Il funambolismo dei fuori sede

Ogni Agosto di ogni estate uno studente universitario fuori sede torna nel suo paese.
Ogni Agosto quello studente si troverà di fronte a domande che mai avrebbe creduto di porsi.
Dopo il liceo, subito dopo, il mio mondo ha iniziato a sgretolarsi, all’inizio piano piano, poi l’esplosione è arrivata tutta insieme.
Le amiche che mai avevo pensato potessero tradirmi lo hanno fatto e quando tutti già sapevano cosa fare io ero immersa nell’oceano dei miei forse.
Cadetti in un vortice di disperazione come mai prima ma, con immensa forza, riuscii a rialzarmi. Da quel momento molte cose sono cambiate nella mai vita, ancor di più tre anni fa quando persi due persone molto importanti per me.
Da allora torno a casa sempre più di rado, lo faccio solo per i miei genitori. Il problema di quando diventi un fuorisede è che apparentemente hai due case ma prima o poi si sgretolano entrambe. Perché l’università è un luogo di passaggio e pochi restano, anche se potrai continuare a sentirli anche dopo. Nel frattempo il tuo mondo nel tuo paese nativo si perde perché se ne vanno tutti quelli che conosci e, quando ogni tanto fai ritorno, trovi sempre cose che non ti stanno bene. Quindi resti in bilico tra due mondi sperando che, prima o poi, ne troverai uno fisso in cui le persone non partono e non cambiano. Una casa che puoi chiamare veramente tua, non la stanza affittata in chissà quale casa con chissà quali coinquiline..che poi, se ti trovi male, là iniziano i problemi.
La mia esperienza da fuori sede mi ha cambiata notevolmente, ho fatto moltissime nuove conoscenze e perso persone che mai mi sarei immaginata. Ho imparato la pazienza, l’arte della convivenza, sono diventata meno timida e mi anche sono divertita moltissimo. Ogni tanto tornare a casa e non trovare persone che ti vogliono davvero bene, un pasto buono e pronto, dover arrivare ovunque con le tue gambe perché non hai la macchina, è stancante ma quello che impari non potrà mai cambiarlo nessuno.
Qualche volta trovo piacevole la mia permanenza a casa, qualche volta vorrei solo scappare. Qualche volta vorrei anche scappare dal luogo della mia università ma, non avendo scelta, cerco sempre di renderlo migliore.

Quest’anno faccio 24 anni e se c’è una cosa che è cambiata in me dal liceo è che mi sono stufata di correre dietro alle persone, proprio così. Mi piace essere libera, non mi piace prendere troppi impegni con le persone, voglio leggerezza anche nelle mie amicizie. Quello che mi spaventa di più è proprio questo: ho perso persone all’università, ne ho perse molte di più nel mio paese nativo, chissà quali rimarranno e se rimarrà davvero qualcuno perché, lo sappiamo tutti, a fare i posti sono le persone. Nient’altro che loro.

Noi fuori sede siamo funamboli su un filo che separa due mondi: in uno dei due non ci vorremo mai tornare, nell’altro abbiamo poche certezze..chissà dove arriveremo seguendolo.

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Il giardino delle parole

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Voto: 10/10

Questa sera vi parlo di  un mediometraggio di Makoto Shinkai che ho appena finito di vedere. Innanzitutto sono rimasta colpita dalla dolcezza delle parole, dai suoni dell’acqua che accompagnano  la storia e dalla sensibilità di questo regista.
Ciò che mi ha sorpreso di più è il modo in cui Makoto Shinkai delinea la storia dei due personaggi, il modo in cui li incastra e la metafora che usa per dire che si erano un po’ persi..cioè che essi avevano, in qualche modo, disimparato a camminare.

Il protagonista, d’altronde, è un ragazzo il cui sogno è quello di disegnare e realizzare scarpe e per questo lavora duramente anche quando i suoi amici vanno al mare a prendere la tintarella.
Un ragazzo che aiuta una donna a ricominciare a camminare attraverso le sue parole ed i suoi sogni, che prende le impronte per un futuro migliore di quello che ha. Un mediometraggio che ci mostra come un incontro fortuito tra persone perse possa cambiare totalmente la loro vita. Non un amore, ma una profonda amicizia che lega questi due essere umani.
I giapponesi sono un popolo da ammirare sotto questo punto di vista. Rimango sempre sorpresa dalla loro profondità d’animo, da quando scoprii la tecnica del Kintsugi (Kintsugi.) , di cui vi ho anche parlato.
Quanto sarebbe bello se nella vita reale i personaggi fossero tutti così attenti e sensibili.

