Era il 21 marzo, giorno dell’equinozio di primavera… anche in me quella sera fiorivano margherite. 

One day- Asaf Avidan..passa per caso su RTL 102.5 domenica 11 febbraio 2018.

Boom nostalgico.
E’ la canzone del mio primo bacio, del primo bacio più bello che potessi desiderare.

Era il 21 marzo del 2013 quando in una casa blu, durante un harlem shake di una festa universitaria a base di beer pong (poi trasformatosi in vodka pong per mancanza di birra), una ragazza con le mutande più brutte della storia, un maglioncino viola e un paio di stivaletti di cuoio si avvicina ad un ragazzo tutto occhi neri e capelli, cioè al ragazzo più desiderato della sua vita.
Lui che la fissa dal tavolo dell’arrangiatissimo DJ da tutta la sera con uno sguardo magnetico e lei che si avvicina facendo strano movenze, in modo molto impacciato.

Poi..sorpresa. Di colpo lui la avvinghia in un abbraccio cosmico e la stringe talmente tanto che lei non riesce a liberarsi, ma per la prima volta era felice di non potersi liberare da qualcosa o qualcuno. Infine due lingue che si toccano a mo’ di centrifuga della lavatrice per ben 10 minuti consecutivi (o forse più..)
Intorno intanto una folla di persone agitate: le amiche di lei piangevano per disperazione o- chissà – per emozione (considerando quanto le avesse scocciate con sto Andrea), gli amici di lui urlavano “vai Andre! vai” e una serie di persone guardavano la scena a bocca aperta impietriti dal fatto che una ragazza così timida potesse fare certe cose. Ovviamente il vodka pong aveva parzialmente contribuito .
Due fuochi che si uniscono e accendono uno dei baci più belli della mia vita.
Per la prima volta il tempo si è fermato totalmente e non ho pensato più a niente, solo a continuare ad abbracciarlo e stringerlo senza sapere cosa stessi facendo e fregandomene altamente di tutti.
Quella sera ho imparato una lezione importante: che aspettare ogni tanto è meraviglioso perché dopo 21 anni ho dato un bacio che scansati Rossella O’hara.

Era il 21 marzo, giorno dell’equinozio di primavera… anche in me quella sera fiorivano margherite.

Mamma mia quante cose sono cambiate in soli cinque anni. Mi sembrano così lontani quei tempi. I tempi della me ribelle, della me ubriaca una sera sì e una no, della me senza scrupoli e tenera e leggera. Della me di cui si innamoravano tutti, della me fragile e delicata. I tempi degli errori e dei miei problemi con i ragazzi con la chitarra.

La me che, quando ha visto Andrea cantare Redemption Song, ha sotterrano chili di mattoni di muri costruiti in anni, che ci ha messo 3 anni e 5000 ragazzi per scordare quel sorriso e quei due occhi neri profondi come l’eyeliner di Amy Winehouse.

Mamma mia, per la prima volta mi rendo conto che sto avvertendo un senso nostalgico diverso da quello di tutte le altre.. quanto vorrei tornare a quel momento e non commettere l’errore che poi  ne ha portati con sé una serie non indifferenti. Naturalmente non il bacio..ma questa è un’altra storia.

Nostalgia a go-go stasera, ma che bei ricordi. E quanta leggerezza… sono cresciuta, e non poco… meno male che stasera la passo in parte tra le nuvolee!

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Che guaio Freud!

Quest’oggi vorrei parlare di un argomento che per me ha due facce: una positiva e una negativa.
Quest’anno mi sono ritrovata in casa con due ragazze che studiano psicologia ed esse stesse da molto tempo fanno delle sedute dallo psicoterapeuta.
Premettendo che purtroppo i costi di questo tipo di terapie sono eccessivi, ergo accessibili a pochissime persone, io penso che nel mondo contemporaneo la seduta dallo psicologo sia molto sopravvalutata.

