Sul balcone, una sera d’estate.

“Raccontò che c’erano due strade, per tornare a casa, ma solo in una si sentiva il profumo di more, sempre, anche d’inverno. Disse che era la più lunga. E che suo padre prendeva sempre quella, anche quando era stanco, anche quand’era vinto. Spiegò che nessuno deve credere di essere solo, perché in ciascuno vive il sangue di coloro che l’hanno generato, ed è una cosa che va indietro fino alla notte dei tempi. Così siamo solo la curva di un fiume, che viene da lontano e non si fermerà dopo di noi.”
Alessandro Baricco, Questa Storia

Stasera mi sono seduta con mia nonna sul balcone a prendere aria fresca, come direbbe lei!
L’ho sempre ammirata ed in qualche modo lei è per metà la mia figura materna.
Non che mia madre non sia una brava madre, ma ha avuto una vita molto difficile, è sempre stata una persona estremamente sensibile. Questo è il motivo per cui io la amo come persona, ma la amo un po’ di meno come madre.
Mia nonna è una donna di altri tempi. Forte, coraggiosa, conservatrice.
Ha le stesse lenzuola bianche da quando si è sposata e, anche se si rovinano, lei le ricuce.
Mi ha raccontato di quando faceva il pane, con la grazia e la pulizia di cui solo un tempo erano capaci. Di come lei e mio nonno si sono costruiti tutto da zero e passo dopo passo. Di come nella sua cultura di madre e di donna, non si butta via niente.
Inutile dire che erano altri tempi, ma quando lo racconta, io vorrei tanto poter essere un fantasma per riviverli.
Me la immagino per casa, con il grembiule e gli orecchini d’oro, a correre dietro quella peste di mio padre, mentre deve badare ad altre mille cose; oppure a fare il sugo con l’olio e l’aglio “spraffato”, come si direbbe da noi.
Erano tempi in cui si conservava l’impasto del pane per la volta dopo, dove si aveva il vestito bello della domenica per andare a messa, e le donne non abbandonavano mai la loro dignità. Nonostante fossero tutte probabilmente molto belle, soprattutto perché erano naturali. Al massimo ci si poteva permettere un filo di rossetto rosso, sempre di domenica però.
Conosce le storie e i soprannomi di tutti i miei vicini, anche quelli distanti chilometri che abitano là, sulla collina dove si vede la luce. E, anche se traspare un filo di civetteria, dalle sue labbra mi sembrano che non escano mai le cattiverie che, invece, escono alle mie colleghe di università o alle mie coetanee.

Vorrei essere lei per aver vissuto quei tempi, sì duri, ma anche puri e innocenti. Tempi in cui si aveva un solo uomo e lo si teneva, vuoi o non vuoi, per tutta la vita; in cui a quindici anni avevi già imparato a cucinare e a venti ormai conoscevi tutti i segreti dell’essere una perfetta padrona di casa. Adesso a venti anni c’è gente che non sa usare la moka del caffè! Erano anni in cui ogni cosa era preziosa. I sorrisi, il cibo, i vestiti, i sentimenti, gli sguardi e la famiglia era la cosa che più contava.
Mi piacerebbe davvero vivere in un mondo così, perché lì di meraviglia ce ne stava davvero molta!

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Aggiornamenti di storie e speranze.

Ciao a tutti!
Ultimamente inizio le mie scritture sul blog sempre con la stessa frase cioè che è un bel po’ che non scrivo qui! Questa volta il problema principale è che sto avendo problemi con il computer.
In occasione dell’inizio di questo 2015 però qualcosa va detta.

Il duemilaquattordici è stato un anno bello per me, sofferto in alcuni periodi però sono cresciuta tanto e ho fatto molte esperienze. Ho conosciuto gente nuova e sono stata fiera di me nel momento in cui alcune persone mi hanno ferito nel profondo ed io ho usato quella sofferenza per rialzarmi e aprirmi al mondo.
I. è la persona che più di tutti mi porterò nel cuore. L’ho rivisto prima delle vacanze di Natale ma ero con G. quella sera e lui mi ha guardata senza dire niente. Al mio compleanno mi aspettavo i suoi auguri ma non sono arrivati.
G. è il mio ragazzo… adesso mi fa davvero strano dirlo infatti quando mi chiedono se io mi sia fidanzata, per una specie di scaramanzia rispondo sempre di no.
Il fatto è che ormai lo sanno e ne parlano tutti e questa cosa mi dà fastidio perché non è ufficiale.
G. è mio amico da quando abbiamo iniziato l’università. Siamo molto diversi, lui è una persona molto razionale, pacato e tranquillo, dolce ed estremamente romantico alcune volte. Io non sono per niente razionale, sono perennemente incazzata con qualcosa o con qualcuno e faccio fatica ad esternare i miei sentimenti.
Lui è l’unica persona che riesce a lenire le mie inquietudini.
E’ una storia molto strana perché era più o meno un anno che si notava qualcosa tra di noi però lui non ha mai fatto niente ed io non mi sono mai esposta più di tanto proprio perché temevo che fossimo troppo diversi per stare insieme.
Una sera ci siamo baciati e da lì è nata questa strana coppia di due persone che non c’entrano niente l’una con l’altra.

