Resilienza: erasmus

I motivi per cui ho deciso di venire in Erasmus sono molteplici. Innanzitutto io amo le sfide..quest’estate ero a Polignano a Mare con i miei amici e c’era una scogliera di circa 6 metri da cui potevi tuffarti. Io la guardavo da lontano e cercavo di convincermi che non lo volevo fare, ma in fondo sapevo che alla fine lo avrei fatto. Sono stata quasi un’ora a guardare il mare sotto, blu e profondo, con le onde che si infrangevano contro gli scogli…poi alla fine ho fatto un salto. Avevo talmente paura che mi ricordo solo quando sono risalita sulla superficie dell’acqua per tornare nel mio porto sicuro.
In quell’esatto momento mi sono resa conto di quanto io sia testarda, perché anche se mi perdessi una piccola cosa nella vita, per me sarebbe una grande sconfitta.

Detto ciò, io frequento una facoltà scientifica dove è obbligatorio fare una tesi sperimentale che in media dura 8 mesi. In Italia ti chiedono anche un anno in laboratorio perché essenzialmente ti vogliono rompere le palle ed anche sfruttare, la maggior parte dei miei colleghi ha fatto così. Ma io non volevo accontentarmi, volevo qualcosa che mi distinguesse dagli altri, volevo scrivere la tesi in inglese, volevo migliorare il mio inglese, volevo visitare un nuovo posto, volevo imparare davvero qualcosa del mio futuro lavoro. Sapevo che quest’anno non avevo abbastanza crediti per la mia borsa di studio e sapevo che di solito per andare in Erasmus c’è una borsa di studio così ho unito tutte queste cose e ho deciso di fare domanda, alla fine mi hanno presa.

Ma tutto ciò che sto vivendo qui era totalmente inatteso. Per esempio il passare del tempo.. in Italia il tempo è sempre volato, qui sembra tutto super rallentato e sembra che io quasi possa sentire lo spuntare di una piccola ruga in ogni secondo.
Era inattesa la mia impreparazione con l’inglese, perché mi blocco continuamente mentre parlo. Ci sono anche tante altre cose che fanno male: scoprire e confermare cose che già sapevo, come che siamo importanti per alcune persone ma che non siamo fondamentali per nessuno. E, se c’è anche solo una persona che ti scrive con regolarità, puoi ritenerti realmente fortunato.
Non mi aspettavo che il lavoro qui fosse così difficile, che avessi problemi con le amicizie, che i prezzi fossero così tanto alti. Quando si dice “fare i conti senza l’oste”..credo che si intenda esattamente questo.
Sapevo già che altre persone si erano trovate male in Erasmus ma, come sempre, pensavo che a me non sarebbe successo. Ho iniziato a scrivere a tutti coloro che lo stanno facendo per capire come funzionavano le cose, se fossi l’unica e (fortunatamente) ho scoperto che la maggior parte delle persone che stanno facendo il mio stesso tipo di Erasmus non si trovano poi così bene.

Tornare qui dopo le vacanze è stato difficilissimo, ho pensato molte volte di rientrare in Italia prima del previsto, ma non posso farlo. Sia perché perderei una sfida (quando sei infelice, te ne freghi) ma soprattutto perché non ho un piano B e perderei troppo tempo per laurearmi..tempo che, considerata la mia condizione familiare attuale, non mi posso permettere. Quindi ora, dopo anni, riesco a fare una vera e propria lista dei fallimenti che ho collezionato fino ad ora e questo mi riempie di tristezza e mi fa sentire anche un po’ vecchia. Perché mentre una parte di me ama questo lavoro, una parte di me sa che non è quello per cui sono nata e che amo fare di più.
Realizzare tutte queste cose ti fa crescere tantissimo ma, sinceramente, avrei preferito rimanere come ero prima, lontana da tanti sentimenti sconosciuti e duri e, soprattutto, felice.
Le persone mi dicono che sono solo pochi mesi e che tornerò, ma quelli che per loro sono solo pochi mesi, per me sembrano giorni infiniti ed il fatto di non potermi permettere di spendere molti soldi non aiuta di certo.

Cosa sto imparando da quest’avventura?? Sto imparando davvero cosa sia la resilienza.
Perché finché si ha scelta nella vita, non esiste resilienza. E’ solo quando sei solo, non hai scelta, l’ambiente in cui vivi non ti piace e devi anche stare attenta a mille altre cose (soldi, lingua, amicizie, convivenze difficili, stanchezza, lontananza da tutti gli affetti) , che cominci davvero a capire il significato di questa parola e perché è una qualità così rara e preziosa. Perché a quel punto hai solo due scelte: o essere infelice o cercare di essere felice anche se una parte della tua anima è ferita, triste..ma soprattutto delusa. Delusa dai tuoi errori, dalle tue parole, dalla tue scelte, dalla tua ingenuità, dalla tua poca attenzione..delusa da ciò che hai nascosto per tanti anni, mentre un pezzo di lei anelava a desideri completamente diversi, mentre lei gridava e tu non l’ascoltavi.

