…cioè manca ancora un po’ ma devo cominciare a pensarci.
A Marzo tantissime persone che conosco se ne vanno, rimarrò quasi da sola. Ho paura di ritrovarmi da sola, di sentirmi lì come mi sento qui.. proprio adesso che avevo trovato  una specie di isola felice. Vorrei prendere anche io le valigie e partire, andare a sbattermi non so dove per non pensare, fare nuovi amici che poi perderò di nuovo e così via…

Che palle la vita, eh!?

Poi l’altro giorno pensando alla morte mi è venuta una domanda che mi piacerebbe porvi: se un giorno moriste, vi mancherebbe più il rapporto che avete con gli altri o quello che avete con voi stessi? Vi mancherebbero più le persone che vi circondano o voi stessi??

 

 

Vorrei che tutti faceste ciò che la primavera fa con i ciliegi.

E’ autunno..
e non c’è altra stagione che descrivi così bene lo stato di noi esseri umani. Morire per rinascere. Eppure i colori dell’autunno sono caldi: rosso come le foglie e i capelli che cadono, come il fuoco, arancio, giallo, marrone. Gli alberi si spogliano con la loro immacolata lentezza e le foglie cadono, colorando tutto il mondo. L’autunno è malinconia pura.

E’ uno dei tanti modi in cui la natura ci fa capire la condizione degli uomini: le radici ci vogliono ma ogni tanto bisogna cambiare pelle.
L’autunno è l’emblema del dolore umano, prima inizia il momento di crisi: tutto ci sembra svanire, i nostri principi, le nostre sicurezze, le nostre risposte, i punti fissi scompaiono..il dolore ci lascia spogli di ogni cosa. Dopo arriva l’inverno, freddo, pungente, bianco e la pelle fa male, le labbra si spaccano e qualsiasi cosa si fredda, è il momento più difficile: quello in cui il dolore raggiunge il picco e noi dobbiamo superarlo.
Poi finalmente arriva la primavera che sembra durare così poco..e scalda l’anima con i suoi colori, i prati tornano a brulicare di margherite… e l’estate, la bella estate, la stagione dei baci e d’amore. Le gocce di neve si trasformano in gocce di sudore, il calore del sole ci scalda immersi in un torpore quasi disumano.  Ci lasciamo coccolare dall’acqua salata, dalle onde che con il loro eterno moto ci fanno dondolare e ci rilassiamo.

Per me tornare a casa è sempre autunno, è come se vivessi la mia vita a 300 km/h ed improvvisamente mi trovo catapultata in un mondo che scorre a 5 km/h, mi ricordo delle cose che mi fanno o che mi hanno fatto male e mi pervade una strana malinconia che si traduce in una pigrizia non indifferente. Penso, penso, penso a tutto ciò che mi ha fatto male della mia famiglia, dei loro gesti, mi ritornano in mente tutte le paure che mi attanagliano. Non riconosco i miei spazi, non riconosco me stessa. E la domanda che mi pongo è: va bene o non va bene vivere la propria vita così velocemente?? Che poi quando uno si ferma rimane fregato, amaramente. Non bisogna mai dimenticarsi di sé, sia in senso positivo che negativo. Non possiamo dimenticare da dove veniamo, ciò che ci ha feriti, le nostre paure perché altrimenti non ci riconosciamo più.

Pensiamo di essere cambiati, che in un modo o nell’altro abbiamo seppellito quella parte di noi che non ci gratifica e che provoca dolore, ma in fondo l’abbiamo solo seppellita e prima o poi torna in superficie più forte di prima. La verità è che non possiamo mentire a noi stessi, l’unica cosa che possiamo fare è affrontare ogni nostra singola paura e possiamo provare a trasformarla, come fa la primavera, in un fiore o un frutto, in qualcosa che ci renderà più belli, più profumati, più delicati e calorosi, qualcosa che qualcuno possa assaggiare e gustare per la sua unicità.

Preferite essere le zucchine che vendono fuori stagione al supermercato oppure le ciliegie che prendete dall’albero succose e rosse??

Nessuno direbbe la prima ma per essere come le ciliegie bisogna attraversare tutte le stagioni e non limitarsi ad una felicità effimera. Più agiamo sulla nostra persona, più otterremo una serenità a lungo termine. Più rimandiamo i nostri problemi, più prima o poi ci abbatteranno e tornare alla serenità sarà sempre più difficile. Non possiamo essere tutte le stagioni contemporaneamente ma esserne una alla volta.

Giochi ogni giorno con la luce dell’universo.
Sottile visitatrice, giungi nel fiore e nell’acqua.
Sei più di questa bianca testina che stringo
come un grappolo tra le mie mani ogni giorno.