Che la vita non sia una favola lo sappiamo tutti; molte persone non hanno avuto un’infanzia perfetta, hanno subito degli abusi, delle violenze, sono state segnate. Però oggi si tende a fare di tutta l’erba un fascio.
Un po’ di tempo fa andai a parlare con una sessuologa perché avevo problemi con un ragazzo. Lei mi chiese che rapporto avessi con mio padre.
Premettendo che io con mio padre non è che abbia tutto questo granché di rapporto, non credo però che ciò debba essere la fonte dei problemi che posso avere con il mio ragazzo.
Perché, anche solo pensare una cosa del genere, significa porre dei limiti alla mia mente e concentrarmi su un pensiero sbagliato.
Sbagliato perché, da che mondo è mondo, ognuno di noi ha avuto le sue esperienze negative. Pensare all’origine, ad esempio, della mia gelosia è utile quanto asfissiante perché, almeno che io non sia Freud, non ne verrò più a capo.
Piuttosto posso concentrarmi su come migliorare!!!
Perché dover far pensare alla gente che ognuno di noi ha un problema grave?? Perché non insegnarli invece la leggerezza.
Insegnarli che anche nell’imperfezione, possiamo farci un sorriso e andare avanti. Senza spendere cento euro di seduta dallo psicologo perché “ho paura che mio marito mi tradisca!”.
Lecito certo aver bisogno di parlare con qualcuno, ma oggi mi sembra un abuso. Un abuso perché in questo modo stiamo creando attorno a dei stupidi problemi la causa principale della nostra infelicità. Quando in realtà noi dentro abbiamo tutti gli strumenti per guarire, solo che scegliamo le strade più facili perché farceli risolvere da qualcuno è più semplice, quanto costoso.

Io direi…tranquilli!! Non ne abbiamo un così eccessivo bisogno.
Sicuramente il loro lavoro è fenomenale e, in alcuni casi, salvifico. Ma altre piccole cose le possiamo risolvere tranquillamente senza ricorsi e ricorsi sulle circostanze in cui abbiamo vissuto.
E’ vero che il passato segna ma, almeno che non sia troppo pesante, mettiamoci un benedetto punto e andiamo avanti!!!

C’è un punto in cui se la felicità non arriva da sola, ce la dobbiamo un po’ inventare.

E’ la quarta volta che inizio a scrivere.
Vorrei dire tante cose…tipo di quanto mi sento triste in questo momento.
Però mi viene solo da pensare che tutto si riaggiusterà, voglio avere fiducia.
Che domani arriveranno nuove e belle notizie ed io dovrò smetterla di avere mal di testa perché devo pensare a milleeuno cose.

C’è un punto in cui se la felicità non arriva da sola, ce la dobbiamo un po’ inventare.
Il periodo prima che iniziassi l’università lessi un libro (Mr Gwyn-Alessandro Baricco). Mi ricordo i pomeriggi autunnali passati su quel mattone, in quella camera vuota in costruzione, a leggere. Mi veniva ogni volta da piangere. A guardare l’orizzonte con i suoi colori e le sue sfumature, mentre ascoltavo musica che di certo non aiutava.
Sono sempre stata una persona super sensibile, non so perché.
Sono estremamente brava nell’osservare le cose, ma non altrettanto nel viverle.
Mi piace prendermi i momenti per fuggire dal mondo. Nonostante io stia crescendo, questo non cambierà mai.
Mi sento come uno scoglio, tutto quello che porta con sé la corrente mi si attacca addosso.
Non so come spiegarlo…non tanto le parole, quanto gli sguardi ed i gesti delle persone.
Vorrei essere meno brava nel capire la gente, nell’andare sempre più in fondo alle cose. Vorrei essere come un gabbiano e guardare solo la superficie del mare, facendo giravolte e tuffandomi a fior d’acqua..invece a me piace scavare, quasi un atto di autolesionismo.
Di certo non pecco di superficialità, anche se alle volte mi piacerebbe.

So che questo mi aiuta ad avere occhi diversi per girarmi intorno e so di essere una persona abbastanza intelligente da capire molte più cose di quante me ne abbiano insegnate. Che ci faccio con la mia ipersensibilità??
Non ci costruisco navi o palazzi, non ci posso fare quasi niente. Posso solo cercare di plasmarla in modo tale da non farmi molto male e in modo tale da usarla sempre nel migliori dei modi, ad esempio cercando di aiutare gli altri.
Salvare qualcuno è sempre stato uno dei miei sogni…non tanto salvarlo da un probabile suicidio chiariamo. Intendo tipo prenderlo per mano e fargli avere nuovi occhi per osservare le cose.
In realtà al momento mi piacerebbe solo avere qualcuno con cui non dover far finta che vada tutto bene, ma in senso positivo. Qualcuno con cui poter stare in silenzio senza imbarazzarmi o senza dover parlare di cose futili ed inutili. Senza sentire di non essere abbastanza e senza sentirmi sbagliata. Ma se esiste una persona così..insomma sono io.
Devo imparare a volermi più bene. Anzi devo imparare ad amarmi!
Imparare ad amarmi! Imparare a stare bene da sola!
Il resto…pazienza. Al momento non ho tempo.