La domanda che mi sono posta guardando questo film è:   “Io ho imparato a camminare??”
Purtroppo non credo ci sia una risposta esatta a questa domanda poiché incespicare negli sbagli che commettiamo ogni giorno è facile, è rimettere insieme i pezzi dopo che è difficile. Mi prometto di essere una persona migliore e, laddove i brutti pensieri prendono il sopravvento, cerco sempre di evadere ed eliminarli.
Sembra che la vita sia sempre in agguato, non fai in tempo a sistemare una cosa che l’altra comincia inevitabilmente a frantumarsi. Io mi chiedo sempre se sono pronta per affrontare quello che verrà ma l’unico modo per saperlo è mantenersi in un certo senso pronti, non dando mai le cose per scontato, e cercare di vivere un gradino alla volta e mai tutta insieme.
Penso infatti che l’unico modo che abbiamo per vivere una vita felice sia quello di essere sempre entusiasti e positivi, anche quando le cose si fanno difficili. Abbattersi purtroppo è lecito ma non serve a niente e anche un piccolo gesto, come parlare con uno sconosciuto, ci cambia la vita.
Bisogna essere come l’acqua..fluire e fluire. Essere consci che soffriremo ma esserlo anche del fatto che sarà un gradino in più verso la perfezione o verso la felicità. Non dobbiamo disperare..ma sempre essere combattivi e forti e fregarcene di quello che pensa la gente.
Bisogna attingere e carpire la bellezza in ogni sua forma, anche in una penna blu  [Oggi è blu.] e non aver paura di mostrare i propri sentimenti ma neppure i proprio difetti.

Spero che troviate tutti la forza per affrontare la vostra vita.

Un abbraccio.

 

Il solista: angeli e funamboli

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Voto: 7/10

Stasera vi parlo di un film che ho appena finito di vedere.

Forse in tutti questi anni non ho mai raccontato di quanto io ami il cinema. Lo amo.
Amo le storie le raccontano, la bellezza dei personaggi, il modo in cui li vestono, le musiche che fanno da sfondo, i primi piani degli occhi e del viso..mi piace il cinema perché mi trasmette un’idea di realtà diversa da quella che vivo tutti i giorni ma, in fondo, uguale.

Il film di cui vi voglio parlare oggi è “Il solista” di Joe Wright, lo stesso regista di Orgoglio e Pregiudizio (per chi lo avesse visto).
E’ un film che parla di un musicista palesemente schizofrenico che suona in modo egregio violoncello e violino, uno di quelli che ha la musica nel sangue.
Non vi racconto tutta la storia ma cito solo una frase che viene detta alla fine:
“Un anno fa ho conosciuto un uomo che è caduto in disgrazia e ho creduto di poterlo aiutare ma non so se ci sono riuscito. Il mio amico non vive più in strada, ha una casa, ha un letto ma il suo stato mentale e il suo benessere sono precari come il giorno in cui ci siamo conosciuti. [..] Ci sono scienziati che dicono che essere amico di qualcuno fa cambiare la chimica del cervello, migliorare l’interazione col mondo. [..] Posso dire che   vedere il coraggio del sign. Ayers, la sua umiltà, la sua fiducia nella forza della sua arte, mi ha insegnato la dignità di essere fedeli a ciò che si crede, a non rinunciarvi mai e soprattutto a credere, senza il minimo dubbio, che ci permetterà di sopravvivere.”

Questo film mi ha lasciato sensazioni particolari e diverse. Mi ha fatto pensare alla fragilità e alla debolezza del genere umano, a quanto cerchiamo di essere forti ma spesso c’è sempre qualcosa più forte di noi.
A quanto ci inganniamo (o forse no) di pensare che andrà tutto bene, che ci stiamo integrando perfettamente, che in fondo la società non è così male e che i compromessi che raggiungiamo ogni giorno ci porteranno a scoprire la verità o ad illuderci che saremo felici. Mettiamo pietre sui comportamenti sbagliati delle persone, sui nostri, sulle notizie che sentiamo in tv, alla radio, sui giornali, mettiamo pietre sulla dignità dell’uomo ogni giorno attraverso bombe, nudi, porno, guerra, sangue, malattie, violenza, droghe, infelicità.
Non so dove tutto ciò ci condurrà.. sembriamo degli angeli come Lucifero. E allora mi viene da pensare davvero che solo coloro che sono matti sono riusciti a carpire il senso vero della vita e del mondo. Noi non siamo abbastanza puri da poterlo fare, ci raccontiamo troppe balle.

