Acquariasmus

C’è una scena ricorrente nella mia vita: quella di un acquario. Ovunque io vada, mi ritrovo davanti ad un acquario e resto spesso ad osservare e pensare a come sia vivere in un mondo così calmo e perfetto.
C’è un acquario di pesciolini nati con delle deformazioni nel laboratorio in cui sto facendo l’Erasmus.  Ogni volta che mi sento triste (e quando sei lontano da casa e da tutti i tuoi affetti succede spesso) mi fermo a guardarli e un po’ li invidio perché niente può scalfire la loro tranquillità lì dentro. Mi fermo a pensare anche a quanto sia tremendamente triste che al suo interno tutto sia finto e artificiale e così mi rendo conto di desiderare qualcosa che va contro la vita stessa.
L’acquario è fermo, pulito, calmo, perfetto; la vita è in continuo movimento, sporca, caotica e totalmente imperfetta. Non abbiamo problemi ad osservare cosa vi sia all’interno dell’acquario, perché il vetro è trasparente, limpido…ma abbiamo problemi ad osservare all’interno della nostra anima perché niente è chiaro e tutto è contaminato.
Provate ad immaginare quanto l’anima debba essere in subbuglio per desiderare cotanta tranquillità e pace!!!

Il mio Erasmus mi ha riportato indietro a tempi che avevo dimenticato. Sto vivendo mille emozioni qui, molte negative, alcune positive, e sto riscoprendo, attraverso il grigio, tutti i colori della vita. Avevo sotterrato parti di me sotto anni di abitudini e riscoprire la me ventenne mi ha messo al centro di un uragano. E’ come un tiro alla fune, da un lato c’è la me che vuole un futuro certo, roseo e sicuro, dall’altro lato della fune c’è il caos e la me che commette sbagli ogni giorno della sua vita. Ovviamente, essendo una situazione provvisoria, cerco di bilanciare le mie emozioni, ricordandomi sempre da dove vengo e dove voglio andare, perché per navigare in mare (in questo caso nell’oceano) bisogna avere una rotta ed essere sicuri, altrimenti le onde immense rischiano di schiacciarti.

Ciò che di più sorprendente ho scoperto è quanto io sia legata alle mie radici, alla mia famiglia, ai miei amici. Ho sempre pensato di essere una persona che ama viaggiare, che vuole essere libera e mai avrei pensato di dover affrontare un senso di nostalgia così tremendamente forte. Il mio Erasmus è diverso da quello degli altri, forse perché la mia età è un po’ sopra la media,  perché sono cresciuta negli ultimi anni. Molti vedono l’Erasmus come un’esperienza per divertirsi, per facilitarsi gli studi, per essere totalmente liberi… io lo vivo come una scoperta, ogni giorno, della mia persona e delle cose che mi circondano, un vero e proprio viaggio introspettivo.
Che noia è… lo so!! Però sono venuta qui per imparare nuove cose in generale e non per uscire ogni sera, ubriacarmi, andare a ballare (cose che ho fatto già per tanti anni). Vedo gioventù che spreca il suo tempo, sempre distrutta, annoiata dalla vita, sembra che le loro esperienze siano legate solo a quante ore passano fuori, a quante birre bevono, a quali droghe usano..invece non si rendono conto che stare fuori ti permette di fare molto più di questo!! Sto incontrando tanta superficialità, tanta povertà d’animo..mi rendo sempre più conto che quello che dicono sulle nuove generazioni è tristemente vero. In Italia, avendo il mio gruppo di amici, non mi ero mai posta il problema di fare nuove amicizie ecc.. qui, provandoci in tutti i modi, sto conoscendo persone di ogni genere e da molte di esse vengo tristemente delusa. Ragazzi il cui unico scopo è fare sesso,  che non sono in grado di avere una reale conversazione, di guardarti realmente negli occhi. Persone completamente perse.. e questo mi spaventa tantissimo e spesso mi fa sentire molto sola. Però di questo parlerò un’altra volta…

 

Siamo fatti di sale, di sole, di sabbia e di mare

Da qualche giorno ho scoperto una canzone che mi ha fatto tornare a diciassette anni quando leggevo “Jack Frusciante è uscito dal gruppo”. Mi fa pensare ad Alex che si innamora di Aidi e dice che quando cammina con lei per le strade di Bologna si sente come in “Sunny side of the street” dei Pogues: dove c’è lei, c’è anche il sole.
Una canzone che mi fa pensare a due ragazzi innamorati che vanno in bici, che si baciano al sole e che non fanno altro che innamorarsi sempre di più tra le loro labbra ed i loro capelli. Mi fa pensare alle giornate che passi ad ascoltare la musica e ogni singola canzone ti fa pensare a lui/lei!
La canzone è di un gruppo emergente indie italiano, gruppi che di solito non apprezzo..ma loro hanno qualcosa che mi piace.

