Resilienza: erasmus

I motivi per cui ho deciso di venire in Erasmus sono molteplici. Innanzitutto io amo le sfide..quest’estate ero a Polignano a Mare con i miei amici e c’era una scogliera di circa 6 metri da cui potevi tuffarti. Io la guardavo da lontano e cercavo di convincermi che non lo volevo fare, ma in fondo sapevo che alla fine lo avrei fatto. Sono stata quasi un’ora a guardare il mare sotto, blu e profondo, con le onde che si infrangevano contro gli scogli…poi alla fine ho fatto un salto. Avevo talmente paura che mi ricordo solo quando sono risalita sulla superficie dell’acqua per tornare nel mio porto sicuro.
In quell’esatto momento mi sono resa conto di quanto io sia testarda, perché anche se mi perdessi una piccola cosa nella vita, per me sarebbe una grande sconfitta.

Detto ciò, io frequento una facoltà scientifica dove è obbligatorio fare una tesi sperimentale che in media dura 8 mesi. In Italia ti chiedono anche un anno in laboratorio perché essenzialmente ti vogliono rompere le palle ed anche sfruttare, la maggior parte dei miei colleghi ha fatto così. Ma io non volevo accontentarmi, volevo qualcosa che mi distinguesse dagli altri, volevo scrivere la tesi in inglese, volevo migliorare il mio inglese, volevo visitare un nuovo posto, volevo imparare davvero qualcosa del mio futuro lavoro. Sapevo che quest’anno non avevo abbastanza crediti per la mia borsa di studio e sapevo che di solito per andare in Erasmus c’è una borsa di studio così ho unito tutte queste cose e ho deciso di fare domanda, alla fine mi hanno presa.

Ma tutto ciò che sto vivendo qui era totalmente inatteso. Per esempio il passare del tempo.. in Italia il tempo è sempre volato, qui sembra tutto super rallentato e sembra che io quasi possa sentire lo spuntare di una piccola ruga in ogni secondo.
Era inattesa la mia impreparazione con l’inglese, perché mi blocco continuamente mentre parlo. Ci sono anche tante altre cose che fanno male: scoprire e confermare cose che già sapevo, come che siamo importanti per alcune persone ma che non siamo fondamentali per nessuno. E, se c’è anche solo una persona che ti scrive con regolarità, puoi ritenerti realmente fortunato.
Non mi aspettavo che il lavoro qui fosse così difficile, che avessi problemi con le amicizie, che i prezzi fossero così tanto alti. Quando si dice “fare i conti senza l’oste”..credo che si intenda esattamente questo.
Sapevo già che altre persone si erano trovate male in Erasmus ma, come sempre, pensavo che a me non sarebbe successo. Ho iniziato a scrivere a tutti coloro che lo stanno facendo per capire come funzionavano le cose, se fossi l’unica e (fortunatamente) ho scoperto che la maggior parte delle persone che stanno facendo il mio stesso tipo di Erasmus non si trovano poi così bene.

Tornare qui dopo le vacanze è stato difficilissimo, ho pensato molte volte di rientrare in Italia prima del previsto, ma non posso farlo. Sia perché perderei una sfida (quando sei infelice, te ne freghi) ma soprattutto perché non ho un piano B e perderei troppo tempo per laurearmi..tempo che, considerata la mia condizione familiare attuale, non mi posso permettere. Quindi ora, dopo anni, riesco a fare una vera e propria lista dei fallimenti che ho collezionato fino ad ora e questo mi riempie di tristezza e mi fa sentire anche un po’ vecchia. Perché mentre una parte di me ama questo lavoro, una parte di me sa che non è quello per cui sono nata e che amo fare di più.
Realizzare tutte queste cose ti fa crescere tantissimo ma, sinceramente, avrei preferito rimanere come ero prima, lontana da tanti sentimenti sconosciuti e duri e, soprattutto, felice.
Le persone mi dicono che sono solo pochi mesi e che tornerò, ma quelli che per loro sono solo pochi mesi, per me sembrano giorni infiniti ed il fatto di non potermi permettere di spendere molti soldi non aiuta di certo.