A nessuno rassomigli da che ti amo.
Lasciami stenderti tra le ghirlande gialle.
chi scrive il tuo nome a lettere di fumo tra le stelle del sud?
Ah lascia che ricordi come eri allora, quando ancora non esistevi.

Improvvisamente il vento ulula e sbatte la mia finestra chiusa.
Il cielo è una rete colma di pesci cupi.
Qui vengono a finire i venti, tutti.
La pioggia si denuda.

Passano fuggendo gli uccelli.
Il vento. Il vento.
Io posso lottare solamente contro la forza degli uomini.
Il temporale solleva in turbine foglie oscure
e scioglie tutte le barche che iersera s’ancorarono al cielo.

Tu sei qui. Ah tu non fuggi.
Tu mi risponderai fino all’ultimo grido.
Raggomitolati al mio fianco come se avessi paura.
Tuttavia qualche volta corse un’ombra strana nei tuoi occhi.

Ora, anche ora, piccola mi rechi caprifogli,
ed hai persino i seni profumati.
Mentre il vento triste galoppa uccidendo farfalle
io ti amo, e la mia gioia morde la tua bocca di susina.

Quanto ti sarà costato abituarti a me,
alla mia anima sola e selvaggia, al mio nome che tutti allontanano.
Abbiamo visto ardere tante volte l’astro baciandoci gli occhi
e sulle nostre teste ergersi i crepuscoli in ventagli giranti.

Le mie parole piovvero su di te accarezzandoti.
Ho amato da tempo il tuo corpo di madreperla soleggiata.
Ti credo persino padrona dell’universo.
Ti porterò dalle montagne fiori allegri, copihues,
nocciole oscure, e ceste silvestri di baci.
Voglio fare con te
ciò che la primavera fa con i ciliegi.

Pablo Neruda.

Questa è la più grande forma d’amore che una persona abbia mai avuto nei miei confronti: si è messo contro una montagna per stare con me nella tempesta.

Ogni scrittore ha il suo argomento cult: Murakami ha la danza, Baricco il mare… io quello del funambolismo. E’ come mi sento adesso.

Ieri sono andata ad un matrimonio ed ho parlato con una signora che mi ha fatto capire un po’ di cose..cose che già sapevo ma, quando te le dice qualcuno “esterno”, assumono un altro valore. Il mio ragazzo ha delle credenze religiose diverse dalle mie: lui crede semplicemente in Dio. Io no..o almeno non come lui.
Sto bene con lui ma mi sento sempre in trappola su una fune di cristallo: o scelgo il caos o scelgo l’ordine. Quale dei due mi rende felice?? Non lo so.
E’ che ho ho ventitré anni e tutta la vita davanti: voglio viaggiare, mangiare, ascoltare musica dal vivo, voglio conoscere gente, voglio vivere a pieno ogni momento. Ed ho sempre pensato di poterlo fare con lui… ho sempre pensato che le cose potessero andare bene, nonostante le nostre diversità, ma ora mi rendo conto che non è proprio così. E’ molto diverso..da parte delle sua famiglia vogliono che lui si sposi e faccia dei figli, non sono favorevoli alla convivenza…da parte mia io voglio vivere semplicemente la mia storia con lui, capite???
Ho ventitré anni. Non mi voglio sposare ora e non voglio avere dei figli. Non voglio nemmeno convivere perché non mi interessa. Voglio sentirmi libera di fare e decidere quello che voglio .. così invece mi sento in trappola, sento che non potrò vivere liberamente la mia vita se potrò stare con lui solo se mi convertirò. Non è che io non sia propensa a farlo..è che ogni cosa al suo tempo. Così mi sembra di avere un orologio. Questa signora ieri ci ha detto che se non crederemo nelle stesse cose, saremo infelici. Ed è vero. Io so che è vero e lo sa pure lui. Adesso facciamo finta di niente perché siamo giovani e innamorati e nessuno ci vuole pensare..anche se i primi problemi già ci sono..ma in futuro uno dei due dovrà prendere una scelta. O restiamo insieme o ci lasciamo..il problema è che io ora non sento di poter fare nessun tipo di scelta perché gli voglio bene ed ormai è entrato a far parte del mio cuore per sempre. Ma nel contempo so che prima o poi ci sbatteremo contro ed è meglio farsi male ora che dopo, quando sarà molto più difficile rimettere insieme i pezzi.

Io non voglio scadenze nella mia vita, non voglio un limite alla mia libertà e, soprattutto, io non voglio avere fretta (ché la vita è già piena di ansie.)

