“Non sei fottuto finché hai una storia da raccontare.” -Baricco

“Si scrive per guarire se stessi.” : niente di più vero.

Ho passato gli ultimi anni della mia vita a cercare di scrivere su un foglio di carta,  ma la maggior parte delle volte o restava bianco oppure andava a finire nel cestino. Sì, perché scrivere è un mestiere e, in quanto mestiere, richiede sforzo e fatica. Scrivere ti mette davanti al nero su bianco, ai tuoi fallimenti, alle tue ricadute e a tutto ciò che cerchi di nascondere nella tua vita quotidiana.

Baricco, uno dei miei scrittori preferiti, dice che non siamo fottuti finché abbiamo una storia da raccontare.

Io ci ho riflettuto parecchio su quella frase e sono arrivata alla conclusione che non esiste nulla di più vero. Io non ho una storia particolare da raccontarvi, perché sinceramente una storia non ce l’ho. Ma vi racconterò quello che ho dentro e che non riesco a spiegare a nessuno, nemmeno a me stessa. Forse piano piano il caos che ho dentro si trasformerà in una stella danzante. D’altronde tutto nasce nel caos e nel caos ritorna. Io sono il caos e la pagina su cui sto “scrivendo” è il mezzo con cui mi trasformerò. Come Eco, Narciso, Filemone e Bauci, Dafne.. anche io mi trasformerò da un piccolo bruco ad una grande farfalla!

Con sincerità, Scarlett.

Si scrive per..

Si scrive per guarire se stessi, per sfogarsi, per lavarsi il cuore. Si scrive per dialogare anche con un lettore sconosciuto. Ritengo che nessuno senza memoria possa scrivere un libro, che l’uomo sia nessuno senza memoria. Io credo di essere un collezionista di ricordi, un seduttore di spettri. La realtà e la finzione sono due facce intercambiabili della vita e della letteratura. Ogni sguardo dello scrittore diventa visione, e viceversa: ogni visione diventa uno sguardo. In sostanza è la vita che si trasforma in sogno e il sogno che si trasforma in vita, così come avviene per la memoria. La realtà è così sfuggente ed effimera… Non esiste l’attimo in sé, ma esiste l’attimo nel momento in cui è già passato. Piuttosto che vagheggiare un futuro vaporoso ed elusivo, preferisco curvarmi sui fantasmi di ieri senza che però mi impediscano di vivere l’oggi nella sua pienezza.

(da Bufalino: io, collezionista di ricordi, seduttore di spettri, Il Messaggero, 21 febbraio 2002)