Ma non è anche questa poesia?? La nostra continua illusione finché questa diverrà davvero la realtà perché alla fine, l’importante è crederci fino in fondo..di qualsiasi cosi si tratti.
Siamo angeli e funamboli.

Prima avevi paura dei serpenti, adesso hai paura di me.

Che dire…giornata uggiosa, come direbbe Battisti!!
Niente, dovrei studiare ma devo mettere per iscritto questo pensiero.
Non bisogna mai fondare la propria forza sugli altri e soprattutto bisogna mantenersi stretti gli amici in modo leggero.
Con serena e simona (le scrivo con la lettera minuscola, chiaro) avevo un rapporto molto morboso, quasi maniacale. Vivevamo insieme in uni, uscivamo insieme nel mio paese e alla fine è finito tutto. Mi sono ritrovata immersa in una realtà che non riconosco e senza più due punti di riferimento importanti. Sono cresciuta però la ferita ancora non è cicatrizzata, anzi è fresca e basta poco per riaprirla. Piano piano diverrà un segno asciutto questo è sicuro, ma fino a quel giorno mi dovrò abituare a quella parte di me che non si farà capace della loro assenza e dovrò imparare a tenere botta alle mie sensazioni negative.
Il problema del passato è il futuro. Perché, quando meno ce lo aspettiamo, torna un particolare che rimette le carte in gioco, proprio quando avevamo la strategia vincente.
Io adesso ho tanto paura di affezionarmi, soprattutto con G. Ho capito che molti dei nostri problemi derivano da questo e ho paura che passare troppo insieme faccia male ad entrambi..ma nel contempo, io non amo usare piani in amore nel senso che mi piace seguire il mio cuore e lui mi fa stare bene. Una volta, parlando delle nostre paure, lui mi disse, “Prima avevi paura dei serpenti, adesso hai paura di me.”
Mi misi a ridere ma quella frase mi ha fatto riflettere troppo. Ho capito che appoggiandomi troppo sugli altri, non sono mai cresciuta davvero e che adesso sarà difficile, soprattutto perché da sola mi vengono mille pensieri che alcune volte non so con chi condividere. Ma la forza sta anche nel vederseli da sola, nell’imparare che ci sono molte persone disposte ad ascoltarci, ma che ogni tanto ci troveremo soli contro il mondo.

Bisogna anche capire che la vita è una giostra, si sale e si scende e pochi rimarranno. Bisogna danzare, e farlo bene. Perché la verità fa male ma è l’unica cosa che rende la nostra vita davvero unica. Accontentarsi e lasciare le cose così come sono è da vigliacchi. Così come rincorrere persone che non ci vogliono, bisogna voltare pagina e ricominciare!! Perché prima o poi, quando saremo pronti anche noi, accoglieremo l’amore e l’affetto nel modo giusto, senza aspettarci nulla in cambio e contando prima sulla nostra forza che su quella degli altri.
Questo penso sia uno degli aspetti più importante del maturare.

Buona vita a me e buona vita a voi. Non siete gli unici a combattere con i vostri mostri.

L’amore in fondo è un agglomerato di emozioni e di compromessi..

Vorrei dire a me stessa che tutto è come prima, che si raggiusterà.
Che saremo sempre felici come quel giorno alla piscina naturale dove tu mi facevi le foto dallo scoglio perché pensavi che non fossi in grado di fare il tutto a delfino; invece, io non solo lo sapevo fare, ma mi divertivo a farne cento di seguito pur di vedere la tua faccia così sorpresa di me in quel momento, che non poteva guardare nessun altra cosa se non me e il mare.
Vorrei dire a me stessa che i sogni che faccio la notte non sono veri, che tu non hai mai baciato ragazze più belle di me, che i tuoi occhi guardano solo me, che sei innamorato solo di me..ma sento che non è così. So che mi ami ma so anche che ci sarà sempre quella parte da “pavoncino” di te che non ci permetterà mai di stare bene insieme.

