For the first time..

Di solito le ragazze pensano che l’uomo che sposeranno sarà il primo che hanno amato.

Il primo ragazzo che ho “amato” è stato a 14 anni e da lì niente è stato più lo stesso. Quando si ama per la prima volta, lo si fa con una leggerezza, una gioia, un’ ingenuità, una purezza, che è tipica solo dei bambini. Quando ci si innamora per la prima volta lo si fa con il cuore aperto e con tutta la felicità che una persona possa mai desiderare.

Per cui, anche se ce ne saranno altre, nessuna sarà mai come lei.  La seconda già sai quello che aspettarti. Lo dico perché il dolore che si prova quando qualcuno che ami non ti corrisponde, ti rimane dentro per tutta la vita. E’ inutile cercare di dimenticare, perché le persone che si sono amate veramente non si dimenticano mai.

A distanza di tempo e di esperienza, guardarlo negli occhi è sempre la stessa emozione, come se il tempo si fosse fermato al nostro (anzi mio) primo sguardo. Vani i tentativi di cancellarlo dalla memoria, di odiarlo, di essergli indifferente, di cercare di convincermi che sia tutto finito una volta per tutte. Nonostante abbia preso il mio cuore e l’abbia ridotto a brandelli, lui è sempre lì. Nella parte del cuore in cui risiedono le persone che abbiamo amato di più e che resteranno lì per sempre. La prima volta è quella decisiva ed anche quella più bella. Ma anche quella che fa più male di tutti.Perché quando si ama senza riserve, le delusioni ti arrivano direttamente dentro, dove fa più male, senza che intorno ci sia una corteccia o un muro o qualcosa che ci protegga. Tutte le delusioni, le false speranze, il dolore, le emozioni mi ritornano in mente non appena lo guardo. Un attimo e tutto il tempo scompare.

La prima volta è sempre lì. Sempre pronta a ricordarti che non amerai mai più nessuno come hai amato a 14 anni.

Con una marea di ricordi in testa,

Scarlett.

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Ho sfilato la mia vita da…

Ho sfilato la mia vita dai desideri…

“I desideri stavano strappandomi l’anima.
Potevo viverli, ma non ci son riuscito.
Allora li ho incantati.
E a uno a uno li ho lasciati dietro di me…
Ho disarmato l’infelicità.
Ho sfilato via la mia vita dai miei desideri.
Se tu potessi risalire il mio cammino,
li troveresti uno dopo l’altro,
incantati, immobili, fermati lì per sempre a segnare la rotta
di questo viaggio strano che
a nessuno mai ho raccontato se non a te.”
Alessandro Baricco- Novecento

Ho sfilato la mia vita dai desideri…

“I desideri stavano strappandomi l’anima.
Potevo viverli, ma non ci son riuscito.
Allora li ho incantati.
E a uno a uno li ho lasciati dietro di me…
Ho disarmato l’infelicità.
Ho sfilato via la mia vita dai miei desideri.
Se tu potessi risalire il mio cammino,
li troveresti uno dopo l’altro,
incantati, immobili, fermati lì per sempre a segnare la rotta
di questo viaggio strano che
a nessuno mai ho raccontato se non a te.”
Alessandro Baricco- Novecento

De-sidera: siamo tutti un po’ lontani dalle stelle.

Io ho una visione molto pessimistica delle cose, certo dipende dai giorni, ma il più delle volte è così. La vita è un succedersi di avvenimenti, emozioni, persone, attimi…dopo l’attimo felice c’è sempre l’ora più triste. Tutti quelli che scrivono, tendono ad essere sempre malinconici. Anche io sento il bisogno di scrivere quando non sto bene. Per questo mi viene in mente una frase di Luigi Tenco che dice: “Perché scrivi solo cose tristi? -Perché quando sono felice esco.”

