Oggi è blu.

Oggi è blu.

Blu come il cielo, come i viaggi che vorrei fare, come il profumo del mare,
come un telo di seta che si posa sui miei occhi stanchi.
Blu come la schiuma di un’onda di speranza che spazza via la stanchezza.
Blu come la pellicola lucida di un film che vorrei fosse la mia vita..blu come gli occhiali da sole che si chiudono come le tende di un teatro sulle mie lacrime.
Blu come il rossetto che colora tutti i baci non dati.
Blu come gli abbracci ed i baci, quelli veri e blu quando non sai più dove sono andati a finire.
Blu come quando i sentimenti cambiano e quando diventa complicato stare insieme.
Blu come la bici con il vento in faccia.
Blu come la bellezza e la musica, come i sogni e la voglia di cambiare.
Blu come le cuffie che mi portano in tutte le vite che non ho vissuto.

Blu..ma che ci faccio qui???

Blu..non so cosa sto succedendo. Allora niente penna nera oggi, solo blu perché mi dà speranza.

Blu come le parole, blu come le incomprensioni.
Blu come la lontananza e la diversità. Come i litigi e come le urla.
Blu quando mi arrabbio, blu come quando vorresti che una persona fosse con te, invece non c’è.
Blu quando vado troppo a fondo e mi faccio solo male. Blu quando non so come non farlo.

 

Annunci

Le note della mia vita: da Rimmel in poi

Non mi piacciono i Reality Show ma stasera ringrazio Amici perché mi ha permesso di riascoltare un pezzo storico della mia vita: “Rimmel.”

Infatti De Gregori ci tenevo a dirti che ti ho dedicato un blog!
Ricordo quando ascoltavo “Rimmel” ormai- ahimè – tanto tempo fa, mentre passeggiavo tra le mie stradine di campagna, nei campi dove sono cresciuta, tra le corone di margherite e le urla dei miei che invano mi richiamavano.
Ho passato l’ adolescenza ad ascoltare musica nella mia bolla di sapone. Qualcuno mi disse che prima o poi sarei dovuta uscirne perché non andava bene vivere quasi con la paura di buttarmi nel mondo; una persona invece mi disse che ero un fiore che doveva ancora sbocciare ma che quando l’avrei fatto sarei stato quello più bello di tutti.
Ci ho messo un po’ più tempo ma alla fine mi sono buttata nel mondo e i ricordi della mia adolescenza non saranno quelli di tutti i ragazzi che avuto o delle ubriacature che mi sono presa, ma sono comunque belli perché sono dettati da tutte le note delle canzoni che ho ascoltato e che fanno ormai parte del mio DNA.
Ogni canzone mi ricorda qualcosa: la mia prima cotta per Lucio, le serate con le mie amiche di allora, la mia solitudine con le cuffiette sempre nelle orecchie!
Ad esempio “Farewell” di Guccini mi fa pensare a quando prendevo la “corriera” la mattina per andare al liceo e avevo un poncho rosso preso in Inghilterra che associavo sempre al maglione della canzone. Mi ricordo il momento esatto in cui stavo attraversando le strisce e, immedesimandomi in quella canzone, mi sentii felice.
Poi c’è De André, mi ricordo quando ho ascoltato “Hotel Supramonte” con Iacopo e ancora non la conoscevo, l’esatto momento sullo sgabello del salotto con una maglia e basta ed il silenzio. Mi ricordo che entrambi stavamo in fissa per De Andrè.. invece “Canzone dell’estate” mi fa pensare a un giorno che la scoprii per caso sul mio ipod ed ero sull’autobus per tornare a casa dall’università con le mie Vans viola appena comprate, quelle che piacevano a G.

“Redemption Song” mi fa pensare a quando Andrea venne sotto a casa a suonarla e lì mi innamorai ancora più di lui. Anche “What’s Up” delle 4no Blondes mi fa pensare a lui…
Vedete? La mia vita è scandita dalla musica. Di qualsiasi tipo si tratti..ma il cantautorato italiano, beh quello ha scalfito il mio cuore con la sua poesia.

Forse della mia adolescenza cambierei solo una cosa: la timidezza.
Ero timidissima, arrossivo alla solo presenza di qualcuno che mi piaceva. Mi sono preclusa troppe cose.. ho dato il primo bacio a 19 anni e solo dopo ho scoperto la bellezza del bacio.
Sì..dico la timidezza per non dire che cambierei i baci non dati. Raramente mi incuriosisce ciò che va oltre il bacio, ma il bacio in se per sé tantissimo!! Anzi andrei oltre il bacio solo con G. , così se un giorno capiterà sul mio blog, o per caso o per curiosità, saprà che la verità è che per me solo lui è importante. Che non associo i miei ricordo al sesso, mai.
Comunque se fossi stata come sono ora a sedici anni forse avrei dato molti più baci e so anche a chi!
Non ero in grado di prendermi quello che volevo, pensavo sempre che i ragazzi non mi ricambiassero..ma forse non stata mai abbastanza intraprendente da ottenere quello che volevo…comunque peggio pure per loro!!