Cosa sto imparando da quest’avventura?? Sto imparando davvero cosa sia la resilienza.
Perché finché si ha scelta nella vita, non esiste resilienza. E’ solo quando sei solo, non hai scelta, l’ambiente in cui vivi non ti piace e devi anche stare attenta a mille altre cose (soldi, lingua, amicizie, convivenze difficili, stanchezza, lontananza da tutti gli affetti) , che cominci davvero a capire il significato di questa parola e perché è una qualità così rara e preziosa. Perché a quel punto hai solo due scelte: o essere infelice o cercare di essere felice anche se una parte della tua anima è ferita, triste..ma soprattutto delusa. Delusa dai tuoi errori, dalle tue parole, dalla tue scelte, dalla tua ingenuità, dalla tua poca attenzione..delusa da ciò che hai nascosto per tanti anni, mentre un pezzo di lei anelava a desideri completamente diversi, mentre lei gridava e tu non l’ascoltavi.

Ecco.. sono molto delusa da me stessa, non per l’Erasmus in sé per sé, ma perché ho preso tante e troppe decisioni sbagliate fino ad ora per la fretta di crescere.

 

 

 

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Il vuoto delle cose.

Sapete ultimamente mi sto interrogando molto sul “vuoto”. Perché è il vuoto che ci frega tutti, niente altro che il vuoto. E’ la cosa di cui ho più paura, ho paura che in me dentro un’apparente brughiera verde si nasconda un buco nero nel quale prima o poi cadrò e mi farò molto male. So che in generale nella mia vita ci sono una marea di cose irrisolte che potrebbero concludersi in un incendio enorme che brucerà tutta l’erba verde e fresca.

Una volta il mio ragazzo mi chiese quale fosse la mia paura più grande ed io gli risposi che era quella di provare un dolore così grande da non rialzarmi più. Lui ci rimase di stucco perché non era una risposta leggera insomma, nemmeno scontata. Gli avrei potuto dire che avevo la fobia dei serpenti, che ho paura che domani un tram sbam mi investa e tante altre cose brutte. Invece no, gli ho detto la verità.

Ieri sera mentre parlavamo mi ha detto che secondo lui il dolore si combatte e basta, che, quando vedi un amico in difficoltà, devi andare lì e sbattergli la verità in faccia, poi sta a lui decidere cosa fare. Il problema è che G. non considera nell’equazione generale del dolore due costanti fondamentali: la fragilità e la debolezza.
Anche io vorrei che tutti quanto fossero abbastanza forti per affrontare la vita ma la verità è che certe volte il passato ha la meglio su tutto, perché non tutti i dolori hanno lo stesso peso e purtroppo alcuni sono troppo difficili da sopportare.

C’è un sottile momento, un breve instante in cui le braccia che hai usato fino a quel momento per combattere contro tutti si abbassano e da quel momento non sfuggi più e non torni nemmeno più indietro. Io l’ho visto con mia madre. Non si può dire che lei abbia avuto una vita facile anzi, è stata complicata e bastarda sin dalla sua infanzia ma lei nel suo piccolo mondo ha sempre cercato di avere la meglio su tutto. Poi qualche anno fa le è successo un evento che l’ha cambiata drasticamente e, lì,  lei ha abbassato le braccia e non è riuscita più ad alzarle veramente per combattere, al massimo le alzava per far capire alla vita “guarda che una parte di me c’è ancora.”

Mia madre, già fragile e “debole” di suo, ci ha provato con tutta sé stessa, io lo so, ma ci sono eventi così dolorosi, che fanno così male nella vita di una persona che poi non ne esci più vivo. Il dolore è così: tanto fa bene, poco e troppo fanno male.

E ci dovrebbe essere una pena da parte della vita per noi, ma la vita non ha grazia e non ha gratitudine. A chi sembra dare tutto, a chi niente, ma alla fine niente è come è veramente.

Che c’entra il vuoto con tutto ciò??

Il mio professore di farmacologia due anni fa ci disse: ” Ragazzi questo è il momento per voi di credere in qualcosa più di ogni altra cosa. Prendete i capi mafia: sono persone che cercano di difendersi anche davanti la cruda ed amara verità che uccidono tutti i giorni. Ma loro sono talmente convinti che ciò che fanno sia giusto che non gliene importa niente. Nel bene o nel male per salvarvi da depressione, ansia e dal vuoto che c’è dovete credere fermamente in qualcosa e lo dovete costruire finché siete in tempo, dopo sarà troppo tardi.”
Insomma il succo del discorso che è venti anni è l’età per credere fermamente, per trovare qualcosa (di sano naturalmente) a cui appendersi con tutti sé stessi.
Ci penso spesso a quella frase. Se tornassi indietro studierei musica, forse canto, perché le passioni secondo me salvano dal vuoto. Qualsiasi passione, qualcosa che ti salva, anche scrivere è una passione. A me scrivere fa bene per esempio e ne sento il bisogno perennemente. Anche perché non saprei come sfogare tutto quello che osservo. Anche fare sport mi fa benissimo: in quelle ore non penso più a niente ma sudo, sudo, sudo, una specie di rito catartico che mi serve ad espellere tutto ciò che è negativo. Mi fa bene leggere ed ascoltare la musica. Magari sembrano cose stupide ma sono quelle che rimangono quando tutto va via. Rimane quello che consola e che “coccola” la tua anima. Magari, se sei fortunato, rimane anche qualche persona che ti ama o che ti vuole semplicemente davvero bene.

