Le note della mia vita: da Rimmel in poi

Non mi piacciono i Reality Show ma stasera ringrazio Amici perché mi ha permesso di riascoltare un pezzo storico della mia vita: “Rimmel.”

Infatti De Gregori ci tenevo a dirti che ti ho dedicato un blog!
Ricordo quando ascoltavo “Rimmel” ormai- ahimè – tanto tempo fa, mentre passeggiavo tra le mie stradine di campagna, nei campi dove sono cresciuta, tra le corone di margherite e le urla dei miei che invano mi richiamavano.
Ho passato l’ adolescenza ad ascoltare musica nella mia bolla di sapone. Qualcuno mi disse che prima o poi sarei dovuta uscirne perché non andava bene vivere quasi con la paura di buttarmi nel mondo; una persona invece mi disse che ero un fiore che doveva ancora sbocciare ma che quando l’avrei fatto sarei stato quello più bello di tutti.
Ci ho messo un po’ più tempo ma alla fine mi sono buttata nel mondo e i ricordi della mia adolescenza non saranno quelli di tutti i ragazzi che avuto o delle ubriacature che mi sono presa, ma sono comunque belli perché sono dettati da tutte le note delle canzoni che ho ascoltato e che fanno ormai parte del mio DNA.
Ogni canzone mi ricorda qualcosa: la mia prima cotta per Lucio, le serate con le mie amiche di allora, la mia solitudine con le cuffiette sempre nelle orecchie!
Ad esempio “Farewell” di Guccini mi fa pensare a quando prendevo la “corriera” la mattina per andare al liceo e avevo un poncho rosso preso in Inghilterra che associavo sempre al maglione della canzone. Mi ricordo il momento esatto in cui stavo attraversando le strisce e, immedesimandomi in quella canzone, mi sentii felice.
Poi c’è De André, mi ricordo quando ho ascoltato “Hotel Supramonte” con Iacopo e ancora non la conoscevo, l’esatto momento sullo sgabello del salotto con una maglia e basta ed il silenzio. Mi ricordo che entrambi stavamo in fissa per De Andrè.. invece “Canzone dell’estate” mi fa pensare a un giorno che la scoprii per caso sul mio ipod ed ero sull’autobus per tornare a casa dall’università con le mie Vans viola appena comprate, quelle che piacevano a G.

“Redemption Song” mi fa pensare a quando Andrea venne sotto a casa a suonarla e lì mi innamorai ancora più di lui. Anche “What’s Up” delle 4no Blondes mi fa pensare a lui…
Vedete? La mia vita è scandita dalla musica. Di qualsiasi tipo si tratti..ma il cantautorato italiano, beh quello ha scalfito il mio cuore con la sua poesia.

Forse della mia adolescenza cambierei solo una cosa: la timidezza.
Ero timidissima, arrossivo alla solo presenza di qualcuno che mi piaceva. Mi sono preclusa troppe cose.. ho dato il primo bacio a 19 anni e solo dopo ho scoperto la bellezza del bacio.
Sì..dico la timidezza per non dire che cambierei i baci non dati. Raramente mi incuriosisce ciò che va oltre il bacio, ma il bacio in se per sé tantissimo!! Anzi andrei oltre il bacio solo con G. , così se un giorno capiterà sul mio blog, o per caso o per curiosità, saprà che la verità è che per me solo lui è importante. Che non associo i miei ricordo al sesso, mai.
Comunque se fossi stata come sono ora a sedici anni forse avrei dato molti più baci e so anche a chi!
Non ero in grado di prendermi quello che volevo, pensavo sempre che i ragazzi non mi ricambiassero..ma forse non stata mai abbastanza intraprendente da ottenere quello che volevo…comunque peggio pure per loro!!

Ricordo quando ascoltavo i Led Zeppelin sul letto e riuscivano a rilassarmi in un modo unico. Ero convinta mi facessero lo stesso effetto di una canna.
Mi ricordo l’estate di due anni fa quando ho scoperto Lucio Dalla e lo ascoltavo sull’amaca mentre cercavo di farmi passare la cotta per Iacopo e fumavo sigarette di nascosto sotto il mattone a casa, lo stesso dove tre anni prima leggevo “Mr Gwyn” di Baricco che mi ha fatto riscoprire la bellezza in un periodo nero carbone  pece..insieme ai colori dei tramonti spettacolari!

Ricordo quando ascoltavo gli OttoOhm sul balcone della casa in Salento e piangevo perché dovevo abbandonare quella felicità, perché quei posti erano un sogno e quel mare poi.. perché non sapevo cosa sarebbe successo ed infatti poi depressione.

Quanti ricordi, potrò mai ringraziare la musica per tutto questo????
Nella mia tesi alla fine ho ringraziato l’arte, pochi capiranno perché l’ho fatto ma forse in qualche caso l’arte mi ha salvato.
Amo la musica, il cinema e anche i libri. Mi fanno sentire bene e mi emozionano.

 

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Prima avevi paura dei serpenti, adesso hai paura di me.