Respira el bien, exhala el mal.

“Prendete la vita con leggerezza, che leggerezza non è superficialità, ma planare sulle cose dall’alto, non avere macigni sul cuore.”
Italo Calvino

Avete presente l’inizio de “Il Grande Lebowski”???
C’è questo film dei fratelli Coen che inizia con una palla di rovi che rotola dal deserto a Los Angeles. All’inizio del film mi son chiesta il perché di una scena così bizzarra, alla fine mi son fatta un’idea tutta mia (che rispecchia la “filosofia” del film).
Secondo me quella palla di rovi rappresenta la leggerezza e così la voce del narratore che con tranquillità dà il via a questa storia molto particolare.

Ma che cosa è la leggerezza? Questa parola ormai sconosciuta, compresa da pochi e scambiata da molti con la superficialità.
La leggerezza per me è una donna che balla con un vestito rosso che svolazza insieme a lei e ride di gusto, facendo innamorare chiunque la guardi.
Leggerezza è essere liberi e volare, senza preoccuparsi di cose vane e stupide.
Leggerezza è sorridere di fronte alle avversità, senza deridere o deridersi.
E’ saper vivere e godere di tutte le piccole gioie che la vita ti può offrire; è non sentirsi in colpa ma respirare ogni giorno aria buona e pulita.
Respira el bien, exhala el mal.

Ogni tanto mi rendo conto che il mondo è arrivato ad uno strato di caos così spesso, che le persone (io compresa) non si rendono più conto dei confini delle cose. Non c’è più discernimento e non c’è più ragione pura.
Non ragione come razionalità, ma ragione come intelligenza e acutezza.
Per esempio ho notato che tante persone stanno diventando bisessuali. Questo per me non è un problema , solo che- secondo me- molti lo stanno facendo per mancanza. Mancanza di cosa? Di amore, di punti di riferimenti, di felicità, di forza e di coraggio..mancanza interiore creata da un vuoto che ci sta divorando tutti.
Allora tutti siamo tutto..siamo matti, siamo folli, infelici e sereni, felici e tristi, maschi e femmine, femmine e maschi, bestie e uomini, uomini e bestie.
Davvero. Ogni tanto mi chiedo: ma come abbiamo fatto ad arrivare a questo?
Allora penso che servirebbe più leggerezza e meno tristezza nel mondo.
Molti dovrebbero imparare a dire “chi se ne frega”. Ma un “chi se ne frega” sano e buono, di chi vive e lascia vivere e non giudica, che si guarda allo specchio con meno serietà e impara ad accettarsi così come è, senza paragoni stupidi e improponibili.
Ogni tanto bisogna che ciascuno si lasci andare per non sentire questo peso.
Bisognerebbe prendere la vita con una filosofia più positiva e non abbandonarsi del tutto alla tristezza ed alla decadenza.
Per esempio ultimamente ho deciso di dimenticare Andrea.
Per farlo, invece di ricorrere a rimedi troppo drastici e falsi, ho deciso di prenderla così:
quello con lui è stato il bacio più bello che potessi desiderare..forse eravamo fatti per stare insieme, forse no, ma quello che ho provato è stato bello e puro e non lo cambierei per niente al mondo.
Adesso però è ora di metterlo da parte per accogliere un nuovo amore e, se il destino lo vorrà, un giorno ci rivedremo e, se siamo fatti per stare insieme, lo guarderò negli occhi e non lo lascerò andare via. Fino a quel giorno però sono una persona libera e lontana da lui.
Ecco… in un altro periodo avrei cominciato a pensare che la vita è ingiusta, che non me lo merito, che lui era l’uomo della mia vita eccetera..
Invece adesso metto da parte i cattivi pensieri e li uso come seme per fare crescere un fiore più bello e più fresco. Più leggero.

Io mi auguro che tutti voi possiate mettere da parte la pesantezza, quest’incudine di dolore ed esperienza che ci portiamo dentro, e cominciare finalmente a vivere la vita con un sorriso in più e un tassello di sofferenza in meno.
Per alzarvi sempre con il sole e il giusto amore per la vita.
Per essere più liberi e più felici. In pace con il mondo e con voi stessi.

La persona che vorrei.