Io sono il tipo di donna che sa come far girare un uomo, ma lo faccio sempre con molta discrezione e in silenzio..soprattutto con la consapevolezza.
Tu sei il tipo di uomo che si gira e parla e ride..senza rendersi conto che c’è un limite alla confidenza. Come quando giocavamo insieme e io lasciavo un pezzo di cuore ovunque e tu non ti eri accorto di niente.

Vorrei dire a me stessa che riusciremo a risolvere i nostri problemi ma il tuo atteggiamento mi ha portato un po’ a disinnamorarmi di te e tu mi dici che sogni di baciare un’altra. Non siamo più noi, non siamo più quelli del primo bacio, delle risate, dei giochi. Siamo cambiati.

Tu sei stanco della mia gelosia e io sono stanca del tuo continuo rifiuto a cambiare. L’amore in fondo è un agglomerato di emozioni belle e di compromessi, senza di essi le storie finirebbero subito.
Il bello è che io scrivo questo ma penso ai tuoi occhi. Capisci??
Perché io, stupido, quando mi chiedi se ti amo..io mi caccerei il cuore dal petto per fartelo capire ma le parole non bastano più e in più il rancore prende il posto di tutto!
Ho cominciato ad avvalorare l’idea di un futuro senza di te, penso a come sarebbe lasciarci..penso che mi mancheresti come l’aria, ma penso che l’amore non può essere questo. L’amore dovrebbe migliorarci, tu hai detto che ti ho trasformato in un mostro..invece io da quando sto con te conto le smagliature e cerco le imperfezioni sulla mia pelle.

Io non ti voglio lasciare perché ti amo davvero. Davvero come dice Luca Carboni. Ma come posso fare se tu non sei disposto a cambiare???

AIUTAMI.

La paura di amare.

Ricordo la prima volta che ti ho visto. Hai aperto la porta a cinque ragazze con una faccia spaventatissima e i capelli arruffati, proponendo di guardare un film perché non sapevi cosa dire.
Io mi sedetti al divano davanti al tuo ma ti sbirciavo comunque con gli occhi, un po’ invidiosa di chi ti stava vicino. Poi ci siamo conosciuti e la tua mente mi aveva letteralmente catturato. Non lo dissi a nessuno soprattutto perché mi resi conto che il tuo interesse verteva sulla persona che ti era seduta vicino quella sera.
Allora mi feci da parte, rientravo a casa e ti vedevo seduto sul divano a guarda “Il signore degli anelli” abbracciato a lei. Io intanto per fortuna mi innamorai follemente di A.
Poi arrivò l’altra, ma io non mi spiegavo perché continuassi a farmi solletico o a farmi i bagni con i palloncini di acqua l’estate. Giocavamo con il pallone da rugby e mi insegnavi tante cose. Eri come l’amico di infanzia che avrei sempre voluto.
Passò l’estate ed arrivò settembre e, di fronte ai nostri amici che ti parlavano di me, tu rispondesti che ti stavi già sentendo con una ragazza.
Io me lo ricordo quando me lo dissero S. e S., mentre passavo lo straccio in cameretta, le lacrime e la rabbia che mi venne, mi sentii presa in giro. Probabilmente su quel pavimento ci sono ancora i segni.
Ci misi una pietra su. Per me eri finito in quello stesso istante.

Poi l’anno scorso sei tornato con la tua delicatezza e la tua pazienza. Ti sei fatto milleeuno volte una strada lunghissima, in questa città così fredda, per venirmi e trovare, anche solo per darmi un bacio. E io mi sono riinnamorata di te milleeuno volte, ogni volta che ti vedevo entrare infreddolito e mi lasciavi le labbra umide e fredde.
Mi sono innamorata delle tue passioni, del modo in cui guardi il mondo, delle tue mani e del modo in cui mi fanno sentire quando mi accarezzi, dei tuoi gesti come quando ti passi la mano tra i capelli, di come mi togli lo zaino quando entro a casa.
Amo passare il tempo con te e da quando ti conosco, non desidero fare altro.