Delle volte vorrei prendere uno zaino e lasciare tutto, baciare i ragazzi che mi pare, sentirmi libera di assumere i comportamenti che voglio..ma so che sono tutti cose effimere e che finirò per farmi male perché il caos porta solo altro caos. E so che se lascio G. finirò per pentirmene per tutta la mia vita: lui ha tutte le caratteristiche dell’uomo che vorrei vicino a me. Restare con lui è ordine che placa il caos, è non sentirmi sola ma coccolata ed amata, sono sentimenti veri.
Solo che non mi sento libera delle volte e so che anche lui non si sente bene , che per stare con me sta facendo molto male a se stesso. Questa è la più grande forma d’amore che una persona abbia mai avuto nei miei confronti: si è messo contro una montagna per stare con me nella tempesta. Quindi che devo fare se gli voglio bene? Non ne ho idea.

E poi ho conosciuto un altro ragazzo..ma questa è un’altra storia.

 

I wanna get lost (with you?)

 

Quello che vorrei è chiudere gli occhi, svegliarmi in bel posto con belle persone.Quello che vorrei è essere lontano da qui, da queste cose stupide, da queste cose banali.Quello che vorrei è perdermi lontano in uno stato di felicità e serenità che non ha eguali.

Quello che vorrei è perdermi e perdermi e perdermi.

Non vorrei vivere in quest’ansia perenne che ti lacera il cervello, il cuore, il fegato. Quello che vorrei sono pensieri positivi, belli e puri e lontani soprattutto.
Quello che vorrei è dolcezza e verità assoluta, sono parole e suoni.
Quello che vorrei è una gonna svolazzante e tanta bellezza e tanti sorrisi.

L’unica cosa che non vorrei sono questi cazzo di libri, questa pesantezza, queste responsabilità, queste parole inutili, sogni inutili, sigarette inutili, passeggiate inutili e pure musica inutile. Lacrime inutili, notti inutili, insonnie inutili, sorrisi inutili, tutto inutile. INUTILE.

Quello che vorrei è annegare in una vasca da bagno e non sentire più nulla, come una dose di morfina lenta ma efficace. No stress. Niente, niente paura.

Quello che vorrei è tutto quello che non ho.

Bozza numero: 1264

Ogni tanto mi chiedo dove sia andata a finire la ragazza con le calze a strisce nere e blu che scriveva i saggi sulla follia partendo da Peter Pan, che se ne stava nella sua famosa bolla, senza preoccuparsi di cosa ci fosse fuori.
Ho passato una bella adolescenza in fin dei conti. Stare “sola” mi ha reso molto chiusa e timida, ma nel contempo mi ha tenuta lontana da cose che invece mi trovo ad affrontare adesso. Adesso che sono all’università e ogni giorno sono costretta a confrontarmi con molte persone, alcune delle quali davvero molto belle, e forse anche un po’ troppe.
Tornare a casa è come pulirmi le ali, che diventano sempre più pesanti e più difficili da portare. Le stesse che mi hanno fatta volare. Le stesse che mi hanno portato dalla persona con cui condivido la maggior parte delle mie ore.
Chissà se lui lo sa, chissà se sa il lavoro che compio ogni giorno su me stessa. Perché sì, è vero che l’amore fa venire voglia di essere migliori. E’ vero che per te sto cercando di mettere a posto tutto quello che non va in me e questa sta diventando un’ossessione perché vorrei avere il carattere di quella, il fisico di quell’altra, i modi di un’altra persona e potrei continuare a non finire.
Ogni tanto mi chiedo se io sia realmente pronta per affrontare tutto questo. Perché per darmi a te, sto perdendo molto di me. I miei capelli ricci, che a te piacciono lisci. Le mie cose stravaganti, che a te piacciono quelle semplici e lineari.
Ogni tanto vorrei tornare a quando eravamo al primo anno e ci bagnavamo con i gavettoni. E tu già mi piacevi, con i tuoi occhi e i tuoi modi di fare strani. Mentre io ero persa nella mia follia, tu appartenevi a qualcun altro e vederlo non è stato semplice.

Chi l’avrebbe detto che invece tre anni dopo ci saremmo dati un bacio al sapore di tartufo e da lì sarebbe iniziata questa strano e difficile storia. Tra le note dei Pearl Jam che mi ricordavano Andrea, i Red Hot di Fabio, De André di Iacopo, la doubstep di Lorenzo, sei arrivato tu con le tue mani belle e le tue note dolci, che non potrei mai descrivere con un solo artista. Tu sei i Coldplay, ma sei anche la disco music anni ’80 e Chopin. Sei il fiocco di neve che si è posato dolcemente sul mio cuore di fuoco e l’hai attenuato, l’hai ricomposto e l’hai curato.

Ligabue dice “Sei la malattia e sei la cura”.

