pensieri sparsi

Generalmente mi passano tantissime cose nella testa. I miei pensieri non riescono a fermasi, forse solo quando faccio sport, cosa che per me è necessaria proprio per questo.

Negli ultimi anni penso a varie ipotesi riguardo la mia vita… penso alle ipotesi peggiori tipo ‘cosa farei se morisse questa persona??’, ‘cosa farei se finisse un amore??’..ma soprattutto ‘cosa faccio dopo l’università??’ (sempre se mi laureo).
Non so ancora dare risposte a queste domande perché non dipendono da me, o almeno solo in parte. Spero di non dover pensare al primo interrogativo e di farlo al momento giusto.
Prima di mangiare io e G. facciamo un gesto particolare, una specie di cin-cin con le forchette (per farvi capire quanto ci piaccia mangiare) e, quando qualcosa non mi va, sono sicura che lui la mangia al posto mio. Una volta all’all you can eat si è dovuto mangiare una barca di sushi (schifoso) da solo perché altrimenti lo avremmo pagato..
Ecco, la fine di un amore me la immagino così, con me che non so a chi fare cin-cin prima di mangiare e, anche se non sembra, un gesto come questo ti riempie il cuore e l’anima. Quando sto fuori senza di lui mi mancano questi gesti, non so con chi condividerli..mi ritrovo a mangiare cibi che odio per non lasciarli nel piatto e so che lui per me avrebbe fatto anche questo.
La fine di un amore è la mancanza di piccoli gesti, magari uno non ci pensa, ma poi seduto in un pub con degli amici ti vengono questi ricordi e si crea un soffio nel cuore.
La domanda sul cosa faccio dopo l’università è un’ansia, perché sta per finire il mio percorso…cioè manca ancora un po’ ma devo cominciare a pensarci.
A Marzo tantissime persone che conosco se ne vanno, rimarrò quasi da sola. Ho paura di ritrovarmi da sola, di sentirmi lì come mi sento qui.. proprio adesso che avevo trovato  una specie di isola felice. Vorrei prendere anche io le valigie e partire, andare a sbattermi non so dove per non pensare, fare nuovi amici che poi perderò di nuovo e così via…

Che palle la vita, eh!?

Poi l’altro giorno pensando alla morte mi è venuta una domanda che mi piacerebbe porvi: se un giorno moriste, vi mancherebbe più il rapporto che avete con gli altri o quello che avete con voi stessi? Vi mancherebbero più le persone che vi circondano o voi stessi??

 

 

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Vorrei che tutti faceste ciò che la primavera fa con i ciliegi.

E’ autunno..
e non c’è altra stagione che descrivi così bene lo stato di noi esseri umani. Morire per rinascere. Eppure i colori dell’autunno sono caldi: rosso come le foglie e i capelli che cadono, come il fuoco, arancio, giallo, marrone. Gli alberi si spogliano con la loro immacolata lentezza e le foglie cadono, colorando tutto il mondo. L’autunno è malinconia pura.

E’ uno dei tanti modi in cui la natura ci fa capire la condizione degli uomini: le radici ci vogliono ma ogni tanto bisogna cambiare pelle.
L’autunno è l’emblema del dolore umano, prima inizia il momento di crisi: tutto ci sembra svanire, i nostri principi, le nostre sicurezze, le nostre risposte, i punti fissi scompaiono..il dolore ci lascia spogli di ogni cosa. Dopo arriva l’inverno, freddo, pungente, bianco e la pelle fa male, le labbra si spaccano e qualsiasi cosa si fredda, è il momento più difficile: quello in cui il dolore raggiunge il picco e noi dobbiamo superarlo.
Poi finalmente arriva la primavera che sembra durare così poco..e scalda l’anima con i suoi colori, i prati tornano a brulicare di margherite… e l’estate, la bella estate, la stagione dei baci e d’amore. Le gocce di neve si trasformano in gocce di sudore, il calore del sole ci scalda immersi in un torpore quasi disumano.  Ci lasciamo coccolare dall’acqua salata, dalle onde che con il loro eterno moto ci fanno dondolare e ci rilassiamo.