Questi ultimi tempi però sono un po’ preoccupata perché ho paura che mi sia affezionata troppo. Ho paura di rimanerci male, ho paura di non riuscire a prendere le scelte importanti per il mio futuro per restare qui con te.
Ho paura della distanza, che qualcuna possa intrufolarsi tra di noi se io non sono qui ad accarezzarti i capelli quando sei stanco.
Mi hai cambiata, mi hai reso sotto alcuni punti di vista una persona migliore e hai realizzato tantissimi miei desideri. Sei stato, sei e spero sarai lo snodo del braccialetto con tutti i miei desideri espressi con le candeline e con le stelle candenti.
Vorrei farti capire quanto sei importante per me e l’altra sera, a vederti piangere  sul letto e chiedermi “che cosa ti ho fatto? non sei più quella di prima”, mi è venuta una morsa al cuore che mai avrei immaginato.
Vorrei tanto farti capire che l’unica cosa che hai fatto è farti amare più di ogni altra cosa. E che adesso, tutte le mia paure e le mie insicurezze stanno uscendo perché io non potrei mai immaginare un futuro senza i tuoi occhi.
E’ questa la verità. Perché sei il mio posto nel mondo preferito e ho paura a scrivere altre cose. Hai lasciato i ricordi più belli e meravigliosi nella mia vita e mai avrei pensato che una storia del genere potesse capitare a me.
Ho tanta paura ma mi impegnerò per farti restare vicino al mio cuore.

Vorrei tanto che tu potessi leggere queste cose.

Le conseguenze dell’amicizia.

Cancella e riscrivi, cancella e riscrivi…

Ultimamente c’è qualcosa in me che non va: una parte di me pensa “e quando mai..!”, l’altra, che è sempre fiduciosa, pensa che passerà anche questo.
In realtà questa sensazione si è accentuata da un anno a questa parte.
Ho un po’ di fatica a fare amicizia o comunque ad avere un rapporto che vada oltre il semplice “Ciao, come stai??”. E’ come se avessi un blocco che non mi consente di aprirmi e mi sento costantemente inadatta con tutte le persone che incontro..per questo spesso preferisco stare da sola, ma ciò non mi aiuta perché non faccio altro che peggiorare la situazione.
Io sono sempre stata timida ma nonostante questo, ho sempre avuto delle amiche..non sempre le stesse. Alcune sono cambiate, ma in ogni caso ho sempre avuto qualcuno vicino con cui confidarmi e ridere. Da quando sto all’università invece ho conosciuto una marea di gente ma con nessuno di loro sono riuscita a stringere un bel rapporto.
In primis forse perché non ne ho mai sentito veramente il bisogno, e secondariamente non sono quel tipo di persona che prende l’iniziativa con la gente..e ogni tanto che ci provo rischia di andare pure male!
S. e S. per me sono state importanti qui anche per questo, perché mi sono state sempre vicino e  con loro riuscivo ad essere me stessa senza farmi alcun problema.
Forse il mio comportamento è una reazione al loro abbandono e alla sofferenza che hanno lasciato in me. Forse ho talmente tanta paura di affezionarmi a qualcuno che cerco sempre delle scuse per non avvicinarmi più di tanto. Ho cercato di analizzare la situazione sotto tutti i punti di vista; ho pensato che ho concentrato troppe energie su G e potrei non averne più per gli altri…non lo so!!!

Non ho mai avuto così tanto bisogno di un amico in tutta la mia vita..ma per adesso non credo di essere pronta.
Devo vedere ancora bene delle cose e risolverle, anche perché un amico vero non si incontra facilmente, ma io sono fiduciosa.

Quando meno ce lo aspettiamo succedono delle cose e così forse sarà per un eventuale persona con cui il rapporto andrà oltre il semplice “Ciao, come stai??”. Vedremo..intanto mi auguro tanta felicità anche da sola e mi auguro che la scelta di due persona non influirà più sulla mia felicità e sul mio carattere, e soprattutto sul mio futuro!!

Come dicevano i latini, AD MAIORA.

Voce del verbo imparare.