(Oh ciao Matilde, è tardissimo
Sto tornando a casa e ti volevo dire
Che sono completamente fatto
Fatto di te)
Sto bene solo quando faccio sport
Sto bene solo quando è sabato
Sto bene solo quando arrivi tu
Sto male solo quando te ne vai tu
La domenica è una tragedia
Non riesco ad andare a dormire
Il lunedì mi fa male
Dalla scuola elementare
Non c’è rimedio logico alla tristezza
E la libertà non mi dà gioia a volte, ma solo insicurezza
Quindi mi tengo
Tutte quante le mie dipendenze
Per vivere meglio
Per vivere meno peggio
Siamo fatti di sale
Di sole, di sabbia e di mare
Io, sono fatto di te
Sto bene solo quando faccio sport
Sto bene solo quando è sabato
Sto bene solo quando arrivi tu
Sto male solo quando te ne vai tu

E’ lì che pesa la vita.

E’ vero che sento il bisogno di scrivere. Infatti, qui, sul blog, scrivo spesso.
E’ sulla carta, sulla mia moleskine con su inciso “C’è un nuove sole ogni giorno” (sì, la stessa frase.. quella è la moleskine del mio periodo buio), nero su bianco…. che non riesco a farlo.
Stasera volevo prenderla e riprovare..poi però mi sono spaventata. Credo di non riuscire più a scrivere sulla carta perché è troppo vero. Perché se le vedi e le senti le lettere, quel piccolo universo in cui si incastra tutto il sentire del mondo.. se tocchi l’inchiostro con le tue mani, se il fianco del mignolo destro si fa nero.. è perché è proprio lì che pesa la vita.
Mi viene più facile scrivere qui. Forse perché tutto questo c’entra poco e niente con la vita di tutti i giorni. Sicuramente c’entra di meno di quella moleskine con i biglietti dell’aereo in mezzo, quelli dei concerti, delle foto e delle poesie, della foglia che ho raccolto quel giorno in Inghilterra.

Che poi…non so se ci avete fatto caso ma quando racconti qualcosa, scrivendola, sembra molto più bella. Scrivere ti dà il potere di dare significato anche a ciò che non sei riuscita a vivere fino in fondo, a quelle storie che dovevano essere stupende, invece poi si sono rivelate deludenti.

E’ iniziato il duemilaequattordici. L’unica cosa che mi viene da dire è..”Cazzo, ci siamo.”
Sì, perché questo è l’anno delle scelte importanti. Dovrebbe essere l’anno in cui deciderò di essere felice.. è l’anno del concerto a Milano da sola. E’ l’anno di nuove consapevolezze e di una nuova coscienza che non se ne va più.
Sono cresciuta tanto..non mi sono mai sentita così “donna” in vita mia. E’ molto difficile..soprattutto capire certe cose..
Non è che io sia sola…però ho paura che quando si accenderanno quelle luci e tutti si abbracceranno, grideranno, si guarderanno e piangeranno..io mi guarderò intorno e mi sentirò sola. Perché non avrò nessuno con cui condividere quella gioia immensa.. e forse sarà la volta buona che mi metterò davvero a piangere ad un concerto.
Vallo a spiegare a tua madre che quello di cui hai paura non è prendere un treno o girovagare sola in una città che non conosci…quello di cui hai paura è sentirti sola. Perché ci sono già passata e non voglio che accada mai più.
So anche che però è importante fare le cose da soli, perché significa crescere. Per cui ci andrò.
Ho sempre vent’anni.

Uno si immagina di prendere una valigia e di andare via. Però il mondo lì fuori è davvero brutto. Ne succedono di tutti i colori e avere qualcuno con cui stare sempre sarebbe davvero una bella storia da raccontare..
Solo che qualcuno ha la fortuna di poterlo fare e qualcuno, invece, deve cavarsela da solo.
Bah…ben venga. Ben venga tutto, sia il bene, ma soprattutto il male.
Perché tanto, prima o poi, vinceremo.