Per me tornare a casa è sempre autunno, è come se vivessi la mia vita a 300 km/h ed improvvisamente mi trovo catapultata in un mondo che scorre a 5 km/h, mi ricordo delle cose che mi fanno o che mi hanno fatto male e mi pervade una strana malinconia che si traduce in una pigrizia non indifferente. Penso, penso, penso a tutto ciò che mi ha fatto male della mia famiglia, dei loro gesti, mi ritornano in mente tutte le paure che mi attanagliano. Non riconosco i miei spazi, non riconosco me stessa. E la domanda che mi pongo è: va bene o non va bene vivere la propria vita così velocemente?? Che poi quando uno si ferma rimane fregato, amaramente. Non bisogna mai dimenticarsi di sé, sia in senso positivo che negativo. Non possiamo dimenticare da dove veniamo, ciò che ci ha feriti, le nostre paure perché altrimenti non ci riconosciamo più.

Pensiamo di essere cambiati, che in un modo o nell’altro abbiamo seppellito quella parte di noi che non ci gratifica e che provoca dolore, ma in fondo l’abbiamo solo seppellita e prima o poi torna in superficie più forte di prima. La verità è che non possiamo mentire a noi stessi, l’unica cosa che possiamo fare è affrontare ogni nostra singola paura e possiamo provare a trasformarla, come fa la primavera, in un fiore o un frutto, in qualcosa che ci renderà più belli, più profumati, più delicati e calorosi, qualcosa che qualcuno possa assaggiare e gustare per la sua unicità.

Preferite essere le zucchine che vendono fuori stagione al supermercato oppure le ciliegie che prendete dall’albero succose e rosse??

Nessuno direbbe la prima ma per essere come le ciliegie bisogna attraversare tutte le stagioni e non limitarsi ad una felicità effimera. Più agiamo sulla nostra persona, più otterremo una serenità a lungo termine. Più rimandiamo i nostri problemi, più prima o poi ci abbatteranno e tornare alla serenità sarà sempre più difficile. Non possiamo essere tutte le stagioni contemporaneamente ma esserne una alla volta.

Giochi ogni giorno con la luce dell’universo.
Sottile visitatrice, giungi nel fiore e nell’acqua.
Sei più di questa bianca testina che stringo
come un grappolo tra le mie mani ogni giorno.

A nessuno rassomigli da che ti amo.
Lasciami stenderti tra le ghirlande gialle.
chi scrive il tuo nome a lettere di fumo tra le stelle del sud?
Ah lascia che ricordi come eri allora, quando ancora non esistevi.

Improvvisamente il vento ulula e sbatte la mia finestra chiusa.
Il cielo è una rete colma di pesci cupi.
Qui vengono a finire i venti, tutti.
La pioggia si denuda.

Passano fuggendo gli uccelli.
Il vento. Il vento.
Io posso lottare solamente contro la forza degli uomini.
Il temporale solleva in turbine foglie oscure
e scioglie tutte le barche che iersera s’ancorarono al cielo.

Tu sei qui. Ah tu non fuggi.
Tu mi risponderai fino all’ultimo grido.
Raggomitolati al mio fianco come se avessi paura.
Tuttavia qualche volta corse un’ombra strana nei tuoi occhi.

Ora, anche ora, piccola mi rechi caprifogli,
ed hai persino i seni profumati.
Mentre il vento triste galoppa uccidendo farfalle
io ti amo, e la mia gioia morde la tua bocca di susina.

Quanto ti sarà costato abituarti a me,
alla mia anima sola e selvaggia, al mio nome che tutti allontanano.
Abbiamo visto ardere tante volte l’astro baciandoci gli occhi
e sulle nostre teste ergersi i crepuscoli in ventagli giranti.

Le mie parole piovvero su di te accarezzandoti.
Ho amato da tempo il tuo corpo di madreperla soleggiata.
Ti credo persino padrona dell’universo.
Ti porterò dalle montagne fiori allegri, copihues,
nocciole oscure, e ceste silvestri di baci.
Voglio fare con te
ciò che la primavera fa con i ciliegi.