Così tra una canzone di De Gregori e tante bozze salvate (118) ma mai pubblicate eccomi qui.
Mi scuso innanzitutto per l’assenza ma non sono più abituata a scrivere , inoltre sono occupata ed è meglio così; perché è quando non sono occupata che faccio casini!
Quest’anno è stato un anno un po’ bizzarro: ho perso le due frontiere del mio futuro, le mie due amiche S.S., con cui mi immaginavo il mio  addio al nubilato insieme a dei piccoli scriccioli che corrono. Invece ecco qui…tutto cambia.
Ho preso delle scelte molto particolari, questo è sicuro. Mi sono innamorata, ma non credo sia una colpa. Penso che, raggiunta una certa soglia, sia lecito imparare a farsi da parte per dare spazio alle vite altrui.
Comunque la sofferenza che mi ha portato questa rottura..beh è stata abbastanza forte, ma la vita va avanti e bisogna sempre imparare a prendere il meglio da tutto ciò che ci accade.
Mi sono sentita abbandonata e sola e, come sempre, inadatta. Questo mi porta anche adesso a vivere male i rapporti con gli altri e a farmi un esame di coscienza più o meno ogni 5 secondi, cosa assolutamente non salutare. Io non sono fuggita via da nessuno, sono loro che, con molto sgarbo (mi consento questo termine) se ne sono andate senza nemmeno chiedersi il vuoto che avrebbero lasciato. Dopo che io (tra l’altro) gli avevo chiesto in lacrime di “perdonarmi” (se di perdono si può parlare) e di non andare via perché non me lo sarei mai perdonata (senza virgolette).

Invece eccomi, qualche mese dopo e qualche cicatrice in più, a cercare di rimettere insieme i punti e a combattere una guerra contro i miei pregiudizi su me stessa non indifferente.

Nonostante tutto… beh ho passato momenti di una felicità che, solo a scriverne, le fossette del mio sorriso diventano un po’ più profonde. Momenti di immensa felicità sotto la neve, tuffandomi da uno scoglio, a stringere le mani al cinema, a farmi foto bizzarre…momenti che ormai fanno parte della pellicola della mia vita.
Ahimè però..ho constatato che stare con qualcuno non è affatto semplice.
Credetemi (se già non lo sapete) che l’amore non è quello che raccontano: l’amore è un oceano in più! E’ sopportare, soffrire, cambiare, confrontarsi, crescere.
Per esempio io ho constatato, inaspettatamente, che sono gelosa. Ma non poco…tanto, eccessivamente gelosa.
Se andate a vedere qualche articolo prima di questo forse avrò parlato dell’amore come il sentimento della libertà pura…e penso ancora che debba essere così..il problema è che ho anche scoperto che la nostra anima è attaccata inesorabilmente al nostro passato. Ergo le nostre paure più recondite che vengono fuori quando si sta con qualcuno perché è lì che siamo nudi di fronte a noi stessi, lì che non ci possiamo nascondere sotto sigarette, rimmel, sorrisi e rossetto, tacchi a spillo. Siamo a piedi nudi, con il cuore in mano di fronte ad una persona che lo potrebbe custodire come, squarciarlo.
Vi auguro tristezza, insonnia, pianti, qualche sofferenza..ma non vi auguro mai di essere gelosi così tanto perché tutto quanto dopo un po’ diventa una gabbia lacerante, una busta che soffoca le ali dell’amore. Morbosa, chiusa, claustrofobica.
Devo lavorare su me stessa per risolvere il mio problema e spero di farlo il prima possibile perché io certi baci mica me lo scordo. Anzi me li porto nel cuore. Nonostante l’abbandono, io ci continuo a credere e a sperare che qualcuno in questo nastro di pellicola sia già segnato.
Un po’ come quando finisce Scrubs e JD si vede passare la sua vita davanti..beh io in quel filmato qualche scena ce la vorrei davvero tanto!
Ho in mente una scena ogni giorno ed è sempre più bello. E insieme ad esse ci sono le mie paure, tutte le volte che mi prometto di respirare e poi invece sparo a mille su tutto, senza nemmeno accertarmi di quello che dico.
C’è un passo della Bibbia sull’amore che penso sia fantastico che dice:

L’Amore è paziente, è benigno;
l’Amore non arde di gelosia,
non si vanagloria,
non s’insuperbisce,
non si comporta in maniera sconveniente,
non persegue il proprio interesse,
non si indigna,
non nutre alcun risentimento per il male ricevuto,
non si rallegra dell’ingiustizia,
ma gioisce della verità.
Tutto ammette, tutto crede, tutto spera, tutto sopporta.
L’Amore non avrà mai fine.
Ecco così dovrebbe essere anche il mio amore. Così puro e senza malizia.
Ma naturalmente non è sempre tutto facile. Mi sento soffocare perché ho paura che se ne vadano tutti e mi lascino qui sola, ad asciugare le mie lacrime e a sentire che nessuno mi vorrà mai bene e non mi amerà mai. Perché mi sento come il brutto anatroccolo, sempre imperfetta, sempre strana.
Devo diventare più sicura di me! Devo alzarmi le maniche e impegnarmi e smettere di sentirmi sempre sbagliata.
Io non sono così. Sono le persone che mi hanno circondato che mi ci hanno fatto sembrare. Se qualcuno mi ha abbandonato non significa che lo faranno tutti e, se qualcuno non mi cerca, non vuol dire che gli sto antipatica.
Devo imparare a volermi bene e ad amarmi.