 

 

 

Il funambolismo dei fuori sede

Ogni Agosto di ogni estate uno studente universitario fuori sede torna nel suo paese.
Ogni Agosto quello studente si troverà di fronte a domande che mai avrebbe creduto di porsi.
Dopo il liceo, subito dopo, il mio mondo ha iniziato a sgretolarsi, all’inizio piano piano, poi l’esplosione è arrivata tutta insieme.
Le amiche che mai avevo pensato potessero tradirmi lo hanno fatto e quando tutti già sapevano cosa fare io ero immersa nell’oceano dei miei forse.
Caddi in un vortice di disperazione come mai prima ma, con immensa forza, riuscii a rialzarmi. Da quel momento molte cose sono cambiate nella mai vita, ancor di più tre anni fa quando persi due persone molto importanti per me.
Da allora torno a casa sempre più di rado, lo faccio solo per i miei genitori. Il problema di quando diventi un fuorisede è che apparentemente hai due case ma prima o poi si sgretolano entrambe. Perché l’università è un luogo di passaggio e pochi restano, anche se potrai continuare a sentirli anche dopo. Nel frattempo il tuo mondo nel tuo paese nativo si perde perché se ne vanno tutti quelli che conosci e, quando ogni tanto fai ritorno, trovi sempre cose che non ti stanno bene. Quindi resti in bilico tra due mondi sperando che, prima o poi, ne troverai uno fisso in cui le persone non partono e non cambiano. Una casa che puoi chiamare veramente tua, non la stanza affittata in chissà quale casa con chissà quali coinquiline..che poi, se ti trovi male, là iniziano i problemi.
La mia esperienza da fuori sede mi ha cambiata notevolmente, ho fatto moltissime nuove conoscenze e perso persone che mai mi sarei immaginata. Ho imparato la pazienza, l’arte della convivenza, sono diventata meno timida e mi anche sono divertita moltissimo. Ogni tanto tornare a casa e non trovare persone che ti vogliono davvero bene, un pasto buono e pronto, dover arrivare ovunque con le tue gambe perché non hai la macchina, è stancante ma quello che impari non potrà mai cambiarlo nessuno.
Qualche volta trovo piacevole la mia permanenza a casa, qualche volta vorrei solo scappare. Qualche volta vorrei anche scappare dal luogo della mia università ma, non avendo scelta, cerco sempre di renderlo migliore.

Quest’anno faccio 24 anni e se c’è una cosa che è cambiata in me dal liceo è che mi sono stufata di correre dietro alle persone, proprio così. Mi piace essere libera, non mi piace prendere troppi impegni con le persone, voglio leggerezza anche nelle mie amicizie. Quello che mi spaventa di più è proprio questo: ho perso persone all’università, ne ho perse molte di più nel mio paese nativo, chissà quali rimarranno e se rimarrà davvero qualcuno perché, lo sappiamo tutti, a fare i posti sono le persone. Nient’altro che loro.

Noi fuori sede siamo funamboli su un filo che separa due mondi: in uno dei due non ci vorremo mai tornare, nell’altro abbiamo poche certezze..chissà dove arriveremo seguendolo.

Thirteen reasons why…?!