Che dire…giornata uggiosa, come direbbe Battisti!!
Niente, dovrei studiare ma devo mettere per iscritto questo pensiero.
Non bisogna mai fondare la propria forza sugli altri e soprattutto bisogna mantenersi stretti gli amici in modo leggero.
Con serena e simona (le scrivo con la lettera minuscola, chiaro) avevo un rapporto molto morboso, quasi maniacale. Vivevamo insieme in uni, uscivamo insieme nel mio paese e alla fine è finito tutto. Mi sono ritrovata immersa in una realtà che non riconosco e senza più due punti di riferimento importanti. Sono cresciuta però la ferita ancora non è cicatrizzata, anzi è fresca e basta poco per riaprirla. Piano piano diverrà un segno asciutto questo è sicuro, ma fino a quel giorno mi dovrò abituare a quella parte di me che non si farà capace della loro assenza e dovrò imparare a tenere botta alle mie sensazioni negative.
Il problema del passato è il futuro. Perché, quando meno ce lo aspettiamo, torna un particolare che rimette le carte in gioco, proprio quando avevamo la strategia vincente.
Io adesso ho tanto paura di affezionarmi, soprattutto con G. Ho capito che molti dei nostri problemi derivano da questo e ho paura che passare troppo insieme faccia male ad entrambi..ma nel contempo, io non amo usare piani in amore nel senso che mi piace seguire il mio cuore e lui mi fa stare bene. Una volta, parlando delle nostre paure, lui mi disse, “Prima avevi paura dei serpenti, adesso hai paura di me.”
Mi misi a ridere ma quella frase mi ha fatto riflettere troppo. Ho capito che appoggiandomi troppo sugli altri, non sono mai cresciuta davvero e che adesso sarà difficile, soprattutto perché da sola mi vengono mille pensieri che alcune volte non so con chi condividere. Ma la forza sta anche nel vederseli da sola, nell’imparare che ci sono molte persone disposte ad ascoltarci, ma che ogni tanto ci troveremo soli contro il mondo.

Bisogna anche capire che la vita è una giostra, si sale e si scende e pochi rimarranno. Bisogna danzare, e farlo bene. Perché la verità fa male ma è l’unica cosa che rende la nostra vita davvero unica. Accontentarsi e lasciare le cose così come sono è da vigliacchi. Così come rincorrere persone che non ci vogliono, bisogna voltare pagina e ricominciare!! Perché prima o poi, quando saremo pronti anche noi, accoglieremo l’amore e l’affetto nel modo giusto, senza aspettarci nulla in cambio e contando prima sulla nostra forza che su quella degli altri.
Questo penso sia uno degli aspetti più importante del maturare.

Buona vita a me e buona vita a voi. Non siete gli unici a combattere con i vostri mostri.

La paura di amare.

Ricordo la prima volta che ti ho visto. Hai aperto la porta a cinque ragazze con una faccia spaventatissima e i capelli arruffati, proponendo di guardare un film perché non sapevi cosa dire.
Io mi sedetti al divano davanti al tuo ma ti sbirciavo comunque con gli occhi, un po’ invidiosa di chi ti stava vicino. Poi ci siamo conosciuti e la tua mente mi aveva letteralmente catturato. Non lo dissi a nessuno soprattutto perché mi resi conto che il tuo interesse verteva sulla persona che ti era seduta vicino quella sera.
Allora mi feci da parte, rientravo a casa e ti vedevo seduto sul divano a guarda “Il signore degli anelli” abbracciato a lei. Io intanto per fortuna mi innamorai follemente di A.
Poi arrivò l’altra, ma io non mi spiegavo perché continuassi a farmi solletico o a farmi i bagni con i palloncini di acqua l’estate. Giocavamo con il pallone da rugby e mi insegnavi tante cose. Eri come l’amico di infanzia che avrei sempre voluto.
Passò l’estate ed arrivò settembre e, di fronte ai nostri amici che ti parlavano di me, tu rispondesti che ti stavi già sentendo con una ragazza.
Io me lo ricordo quando me lo dissero S. e S., mentre passavo lo straccio in cameretta, le lacrime e la rabbia che mi venne, mi sentii presa in giro. Probabilmente su quel pavimento ci sono ancora i segni.
Ci misi una pietra su. Per me eri finito in quello stesso istante.

Poi l’anno scorso sei tornato con la tua delicatezza e la tua pazienza. Ti sei fatto milleeuno volte una strada lunghissima, in questa città così fredda, per venirmi e trovare, anche solo per darmi un bacio. E io mi sono riinnamorata di te milleeuno volte, ogni volta che ti vedevo entrare infreddolito e mi lasciavi le labbra umide e fredde.
Mi sono innamorata delle tue passioni, del modo in cui guardi il mondo, delle tue mani e del modo in cui mi fanno sentire quando mi accarezzi, dei tuoi gesti come quando ti passi la mano tra i capelli, di come mi togli lo zaino quando entro a casa.
Amo passare il tempo con te e da quando ti conosco, non desidero fare altro.