Immagine

Avete presente il film “Venuto al mondo”, tratto dall’omonimo libro??
Non ho voglia di parlarvi del film in generale, ma di un personaggio che rappresenta, in parte, il tipo di persona con cui vorrei passare la mia vita. E’ Diego, il personaggio interpretato (meravigliosamente) da Emile Hirsch! In particolare, c’è questo ritratto in cui lui fotografa Penelope Cruz e la guarda in un modo assolutamente disarmante.
Io voglio un uomo che mi scatti una fotografia nello stesso modo, che mi faccia ballare e cantare e sentire viva ogni secondo. Voglio una persona che non si vergogni di quello che è, che urli in mezzo ad una folla e mi prenda per mano per correre senza meta. Qualcuno che mi sorprenda ogni secondo, che non sia scontato e banale, ma sia pronto ad assorbire ogni cosa che c’è nel mondo, senza schemi mentali o pregiudizi.
Voglio qualcuno che non si chieda come sono fatta o perché sono fatta così, ma che mi lasci libera di essere e mi accetti così come sono. Perché farsi delle domande su di me è inutile e deludente.
Voglio qualcuno che porti via questo dolore, questo sentirmi inadatta ogni secondo della mia vita, perché ancora sono qui a chiedermi quello che voglio, mentre altri hanno già raggiunto metà del loro obiettivo.
Voglio qualcuno che non mi faccia sentire il peso delle cose, ma che mi faccia volare e librare nel cielo come una piuma scossa da un uragano. Anzi voglio un uomo che sia come un uragano..che mi sradichi dalle mie radici pesanti e mi metta un paio di ali per volare e viaggiare e sentirmi finalmente felice. Che ogni volta che mi bacia, mi fa sentire sua e di nessun altro. E’ così che vorrei che fosse la persona che (forse) un giorno avrò di fianco. Un uragano, un maremoto di freschezza e novità, per guardare il mondo da una nuova prospettiva, non sempre sola, non sempre arrabbiata.

Music power.

Stavo cercando di scrivere per l’ennesima volta qualcosa sulla mia disastrosa esistenza. Poi ho cambiato idea. Perché sostanzialmente di quanto io possa essere incasinata non frega a nessuno, e sinceramente sono stanca pure io di dirlo.

Ergo ho deciso di parlarvi di una “cosa” che comunemente chiamiamo musica.
Vi capita qualche volta di ascoltare una canzone e il mondo diventa improvvisamente colorato?
Vi siete mai chiesti quanto potere possa avere la musica nella nostra vita??

La musica c’è sempre. C’è quando siamo felici, quando siamo tristi, nervosi, malinconici, esaltati, eccitati, quando abbiamo bisogno di fermarci un attimo e respirare. Penso che Lei è e sarà (spero per sempre) la mia migliore amica. L’amica perfetta. Ti ascolta, si fa ascoltare, ti parla, ti consola, ti salva. Sì… perché può persino salvare.
Se c’è una cosa per la quale vorrei vivere per sempre è il momento in cui ascolti per la prima volta una canzone e te ne innamori perdutamente. Oppure quando ascolti casualmente qualcosa che ti ricorda bei momenti o quando trovi la canzone che cerchi da una vita. Insomma..è una sensazione bellissima. Non so se vi è mai capitato!
E’ come quando cerchi qualcosa da tutta la vita e poi ti spunta davanti del tutto casualmente, come se nulla fosse, davanti. Bellissimo.

La musica ha questo potere straordinario di trasportarti in mondi sconosciuti, di isolarti dal resto del mondo, di farti pensare a delle belle cose, di farti svegliare bene la mattina. E’ come se ogni singola nota avesse un collegamento con le fibre della nostra anima. Così quando entrano in contatto inizia una sinfonia bellissima che ti fa scoprire nuovi mondi.
Ti sembra di far parte di qualcosa e non ti senti solo perché sai che colui che ha scritto quelle parole, lo ha fatto anche per te. E dal suo dolore è venuta fuori questa “cosa” meravigliosa.
Immaginate un paesaggio buio e una persona che ascolta una canzone. Immaginatela fatta di note colorate. E’ così che mi sento quando ascolto musica . Non mi sento più così inadatta, così sola, così fragile, così imperfetta e rompi scatole. Mi sento leggera e mi viene voglia di ballare. Mi viene voglia di volare. Mi viene voglia di fare tutte le cose che ho paura di fare, tutte le cose che vorrei fare da sempre.

Ed è meraviglioso!

Sì, direi che per la musica vale la pena vivere.