Pablo Neruda.

Questa è la più grande forma d’amore che una persona abbia mai avuto nei miei confronti: si è messo contro una montagna per stare con me nella tempesta.

Ogni scrittore ha il suo argomento cult: Murakami ha la danza, Baricco il mare… io quello del funambolismo. E’ come mi sento adesso.

Ieri sono andata ad un matrimonio ed ho parlato con una signora che mi ha fatto capire un po’ di cose..cose che già sapevo ma, quando te le dice qualcuno “esterno”, assumono un altro valore. Il mio ragazzo ha delle credenze religiose diverse dalle mie: lui crede semplicemente in Dio. Io no..o almeno non come lui.
Sto bene con lui ma mi sento sempre in trappola su una fune di cristallo: o scelgo il caos o scelgo l’ordine. Quale dei due mi rende felice?? Non lo so.
E’ che ho ho ventitré anni e tutta la vita davanti: voglio viaggiare, mangiare, ascoltare musica dal vivo, voglio conoscere gente, voglio vivere a pieno ogni momento. Ed ho sempre pensato di poterlo fare con lui… ho sempre pensato che le cose potessero andare bene, nonostante le nostre diversità, ma ora mi rendo conto che non è proprio così. E’ molto diverso..da parte delle sua famiglia vogliono che lui si sposi e faccia dei figli, non sono favorevoli alla convivenza…da parte mia io voglio vivere semplicemente la mia storia con lui, capite???
Ho ventitré anni. Non mi voglio sposare ora e non voglio avere dei figli. Non voglio nemmeno convivere perché non mi interessa. Voglio sentirmi libera di fare e decidere quello che voglio .. così invece mi sento in trappola, sento che non potrò vivere liberamente la mia vita se potrò stare con lui solo se mi convertirò. Non è che io non sia propensa a farlo..è che ogni cosa al suo tempo. Così mi sembra di avere un orologio. Questa signora ieri ci ha detto che se non crederemo nelle stesse cose, saremo infelici. Ed è vero. Io so che è vero e lo sa pure lui. Adesso facciamo finta di niente perché siamo giovani e innamorati e nessuno ci vuole pensare..anche se i primi problemi già ci sono..ma in futuro uno dei due dovrà prendere una scelta. O restiamo insieme o ci lasciamo..il problema è che io ora non sento di poter fare nessun tipo di scelta perché gli voglio bene ed ormai è entrato a far parte del mio cuore per sempre. Ma nel contempo so che prima o poi ci sbatteremo contro ed è meglio farsi male ora che dopo, quando sarà molto più difficile rimettere insieme i pezzi.

Io non voglio scadenze nella mia vita, non voglio un limite alla mia libertà e, soprattutto, io non voglio avere fretta (ché la vita è già piena di ansie.)

Delle volte vorrei prendere uno zaino e lasciare tutto, baciare i ragazzi che mi pare, sentirmi libera di assumere i comportamenti che voglio..ma so che sono tutti cose effimere e che finirò per farmi male perché il caos porta solo altro caos. E so che se lascio G. finirò per pentirmene per tutta la mia vita: lui ha tutte le caratteristiche dell’uomo che vorrei vicino a me. Restare con lui è ordine che placa il caos, è non sentirmi sola ma coccolata ed amata, sono sentimenti veri.
Solo che non mi sento libera delle volte e so che anche lui non si sente bene , che per stare con me sta facendo molto male a se stesso. Questa è la più grande forma d’amore che una persona abbia mai avuto nei miei confronti: si è messo contro una montagna per stare con me nella tempesta. Quindi che devo fare se gli voglio bene? Non ne ho idea.

E poi ho conosciuto un altro ragazzo..ma questa è un’altra storia.

 

I wanna get lost (with you?)

 

Quello che vorrei è chiudere gli occhi, svegliarmi in bel posto con belle persone.Quello che vorrei è essere lontano da qui, da queste cose stupide, da queste cose banali.Quello che vorrei è perdermi lontano in uno stato di felicità e serenità che non ha eguali.