Ecco.. sono molto delusa da me stessa, non per l’Erasmus in sé per sé, ma perché ho preso tante e troppe decisioni sbagliate fino ad ora per la fretta di crescere.

 

 

 

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Acquariasmus

C’è una scena ricorrente nella mia vita: quella di un acquario. Ovunque io vada, mi ritrovo davanti ad un acquario e resto spesso ad osservare e pensare a come sia vivere in un mondo così calmo e perfetto.
C’è un acquario di pesciolini nati con delle deformazioni nel laboratorio in cui sto facendo l’Erasmus.  Ogni volta che mi sento triste (e quando sei lontano da casa e da tutti i tuoi affetti succede spesso) mi fermo a guardarli e un po’ li invidio perché niente può scalfire la loro tranquillità lì dentro. Mi fermo a pensare anche a quanto sia tremendamente triste che al suo interno tutto sia finto e artificiale e così mi rendo conto di desiderare qualcosa che va contro la vita stessa.
L’acquario è fermo, pulito, calmo, perfetto; la vita è in continuo movimento, sporca, caotica e totalmente imperfetta. Non abbiamo problemi ad osservare cosa vi sia all’interno dell’acquario, perché il vetro è trasparente, limpido…ma abbiamo problemi ad osservare all’interno della nostra anima perché niente è chiaro e tutto è contaminato.
Provate ad immaginare quanto l’anima debba essere in subbuglio per desiderare cotanta tranquillità e pace!!!

Il mio Erasmus mi ha riportato indietro a tempi che avevo dimenticato. Sto vivendo mille emozioni qui, molte negative, alcune positive, e sto riscoprendo, attraverso il grigio, tutti i colori della vita. Avevo sotterrato parti di me sotto anni di abitudini e riscoprire la me ventenne mi ha messo al centro di un uragano. E’ come un tiro alla fune, da un lato c’è la me che vuole un futuro certo, roseo e sicuro, dall’altro lato della fune c’è il caos e la me che commette sbagli ogni giorno della sua vita. Ovviamente, essendo una situazione provvisoria, cerco di bilanciare le mie emozioni, ricordandomi sempre da dove vengo e dove voglio andare, perché per navigare in mare (in questo caso nell’oceano) bisogna avere una rotta ed essere sicuri, altrimenti le onde immense rischiano di schiacciarti.

Ciò che di più sorprendente ho scoperto è quanto io sia legata alle mie radici, alla mia famiglia, ai miei amici. Ho sempre pensato di essere una persona che ama viaggiare, che vuole essere libera e mai avrei pensato di dover affrontare un senso di nostalgia così tremendamente forte. Il mio Erasmus è diverso da quello degli altri, forse perché la mia età è un po’ sopra la media,  perché sono cresciuta negli ultimi anni. Molti vedono l’Erasmus come un’esperienza per divertirsi, per facilitarsi gli studi, per essere totalmente liberi… io lo vivo come una scoperta, ogni giorno, della mia persona e delle cose che mi circondano, un vero e proprio viaggio introspettivo.
Che noia è… lo so!! Però sono venuta qui per imparare nuove cose in generale e non per uscire ogni sera, ubriacarmi, andare a ballare (cose che ho fatto già per tanti anni). Vedo gioventù che spreca il suo tempo, sempre distrutta, annoiata dalla vita, sembra che le loro esperienze siano legate solo a quante ore passano fuori, a quante birre bevono, a quali droghe usano..invece non si rendono conto che stare fuori ti permette di fare molto più di questo!! Sto incontrando tanta superficialità, tanta povertà d’animo..mi rendo sempre più conto che quello che dicono sulle nuove generazioni è tristemente vero. In Italia, avendo il mio gruppo di amici, non mi ero mai posta il problema di fare nuove amicizie ecc.. qui, provandoci in tutti i modi, sto conoscendo persone di ogni genere e da molte di esse vengo tristemente delusa. Ragazzi il cui unico scopo è fare sesso,  che non sono in grado di avere una reale conversazione, di guardarti realmente negli occhi. Persone completamente perse.. e questo mi spaventa tantissimo e spesso mi fa sentire molto sola. Però di questo parlerò un’altra volta…

 

Il giardino delle parole

locandina

Voto: 10/10

Questa sera vi parlo di  un mediometraggio di Makoto Shinkai che ho appena finito di vedere. Innanzitutto sono rimasta colpita dalla dolcezza delle parole, dai suoni dell’acqua che accompagnano  la storia e dalla sensibilità di questo regista.
Ciò che mi ha sorpreso di più è il modo in cui Makoto Shinkai delinea la storia dei due personaggi, il modo in cui li incastra e la metafora che usa per dire che si erano un po’ persi..cioè che essi avevano, in qualche modo, disimparato a camminare.