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Salve a tutti,
questo weekend (in cui ho deciso di prendermi un po’ di tempo per me) ho visto questa serie tv molto discussa al momento.
Che dire..mi ha lasciato moltissime emozioni e non faccio altro che pensarci. E’ un telefilm che parla di una ragazza che si suicida a causa di fenomeni di bullismo, ma prima di farlo registra 13 cassette in cui racconta, volta per volta, tutte le persone che l’hanno portata a fare quel gesto.
Mi ha fatto sinceramente riflettere su molte cose.. ad esempio sulla definizione di bullismo. Infatti io in primis, erroneamente, pensavo che il bullismo esistesse solo nelle scuole o al lavoro..no, il bullismo esiste sempre laddove noi non facciamo caso ai nostri gesti e inconsapevolmente feriamo qualcuno.
E’ il cosiddetto effetto farfalla.. una piccola azione da parte di un animale così delicato, può provocare un uragano dall’altra parte del mondo.
Infatti, ripensandoci, non è stato forse bullismo il comportamento da parte delle mie ex-amiche che mi hanno cacciato dalla loro vita come fossi l’ultima delle str****?? Lasciandomi in una situazione in cui, non solo mi sentivo terribilmente sola, ma mi sentivo offesa, sbagliata, denigrata. Sentivo che nulla di me andava bene agli altri e avevo paura anche ad alzarmi la mattina per paura di ferire qualcuno..o me stessa.

Non è stato forse bullismo quando L. dopo essere venuto a letto con me il mercoledì sera, il giovedì non mi ha degnato nemmeno di uno sguardo?? O quello del mio primo ragazzo che non merita nemmeno di essere citato tra queste pagine virtuali.
Sono tutte persone che mi hanno ferito terribilmente e lasciato dei segni che mai se ne andranno e che continueranno ad avere influenza sulla mia persona e sul mio futuro, anche in modo inconscio.

Ricordo come mi sentissi usata e abbandonata e, se non avessi avuto l’aiuto di persone care, mi sarei trascinata in un vortice di tristezza e amarezza senza fine.
D’altronde sono sensazioni che tutti abbiamo provato almeno una volta della vita perché bullismo non è solo il tuo compagno di classe che ti tocca il culo o che ti prende in giro, bullismo sono anche gli sguardi che facciamo ogni giorni, le parole che diciamo, le persone che giudichiamo senza conoscere; il nostro egoismo rispetto agli altri, ai loro sentimenti, è non avere delicatezza e pensare che tutti siamo forti allo stesso modo.
Non è così..il telefilm ne è la dimostrazione e forse è proprio quello lo scopo. Quei piccoli problemi potrebbero essere considerati stupidi da qualcuno (tranne le stupro), invece per lei erano cose importanti che l’hanno portata, tutte insieme, a suicidarsi.
Quindi prima di dire bugie, di infangare gli altri, di aprire la bocca solo per far uscire l’aria, prima dei nostri bisogni primari, dovremmo pensare che, nel nostro piccolo, siamo offendendo qualcuno e la sua vita, i suoi sentimenti e la sua anima.

Basterebbe così poco per salvare qualcuno..una parola, un abbraccio, un cioccolatino.
Ci ridarebbe speranza per il genere umano.
Ho imparato anche un’altra cosa: dichiaratevi a qualcuno se vi piace, perché potrebbe cambiare la vita di quella persona per sempre. Parlate, esprimete i vostri sentimenti, apritevi agli altri e abbiate il coraggio di accettarne le conseguenze. Non sempre i vostri segreti saranno mantenuti e non sempre otterrete le risposte che volete ma siate coraggiosi e solidali nei confronti degli altri.
E’ vero che ognuno combatte una battaglia ogni giorno che non conosciamo e per questo dobbiamo avere rispetto e gentilezza perché prevenire è meglio che curare, sempre.
Anche voi vi potreste ritrovare immersi in un uragano senza sapere come e potreste entrare nelle cassette di qualcuno senza saperlo.

 

 

Il giardino delle parole

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Voto: 10/10

Questa sera vi parlo di  un mediometraggio di Makoto Shinkai che ho appena finito di vedere. Innanzitutto sono rimasta colpita dalla dolcezza delle parole, dai suoni dell’acqua che accompagnano  la storia e dalla sensibilità di questo regista.
Ciò che mi ha sorpreso di più è il modo in cui Makoto Shinkai delinea la storia dei due personaggi, il modo in cui li incastra e la metafora che usa per dire che si erano un po’ persi..cioè che essi avevano, in qualche modo, disimparato a camminare.

Il protagonista, d’altronde, è un ragazzo il cui sogno è quello di disegnare e realizzare scarpe e per questo lavora duramente anche quando i suoi amici vanno al mare a prendere la tintarella.
Un ragazzo che aiuta una donna a ricominciare a camminare attraverso le sue parole ed i suoi sogni, che prende le impronte per un futuro migliore di quello che ha. Un mediometraggio che ci mostra come un incontro fortuito tra persone perse possa cambiare totalmente la loro vita. Non un amore, ma una profonda amicizia che lega questi due essere umani.
I giapponesi sono un popolo da ammirare sotto questo punto di vista. Rimango sempre sorpresa dalla loro profondità d’animo, da quando scoprii la tecnica del Kintsugi (Kintsugi.) , di cui vi ho anche parlato.
Quanto sarebbe bello se nella vita reale i personaggi fossero tutti così attenti e sensibili.