Quello che vorrei è perdermi e perdermi e perdermi.

Non vorrei vivere in quest’ansia perenne che ti lacera il cervello, il cuore, il fegato. Quello che vorrei sono pensieri positivi, belli e puri e lontani soprattutto.
Quello che vorrei è dolcezza e verità assoluta, sono parole e suoni.
Quello che vorrei è una gonna svolazzante e tanta bellezza e tanti sorrisi.

L’unica cosa che non vorrei sono questi cazzo di libri, questa pesantezza, queste responsabilità, queste parole inutili, sogni inutili, sigarette inutili, passeggiate inutili e pure musica inutile. Lacrime inutili, notti inutili, insonnie inutili, sorrisi inutili, tutto inutile. INUTILE.

Quello che vorrei è annegare in una vasca da bagno e non sentire più nulla, come una dose di morfina lenta ma efficace. No stress. Niente, niente paura.

Quello che vorrei è tutto quello che non ho.

Bozza numero: 1264

Ogni tanto mi chiedo dove sia andata a finire la ragazza con le calze a strisce nere e blu che scriveva i saggi sulla follia partendo da Peter Pan, che se ne stava nella sua famosa bolla, senza preoccuparsi di cosa ci fosse fuori.
Ho passato una bella adolescenza in fin dei conti. Stare “sola” mi ha reso molto chiusa e timida, ma nel contempo mi ha tenuta lontana da cose che invece mi trovo ad affrontare adesso. Adesso che sono all’università e ogni giorno sono costretta a confrontarmi con molte persone, alcune delle quali davvero molto belle, e forse anche un po’ troppe.
Tornare a casa è come pulirmi le ali, che diventano sempre più pesanti e più difficili da portare. Le stesse che mi hanno fatta volare. Le stesse che mi hanno portato dalla persona con cui condivido la maggior parte delle mie ore.
Chissà se lui lo sa, chissà se sa il lavoro che compio ogni giorno su me stessa. Perché sì, è vero che l’amore fa venire voglia di essere migliori. E’ vero che per te sto cercando di mettere a posto tutto quello che non va in me e questa sta diventando un’ossessione perché vorrei avere il carattere di quella, il fisico di quell’altra, i modi di un’altra persona e potrei continuare a non finire.
Ogni tanto mi chiedo se io sia realmente pronta per affrontare tutto questo. Perché per darmi a te, sto perdendo molto di me. I miei capelli ricci, che a te piacciono lisci. Le mie cose stravaganti, che a te piacciono quelle semplici e lineari.
Ogni tanto vorrei tornare a quando eravamo al primo anno e ci bagnavamo con i gavettoni. E tu già mi piacevi, con i tuoi occhi e i tuoi modi di fare strani. Mentre io ero persa nella mia follia, tu appartenevi a qualcun altro e vederlo non è stato semplice.

Chi l’avrebbe detto che invece tre anni dopo ci saremmo dati un bacio al sapore di tartufo e da lì sarebbe iniziata questa strano e difficile storia. Tra le note dei Pearl Jam che mi ricordavano Andrea, i Red Hot di Fabio, De André di Iacopo, la doubstep di Lorenzo, sei arrivato tu con le tue mani belle e le tue note dolci, che non potrei mai descrivere con un solo artista. Tu sei i Coldplay, ma sei anche la disco music anni ’80 e Chopin. Sei il fiocco di neve che si è posato dolcemente sul mio cuore di fuoco e l’hai attenuato, l’hai ricomposto e l’hai curato.

Ligabue dice “Sei la malattia e sei la cura”.

I segni dell’estate

Primo Settembre. Prima pioggia.
Via l’estate, via la sabbia, via il sale, via le pietre, via le immersioni.
A saperlo sarei restata un po’ di più in acqua due lunedì fa…perché non sono tornata?
Stupida.
Mi manca già il mare.
Alle gocce di pioggia preferisco quelle di sudore. Il sudore che mi cola a Luglio quando devo correre con lo zaino della North Face per andare in università. Le docce inutili, i vestiti bagnati. Mi piace il sole, mi mette di buon umore e il cielo blu, senza nuvole.

