Oggi è blu.

Oggi è blu.

Blu come il cielo, come i viaggi che vorrei fare, come il profumo del mare,
come un telo di seta che si posa sui miei occhi stanchi.
Blu come la schiuma di un’onda di speranza che spazza via la stanchezza.
Blu come la pellicola lucida di un film che vorrei fosse la mia vita..blu come gli occhiali da sole che si chiudono come le tende di un teatro sulle mie lacrime.
Blu come il rossetto che colora tutti i baci non dati.
Blu come gli abbracci ed i baci, quelli veri e blu quando non sai più dove sono andati a finire.
Blu come quando i sentimenti cambiano e quando diventa complicato stare insieme.
Blu come la bici con il vento in faccia.
Blu come la bellezza e la musica, come i sogni e la voglia di cambiare.
Blu come le cuffie che mi portano in tutte le vite che non ho vissuto.

Blu..ma che ci faccio qui???

Blu..non so cosa sto succedendo. Allora niente penna nera oggi, solo blu perché mi dà speranza.

Blu come le parole, blu come le incomprensioni.
Blu come la lontananza e la diversità. Come i litigi e come le urla.
Blu quando mi arrabbio, blu come quando vorresti che una persona fosse con te, invece non c’è.
Blu quando vado troppo a fondo e mi faccio solo male. Blu quando non so come non farlo.

 

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Cronache di vita: cap “n”

Questo capodanno non è che sia cominciato molto bene.
L’ho passato con G, a tutti i costi quest’anno lo volevo cominciare con lui..però non è sia stata una grande idea.
In realtà se fossimo stati noi due soli sulla Luna, forse sarebbe stato l’inizio dell’anno che io ho sempre desiderato..ma, ad un certo punto, in quella stanza dove io non conoscevo nessuno ma tutti sapevano qualcosa di me, in un mondo che non è mai stato mio, con gli sguardi della gente addosso..beh è stato molto pesante.
Una zavorra! Mi sono sentita così fuori luogo, fra poco mi si laceravano gli occhi per non piangere e lui non capiva. Non potevo nemmeno girarmi e guardalo, non potevo fare niente se non stare lì inerme ad ascoltare e assistere a situazioni che mai avrei pensato.

Anche solo trovarsi nella stessa stanza con la persona per cui un anno prima il tuo ragazzo ti aveva quasi lasciato dicendoti: “Non sono mai stato innamorato di nessun altra come di lei”.
Ritrovarsi in quella stanza con G che si gira a guardarla, con nessuno dalla mia parte perché io non credo nelle stesse cose degli altri..beh non ve lo auguro.
Ma io mi chiedo: come hai fatto?? Come hai fatto a dirmi quelle cose quella sera. Ed io come una scema che quando sei tornato ti ho accolto come se fossi un bambino. Credendo di poterti perdonare subito..povera illusa!
Non si perdona così facilmente chi ti ha fatto piangere (anche più di una volta) e che ti ha lasciato così, tra due cieli.
Quelle parole mi risuonano adesso in testa e piccoli aghi punzecchiano il mio cervello con tutte le cose che avete in comune, con il modo in cui la guardi, ed anche se non la guardassi per me sarebbe uguale.
Farmi del male vedendo le sue foto…come ti è passato in mente. Io non lo so. Quanta pazienza l’amore!
Sei lì che un minuto prima sei sull’altalena più alta del mondo a girovagare tra le nuvole di un futuro soffice e caldo e un minuto dopo sei in un pozzo profondo dove ti senti sola ed incompresa. Dove vorresti solo prenotare volo solo andata. No ritorno. No tristezza.
Certe volte vorrei abbracciarlo e stare così per sempre, certe volte vorrei scappare e faccio finta che lui non esista.

Insomma..non è stato un inizio così strepitoso, ma il libro non si giudica dalla copertina!!

BUON ANNO A TUTTI!

Sul balcone, una sera d’estate.

“Raccontò che c’erano due strade, per tornare a casa, ma solo in una si sentiva il profumo di more, sempre, anche d’inverno. Disse che era la più lunga. E che suo padre prendeva sempre quella, anche quando era stanco, anche quand’era vinto. Spiegò che nessuno deve credere di essere solo, perché in ciascuno vive il sangue di coloro che l’hanno generato, ed è una cosa che va indietro fino alla notte dei tempi. Così siamo solo la curva di un fiume, che viene da lontano e non si fermerà dopo di noi.”
Alessandro Baricco, Questa Storia

Stasera mi sono seduta con mia nonna sul balcone a prendere aria fresca, come direbbe lei!
L’ho sempre ammirata ed in qualche modo lei è per metà la mia figura materna.
Non che mia madre non sia una brava madre, ma ha avuto una vita molto difficile, è sempre stata una persona estremamente sensibile. Questo è il motivo per cui io la amo come persona, ma la amo un po’ di meno come madre.
Mia nonna è una donna di altri tempi. Forte, coraggiosa, conservatrice.
Ha le stesse lenzuola bianche da quando si è sposata e, anche se si rovinano, lei le ricuce.
Mi ha raccontato di quando faceva il pane, con la grazia e la pulizia di cui solo un tempo erano capaci. Di come lei e mio nonno si sono costruiti tutto da zero e passo dopo passo. Di come nella sua cultura di madre e di donna, non si butta via niente.
Inutile dire che erano altri tempi, ma quando lo racconta, io vorrei tanto poter essere un fantasma per riviverli.
Me la immagino per casa, con il grembiule e gli orecchini d’oro, a correre dietro quella peste di mio padre, mentre deve badare ad altre mille cose; oppure a fare il sugo con l’olio e l’aglio “spraffato”, come si direbbe da noi.
Erano tempi in cui si conservava l’impasto del pane per la volta dopo, dove si aveva il vestito bello della domenica per andare a messa, e le donne non abbandonavano mai la loro dignità. Nonostante fossero tutte probabilmente molto belle, soprattutto perché erano naturali. Al massimo ci si poteva permettere un filo di rossetto rosso, sempre di domenica però.
Conosce le storie e i soprannomi di tutti i miei vicini, anche quelli distanti chilometri che abitano là, sulla collina dove si vede la luce. E, anche se traspare un filo di civetteria, dalle sue labbra mi sembrano che non escano mai le cattiverie che, invece, escono alle mie colleghe di università o alle mie coetanee.