Non c’è via di scampo. Spesso dico a me stessa che sbaglio, ma alla fine le cose belle non succedono mai. Ne ho provate di tutti i colori: ho soffiato sui fiori, seguito le stelle cadenti , osservato il cielo in cerca della scia che lasciano gli aerei, ho fatto i nodi ai braccialetti colorati, tenuto in mano conchiglie porta-fortuna, soffiato le candeline a tutti i miei compleanno, buttato soldini nelle fontane, ho scritto le cose più belle nei luoghi più strani.. ho espresso tutti i desideri del mondo e dopo tanto tempo ancora sono qui sul filo, come un funambolo. Mi piacciono i funamboli, da sempre! Rappresentano la condizione dell’uomo: rischiano di cadere da un momento all’altro eppure sono lì, a metri dal suolo, a volare, a vivere.

Comunque ognuno cerca di uscirne in qualche modo. Ognuno di noi si attacca a qualcosa, ma spesso è la cosa sbagliata o la persona sbagliata.Viviamo in bilico, come i funamboli, sempre in attesa di qualcosa. Nel “De Bello Gallico” di Cesare i “desiderantes” erano i soldati che stavano sotto le stelle ad aspettare quelli che, dopo aver combattuto durante il giorno, non erano ancora tornati. E questa è una cosa bellissima. Tutti aspettiamo qualcosa… il problema è che le stelle prima o poi ci cadranno in testa!

Questo strano post riguarda un augurio che faccio a me stessa, cioè quello di smetterla ad attaccarmi alle persone sbagliate. Lo so che è impossibile, ma non è giusto rimetterci sempre un pezzo di cuore (e di salute). So che non sarà mai così però mi piace pensare che un giorno nessuno mi farà più del male e che tutti i desideri espressi e nascosti usciranno fuori nel modo più delicato possibile. La vita dovrebbe essere più delicata delle volte. Non tutti siamo dei leoni, alcuni sono delle farfalle e per abituarsi a tutto questo è normale che ci mettano di più e che si feriscano di più, come me.

Con de-siderio,

Scarlett.

Ricominciare dal nulla.

Avete presente il nulla? Sì, proprio il nulla. Niente di più strano, niente di più difficile. Io vivo nel nulla ormai, da troppo tempo. Non me ne sono mai resa conto, ma non credo più. Non credo in Dio, nell’amicizia, nell’amore, nell’affetto. Non credo a niente. Non credo nella poesia e non credo nella parola. Non credo nemmeno più in questo, in tutto questo. 

They are just words-

Parole, parole, parole, parole, parole.  Parole dei ministri, parole dei cantanti, parole delle amiche, parole della tv, parole.. Sono solo parole. Credo che ci sia una mancanza- una vera e proprio mancanza- di fatti nel mondo di oggi. Io, che tanto credevo nella parola, ora la odio. Sì, la odio. Perché non serve a nulla fare finta di essere tutti felici e contenti quando scriviamo se poi nella realtà non è così. Più di qualcuno che mi dica “ti voglio bene”, io ho bisogno di qualcuno che me lo dimostri. Che ci sia quando sto male, che mi abbracci quando ne ho bisogno, che mi appoggi quando non ce la faccio più. Ho BISOGNO che Profumo invece di scrivere quelle belle lettere alla scuola, faccia davvero qualcosa per la scuola! Ho bisogno che i politici la smettano di parlare e inizino a fare qualcosa. Sono stanca della parole, soprattutto quelle belle. Perché se la parola è “metafisica”, io ho bisogno (un bisogno disperato) che essa diventi fisica. Non mi servono parole quando sono assenti fatti. Perché la fame non si risolve con le parole, nemmeno la pace, nemmeno i problemi. Se così fosse, adesso sarei la persona più felice del mondo ( e non di Facebook). Sul mio diario (quello vero, quello con la copertina nera e le pagine bianche, se capite quello che voglio dire) non c’è scritto più nulla. Nulla. Capite cosa voglio dire? Il nulla. E adesso ho capito perché. Perché sono stanca delle frasi, delle parole, del rumore,  sono stanca della parola. Non serve. Almeno adesso non serve più a nulla! Se invece di predicare la pace, facessimo qualcosa per ottenerla! Se invece di predicare che l’Italia tornerà stabile, facessimo QUALCOSA per far sì che ciò accada! Se invece di continuare a dire “ti voglio bene”, facessimo qualcosa per dimostrarlo! Se facessimo tutte queste cose, adesso non avremmo più sete di pace, di amore, di felicità. Io non posso far finta di nulla. Non posso perché il “fenomenico” è lì e non posso farci nulla. Se non vedrò nulla di concreto, allora non farò nulla di concreto e non ascolterò più. Nessuno tranne la mia professoressa di letteratura. Una di quelle persone che parlano, ma “fanno” anche. FARE. FARE. FARE.FARE. FARE. FARE. FARE. FARE. FARE. FARE