Mi piace il calore, il tramonto alle nove, le cene con i pomodori freschi di nonna, i vestiti asciutti ancora caldi dal sole, le sere d’estate, i vestiti colorati, il segno del bikini.

Mi mancherai estate <3. Alla prossima!

Time…

-Hey..da quanto tempo..
-Ciao..
-Ti vedo abbronzata..
-Lo sai che i bagni di sole mi fanno bene, anche se poi hanno i loro effetti sulla pelle..come tutte le cose belle..
-Già…sei screpolata..
-Un po’ d’estate che se ne va..
-Ti trovo bene..sei bella.
-Grazie, ti ripeto: è l’abbronzatura..
-E i capelli? Sono cresciuti?
-Sì, li vado a tagliare venerdì..
-Ah…come stai??
-Bene..grazie, tu?
-Bene..
-Quando sei tornato?
-Ieri
-Come è andata la tournée?
-Benissimo..
-Immagino quante ragazze hai steso con quel sorriso
-Meno di quante tu possa pensare..
-Capisco… quanto tempo ti fermi?
-Ancora non lo so..

-Che fai studi??
-Sì..
-Cosa??
-Biotecnologie
-Perché?
-Non so..scelte…
-E pensare che passavi i compiti di matematica a tutti…
-Già..mi sono un po’ persa.
-Scrivi ancora??
-Sì, sempre…
-Scusa, mi sono comportato male
-Di niente, mi hai solo portato via un pezzo di vita..
-Tua madre come sta?
-Come sempre, alti e bassi..
-Che hai fatto in questi anni?
-Dimenticato in primis, poi ho cercato di vivere.
-Mi mancano i nostri tempi insieme..cioè da amici..
-Anche a me sono mancati tanto.. (sorride imbarazzata)
-Esci ancora con N e C?
-No, non più..
-Bene, non mi sono mai piaciute.
-Me lo potevi dire prima!
-Ahah
-Allora che ci fa qua un viandante come te?
-Avevo bisogno di tornare..
-Capisco, casa è sempre casa..
-Tu come hai fatto a restare??
-Non sono mai veramente restata… ci vuole coraggio qualche volta.

-Sigaretta?
-No grazie..non fumo più
-Come? TU hai fumato?
-Sì.
-Perché?
-Bisogni…sai com’è.
-Di che tipo?
-Di cuore soprattutto…
-Nel senso che non sei più la stracciacuori del liceo?
-No..veramente pare che sia diventata più brava a far stracciare il mio.
-Uhm…ho lasciato una ragazzina e ho ritrovato una donna..ah girati un po’..
(si gira)
-Perché?
-Il culo però è sempre rimasto lo stesso
-Ah ah, simpatico
-Non ti ho mai risposto..
-Capitan Ovvio.
-Scusa
-Fa niente, sono abituata alle delusioni.
-Non potevo..
-Cosa?
-Guardare indietro..
-Rispondere ad un messaggio non significa guardare indietro
-Dipende da chi te lo manda..
-……non sei comunque giustificato, ti sarei venuta a trovare, eri il mio punto di riferimento qui.
-Adesso..non prima. Adesso possiamo essere amici e scherzare..insomma ti volevo troppo bene per sentirti, mi saresti mancata terribilmente..
-Tu mi sei mancato lo stesso
-Mi spiace, tu forse un po’ di meno..
-Facile, tu eri in un altro luogo a fare chissà cosa..
-Già.
-Tranquillo, ti ho perdonato. Sono andata avanti.
-Mi fa piacere.
-Mia madre dice che ti ha vista con un ragazzo..
-Sì, mi sono fidanzata (urla di gioia)
-Ah ah, non ci credo…tu fidanzata!
-Ogni tanto ci vuole
-Niente più odio per il genere maschile?
-Quello sempre.
-Sei un osso duro da pelare..
-Un osso forse sì..duro non lo so
-Ahah.. sei una donna, sei sensibile
-Sì, pure troppo.
-Sei veramente bella..ho dato un’occhiata al tuo account di Facebook mentre ero lontano, insomma.. ti controllavo a distanza.
-A che ti è servito?
-Niente, era solo un modo per dire a me stesso che ero comunque qui a proteggerti
-Cavolate
-Hai ragione, scusa ancora.
-Vabbe..io devo andare, birretta una sera di queste?
-Ci sto, a presto. Stavolta non ti deludo.
-Tranquillo, se lo fai ci sono comunque abituata. Non ci conto più.