La domanda che mi sono posta guardando questo film è:   “Io ho imparato a camminare??”
Purtroppo non credo ci sia una risposta esatta a questa domanda poiché incespicare negli sbagli che commettiamo ogni giorno è facile, è rimettere insieme i pezzi dopo che è difficile. Mi prometto di essere una persona migliore e, laddove i brutti pensieri prendono il sopravvento, cerco sempre di evadere ed eliminarli.
Sembra che la vita sia sempre in agguato, non fai in tempo a sistemare una cosa che l’altra comincia inevitabilmente a frantumarsi. Io mi chiedo sempre se sono pronta per affrontare quello che verrà ma l’unico modo per saperlo è mantenersi in un certo senso pronti, non dando mai le cose per scontato, e cercare di vivere un gradino alla volta e mai tutta insieme.
Penso infatti che l’unico modo che abbiamo per vivere una vita felice sia quello di essere sempre entusiasti e positivi, anche quando le cose si fanno difficili. Abbattersi purtroppo è lecito ma non serve a niente e anche un piccolo gesto, come parlare con uno sconosciuto, ci cambia la vita.
Bisogna essere come l’acqua..fluire e fluire. Essere consci che soffriremo ma esserlo anche del fatto che sarà un gradino in più verso la perfezione o verso la felicità. Non dobbiamo disperare..ma sempre essere combattivi e forti e fregarcene di quello che pensa la gente.
Bisogna attingere e carpire la bellezza in ogni sua forma, anche in una penna blu  [Oggi è blu.] e non aver paura di mostrare i propri sentimenti ma neppure i proprio difetti.

Spero che troviate tutti la forza per affrontare la vostra vita.

Un abbraccio.

 

Oggi è blu.

Oggi è blu.

Blu come il cielo, come i viaggi che vorrei fare, come il profumo del mare,
come un telo di seta che si posa sui miei occhi stanchi.
Blu come la schiuma di un’onda di speranza che spazza via la stanchezza.
Blu come la pellicola lucida di un film che vorrei fosse la mia vita..blu come gli occhiali da sole che si chiudono come le tende di un teatro sulle mie lacrime.
Blu come il rossetto che colora tutti i baci non dati.
Blu come gli abbracci ed i baci, quelli veri e blu quando non sai più dove sono andati a finire.
Blu come quando i sentimenti cambiano e quando diventa complicato stare insieme.
Blu come la bici con il vento in faccia.
Blu come la bellezza e la musica, come i sogni e la voglia di cambiare.
Blu come le cuffie che mi portano in tutte le vite che non ho vissuto.

Blu..ma che ci faccio qui???

Blu..non so cosa sto succedendo. Allora niente penna nera oggi, solo blu perché mi dà speranza.

Blu come le parole, blu come le incomprensioni.
Blu come la lontananza e la diversità. Come i litigi e come le urla.
Blu quando mi arrabbio, blu come quando vorresti che una persona fosse con te, invece non c’è.
Blu quando vado troppo a fondo e mi faccio solo male. Blu quando non so come non farlo.

 

Le note della mia vita: da Rimmel in poi

Non mi piacciono i Reality Show ma stasera ringrazio Amici perché mi ha permesso di riascoltare un pezzo storico della mia vita: “Rimmel.”