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Aggiornamenti di storie e speranze.

Ciao a tutti!
Ultimamente inizio le mie scritture sul blog sempre con la stessa frase cioè che è un bel po’ che non scrivo qui! Questa volta il problema principale è che sto avendo problemi con il computer.
In occasione dell’inizio di questo 2015 però qualcosa va detta.

Il duemilaquattordici è stato un anno bello per me, sofferto in alcuni periodi però sono cresciuta tanto e ho fatto molte esperienze. Ho conosciuto gente nuova e sono stata fiera di me nel momento in cui alcune persone mi hanno ferito nel profondo ed io ho usato quella sofferenza per rialzarmi e aprirmi al mondo.
I. è la persona che più di tutti mi porterò nel cuore. L’ho rivisto prima delle vacanze di Natale ma ero con G. quella sera e lui mi ha guardata senza dire niente. Al mio compleanno mi aspettavo i suoi auguri ma non sono arrivati.
G. è il mio ragazzo… adesso mi fa davvero strano dirlo infatti quando mi chiedono se io mi sia fidanzata, per una specie di scaramanzia rispondo sempre di no.
Il fatto è che ormai lo sanno e ne parlano tutti e questa cosa mi dà fastidio perché non è ufficiale.
G. è mio amico da quando abbiamo iniziato l’università. Siamo molto diversi, lui è una persona molto razionale, pacato e tranquillo, dolce ed estremamente romantico alcune volte. Io non sono per niente razionale, sono perennemente incazzata con qualcosa o con qualcuno e faccio fatica ad esternare i miei sentimenti.
Lui è l’unica persona che riesce a lenire le mie inquietudini.
E’ una storia molto strana perché era più o meno un anno che si notava qualcosa tra di noi però lui non ha mai fatto niente ed io non mi sono mai esposta più di tanto proprio perché temevo che fossimo troppo diversi per stare insieme.
Una sera ci siamo baciati e da lì è nata questa strana coppia di due persone che non c’entrano niente l’una con l’altra.

Non ho mai avuto così tanta paura perché mi sono resa conto che gli voglio davvero tanto bene e lui è una persona con mille problemi sotto alcuni punti di vista che, se non affrontati con delicatezza e complicità, ci potrebbero portare ad allontanarci.
Spesso mi viene voglia di lasciare perdere e tornare a fare stragi di cuori (soprattutto del mio) perché è risaputo che a me piace la bufera.
G. è l’unico che ha portato la calma di un cielo di primavera ed il candore delle lenzuola bianche appese sulle terrazze dei palazzi dove ci si nasconde per respirare.
Lui per me è come una dose di pace. Quella che un’anima come me non troverà mai.
Infatti continuo a provarci, nonostante le difficoltà e i miei pensieri, perché per la prima volta forse ne vale davvero la pena.
E’ che io non vorrei perderlo però l’amore più lo stringi, più fugge..quindi è inutile forzare le cose. Inoltre aver passato tanto tempo da sola e aver ricevuto delusioni molto forti ti portano ad avere un po’ di problemi nell’aprirti e nel fidarti di qualcuno.
Poi abbiamo avuto anche qualche incidente di percorso…il suo migliore amico era infatti innamorato di me. G. una sera si presenta a casa e mi dice che è meglio lasciare perdere, che solo una volta si era innamorato veramente di qualcuno ed era stato anni prima e che poi non gli era mai più successo e che un amico, in passato, gli avevo rubato la donna che amava e lui non voleva ripetere la cosa.
Quella sera mi ha lasciato con il cuore a pezzi e lacrime da coccodrillo e un vuoto dentro che, per la prima volta, non riuscivo a colmare.
Dopo le sue confessioni è tornato a casa sua, ha parlato con un nostro amico e dopo venti minuti è tornato con il fiatone, tutto sudato a chiedermi scusa.
Che dite..lo posso perdonare??
Non lo so. E’ che quelle parole mi hanno ferita e me le porto ogni giorno dentro, soprattutto adesso che siamo lontani e che non posso guardarlo negli occhi per cercare di capire i suoi pensieri.
E’ che io sono sempre alla ricerca della verità, quindi preferisco soffrire da sola piuttosto che sapere che sto con qualcuno che non mi ama abbastanza.