 

 

Agosto: è meglio che non ti conosco.

Sono fondamentalmente, sostanzialmente, evidentemente molto arrabbiata, incazzata, inaridita, adirata e tutto quello che vi pare.
Non riesco a manifestarla, a farla uscire fuori, è tutto Agosto che sto così. Tutto colma solo in un’arida apatia e quasi depressione nei confronti del mondo. E non ne riesco nemmeno molto a parlare.
Sono arrabbiata per i miei problemi economici in famiglia che durano da troppi anni, sono incazzata per lo Xanax di mia madre e i due pacchetti fissi di sigarette rosse di mio padre. Sono arrabbiata per l’imperfezione della vita, per G che si gira a guardare le altre ragazze.

Sono incazzata perché sta arrivando Settembre e non mi va di studiare, perché non ci sto capendo niente, perché con G per me è un periodo strano. Sono incazzata e lo sono ancor di più perché vorrei urlarlo ai miei genitori ma non posso. Vorrei urlargli quanto io non sia d’accordo con le loro scelte, per tutti i complessi che mi fanno venire. Sono arrabbiata perché la famiglia dovrebbe essere un punto di ristoro e di amore ma per me è fonte solo di rabbia certe volte.
Sono arrabbiata con me stessa perché sembra sempre che mi lamenti e che non sia grata delle cose che succedono ma in realtà non è così. Sono arrabbiata. Tanto. Troppo.
Non voglio più tornare qua. Ogni volta che torno mi devo fare mille problemi, vedo cose che non mi piacciono. Sono arrabbiata perché sto con una persona che conosce solo a metà i miei problemi ma non può comprenderli perché poche di queste cose succedono nel suo mondo. Sono arrabbiata con G perché mi sembra superficiale, perché si permette di dire che io piango per le nuvole. Per le nuvole, sembra una poesia..io piango per le nuvole, sarebbe meglio dire che piango con loro.
Sono un po’ depressa perché sono arrabbiata, perché sono un idiota nei rapporti interpersonali, sento come se avessi un handicap..quello di saper stare con gli altri.
Pensavo di aver superato certe cose invece mi stanno venendo mille complessi ultimamente, mi chiudo in me stessa, scruto il mondo con occhi stanchi e non parlo più, non faccio più niente.
Vorrei qualcuno che mi comprenda davvero e non mi tratti con superficialità, qualcuno a cui vada bene la mia vita così come è certi giorni: un disastro.
Ecco… G non mi capisce, sento proprio che apparteniamo a due mondi separati in questo periodo. E poi sta cosa che guarda le altre mi fa incazzare troppo. Perché fossi quasi quasi brutta..ma sono bella e si permette di farmi sentire una cretina in presenza di un’altra ragazza solo per attirare la sua attenzione e addirittura diventa rosso.
Vi sembra normale?? Che il ragazzo con cui sto diventa rosso in presenza di un’altra ragazza??? No. Mi ha fatto incazzare da morire quella sera. Tre volte rosso. Che modi sono. Io non divento rossa con gli altri ragazzi.
E’ superficiale, due minuti prima piange e poi dopo tutto bene. Mi sembra che viva in un mondo idilliaco, mi dice tante cose belle ma spero che le manterrà perché mai avrei accettato che la persona con cui sto assuma dei comportamenti del genere in presenza di altre persone. Poi dice che sono gelosa, sì lo sono e sono pure incazzatissima per tutto.

Punto.