Infatti De Gregori ci tenevo a dirti che ti ho dedicato un blog!
Ricordo quando ascoltavo “Rimmel” ormai- ahimè – tanto tempo fa, mentre passeggiavo tra le mie stradine di campagna, nei campi dove sono cresciuta, tra le corone di margherite e le urla dei miei che invano mi richiamavano.
Ho passato l’ adolescenza ad ascoltare musica nella mia bolla di sapone. Qualcuno mi disse che prima o poi sarei dovuta uscirne perché non andava bene vivere quasi con la paura di buttarmi nel mondo; una persona invece mi disse che ero un fiore che doveva ancora sbocciare ma che quando l’avrei fatto sarei stato quello più bello di tutti.
Ci ho messo un po’ più tempo ma alla fine mi sono buttata nel mondo e i ricordi della mia adolescenza non saranno quelli di tutti i ragazzi che avuto o delle ubriacature che mi sono presa, ma sono comunque belli perché sono dettati da tutte le note delle canzoni che ho ascoltato e che fanno ormai parte del mio DNA.
Ogni canzone mi ricorda qualcosa: la mia prima cotta per Lucio, le serate con le mie amiche di allora, la mia solitudine con le cuffiette sempre nelle orecchie!
Ad esempio “Farewell” di Guccini mi fa pensare a quando prendevo la “corriera” la mattina per andare al liceo e avevo un poncho rosso preso in Inghilterra che associavo sempre al maglione della canzone. Mi ricordo il momento esatto in cui stavo attraversando le strisce e, immedesimandomi in quella canzone, mi sentii felice.
Poi c’è De André, mi ricordo quando ho ascoltato “Hotel Supramonte” con Iacopo e ancora non la conoscevo, l’esatto momento sullo sgabello del salotto con una maglia e basta ed il silenzio. Mi ricordo che entrambi stavamo in fissa per De Andrè.. invece “Canzone dell’estate” mi fa pensare a un giorno che la scoprii per caso sul mio ipod ed ero sull’autobus per tornare a casa dall’università con le mie Vans viola appena comprate, quelle che piacevano a G.

“Redemption Song” mi fa pensare a quando Andrea venne sotto a casa a suonarla e lì mi innamorai ancora più di lui. Anche “What’s Up” delle 4no Blondes mi fa pensare a lui…
Vedete? La mia vita è scandita dalla musica. Di qualsiasi tipo si tratti..ma il cantautorato italiano, beh quello ha scalfito il mio cuore con la sua poesia.

Forse della mia adolescenza cambierei solo una cosa: la timidezza.
Ero timidissima, arrossivo alla solo presenza di qualcuno che mi piaceva. Mi sono preclusa troppe cose.. ho dato il primo bacio a 19 anni e solo dopo ho scoperto la bellezza del bacio.
Sì..dico la timidezza per non dire che cambierei i baci non dati. Raramente mi incuriosisce ciò che va oltre il bacio, ma il bacio in se per sé tantissimo!! Anzi andrei oltre il bacio solo con G. , così se un giorno capiterà sul mio blog, o per caso o per curiosità, saprà che la verità è che per me solo lui è importante. Che non associo i miei ricordo al sesso, mai.
Comunque se fossi stata come sono ora a sedici anni forse avrei dato molti più baci e so anche a chi!
Non ero in grado di prendermi quello che volevo, pensavo sempre che i ragazzi non mi ricambiassero..ma forse non stata mai abbastanza intraprendente da ottenere quello che volevo…comunque peggio pure per loro!!

Ricordo quando ascoltavo i Led Zeppelin sul letto e riuscivano a rilassarmi in un modo unico. Ero convinta mi facessero lo stesso effetto di una canna.
Mi ricordo l’estate di due anni fa quando ho scoperto Lucio Dalla e lo ascoltavo sull’amaca mentre cercavo di farmi passare la cotta per Iacopo e fumavo sigarette di nascosto sotto il mattone a casa, lo stesso dove tre anni prima leggevo “Mr Gwyn” di Baricco che mi ha fatto riscoprire la bellezza in un periodo nero carbone  pece..insieme ai colori dei tramonti spettacolari!

Ricordo quando ascoltavo gli OttoOhm sul balcone della casa in Salento e piangevo perché dovevo abbandonare quella felicità, perché quei posti erano un sogno e quel mare poi.. perché non sapevo cosa sarebbe successo ed infatti poi depressione.

Quanti ricordi, potrò mai ringraziare la musica per tutto questo????
Nella mia tesi alla fine ho ringraziato l’arte, pochi capiranno perché l’ho fatto ma forse in qualche caso l’arte mi ha salvato.
Amo la musica, il cinema e anche i libri. Mi fanno sentire bene e mi emozionano.

 

La storia siamo noi!?!?!?

Francesco De Gregori-La storia siamo noi

Salve a tutti,
oggi vi parlo di una frase di questa meravigliosa canzone di De Gregori. Ammesso che io amo De Gregori e tutto il cantautorato italiano perché trovo in questo genere  una bellezza di altri tempi che solo la musica italiana può avere. Sono un vero gioiello della nostra cultura.. comunque la frase della canzone in questione è:

“E poi ti dicono tutti sono uguali
Tutti rubano alla stessa maniera
Ma è solo un modo per convincerti
A restare in casa quando viene la sera.”