Vent’anni.

“-Dobbiamo andare e non fermarci finché non siamo arrivati.
-Dove andiamo?
-Non lo so, ma dobbiamo andare. ”
Sulla strada, Jack Kerouac

Ieri ho compiuto venti anni. La mia prima vera cifra tonda.
Gli anni dai diciotto ai venti sono strani perché succedono tante cose: te ne vai di casa, cominci a lavorare, frequenti l’università, cambi amicizie, conosci nuove realtà.
Dopo il liceo ti catapultano nel mondo. Passiamo dal vivere dentro l’ovatta a ritrovarci in mezzo ad un strada.
Ecco.. la frase che descrive meglio i miei venti anni è “in mezzo a ‘na strada”. Non capisco niente di quelle che mi succede dentro o di quello che mi succede intorno. Nonostante le mie confusioni su più o meno tutto quanto, non riesco a stare ferma.
Devo andare, andare, muovermi e non fermarmi mai. Niente riposo, pochi momenti di relax. Non dico di no a nulla. Ogni esperienza, sia bella che brutta, cerco di viverla fino in fondo, anche quando mi faccio male, anche quando so che è sbagliato.
C’è una sorta di ribellione contro ogni stereotipo, contro ogni pregiudizio, ogni forma di potere che ti può opprimere.
Voglio essere libera, libera di urlare che le cose non stanno bene, che il mondo va a rotoli, libera di denigrare la realtà vergognosa in cui viviamo, libera di dire di no, di non accontentarmi e di fare qualcosa per cambiare.
Lotto contro tutti. Sto solo seguendo i miei principi, che sono ali e sono leggeri. Sono veri e belli. Puri.

Non voglio compromessi, non voglio stare zitta. Se qualcosa non mi sta bene, lo faccio vedere. Basta tenersi tutto dentro. Basta anche soffrire e farsi mille problemi. Vivo alla giornata e se sto sbagliando qualcosa, me ne accorgerò nel momento giusto.
Non voglio rispettare i tempi, le carte, la burocrazia.
Voglio essere libera e pretendo rispetto dal mondo. Rispetto per i miei valori, le mie idee, i miei difetti. Rispetto per tutto. Rispetto per la mia persona.

Avere venti anni è avere tutta la vita davanti. E’ stare al centro dell’universo. E’ decidere.
Ed è difficile. Perché tutti ti cominciano a chiedere che vuoi fare dopo l’università…quando ci sono persone che non sanno nemmeno che fare il giorno dopo. Tutti che ti mettono pressione, perché devi diventare qualcuno. Tutti questi stereotipi sono completamente inutili… per esperienza so che ti fanno soffrire perché ti mettono ansia e pressione.
E a tutte queste cose io dico addio (come direbbe Guccini).
Addio. Non mi avrete mai. Non diventerò mai come voi, con le vostre cravatte e i vostri sguardi dall’alto in basso.
Non cambierò idea. Non voglio corrompermi. Sono pulita sia dentro che fuori. Non voglio silicone dentro di me o botox. Voglio la mia pelle. Voglio emozioni vere. Voglio la mia anima.
Voglio tutto e niente, perché ho tutto per fare tutto e niente per fare niente.
Voglio solo godermeli fino alla fine e ridere e vivere di gusto.

Questi sono i miei venti anni.

 

Ειρήνη.