 

The night we met

Un lecca lecca rosso che ruota nello spazio bianco…ha la forma di un cuore un po’ smunto.
Penso che non ci voglia niente a far entrare una persona nel tuo cuore, anche quando sembra pieno. Che non ci voglia niente veramente ad ascoltare una canzone e desiderare di passare il tempo con quella persona..che non ci vuole niente ad innamorarsi anche quando il nostro cuore è già pieno.
Penso che non ci stancheremo di farci guardare con occhi nostalgici da qualcun altro che è entrato dentro di noi nemmeno fra quarant’anni con un anello al dito. Che, per quanto la vita possa andare avanti, ognuno di noi avrà una persona nel cassetto segreto del proprio cuore e che  forse solo quella persona farà lo stesso.
Passano gli anni, le rughe, i baci.. ma un pezzo di noi sarà sempre di qualcun altro, di un fantasma nostalgico che vuole curiosare nella nostra anima, per porci interrogativi un po’ scomodi e ricordarci che nulla è che come sembra.
Che, anche nei grandi amori, c’è un piccolo pezzo di cuore che sospira dal passato e ci riempie di malinconia e di sogni.

 

Il funambolismo dei fuori sede

Ogni Agosto di ogni estate uno studente universitario fuori sede torna nel suo paese.
Ogni Agosto quello studente si troverà di fronte a domande che mai avrebbe creduto di porsi.
Dopo il liceo, subito dopo, il mio mondo ha iniziato a sgretolarsi, all’inizio piano piano, poi l’esplosione è arrivata tutta insieme.
Le amiche che mai avevo pensato potessero tradirmi lo hanno fatto e quando tutti già sapevano cosa fare io ero immersa nell’oceano dei miei forse.
Caddi in un vortice di disperazione come mai prima ma, con immensa forza, riuscii a rialzarmi. Da quel momento molte cose sono cambiate nella mai vita, ancor di più tre anni fa quando persi due persone molto importanti per me.
Da allora torno a casa sempre più di rado, lo faccio solo per i miei genitori. Il problema di quando diventi un fuorisede è che apparentemente hai due case ma prima o poi si sgretolano entrambe. Perché l’università è un luogo di passaggio e pochi restano, anche se potrai continuare a sentirli anche dopo. Nel frattempo il tuo mondo nel tuo paese nativo si perde perché se ne vanno tutti quelli che conosci e, quando ogni tanto fai ritorno, trovi sempre cose che non ti stanno bene. Quindi resti in bilico tra due mondi sperando che, prima o poi, ne troverai uno fisso in cui le persone non partono e non cambiano. Una casa che puoi chiamare veramente tua, non la stanza affittata in chissà quale casa con chissà quali coinquiline..che poi, se ti trovi male, là iniziano i problemi.
La mia esperienza da fuori sede mi ha cambiata notevolmente, ho fatto moltissime nuove conoscenze e perso persone che mai mi sarei immaginata. Ho imparato la pazienza, l’arte della convivenza, sono diventata meno timida e mi anche sono divertita moltissimo. Ogni tanto tornare a casa e non trovare persone che ti vogliono davvero bene, un pasto buono e pronto, dover arrivare ovunque con le tue gambe perché non hai la macchina, è stancante ma quello che impari non potrà mai cambiarlo nessuno.
Qualche volta trovo piacevole la mia permanenza a casa, qualche volta vorrei solo scappare. Qualche volta vorrei anche scappare dal luogo della mia università ma, non avendo scelta, cerco sempre di renderlo migliore.

Quest’anno faccio 24 anni e se c’è una cosa che è cambiata in me dal liceo è che mi sono stufata di correre dietro alle persone, proprio così. Mi piace essere libera, non mi piace prendere troppi impegni con le persone, voglio leggerezza anche nelle mie amicizie. Quello che mi spaventa di più è proprio questo: ho perso persone all’università, ne ho perse molte di più nel mio paese nativo, chissà quali rimarranno e se rimarrà davvero qualcuno perché, lo sappiamo tutti, a fare i posti sono le persone. Nient’altro che loro.

Noi fuori sede siamo funamboli su un filo che separa due mondi: in uno dei due non ci vorremo mai tornare, nell’altro abbiamo poche certezze..chissà dove arriveremo seguendolo.