Ricordo quando ascoltavo i Led Zeppelin sul letto e riuscivano a rilassarmi in un modo unico. Ero convinta mi facessero lo stesso effetto di una canna.
Mi ricordo l’estate di due anni fa quando ho scoperto Lucio Dalla e lo ascoltavo sull’amaca mentre cercavo di farmi passare la cotta per Iacopo e fumavo sigarette di nascosto sotto il mattone a casa, lo stesso dove tre anni prima leggevo “Mr Gwyn” di Baricco che mi ha fatto riscoprire la bellezza in un periodo nero carbone  pece..insieme ai colori dei tramonti spettacolari!

Ricordo quando ascoltavo gli OttoOhm sul balcone della casa in Salento e piangevo perché dovevo abbandonare quella felicità, perché quei posti erano un sogno e quel mare poi.. perché non sapevo cosa sarebbe successo ed infatti poi depressione.

Quanti ricordi, potrò mai ringraziare la musica per tutto questo????
Nella mia tesi alla fine ho ringraziato l’arte, pochi capiranno perché l’ho fatto ma forse in qualche caso l’arte mi ha salvato.
Amo la musica, il cinema e anche i libri. Mi fanno sentire bene e mi emozionano.

 

Il solista: angeli e funamboli

thumb_movie-il-solista.233x330_q95_box-0,0,673,1000.jpg

Voto: 7/10

Stasera vi parlo di un film che ho appena finito di vedere.

Forse in tutti questi anni non ho mai raccontato di quanto io ami il cinema. Lo amo.
Amo le storie le raccontano, la bellezza dei personaggi, il modo in cui li vestono, le musiche che fanno da sfondo, i primi piani degli occhi e del viso..mi piace il cinema perché mi trasmette un’idea di realtà diversa da quella che vivo tutti i giorni ma, in fondo, uguale.

Il film di cui vi voglio parlare oggi è “Il solista” di Joe Wright, lo stesso regista di Orgoglio e Pregiudizio (per chi lo avesse visto).
E’ un film che parla di un musicista palesemente schizofrenico che suona in modo egregio violoncello e violino, uno di quelli che ha la musica nel sangue.
Non vi racconto tutta la storia ma cito solo una frase che viene detta alla fine:
“Un anno fa ho conosciuto un uomo che è caduto in disgrazia e ho creduto di poterlo aiutare ma non so se ci sono riuscito. Il mio amico non vive più in strada, ha una casa, ha un letto ma il suo stato mentale e il suo benessere sono precari come il giorno in cui ci siamo conosciuti. [..] Ci sono scienziati che dicono che essere amico di qualcuno fa cambiare la chimica del cervello, migliorare l’interazione col mondo. [..] Posso dire che   vedere il coraggio del sign. Ayers, la sua umiltà, la sua fiducia nella forza della sua arte, mi ha insegnato la dignità di essere fedeli a ciò che si crede, a non rinunciarvi mai e soprattutto a credere, senza il minimo dubbio, che ci permetterà di sopravvivere.”

Questo film mi ha lasciato sensazioni particolari e diverse. Mi ha fatto pensare alla fragilità e alla debolezza del genere umano, a quanto cerchiamo di essere forti ma spesso c’è sempre qualcosa più forte di noi.
A quanto ci inganniamo (o forse no) di pensare che andrà tutto bene, che ci stiamo integrando perfettamente, che in fondo la società non è così male e che i compromessi che raggiungiamo ogni giorno ci porteranno a scoprire la verità o ad illuderci che saremo felici. Mettiamo pietre sui comportamenti sbagliati delle persone, sui nostri, sulle notizie che sentiamo in tv, alla radio, sui giornali, mettiamo pietre sulla dignità dell’uomo ogni giorno attraverso bombe, nudi, porno, guerra, sangue, malattie, violenza, droghe, infelicità.
Non so dove tutto ciò ci condurrà.. sembriamo degli angeli come Lucifero. E allora mi viene da pensare davvero che solo coloro che sono matti sono riusciti a carpire il senso vero della vita e del mondo. Noi non siamo abbastanza puri da poterlo fare, ci raccontiamo troppe balle.

Ma non è anche questa poesia?? La nostra continua illusione finché questa diverrà davvero la realtà perché alla fine, l’importante è crederci fino in fondo..di qualsiasi cosi si tratti.
Siamo angeli e funamboli.

Che ci fa un drago su un petalo di rosa??

Stasera, per volare un po’ con la mente e per non pensare sempre alle stesse cose, vi racconto di come sia entrare in una libreria e scoprire che, oltre questo, c’è un mondo meraviglioso.
L’universo di chi si mette o per solitudine, o per felicità, per sfogarsi, per riflettere, per inventare, per curarsi o per innamorarsi, davanti ad un foglio bianco.
Io così me lo immagino uno scrittore… davanti un foglio bianco, metafora della purezza e della limpidità del nostro animo senza righe e senza alcuna difesa.
Io scrivo per guarire o per sfogarmi. Lo faccio perché mi aiuta molto.
Non ritengo scrittore solo chi pubblica libri o scrive storia fantastiche..beh, in quel caso, tanto di cappello. Ritengo scrittore chi sente il bisogno e per bisogno intendo quello slancio, quel grido dell’anima che deve uscire fuori dalla sua prigione; che deve lenire le sue ferite e deve dar sfogo alle sue paure.
Scrivere è sia un petalo di rosa che si inchina davanti alla rugiada, sia un guerriero che lotta contro il drago più grande che ci sia. Agli opposti, male e bene.