Ai tempi di mia nonna non…

Ai tempi di mia nonna non si buttava via niente. Nemmeno l’esperienza.
Un bacio era una cosa rara nella vita di una persona e veniva custodito come un tesoro. Il dolore si conservava gelosamente per non dimenticarlo. E da quello si imparava.
Adesso calze, dolori e baci, consumiamo tutto, rompiamo tutto, ci disfiamo di tutto.
Marcela Serrano, Il tempo di Blanca

Ai tempi di mia nonna non si buttava via niente. Nemmeno l’esperienza.
Un bacio era una cosa rara nella vita di una persona e veniva custodito come un tesoro. Il dolore si conservava gelosamente per non dimenticarlo. E da quello si imparava.
Adesso calze, dolori e baci, consumiamo tutto, rompiamo tutto, ci disfiamo di tutto.
Marcela Serrano, Il tempo di Blanca

“Non si deve restare attaccati a una persona: fosse anche la più amata. Ogni persona è un carcere e anche un cantuccio.”-Nietzsche

Sin da quando siamo piccoli, tutti ci descrivono l’amore e l’amicizia come se fossero i sentimenti più puri e più belli del mondo. Su questo non ci sono dubbi, ma nessuno ci insegna quanti sacrifici comportino e quante rinunce…

Io sono un po’ stanca di queste rinunce, di queste parole non dette per non ferire nessuno, di queste cose che mi devo tener dentro perché se parlassi, molto probabilmente il mio sfogo non avrebbe mai fine! Sì, perché si deve essere sinceri in ogni circostanza e blablabala- dicono! Io credo che chi affermi una cosa del genere non sappia davvero cosa siano l’amore e l’amicizia perché ad un certo punto capisci che alcune cose le devi tenere per te, che c’è un limite a tutto. Se dovessi spiegare a tutti i comportamenti che non accetto di loro allora non smetterei mai di litigare! Perché- diciamocelo- siamo tutti in grado di ascoltare qualcuno che ci dica la verità?! Non credo, forse io stessa in primis. Coltivare un’amicizia significa mettersi da parte, fare posto agli altri, significa accettare tutti i suoi difetti, anche se ciò implica tante volte calpestare il tuo orgoglio. Io sono stanca di questo tipo amicizie. Amicizie di amore e odio, di momenti bellissimi alternati a momenti bruttissimi, ma altrettanto necessarie, senza le quali ormai non potrei mai vivere. Che sia “amore” o sia “odio” siamo legati a coloro che più ci pestano il cuore, ce lo riducono a brandelli, ci mettono davanti ai sentimenti grezzi, originari, veri.