Stasera mentre tornavo a casa ho visto una stella cadente e ..mi son resa conto che sono a corto di desideri.
Per la prima volta nella mia vita non sapevo cosa richiedere a quel pezzetto di universo che svaniva nel cielo. Non riuscivo a desiderare di volere una persona, di diventare qualcuno o capire qualcosa, di essere felice da far schifo.
Dopo un po’ che ci ho pensato, sono arrivata al desiderio perfetto in questo momento: voglio stare in pace con me stessa.
Non voglio più essere triste, con gli occhi che potrebbero far cadere tante di quelle lacrime che anche l’oceano si intristirebbe al pensiero. Non voglio sentirmi inadatta o sbagliata o quella strana. Voglio essere Irene. Smettere di chiedermi che voglio e cominciare a vivermi qualcosa senza soffrire. Senza farmi tutte queste domande o distruggermi per qualcuno (di chiunque si tratti).
Voglio poter dire: “Io sono fatta così e vaffanculo a tutti.”
Pace..come il mio nome. Ειρήνη in greco significa “pace”…forse sono stata chiamata così proprio perché sarei stata in guerra con me stessa per tutta la vita.
Lo so che in bello di essere giovani è quello di avere un caos dentro e di cercare sempre, non abbattersi mai.
Ma io sono un po’ stanca. Davvero. Voglio solo stare in pace. Nemmeno essere felice o super contenta. Basterebbe un po’ di calma dentro, al posto della bufera che ho. Né amicizia, né amore, né nulla. Solo me e la mia vita. Una specie di isolamento momentaneo da tutti. Un viaggio magari. Lontano e altrove da qui.

Non è vero che scappare non serve. Delle volte è l’unica soluzione. Non mi sento bene. Davvero. Non voglio stare più con nessuno. Nemmeno con le mie amiche..anche con loro mi sento inadatta.
Jessica poi stasera mi ha detto una cosa che mi ha fatto davvero male! Ha detto che io mi sono idealizzata Andrea..il che potrebbe anche essere vero, ma lei non c’era, non era me e non sa quanto io stia soffrendo per lui…che quando sono stata a Roma, mi giravo sempre intorno, pur sapendo che non l’avrei mai trovato.
Certe volte le persone ti trafiggono con le parole. Perché può anche essere che io me lo sia idealizzato..ma ce la sto mettendo tutta per dimenticarlo! Lei non capisce che i ragazzi con cui sono stata dopo di lui (due) non erano solo un capriccio..che cercavo disperatamente qualcuno per scordarmi di lui e andare avanti.
Non capirà mai tutto il male che mi sono fatta e continuo a farmi. Questo mi fa soffrire, perché è la mia migliore amica e lo dovrebbe sapere. Invece no! Sembra che esistano solo lei e Luca. Io sono quella che esalta sempre tutto e non vuole mai veramente bene a nessuno. Lei è quella che invece si innamora veramente.
Può essere vero che io mi sia idealizzata Andrea, ma quando baci qualcuno, lo sai solo tu quello che provi. Nessuno, mai NESSUNO mi aveva fatto provare quelle sensazioni e che lei mi venga a dire che la mia era solo una storiella da quattro soldi ..beh, mi fa incazzare. Perché se lei si fa un viaggio di quattro ore per andare da Luca, io sarei disposta a farmi il giro del mondo per andare da Andrea. Ma io me lo sono idealizzata, quindi chi se ne frega. Lei che è così sensibile, non capisce un emerito tubo di tutto questo.
Sembra che io sia ancora la bambina di quattordici anni che trasforma ogni ragazzo in uomo della sua vita, quindi tutto quello che provo è superfluo.

Invece no. Sono cose che fanno male.
Ci stiamo allontanando.. non siamo più le amiche del liceo. Anche perché tra me e Luca, lei sceglierebbe Luca.. quindi io che ci sto a fare???
Anche io ho dei sentimenti!!!! E non sono peggiori o migliori dei suoi. Sono sentimenti.

Voglio disintossicarmi da lei e da tutta questa pellicola soffocante che mi si attacca addosso ogni giorno.
Lasciatemi in pace. Sola e in pace.

Andrea s’è perso e non sa tornare.

“Andrea s’è perso s’è perso e non sa tornare..
Andrea s’è perso s’è perso e non sa tornare.”

Prima di conoscere Andrea non sapevo che Fabrizio De André avesse scritto una canzone con il suo nome.
Quando l’ho ascoltata, ho capito che Andrea è ogni giorno dentro di me, in tutte le cose che faccio…nelle canzoni che ho conosciuto grazie a lui e nelle cose che ho imparato da lui.
Andrea è stato capace di abbattere con un bacio un muro che io avevo costruito in anni di vita e dolore.
Non è vero che certe cose esistono solo nelle fiabe. Perché, anche se io non sono La Bella Addormentata e lui non è di certo un principe, è successa più o meno la stessa cosa: è arrivato e mi ha risvegliato, facendomi capire che aprirsi può far male, ma se non lo fai ti perdi tutte le emozioni e tutta la bellezza che il mondo e la vita possono regalare.