Non mi ritengo particolarmente brava a scrivere..sicuramente adesso ci ho anche perso un po’ la mano. Ma il bisogno di mettere nero su bianco è incessantemente dentro di me! Come ieri quando alla stazione sono rimasta a fissare i piedi di questo uomo con i sandali aperti e questa donna con un tacco nero quasi a spillo…che a quel punto a uno gli viene da chiedersi: come fanno a stare mano nella mano?? Ma, nello stesso istante in cui lo pensi, hai già capito. Questa è la bellezza e questo bisognerebbe insegnare:
ad osservare ed innamorarsi!

Tornando alla frase con cui ho aperto il discorso..entrare il una libreria beh..è come entrare in un mondo che non è qui con noi. Non è nemmeno paradiso o inferno, ma è un mondo in cui si fondono tutti gli stati dell’essere umano, tutte le sue precarietà  e i suoi opposti. Mi fa sentire a casa! Non mi fa sentire giudicata oppure sbagliata oppure totalmente imperfetta rispetto a qualcuno o qualcosa. Mi fa sentire bene! Queste sono le uniche cose che riescono a farmi stare in pace con tutti e probabilmente non ci sarà mai una persona che potrà fare lo stesso.

E’ una vera e propria medicina per la mente e per il cuore.
Per chi si sente solo o sbagliato e sente che l’effimero del mondo non gli basta, ma sa che c’è qualcosa che va oltre tutto questo e quel qualcosa va espresso..non solo tramite la scrittura, ma anche attraverso l’arte in generale.

Kintsugi.

Sang-Bleu_kintsugi old_eyes_by_laura_sheridan-d5z2mn1

Prima mentre girovagavo su Internet per distrarmi dai miei pensieri tristi mi sono imbattuta nell’articolo che ho postato prima su una meravigliosa tecnica giapponese: il kintsugi.
Non so perché ma questa scoperta mi ha reso la serata un po’ più leggera, lontana da quella sensazione di pesantezza e ansia che mi fa compagnia spesso ultimamente.
E’ bello sapere che in qualche angolo di mondo ci sono persone che credono in queste cose. Riparare un vaso con dell’oro, il metallo più prezioso al mondo, piuttosto che con della semplice colla.
Già il semplice gesto del riparare personalmente lo trovo stupefacente.  Riparare qualcosa significa avere il coraggio e la forza di mettere da parte rancori, sofferenze, delusioni ed usarli per costruire qualcosa di nuovo e più vero. Significa capire che quella cosa è speciale e invece di buttarla nel primo cassonetto trovato, la si conserva in attesa del momento in cui saremo pronti a tirarla fuori dal cassetto dell’anima e, con un po’ di pazienza, tentare di aggiustarla al meglio.  Questa è una cosa estremamente bella e vera. Perché non è perfetta.

All’età di quindici anni comprai un paio di scarpe molto semplici. Nuove non mi piacevano, volevo a tutti i costi che si rovinassero. Le cose belle, pulite e nuove non mi sono mai piaciute. Le trovo false e, in qualche modo, disumane.
Ora con quel paio di scarpe ne ho fatta di strada! Le ho portate in tutti i miei viaggi e ci ho scritto sopra delle cose. Non le butterò mai perché sono state mie compagne di vita e, anche se adesso sono rovinate e probabilmente non saranno più buone per camminare, io le conserverò come uno dei ricordi più belli della mia adolescenza. Quando le indosso, sento di avere una storia.

Ora, tornando al kintsugi.. è una delle scoperte più belle che io abbia mai fatto. Forse perché sto tartassando talmente tanto il mio cervello con domande a cui non riesco a dare una risposta, che sto cadendo in una sorta di vortice in cui scovare un raggio di sole è più che raro. Mi chiedo spesso a cosa servirà tutto questo dolore e che ne farò di lui nel corso della vita, perché insomma..sono abbastanza stanca e non voglio più stare male.
Il fatto però che questo dolore da una corona di spine un giorno diverrà una bellissima collana d’oro mi consola. Voglio essere come quelle scarpe, consumate ma vissute. Come un vaso pieno di crepe, riempite di un scintillante e prezioso metallo: l’oro.
Un po’ come gli occhi dei vecchi con intorno tutte quelle rughe, che rendono il loro sorriso mille volte più bello. Sembra che da ogni ruga sgorghino lacrime di ricordi. Quasi si potrebbero distinguere le rughe di dolore da quelle di gioia.
Le immagini dei vasi riparati con la tecnica del kintsugi mi fanno pensare tanto agli occhi degli anziani. Veri e vissuti. E infinitamente pieni di bellezza e malinconia.

With lots of hope, I.