Il protagonista, d’altronde, è un ragazzo il cui sogno è quello di disegnare e realizzare scarpe e per questo lavora duramente anche quando i suoi amici vanno al mare a prendere la tintarella.
Un ragazzo che aiuta una donna a ricominciare a camminare attraverso le sue parole ed i suoi sogni, che prende le impronte per un futuro migliore di quello che ha. Un mediometraggio che ci mostra come un incontro fortuito tra persone perse possa cambiare totalmente la loro vita. Non un amore, ma una profonda amicizia che lega questi due essere umani.
I giapponesi sono un popolo da ammirare sotto questo punto di vista. Rimango sempre sorpresa dalla loro profondità d’animo, da quando scoprii la tecnica del Kintsugi (Kintsugi.) , di cui vi ho anche parlato.
Quanto sarebbe bello se nella vita reale i personaggi fossero tutti così attenti e sensibili.

La domanda che mi sono posta guardando questo film è:   “Io ho imparato a camminare??”
Purtroppo non credo ci sia una risposta esatta a questa domanda poiché incespicare negli sbagli che commettiamo ogni giorno è facile, è rimettere insieme i pezzi dopo che è difficile. Mi prometto di essere una persona migliore e, laddove i brutti pensieri prendono il sopravvento, cerco sempre di evadere ed eliminarli.
Sembra che la vita sia sempre in agguato, non fai in tempo a sistemare una cosa che l’altra comincia inevitabilmente a frantumarsi. Io mi chiedo sempre se sono pronta per affrontare quello che verrà ma l’unico modo per saperlo è mantenersi in un certo senso pronti, non dando mai le cose per scontato, e cercare di vivere un gradino alla volta e mai tutta insieme.
Penso infatti che l’unico modo che abbiamo per vivere una vita felice sia quello di essere sempre entusiasti e positivi, anche quando le cose si fanno difficili. Abbattersi purtroppo è lecito ma non serve a niente e anche un piccolo gesto, come parlare con uno sconosciuto, ci cambia la vita.
Bisogna essere come l’acqua..fluire e fluire. Essere consci che soffriremo ma esserlo anche del fatto che sarà un gradino in più verso la perfezione o verso la felicità. Non dobbiamo disperare..ma sempre essere combattivi e forti e fregarcene di quello che pensa la gente.
Bisogna attingere e carpire la bellezza in ogni sua forma, anche in una penna blu  [Oggi è blu.] e non aver paura di mostrare i propri sentimenti ma neppure i proprio difetti.

Spero che troviate tutti la forza per affrontare la vostra vita.

Un abbraccio.

 

Le conseguenze dell’amicizia.

Cancella e riscrivi, cancella e riscrivi…

Ultimamente c’è qualcosa in me che non va: una parte di me pensa “e quando mai..!”, l’altra, che è sempre fiduciosa, pensa che passerà anche questo.
In realtà questa sensazione si è accentuata da un anno a questa parte.
Ho un po’ di fatica a fare amicizia o comunque ad avere un rapporto che vada oltre il semplice “Ciao, come stai??”. E’ come se avessi un blocco che non mi consente di aprirmi e mi sento costantemente inadatta con tutte le persone che incontro..per questo spesso preferisco stare da sola, ma ciò non mi aiuta perché non faccio altro che peggiorare la situazione.
Io sono sempre stata timida ma nonostante questo, ho sempre avuto delle amiche..non sempre le stesse. Alcune sono cambiate, ma in ogni caso ho sempre avuto qualcuno vicino con cui confidarmi e ridere. Da quando sto all’università invece ho conosciuto una marea di gente ma con nessuno di loro sono riuscita a stringere un bel rapporto.
In primis forse perché non ne ho mai sentito veramente il bisogno, e secondariamente non sono quel tipo di persona che prende l’iniziativa con la gente..e ogni tanto che ci provo rischia di andare pure male!
S. e S. per me sono state importanti qui anche per questo, perché mi sono state sempre vicino e  con loro riuscivo ad essere me stessa senza farmi alcun problema.
Forse il mio comportamento è una reazione al loro abbandono e alla sofferenza che hanno lasciato in me. Forse ho talmente tanta paura di affezionarmi a qualcuno che cerco sempre delle scuse per non avvicinarmi più di tanto. Ho cercato di analizzare la situazione sotto tutti i punti di vista; ho pensato che ho concentrato troppe energie su G e potrei non averne più per gli altri…non lo so!!!