E’ assurdo riuscire a scrivere intere righe su un bacio e non riuscire a dire nulla su certe storie (anche lunghe anni).
Dopo mesi e diversi ragazzi, ancora sono qui a pensare a te. Vorrei che tu fossi qui o poter venire da te e dirti che saremmo stati bellissimi insieme…che avremmo almeno dovuto provarci. Perché se mi chiedessero qual è stato uno dei momenti più belli della mia vita, io risponderei che è stato quel bacio.
Non sentivo nessuno intorno a me..nessuno urlare, quando c’erano i tuoi amici e le mie amiche che non facevano altro. E tu mi stringevi così forte che, anche adesso, nonostante io cerchi di convincermi che non sia così, che a te non importasse niente….beh non ci credo! Non ci crederò mai e questo fa più male di qualsiasi cosa.
Tu mi piacevi come ad un bambino piace un aquilone che vola o una canzone che lo fa ridere. Mi piacevi in un modo puro, purissimo, senza punti interrogativi.

Sei abbastanza vicino a me da poterti raggiungere con un treno, con un autobus o altro..ma così lontano che so che non ci rivedremo mai e questo mi spezza il cuore..tant’è che in questo momento mi tremano la mani mentre scrivo.
Il pensiero che non ti avrò mai e che tutto quello che ci poteva essere tra di noi era un bacio..mi incute paura. Perché non so se mi accadrà mai la stessa cosa. Mi chiedo chi ti avrà e che effetto mi farà saperlo. Dopo di te non c’è stato nessuno che mi abbia baciato così o stretto così.
Mi auguro che fosse perché io ero brilla e tu ancor più di me. Ma certe sensazioni non si spiegano e ti avrei baciato così anche se fossi stata sobria. Anche in mezzo a un bufera o allungati sotto il sole in spiaggia.
Mi piacevi tanto, forse troppo. E mi piaci anche adesso, nonostante tutto.
Ti terrò sempre dentro come una delle cose più belle e inaspettate. Con la speranza di trovare qualcuno che mi faccia provare le stesse cose. Con la speranza che un giorno arriverà davvero quell’uragano…ma che resti. Resti e non se ne vada.

So che adesso sei un po’ perso, perché forse le cose non sono andate come volevi. Eri perso anche l’anno scorso..ecco perché sei scappato. Ma se devi tornare (come dice la canzone), torna da me. Perché saprei come farti ritrovare. Perché siamo simili e diversi in un modo perfetto. A incastro, come il bene e il male o la terra e il mare.
Torna!!!!.. e vorrei urlartelo insieme a tante altre cose, tipo che sei stupido se ti sei fatto scappare un’occasione del genere solo per paura. Perché ti volevo talmente tanto bene, che ti avrei lasciato libero e ti avrei capito sempre..anche dietro i tuoi occhi neri e duri, che cercano di nascondere il dolore..ma con me non funzionava… e tu lo sapevi. Un altro motivo per scappare da me.
Se avrò in figlio, forse gli darò il tuo nome. Sia per la canzone, sia perché resterai sempre l’emozione più bella e pura dei miei venti anni.

Un ciao non sarà mai un addio!

Immagine

Ieri sera mentre vi vedevo urlare e gridare il suo nome, ho pensato che tutti dovrebbero essere ricordati in questo modo.
Di solito, quando vado ai funerali, mi viene una tristezza assurda. Uno passa una vita a ridere, a raccontare delle cose, a viaggiare, per poi essere “celebrato” dentro una bara, vestito di nero con altrettante persone piene di indumenti dello stesso colore.
Piuttosto che essere ricordata in questo modo, preferisco cadere nell’anonimato. Anche se potrebbe sembrare arrogante ed “elitario”, il giorno in cui morirò voglio che si faccia festa. Voglio che ci siano corone di fiori, musica bella, vestiti lunghi e colorati,..voglio che mi ricordino come una persona che viveva, piuttosto come una che è morta.
I tuoi amici lo hanno capito e ti hanno ricordato da vivo, tanto che mi è sembrato quasi di vederti lì, in mezzo a loro. Anche se non ci sei più, vivrai sempre nei loro cuori che gridavano il tuo nome con tutta la forza possibile. Molti non hanno capito, ma in questo caso “meglio pochi che tanti” perché meritavi di essere commemorato così. Spero che questo ti abbia alleggerito il peso di tutto ciò che hai passato.
Resterai sempre nel cuore di chi ti vuole bene e ti ama. Niente rancori o rimorsi. Tu sei ancora lì con loro.
Pace e amore, I.