Questo duemilaquindici è iniziato un po’ male perché alla fine ho litigato con alcune mie amiche, ma il proposito dell’anno sarà farmi scivolare alcune cose addosso, come quando nuoti in mare aperto nuda e senti l’acqua che ti accarezza.
Alcune persone non meritano le mie preoccupazioni e se vogliono continuare a buttare la loro dignità come i coriandoli a Carnevale, continuassero.
In questi casi sono fiera della mia vecchiaia mentale precoce e della mia pesantezza in fatto di premure nei confronti delle persone a cui voglio bene.
Se il problema sono io, siete pure voi. A ciascuno le propri croci.
Basta ad infliggermi sofferenze che non merito.

Non ho propositi particolari per il nuovo anno se non quello di stare il più tranquilla possibile e non arrabbiarmi troppo perché il mio bisogno di giustizia mi sta portando davvero a perdere la salute!! Dovrei essere leggermente più menefreghista.
Voglio vivere giorno dopo giorno e imparare a respirare.

Che altro dire…. speriamo bene! Io auguro a tutti voi un felice 2015! Che vi possa portare tanta gioia e serenità, che possiate trovare la forza necessaria ad affrontare i vostri problemi, che possiate godere del calore delle fiamme dell’inferno e della leggerezza delle nuvole del paradiso.
Vi auguro di sorridere, di divertirvi, di imparare ad amare i vostri figli e viziare i vostri nipoti, di ammirare l’arte e ascoltare i suoni della natura che si risveglia, di baciare ogni giorno la persona che amate e di avere tempo la mattina per indossare la giacca che vi dona di più.
Promettiamoci di avere speranza.
Buon 2015!!!!!

Tutto ciò che vuoi è dall’altra parte della paura. (Jack Canfield)

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Avete presente quella frase che dice che l’attesa aumenta il desiderio??
Per me non è così. Nel mio caso l’attesa avvilisce i desideri, li spegne e li divora. Sì, li divora.
Perché una vita fatta di attese, che vita è??
Io appartengo al genere di persone che quando vuole fare una cosa, deve uscire di casa e farla. Senza aspettare, senza troppi ripensamenti e senza troppi “se, ma, però, forse..”
Perché quando aspetto troppo, mi stanco e alla fine non voglio più niente.
Mi stancano le persone, gli esami, le avventure..tutto.
La vita non può essere fatta di attese. La vita deve essere vissuta.
Sì……l’attesa è probabilmente la poesia del desiderio!
Baricco dice persino che una persona ti ama quando è in grado di aspettarti. Certo che è così, cavolo!
Se una persona ti aspetta, resta in bilico, vive con il fiato sospeso, si mette da parte. Tutto questo per te, per aspettarti.. mentre nel mondo ci sono altri sette miliardi di persone!

Ma quante emozioni, persone, posti…perdiamo nell’attesa??
Ci annulliamo per qualcosa che forse non otterremo mai o che, ancora peggio, si potrebbe rivelare una sciocchezza.
L’attesa conduce al vuoto. Perché prima o poi il motivo per cui attendi diverrà la giustificazione per non fare tante cose e non vivrai più.
Insomma l’attesa è tanto il pepe, quanto il veleno di una storia. L’attesa spesso fa male.

Per come la vedo io, se ti piace qualcosa, vai e prova a prenderla. Adesso. E se devi aspettare, decidi se ne vale davvero la pena. Perché per molte cose non ne vale assolutamente la pena.
Se qualcuno non vi vuole adesso, ciao. Se qualcosa non la potete ottenere adesso, ciao. Passate ad un nuovo capitolo, ad un nuovo libro e sorridete. La vita non è mai stata grata con nessuno.
Qualcuno disse che tutto ciò che vogliamo è dall’altra parte della paura. Il salto alcune volta comporta un passo, altre qualche strano movimento da contorsionista o qualche volo. Ma la paura è il confine da superare per ottenere ciò che vogliamo e non restare attaccati a ciò che non è più vitale.
Non siamo destinati ad essere dei parassiti, siamo destinati ad essere meravigliosi pesci che nuotano liberi nel mare.