Non ho mai avuto così tanta paura perché mi sono resa conto che gli voglio davvero tanto bene e lui è una persona con mille problemi sotto alcuni punti di vista che, se non affrontati con delicatezza e complicità, ci potrebbero portare ad allontanarci.
Spesso mi viene voglia di lasciare perdere e tornare a fare stragi di cuori (soprattutto del mio) perché è risaputo che a me piace la bufera.
G. è l’unico che ha portato la calma di un cielo di primavera ed il candore delle lenzuola bianche appese sulle terrazze dei palazzi dove ci si nasconde per respirare.
Lui per me è come una dose di pace. Quella che un’anima come me non troverà mai.
Infatti continuo a provarci, nonostante le difficoltà e i miei pensieri, perché per la prima volta forse ne vale davvero la pena.
E’ che io non vorrei perderlo però l’amore più lo stringi, più fugge..quindi è inutile forzare le cose. Inoltre aver passato tanto tempo da sola e aver ricevuto delusioni molto forti ti portano ad avere un po’ di problemi nell’aprirti e nel fidarti di qualcuno.
Poi abbiamo avuto anche qualche incidente di percorso…il suo migliore amico era infatti innamorato di me. G. una sera si presenta a casa e mi dice che è meglio lasciare perdere, che solo una volta si era innamorato veramente di qualcuno ed era stato anni prima e che poi non gli era mai più successo e che un amico, in passato, gli avevo rubato la donna che amava e lui non voleva ripetere la cosa.
Quella sera mi ha lasciato con il cuore a pezzi e lacrime da coccodrillo e un vuoto dentro che, per la prima volta, non riuscivo a colmare.
Dopo le sue confessioni è tornato a casa sua, ha parlato con un nostro amico e dopo venti minuti è tornato con il fiatone, tutto sudato a chiedermi scusa.
Che dite..lo posso perdonare??
Non lo so. E’ che quelle parole mi hanno ferita e me le porto ogni giorno dentro, soprattutto adesso che siamo lontani e che non posso guardarlo negli occhi per cercare di capire i suoi pensieri.
E’ che io sono sempre alla ricerca della verità, quindi preferisco soffrire da sola piuttosto che sapere che sto con qualcuno che non mi ama abbastanza.

Questo duemilaquindici è iniziato un po’ male perché alla fine ho litigato con alcune mie amiche, ma il proposito dell’anno sarà farmi scivolare alcune cose addosso, come quando nuoti in mare aperto nuda e senti l’acqua che ti accarezza.
Alcune persone non meritano le mie preoccupazioni e se vogliono continuare a buttare la loro dignità come i coriandoli a Carnevale, continuassero.
In questi casi sono fiera della mia vecchiaia mentale precoce e della mia pesantezza in fatto di premure nei confronti delle persone a cui voglio bene.
Se il problema sono io, siete pure voi. A ciascuno le propri croci.
Basta ad infliggermi sofferenze che non merito.

Non ho propositi particolari per il nuovo anno se non quello di stare il più tranquilla possibile e non arrabbiarmi troppo perché il mio bisogno di giustizia mi sta portando davvero a perdere la salute!! Dovrei essere leggermente più menefreghista.
Voglio vivere giorno dopo giorno e imparare a respirare.

Che altro dire…. speriamo bene! Io auguro a tutti voi un felice 2015! Che vi possa portare tanta gioia e serenità, che possiate trovare la forza necessaria ad affrontare i vostri problemi, che possiate godere del calore delle fiamme dell’inferno e della leggerezza delle nuvole del paradiso.
Vi auguro di sorridere, di divertirvi, di imparare ad amare i vostri figli e viziare i vostri nipoti, di ammirare l’arte e ascoltare i suoni della natura che si risveglia, di baciare ogni giorno la persona che amate e di avere tempo la mattina per indossare la giacca che vi dona di più.
Promettiamoci di avere speranza.
Buon 2015!!!!!

Cominciai a sognare anch’io insieme a loro.. poi l’anima d’improvviso prese il volo!!