Generazione in odio

Questa settimana nel mio paese un ragazzo di diciassette anni si è suicidato, buttandosi dal tetto di un vecchio centro commerciale. Come non mai, ho visto molta gente scossa da questo avvenimento e la maggior parte non riesce capire il motivo di un gesto così disperato, proprio durante il periodo in cui si ha tutta la vita davanti.
Non è la prima volta che mi esprimo su questo, ma sento il bisogno di ripeterlo. Avere 17 anni oggigiorno (come 18, 19, 20, 21, 22…) non è come averli anni fa. Le cose cambiano e in peggio. Ogni giorno siamo circondati da notizie di morte devastanti, da notizie vergognose sulla nostra situazione economica e su chi la gestisce. Il mondo è una merda e mi meraviglio di chi punta il dito contro, dicendo: “Siete una generazione di deboli.”
Ma voglio ricordare che in mezzo a questa merda ci avete messo voi. Con la vostra superficialità, la vostra banalità, la vostra ferocia e bruttezza. Ci avete buttato in un mondo in cui non abbiamo punti di riferimento, dove dobbiamo imparare a combattere contro tutto e tutti, contro ingiustizie, bugie, menzogne, superficialità. E ancora vi chiedete perché accadono certe cose. Ma che stavate facendo tutti anni fa quando il mondo stava andando a rotoli? L’Italia è una delle nazioni con la politica più corrotta che esista, dove i giovani non vedono un futuro davanti a loro. Scappare, fuggire, andarsene via sembra l’unica soluzione possibile. Ma niente porta via lo schifo che c’è. Le cattiverie, i soprusi, i razzismi, ..ovunque andremo ci troveremo di fronte a tutte queste cose e, per quanto uno possa essere forte, si stanca di combattere.
Se solo invece di mettervi le vostre camicie, guardaste in faccia vostro figlio- veramente- tante cose non accadrebbero più. Vi odiate e vi sposate..poi divorziate e mettete al mondo un figlio che a diciassette anni molla tutto perché ha un padre che se ne frega. Baricco diceva che siamo meravigliosi e facciamo tutti schifo. E’ la verità. Perché la storia è fatta di cause, eventi e conseguenze e noi le stiamo pagando tutte, giorno per giorno, una a una.

NON siamo una generazione di deboli. Siamo una generazione che si è rotta le palle di vedere questo schifo e di alzarsi e darsi speranza (in un mondo dove non serve) ogni santo giorno. Siamo stanchi di combattere e illuderci che le cose cambieranno prima o poi. Quanti ragazzi superficiali ci sono in giro, quanti figli di papà che senza un minimo sforzo diventano qualcuno, mentre chi sputa sangue sui libri finisce per pulire i cessi. E scusate la volgarità, ma il mondo ti fa diventare volgare perché le uniche parole che si possono usare per descriverlo sono queste.
Vorrei tornare a tanti anni fa per capire come si era felici e vorrei farvi mettere nei nostri panni per capire quanto si possa essere incazzati e infelici. Aumentano gli anfibi, il trucco nero, i capelli colorati, i piercing, i tatuaggi, i vestiti strappati. Aumenta la violenza, la disperazione e la rabbia. Stiamo gridando aiuto e voi non capite un cazzo.

Potrà anche sembrare uno sfogo da adolescente, ma vi assicuro che non è per niente facile, in nessun caso e voi non vi accorgete di niente.

“E’ vietato calpestare i sogni.” (o meglio..lo sarebbe.)

I giovani spesso vengono criticati per le loro scelte, per i loro sbagli, per il loro comportamento, per il modo in cui crescono così in fretta, per il modo in cui si vestono e parlano..
Ma vivere nel 2012, non vuol dire crescere nel 2012.
Mi son sempre considerata una “fuori tempo”. Sarei voluta crescere quando si lavavano le lenzuola con la cenere e poi si stendevano al sole bianche come la neve. Mi ricordano quelle che ha nonna, che d’estate sono sempre le più fresche.
Non è bello essere adolescente ora. Perché sei costretto subito a vedere come è la realtà..
Siamo tutti pieni di speranza, ma lo sappiamo tutti che il mondo è pieno di ingiustizia..
Così fumiamo, leggiamo, ascoltiamo la musica, ci vestiamo in un certo modo, beviamo, andiamo a ballare, andiamo ai concerti e al cinema, al bowling, nei pub..in fondo è un modo per trovarsi un pezzo di mondo e per scappare da questa eterna corsa di persone sole.