Perché, di tutte le frasi stupende di questa canzone, ho scelto proprio questa??
Perché mi sono davvero stancata di leggere da parte dei giornali solo notizie brutte e sconvolgenti! Mai che si parli di ricerca, delle menti italiane eccelse, delle scoperte che l’uomo fa ogni giorno! Si parla sempre di ponti che crollano, di politica corrotta, di morte, omicidi, stupri, violenza e chi più ne ha, più ne metta!
Ma basta!! Non possiamo più vivere, chi guarda troppi giornali e ha una leggera tendenza all’ipocondria diverrà agorafobico nel giro di un po’ di anni. Si deve paura ad uscire la sera, a farsi un bicchiere di più, a mettersi in macchina.
Insomma, fare notizia è giusto..ma noi ormai siamo sottoposti ad un vero e proprio terrorismo mentale! Per esempio io ho scelto di fare un viaggio con una mia amica… i miei primi pensieri al riguardo non sono le cose che vedrò e le esperienze che farò, ma sono ” e se mi stuprano??” e “se fanno un attacco terroristico??”! Lo persino sogno.. ma vi sembra normale???
Cioè ma che mondo di merda! Sia per quello che accade ma anche per la divulgazione sbagliata di notizie che c’è. Voglio dire…sono epoche che tutti muoiono e mo’ d’improvviso ve ne frega così tanto??
Ma andate tutti un po’ a farvi un viaggetto solo andata in  mezzo al triangolo delle Bermuda, così scoprite in grande mistero, forse inesistente, che si cela dietro questa catastrofe. Io tanto ormai leggo solo quello che mi interessa! E’ caduto un ponte e sono morti due?? Complimenti, ma il fatto che io lo sappia non cambia la mia giornata perché non posso fare niente al riguardo. Tanto poi i colpevoli in Italia vengono assolti e Amen.
Non voglio risultare superficiale ma ho smesso di farmi toccare nel profondo da certe notizie. Se no avevo una cirrosi epatica avanzata non curabile!

 

Il solista: angeli e funamboli

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Voto: 7/10

Stasera vi parlo di un film che ho appena finito di vedere.

Forse in tutti questi anni non ho mai raccontato di quanto io ami il cinema. Lo amo.
Amo le storie le raccontano, la bellezza dei personaggi, il modo in cui li vestono, le musiche che fanno da sfondo, i primi piani degli occhi e del viso..mi piace il cinema perché mi trasmette un’idea di realtà diversa da quella che vivo tutti i giorni ma, in fondo, uguale.

Il film di cui vi voglio parlare oggi è “Il solista” di Joe Wright, lo stesso regista di Orgoglio e Pregiudizio (per chi lo avesse visto).
E’ un film che parla di un musicista palesemente schizofrenico che suona in modo egregio violoncello e violino, uno di quelli che ha la musica nel sangue.
Non vi racconto tutta la storia ma cito solo una frase che viene detta alla fine:
“Un anno fa ho conosciuto un uomo che è caduto in disgrazia e ho creduto di poterlo aiutare ma non so se ci sono riuscito. Il mio amico non vive più in strada, ha una casa, ha un letto ma il suo stato mentale e il suo benessere sono precari come il giorno in cui ci siamo conosciuti. [..] Ci sono scienziati che dicono che essere amico di qualcuno fa cambiare la chimica del cervello, migliorare l’interazione col mondo. [..] Posso dire che   vedere il coraggio del sign. Ayers, la sua umiltà, la sua fiducia nella forza della sua arte, mi ha insegnato la dignità di essere fedeli a ciò che si crede, a non rinunciarvi mai e soprattutto a credere, senza il minimo dubbio, che ci permetterà di sopravvivere.”

Questo film mi ha lasciato sensazioni particolari e diverse. Mi ha fatto pensare alla fragilità e alla debolezza del genere umano, a quanto cerchiamo di essere forti ma spesso c’è sempre qualcosa più forte di noi.
A quanto ci inganniamo (o forse no) di pensare che andrà tutto bene, che ci stiamo integrando perfettamente, che in fondo la società non è così male e che i compromessi che raggiungiamo ogni giorno ci porteranno a scoprire la verità o ad illuderci che saremo felici. Mettiamo pietre sui comportamenti sbagliati delle persone, sui nostri, sulle notizie che sentiamo in tv, alla radio, sui giornali, mettiamo pietre sulla dignità dell’uomo ogni giorno attraverso bombe, nudi, porno, guerra, sangue, malattie, violenza, droghe, infelicità.
Non so dove tutto ciò ci condurrà.. sembriamo degli angeli come Lucifero. E allora mi viene da pensare davvero che solo coloro che sono matti sono riusciti a carpire il senso vero della vita e del mondo. Noi non siamo abbastanza puri da poterlo fare, ci raccontiamo troppe balle.