Questi ultimi tempi però sono un po’ preoccupata perché ho paura che mi sia affezionata troppo. Ho paura di rimanerci male, ho paura di non riuscire a prendere le scelte importanti per il mio futuro per restare qui con te.
Ho paura della distanza, che qualcuna possa intrufolarsi tra di noi se io non sono qui ad accarezzarti i capelli quando sei stanco.
Mi hai cambiata, mi hai reso sotto alcuni punti di vista una persona migliore e hai realizzato tantissimi miei desideri. Sei stato, sei e spero sarai lo snodo del braccialetto con tutti i miei desideri espressi con le candeline e con le stelle candenti.
Vorrei farti capire quanto sei importante per me e l’altra sera, a vederti piangere  sul letto e chiedermi “che cosa ti ho fatto? non sei più quella di prima”, mi è venuta una morsa al cuore che mai avrei immaginato.
Vorrei tanto farti capire che l’unica cosa che hai fatto è farti amare più di ogni altra cosa. E che adesso, tutte le mia paure e le mie insicurezze stanno uscendo perché io non potrei mai immaginare un futuro senza i tuoi occhi.
E’ questa la verità. Perché sei il mio posto nel mondo preferito e ho paura a scrivere altre cose. Hai lasciato i ricordi più belli e meravigliosi nella mia vita e mai avrei pensato che una storia del genere potesse capitare a me.
Ho tanta paura ma mi impegnerò per farti restare vicino al mio cuore.

Vorrei tanto che tu potessi leggere queste cose.

Indipendence.

“Era seduta su una panchina in un parco con il cielo grigio. I suoi occhi erano blu, più profondi del mare. 
Era una vita che era seduta su quella panchina rossa con le scarpe consumate dal cammino che aveva fatto ed i capelli crespi, rovinati dalla stessa pioggia che bagnava colui o colei che stava aspettando. 
Ogni tanto, quando sentiva dei passi, un qualcosa che sfiorava quel nulla, sperava che il passante si fermasse, si sedesse vicino a lei e ci restasse…così un giorno si sarebbero potuti alzare insieme. 
Così lo fissava e con lo sguardo imprecava, gridava ciò che la voce e le sue mani non potevano più dire. 
Aveva tanto vuoto dentro e sperava che quel passante lo colmasse. Ma nessuno badava alla sua presenza, e se anche lo faceva, dopo cinque minuti lo vedevi correre per la città come se nulla fosse. Quando guardi negli occhi il vuoto, devi avere molto coraggio. 
I giorni passavano e i suoi occhi diventavano sempre più blu; il cielo invece sempre più grigio. 
Quando arrivò la primavera e il cielo divenne azzurro, i suoi occhi erano ormai tristi e neri. Sempre più profondi. Intanto aspettava. Più passava il tempo, più la sua vita si distaccava dalla panchina, dalla speranza, dalla felicità, dalla vita. 
Chi sarebbe stato il coraggioso essere che si sarebbe seduto e , aspettando con lei, l’avrebbe aiutata ad alzarsi?!”

Questo è un racconto che ho ritrovato in una piccola moleskine nera. Lo scrissi forse due/tre anni fa e, a distanza di tempo, quella ragazza seduta sulla panchina rossa ne ha fatta di strada da sola. Il passante non c’è stato e forse mai ci sarà, almeno per il momento, ma ha anche capito che passo dopo passo, respiro dopo respiro, atto dopo atto…ce la può/deve fare. 

Per essere felici bisogna prima imparare a vivere con sé stessi. Non credete a chi dice che si ha bisogno per forza di un uomo o di una donna. Certo, in alcuni casi, la presenza di qualcuno sarebbe più che gradita, ma la vita non aspetta e non ha pietà. 
Non ha pietà. 
Per cui bisogna alzarsi, cercare di colmare i vuoti e andare avanti. 

Sarà un periodo un po’ così.. ma davvero ce l’ho a morte con l’amore e con la vita. Troppo ingiusta, troppo iniqua, troppo falsa ed ipocrita. Di quelle che ti promettono l’universo e non sono in grado di regalarti nemmeno una stella. 
L’amore poi.. bah! Nella mia vita ci sono stati molti ragazzi…io ho voluto bene soltanto a due di loro. Uno tanti anni fa, quando ero ancora troppo piccola e ingenua per capire il mondo, l’altro pochi mesi fa quando mi ha distrutto e fatto rinascere con un bacio. 
Volevo e voglio solo A. Ma non posso averlo. Capite? Quanto sia dura e senza pietà la vita? Desideravo solo una cosa e non sono riuscita ad ottenere nemmeno quella. Per cui adesso devo trovare un modo per colmare quel vuoto, che non sia dormire né sognarlo. Perché questa mattina mi sono alzata con un pensiero che mi infastidiva: “A chi apparterrà fra qualche anno? Chi lo toccherà. lo amerà. lo bacerà?”
Il pensiero che non sarò io mi infastidisce. Sì,cavolo! Perché non sono una di quelle che si innamora ogni giorno. Mi è capitato due volte su cento e nessuna delle due volte è andata. 
Pazienza. D’ora in poi ricomincerà la mia lotta contro tutto questo. Basta innamorarsi, basta credere in cose che poi ti trafiggono e riducono a brandelli l’anima. 
Mi basterò e sarò felice. La vita è davvero cattiva.