Qualche giorno fa nel mio paese è morta una ragazza di overdose.
Fino a poco tempo fa avrei detto: “Ognuno fa le sue scelte e ne paga le conseguenze.”
Ma dopo un periodo di dolore che ancora non passa (e ho paura che mi verrà a trovare spesso), ho capito che delle volte da soli non possiamo farcela. Capite?
Non è facile avere quindici anni e sapere che le cose girano in fretta e che tu sei troppo debole per affrontarle. Così magari una sera esci e qualcuno ti offre un modo per fuggire da quella realtà e tu, in preda alla disperazione ed al dolore, accetti.
E ti sembra che tutto vada già meglio..quando in realtà sta prendendo la direzione opposta.
Non voglio dire che tutte le persone che fanno delle scelte sbagliate, devono essere giustificate o perdonate sempre…però, ecco, magari un po’ più di umanità ci vorrebbe.Perché su sette miliardi di persone, non tutte possono essere forti ed affrontare la vita così come viene.Non tutti riescono ad affrontare le sconfitte, a rialzarsi e farcela da soli. Non tutti sono fenici. Qualcuno nella cenere ci rimane per molto tempo e spesso finisce per morirci.
Il mondo corre, va in fretta, e tu sei lì fermo a cercare di costruire un sogno che molto probabilmente andrà in frantumi. E dici a te stesso che nella vita bisogna sempre sperare.. poi però un giorno nella speranza completa, arriva qualcuno che ti ferisce talmente tanto che ti fa cambiare idea su tutto.
Intanto ti giri intorni e osservi gli sguardi delle persone e ti chiedi dove sia la felicità, sempre se esiste!
E gli occhi delle persone sono stanchi, abbattuti, quasi senza vita…così cominci a chiederti se anche tu un giorno avrai la sconfitta negli occhi ed il dolore. Cominci anche a chiederti se ne valga davvero la pena.
Poche son le notizie belle che arrivano e qualche volta quelle brutte si succedono così in fretta che tu non sai nemmeno più dove mettere mano per poter sistemare qualcosa.
Insomma tutto è un po’ un gran casino e non è facile gestirlo. Perché ovunque ti giri, c’è del marcio.
Ho provato a leggere tanti libri sulle filosofie orientali,  anche semplicemente sulle filosofie di vita.
In effetti molte sono interessanti ed anche giuste, ma metterle in pratica non lo è altrettanto.
Io ammiro coloro che hanno delle filosofie o delle cose in cui credere, dei punti di riferimento. Perché sanno che, ovunque andranno, loro saranno così ed avranno un certo modo di affrontare le cose.
Può sembrare semplice, ma non lo è. Perché devi credere in qualcosa e soprattutto sperarci.
Ma sperarci significa anche prendersi la responsabilità di un futuro che può diventare tutto bianco, come tutto nero.
Forse è vero che bisogna crederci, ma per il momento io non ce la faccio. Non ce la faccio perché osservo, perché so che per ogni persona che vince (anche in modo scorretto), ce ne sono dieci che perdono e non mi ritengo né abbastanza fortunata, né abbastanza sicura, né abbastanza meritevole, né nulla, per avere ciò che voglio.
E’ così che ci si sente. Svegliarsi la mattina e sapere come gira il mondo non è facile. Potranno dire tutto quello che vogliono, ma loro non sanno che significare crescere oggi e non possono minimamente immaginare quanto sia difficile.
Per cui smettiamola di puntare il dito contro e iniziamo invece a capire quanto sia importante “mettersi nei panni degli altri”.
Smettiamola di farci del male, di nasconderci! Chiediamo aiuto, diamo una mano..basta giudizi su giudizi, basta pregiudizi, basta etichette, basta razzismi, basta. Cresciamo, apriamo gli occhi.  Tendiamoci le mani per una volta!