Ma non è anche questa poesia?? La nostra continua illusione finché questa diverrà davvero la realtà perché alla fine, l’importante è crederci fino in fondo..di qualsiasi cosi si tratti.
Siamo angeli e funamboli.

Il vero amore è una scelta

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Ieri sera volevo tanto scrivere ma non avevo la connessione.
Ultimamente non vanno tanto bene le cose con lui. Io ho sempre saputo che tra di noi ci sono delle grandi differenza e ne ho avuto sempre un po’ paura. All’inizio eravamo così innamorati e stavamo così bene che nessuno ci faceva caso, anzi mi sorprendevo a pensare che invece era più simile a me di quanto pensassi.
Non sono più la ragazza di due anni fa e questo ogni tanto mi manca. Lui mi ha cambiato sia in peggio che in meglio. Ieri sera in balia di un momento triste mi sono ricordata di come mi sentivo vuota prima che lo conoscessi, al fatto che non riuscivo a stare da sola o che mi venivano quei crampi alla pancia perché sentivo sempre che c’era qualcosa che mi mancava. Da quando sto con lui non mi succede più niente, sto bene anche da sola. Anzi.. qualche volta è un piacere stare da sola. Anche lui è il mio “Sunny side of the street”.. in problema è che ora, ogni tanto, diventa un po’ “cloudy” (scusate l’inglesismo).
Non ci capiamo, io dico A e lui capisce Z., e viceversa. Litighiamo spesso, sento che ci allontaniamo sempre di più.
L’altra volta su Facebook ho letto il seguente link:
Il vero amore è una scelta

In pratica in questo articolo si dice una cosa che ho capito solo da un po’ di tempo, grazie a lui. Che il vero amore non è quello di cui parlano alcuni film o che ci fanno credere. Viviamo in una società che vuole vivere l’amore “Completamente“. Cioè se ti piace qualcuno, diglielo; se ti vuole fare una scopata, fattela. Una società che ci insegna che va di moda portarsi una ragazza a letto ogni sera, che al primo abbozzo di problema in una relazione, si butta tra le braccia di un’altra persona.
Io penso che l’amore, quello duraturo, vada costruito passo dopo passo e giorno dopo giorno. Non tutta insieme, andando a letto al primo appuntamento.
Molto spesso nella nostra vita entrano persone travestite da Amore, ma non sono altro che Vigliaccheria, Falsità e Necessità. Non sono persone disposte ad amarci, è il nostro bisogno che le trasforma in tali. La persona che ti ama molto spesso ha delle caratteristiche che non prenderesti in considerazione: ti bacia bene..dolcemente, resta a letto con te dopo aver fatto l’amore, ti chiede sempre come stai, non si dimentica del tuo compleanno, ti regala cose dolci, ti dice cose dolci, parla del tuo futuro con te, non si scorda.

Io sono stata sempre innamorata di ragazzi “sporchi”: orecchini, musicisti, capelli arruffati, piercing, scrittori, poeti, artisti, “drogati!”. Persone che pensavo fossero belle perché mi parlavano di libri, di storie, ho avuto con loro alcuni dei baci più belli della mia vita..ma poi erano niente. Alla prima ragazza che li  cercava, io scomparivo, niente più messaggi..nulla. Mi lasciavano sempre tra la speranza e la rassegnazione.
Poi con Lui ho capito che non tutti erano così, che c’erano ancora ragazzi diversi ma molto spesso noi non li apprezziamo perché ci sembrano banali. Invece loro portano molta più poesia e felicità, nuove melodie.

Nonostante ciò l’anima gemella non esiste. Ognuno ha i suoi difetti ed i suoi pregi e l’unica cosa che possiamo fare per stare con qualcuno è levigarli a poco a poco. I litigi ci saranno sempre, ma devono diventare  litigi per cose vere, serie. E soprattutto non può esserci Gelosia, quella che rovinerà il mio rapporto se io non sarò in grado di abbatterla.