I segni dell’estate

Primo Settembre. Prima pioggia.
Via l’estate, via la sabbia, via il sale, via le pietre, via le immersioni.
A saperlo sarei restata un po’ di più in acqua due lunedì fa…perché non sono tornata?
Stupida.
Mi manca già il mare.
Alle gocce di pioggia preferisco quelle di sudore. Il sudore che mi cola a Luglio quando devo correre con lo zaino della North Face per andare in università. Le docce inutili, i vestiti bagnati. Mi piace il sole, mi mette di buon umore e il cielo blu, senza nuvole.

Mi piace il calore, il tramonto alle nove, le cene con i pomodori freschi di nonna, i vestiti asciutti ancora caldi dal sole, le sere d’estate, i vestiti colorati, il segno del bikini.

Mi mancherai estate <3. Alla prossima!

Time…

-Hey..da quanto tempo..
-Ciao..
-Ti vedo abbronzata..
-Lo sai che i bagni di sole mi fanno bene, anche se poi hanno i loro effetti sulla pelle..come tutte le cose belle..
-Già…sei screpolata..
-Un po’ d’estate che se ne va..
-Ti trovo bene..sei bella.
-Grazie, ti ripeto: è l’abbronzatura..
-E i capelli? Sono cresciuti?
-Sì, li vado a tagliare venerdì..
-Ah…come stai??
-Bene..grazie, tu?
-Bene..
-Quando sei tornato?
-Ieri
-Come è andata la tournée?
-Benissimo..
-Immagino quante ragazze hai steso con quel sorriso
-Meno di quante tu possa pensare..
-Capisco… quanto tempo ti fermi?
-Ancora non lo so..

-Che fai studi??
-Sì..
-Cosa??
-Biotecnologie
-Perché?
-Non so..scelte…
-E pensare che passavi i compiti di matematica a tutti…
-Già..mi sono un po’ persa.
-Scrivi ancora??
-Sì, sempre…
-Scusa, mi sono comportato male
-Di niente, mi hai solo portato via un pezzo di vita..
-Tua madre come sta?
-Come sempre, alti e bassi..
-Che hai fatto in questi anni?
-Dimenticato in primis, poi ho cercato di vivere.
-Mi mancano i nostri tempi insieme..cioè da amici..
-Anche a me sono mancati tanto.. (sorride imbarazzata)
-Esci ancora con N e C?
-No, non più..
-Bene, non mi sono mai piaciute.
-Me lo potevi dire prima!
-Ahah
-Allora che ci fa qua un viandante come te?
-Avevo bisogno di tornare..
-Capisco, casa è sempre casa..
-Tu come hai fatto a restare??
-Non sono mai veramente restata… ci vuole coraggio qualche volta.

-Sigaretta?
-No grazie..non fumo più
-Come? TU hai fumato?
-Sì.
-Perché?
-Bisogni…sai com’è.
-Di che tipo?
-Di cuore soprattutto…
-Nel senso che non sei più la stracciacuori del liceo?
-No..veramente pare che sia diventata più brava a far stracciare il mio.
-Uhm…ho lasciato una ragazzina e ho ritrovato una donna..ah girati un po’..
(si gira)
-Perché?
-Il culo però è sempre rimasto lo stesso
-Ah ah, simpatico
-Non ti ho mai risposto..
-Capitan Ovvio.
-Scusa
-Fa niente, sono abituata alle delusioni.
-Non potevo..
-Cosa?
-Guardare indietro..
-Rispondere ad un messaggio non significa guardare indietro
-Dipende da chi te lo manda..
-……non sei comunque giustificato, ti sarei venuta a trovare, eri il mio punto di riferimento qui.
-Adesso..non prima. Adesso possiamo essere amici e scherzare..insomma ti volevo troppo bene per sentirti, mi saresti mancata terribilmente..
-Tu mi sei mancato lo stesso
-Mi spiace, tu forse un po’ di meno..
-Facile, tu eri in un altro luogo a fare chissà cosa..
-Già.
-Tranquillo, ti ho perdonato. Sono andata avanti.
-Mi fa piacere.
-Mia madre dice che ti ha vista con un ragazzo..
-Sì, mi sono fidanzata (urla di gioia)
-Ah ah, non ci credo…tu fidanzata!
-Ogni tanto ci vuole
-Niente più odio per il genere maschile?
-Quello sempre.
-Sei un osso duro da pelare..
-Un osso forse sì..duro non lo so
-Ahah.. sei una donna, sei sensibile
-Sì, pure troppo.
-Sei veramente bella..ho dato un’occhiata al tuo account di Facebook mentre ero lontano, insomma.. ti controllavo a distanza.
-A che ti è servito?
-Niente, era solo un modo per dire a me stesso che ero comunque qui a proteggerti
-Cavolate
-Hai ragione, scusa ancora.
-Vabbe..io devo andare, birretta una sera di queste?
-Ci sto, a presto. Stavolta non ti deludo.
-Tranquillo, se lo fai ci sono comunque abituata. Non ci conto più.