Non mi piace ricordare le persone il giorno in cui hanno abbandonato la vita, preferisco celebrarle in giorno in cui sono nate.
Per lei, caro De André, faccio un’eccezione, perché non solo merita di essere ricordato oggi, ma ogni giorno!
Ho ascoltato e ascolto tante delle sue canzoni e mi sorprendo di tutta la verità che contengono, delle storie che raccontano e dei miti che dissacrano o deridono.
Mi sembra strano darle del “Lei”, perché è come se fosse un mio amico, visto che la sua musica fa parte della mia vita e anima ormai.
Ma proprio per la profonda stima e il sincero rispetto che nutro nei suoi confronti, mi rivolgo a lei in terza persona.
Infatti il lei si dà solo a chi lo merita davvero, non a persone d’alto rango che di alto hanno solo un misero linguaggio o un tacco dodici intarsiato di diamanti.

Amo moltissime sue canzoni e sarebbe impossibile elencarle tutte.
Quindi ne pubblicherò una che mi piace particolarmente!

Mi spiace poterle dedicare solo poche righe, perché ne meriterebbe molte di più! Sicuramente ci saranno altre occasioni per continuare a parlare di lei!!!
Con la speranza che la sua musica e la sua poesia non vengano mai dimenticate…

 

Indipendence.

“Era seduta su una panchina in un parco con il cielo grigio. I suoi occhi erano blu, più profondi del mare. 
Era una vita che era seduta su quella panchina rossa con le scarpe consumate dal cammino che aveva fatto ed i capelli crespi, rovinati dalla stessa pioggia che bagnava colui o colei che stava aspettando. 
Ogni tanto, quando sentiva dei passi, un qualcosa che sfiorava quel nulla, sperava che il passante si fermasse, si sedesse vicino a lei e ci restasse…così un giorno si sarebbero potuti alzare insieme. 
Così lo fissava e con lo sguardo imprecava, gridava ciò che la voce e le sue mani non potevano più dire. 
Aveva tanto vuoto dentro e sperava che quel passante lo colmasse. Ma nessuno badava alla sua presenza, e se anche lo faceva, dopo cinque minuti lo vedevi correre per la città come se nulla fosse. Quando guardi negli occhi il vuoto, devi avere molto coraggio. 
I giorni passavano e i suoi occhi diventavano sempre più blu; il cielo invece sempre più grigio. 
Quando arrivò la primavera e il cielo divenne azzurro, i suoi occhi erano ormai tristi e neri. Sempre più profondi. Intanto aspettava. Più passava il tempo, più la sua vita si distaccava dalla panchina, dalla speranza, dalla felicità, dalla vita. 
Chi sarebbe stato il coraggioso essere che si sarebbe seduto e , aspettando con lei, l’avrebbe aiutata ad alzarsi?!”

Questo è un racconto che ho ritrovato in una piccola moleskine nera. Lo scrissi forse due/tre anni fa e, a distanza di tempo, quella ragazza seduta sulla panchina rossa ne ha fatta di strada da sola. Il passante non c’è stato e forse mai ci sarà, almeno per il momento, ma ha anche capito che passo dopo passo, respiro dopo respiro, atto dopo atto…ce la può/deve fare. 

Per essere felici bisogna prima imparare a vivere con sé stessi. Non credete a chi dice che si ha bisogno per forza di un uomo o di una donna. Certo, in alcuni casi, la presenza di qualcuno sarebbe più che gradita, ma la vita non aspetta e non ha pietà. 
Non ha pietà. 
Per cui bisogna alzarsi, cercare di colmare i vuoti e andare avanti. 

Sarà un periodo un po’ così.. ma davvero ce l’ho a morte con l’amore e con la vita. Troppo ingiusta, troppo iniqua, troppo falsa ed ipocrita. Di quelle che ti promettono l’universo e non sono in grado di regalarti nemmeno una stella. 
L’amore poi.. bah! Nella mia vita ci sono stati molti ragazzi…io ho voluto bene soltanto a due di loro. Uno tanti anni fa, quando ero ancora troppo piccola e ingenua per capire il mondo, l’altro pochi mesi fa quando mi ha distrutto e fatto rinascere con un bacio. 
Volevo e voglio solo A. Ma non posso averlo. Capite? Quanto sia dura e senza pietà la vita? Desideravo solo una cosa e non sono riuscita ad ottenere nemmeno quella. Per cui adesso devo trovare un modo per colmare quel vuoto, che non sia dormire né sognarlo. Perché questa mattina mi sono alzata con un pensiero che mi infastidiva: “A chi apparterrà fra qualche anno? Chi lo toccherà. lo amerà. lo bacerà?”
Il pensiero che non sarò io mi infastidisce. Sì,cavolo! Perché non sono una di quelle che si innamora ogni giorno. Mi è capitato due volte su cento e nessuna delle due volte è andata. 
Pazienza. D’ora in poi ricomincerà la mia lotta contro tutto questo. Basta innamorarsi, basta credere in cose che poi ti trafiggono e riducono a brandelli l’anima. 
Mi basterò e sarò felice. La vita è davvero cattiva.