Non ho mai avuto così tanto bisogno di un amico in tutta la mia vita..ma per adesso non credo di essere pronta.
Devo vedere ancora bene delle cose e risolverle, anche perché un amico vero non si incontra facilmente, ma io sono fiduciosa.

Quando meno ce lo aspettiamo succedono delle cose e così forse sarà per un eventuale persona con cui il rapporto andrà oltre il semplice “Ciao, come stai??”. Vedremo..intanto mi auguro tanta felicità anche da sola e mi auguro che la scelta di due persona non influirà più sulla mia felicità e sul mio carattere, e soprattutto sul mio futuro!!

Come dicevano i latini, AD MAIORA.

Venti anni e ventuno casini da sistemare

Dunque…che dire della mia vita in questo momento?
Venti anni e molti altri da recuperare.
Venti casini al giorno e molti altri da inventare.

Son successe e stanno accadendo veramente tante/troppe cose. Ho incontrato molte persone, se ne sono andate tutte. Ognuna mi ha lasciato qualcosa, anche se L. è colui che mi ha cambiata di più.
L. è una persona di quelle che incontri una volta nella vita ma non sono riuscita a capirlo. Avrei voluto farlo, avrei voluto aiutarlo ma.. ho avuto paura. Paura perché so che mi potrebbe spezzare il cuore e, al momento, il mio istinto da crocerossina lo dovrei riservare solo per la mia vita..considerato che dire che ho il caos in testa è come dire: “Oggi ho mangiato per pranzo la pasta asciutta”.
Ed è brutto dover lasciare stare una persona che ti piace così tanto perché ormai sai come andrà a finire.

Sono un uragano. Ecco.. questa è la parola giusta!!
Un uragano di follia, di rispostine acide, di abbracci e lacrime improvvise, di sfide, di sguardi, di “lasciatemi in pace, per favore”.
Lasciatemi in pace. Non cercatemi, non guardatemi, non snobbatemi se avete fatto l’amore con me la sera prima, non usate parole che bucano il cuore, non cercate di capirmi, non non non non…
Non so più che pensare. Solo che sono stanca di lasciare pezzi di cuore a tutti, di fare la cosa giusta, di preoccuparmi sempre di come si sentono gli altri e mai di come stia io veramente.
Vorrei solo un amico. Qualcuno di nuovo con cui passare il tempo, senza dovermi preoccupare se sono abbastanza. Senza dovermi preoccupare di essere una delle tante o di essere la me stessa sbagliata, quella che risponde, che grida, che ti manda a quel paese, che ti lascia da sola.
E’ così che vanno le cose in questo momento.
Sto male.. sto male perché i problemi in famiglia ti annientano, ti distruggono. Mi sento come un pesce dentro un acquario… un acquario bello però sempre con dei confini.
Mi sembra davvero di impazzire. Vorrei solo spegnere il cervello. Non pensare a tutte queste cose, smettere di farmi milleeuno problemi su come sono fatta, se sono sbagliata, se sono più brutta o più bella di quelle ragazze con lo shatush, il loro tacco universitario e il loro modo di portare la borsa “a mo’ di cazzotto”; o di quelle con il piercing che vorrei, ma che han tutte. Boh, sembriamo uscite da una fotocopiatrice. Come quelle delle copisterie che stampano così tanti fogli in un minuto che non capisci più nulla.
Le mie insicurezze stanno uscendo fuori una ad una e non riesco a gestirle. Perché??
Perché negli ultimi due anni ho lasciato un pezzo di me a tutti e io mi sono ritrovata sola, indifesa e stanca. Ho dato agli altri senza pensare che c’ero pure io. Perché non sono belli e bravi e perfetti sono gli altri, ma lo sono anche io. E mi viene da piangere pure adesso che lo scrivo perché ho voluto davvero bene a persone che non si sono fatte il minimo problema a scomparire e dimenticarsi di tutto. Anche io ho fatto del male, però me lo concedo. Me lo concedo perché in venti anni non ho fatto male ad una mosca, mentre a me arrivano e mi spiaccicano come le zanzare d’estate. Scusate la metafora, ma rende abbastanza il concetto.
Non mi va più.. voglio stare in pace ed essere innamorata e affascinata da me stessa così come lo sono con gli altri!
Devo ricordarmi che per ogni persona che perdo, lei perde me.