E’ così che va.. Il mondo del film e dei libri e delle lunghe amicizie che vanno avanti spontaneamente non è questo. In questo per mantenerti vicino qualcuno devi incespicare, soffrire, fermarti a pensare e calmarti, pensando che il tempo prima o poi sistema tutto. Niente mai è tutto bianco o grigio, spesso quello che conta davvero sono le sfumature. Sono quelle che ci fregano, le sfumature. Vorrei soltanto alzarmi un giorno e non dover combattere per ogni singola cosa che mi accade, tutto qui. Vorrei essere più “cieca” per non vedere tutte quelle sfumature e vedere, almeno ogni tanto, soltanto il bicchiere mezzo pieno! Ma ciò non è possibile. Non è possibile perché le cose che accadono sono davanti i nostri occhi, lì, imperfette ed eteree, come statue di marmo bianco. Non puoi far finta di nulla perché sono lì. Alcuni le vedono e poi si ammalano, altri non le vedono e sono felici. Perché il sapere non è sempre uno stato positivo. Possiamo conoscere tante cose, ma se poi esse non possono essere risolte?! Penso che dovremmo fare tutti un passo indietro a quando le cose non si consumavano in fretta, ma si tenevano nello scaffale per giorni e giorni! Come lo zucchero che adesso gettiamo nel lavandino quando dobbiamo addolcire il caffè mentre prima veniva custodito come se fosse il bene più prezioso del mondo. Adesso non ci fermiamo più, corriamo, corriamo, corriamo, corriamo, corriamo! Non smettiamo mai di correre! Non abbiamo più tempo per le cose vere, importanti. Diciamo che la cultura è importante, ma quando veniamo a conoscenza della verità delle cose, spesso stiamo male. Io vorrei non conoscere quelle cose perché adesso- detta alla Catullo maniera- sarei in grado di carpire davvero l’attimo!

Con sincerità, Scarlett.

“Non sei fottuto finché hai una storia da raccontare.” -Baricco

“Si scrive per guarire se stessi.” : niente di più vero.

Ho passato gli ultimi anni della mia vita a cercare di scrivere su un foglio di carta,  ma la maggior parte delle volte o restava bianco oppure andava a finire nel cestino. Sì, perché scrivere è un mestiere e, in quanto mestiere, richiede sforzo e fatica. Scrivere ti mette davanti al nero su bianco, ai tuoi fallimenti, alle tue ricadute e a tutto ciò che cerchi di nascondere nella tua vita quotidiana.

Baricco, uno dei miei scrittori preferiti, dice che non siamo fottuti finché abbiamo una storia da raccontare.

Io ci ho riflettuto parecchio su quella frase e sono arrivata alla conclusione che non esiste nulla di più vero. Io non ho una storia particolare da raccontarvi, perché sinceramente una storia non ce l’ho. Ma vi racconterò quello che ho dentro e che non riesco a spiegare a nessuno, nemmeno a me stessa. Forse piano piano il caos che ho dentro si trasformerà in una stella danzante. D’altronde tutto nasce nel caos e nel caos ritorna. Io sono il caos e la pagina su cui sto “scrivendo” è il mezzo con cui mi trasformerò. Come Eco, Narciso, Filemone e Bauci, Dafne.. anche io mi trasformerò da un piccolo bruco ad una grande farfalla!

Con sincerità, Scarlett.

Si scrive per..

Si scrive per guarire se stessi, per sfogarsi, per lavarsi il cuore. Si scrive per dialogare anche con un lettore sconosciuto. Ritengo che nessuno senza memoria possa scrivere un libro, che l’uomo sia nessuno senza memoria. Io credo di essere un collezionista di ricordi, un seduttore di spettri. La realtà e la finzione sono due facce intercambiabili della vita e della letteratura. Ogni sguardo dello scrittore diventa visione, e viceversa: ogni visione diventa uno sguardo. In sostanza è la vita che si trasforma in sogno e il sogno che si trasforma in vita, così come avviene per la memoria. La realtà è così sfuggente ed effimera… Non esiste l’attimo in sé, ma esiste l’attimo nel momento in cui è già passato. Piuttosto che vagheggiare un futuro vaporoso ed elusivo, preferisco curvarmi sui fantasmi di ieri senza che però mi impediscano di vivere l’oggi nella sua pienezza.

(da Bufalino: io, collezionista di ricordi, seduttore di spettri, Il Messaggero, 21 febbraio 2002)