Vorrei essere lei per aver vissuto quei tempi, sì duri, ma anche puri e innocenti. Tempi in cui si aveva un solo uomo e lo si teneva, vuoi o non vuoi, per tutta la vita; in cui a quindici anni avevi già imparato a cucinare e a venti ormai conoscevi tutti i segreti dell’essere una perfetta padrona di casa. Adesso a venti anni c’è gente che non sa usare la moka del caffè! Erano anni in cui ogni cosa era preziosa. I sorrisi, il cibo, i vestiti, i sentimenti, gli sguardi e la famiglia era la cosa che più contava.
Mi piacerebbe davvero vivere in un mondo così, perché lì di meraviglia ce ne stava davvero molta!

Che cos’è l’amor?!

Cosa è una cellula??
Cosa è una stella??
Cosa è un atomo??
Cosa è l’amore??
Tutti sappiamo rispondere grossolanamente alle prime tre.. per l’ultima abbiamo un po’ di problemi.
Sapete io che vi dico??
Che l’amore è il sentimento più sopravvalutato che ci sia.
Tutti, fino a un certo punto della nostra vita, pensiamo che l’amore sia quello che ti riempie la vita, che ti completa..l’amore è un sueno. No, la vita è un sueno..e pure senza amore.
L’amore è solo la cornice, noi siamo il quadro.
L’amore sono i fiori, ma essi non bastano per fare la primavera.
E un colpo di fulmine non è amore. I fuochi di artificio scompaiono presto.
L’amore è incontrare qualcuno, innamorartene e poi viverlo ogni giorno, per capire che in fondo è fatto non solo di baci, di carezze, di sesso, di voglia di vedersi e desiderarsi. L’amore è fatto anche di gelosia, di incomprensioni, di difetti da accettare ed urla perché due persone uguali non esisteranno mai e due persone diverse non si capiranno mai del tutto.
Tu incontri quella persona, te ne innamori e poi giorno dopo giorno decidi di costruire qualcosa insieme per rinunciare a qualche altra cosa: tempo, spazio, sogni, comodità.
L’amore è quello che ti fa scegliere il sacco a pelo piuttosto che l’albergo a cinque stelle..ma quando ti ci infili con la persona che ami sai che il tuo posto e lì e che sopportare qualche sassolino sotto la schiena ne vale la pena.
E’ sentire di essere incompresi e arrabbiarsi per questo..ma è anche abbracciarsi dopo che si è litigato e sapere che quel pezzo di cuore ti fa sentire amata come nessuna altra cosa al mondo.
E’ stare lontani e preoccuparsi perché non puoi sapere cosa stia facendo l’altra persona..ma è anche ritrovarsi, guardarsi negli occhi e capire che è andato tutto bene.
E’ darsi uno schiaffo e poi baciarsi appassionatamente con le lacrime agli occhi..perché:
ti sto odiando per il male che mi stai facendo in questo momento però quando ti rivedo giuro che non ti lascio più andare via e che respirerò ogni pezzo di te.
E’ dire cose che non si vogliono dire: per me è giusto che tu faccia questo…questo può essere andare lontano per lavoro e lasciarti sola..è partire con la sua storica fiamma.
Perché l’amore è libertà e tutti siamo liberi di fare quello che vogliamo.
E’ dire “vai” e poi sentirsi dire che qualcuno ha preso il nostro posto.
E’ dare tanto e rischiare…perché non è detto che torni indietro..anzi torna indietro, ma come un boomerang..dritto in faccia!
L’amore è leggerezza, ma è anche sofferenza e questo non ce lo dice nessuno.
Perché è comodo credere che qualcuno ci completi..non è così.
Noi dobbiamo essere completi da soli, anche se non vorremmo.
Tutti vogliamo lasciarci trasportare dalle ali meravigliose dell’amore..ma se cadiamo poi rischiamo di farci male. Quindi meglio restare con i piedi per terra e viversi piano ogni giorno.
In fondo la verità è persino più bella della fantasia.
Perché quando, nonostante la realtà, resti con qualcuno, è perché stai combattendo contro mille cose e perché ci tieni, perché le tue paure superano quello che provi e resti.
Resti a ballare sotto le stelle, ma resti anche ad aspettare un passo che l’altro non farà mai, allora ti toccherà stare sotto la sua porta, in attesa che venga ad aprirti per fare pace.
L’amore non è quello delle favole..ma è quasi meglio.
Perché lo senti nella pelle e ti fa male. Ma poi arriva qualcuno ad accarezzarti su quel sottile lembo di pelle e torna tutto come prima, se non meglio!