Si dice che il minimo battito d’ali di una farfalla sia in grado di provocare un uragano dall’altra parte del mondo.

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L’altra sera ho visto un film che si chiama “The butterfly effect”.
Sinceramente come regia non è che mi sia piaciuto molto: troppi effetti speciali, storie eccessivamente drammatiche e attori mediocri..in compenso, la fine è davvero carina!

L’idea invece merita cinque stelle perché unisce la psicologia con la scienza attraverso la teoria dell’effetto farfalla che, in poche parole, dice che anche una piccola variazione negli eventi iniziali può scatenare un cambiamento drastico in quelli successivi.
Anche se la storia del film porta avanti questo argomento in modo alquanto inquietante comunque la teoria dell’effetto farfalla, applicata alla nostra vita quotidiana, è molto interessante!
Ogni volta che rinunciamo a fare qualcosa, impediamo che qualche altro evento o emozione si manifesti. Anche gesti come far sedere qualcuno al nostro posto, può scatenare una reazione di gioia dall’altra parte e magari migliorarne l’umore.
Così dovremmo fare per noi stessi, cercare ogni giorno qualcosa che ci renda felici e, anche se piccola, farla perché ….non si sa mai cosa può succedere!

Inoltre questa teoria è interessante perché ci dice che chiunque di noi può cambiare le cose, soprattutto quelli da cui non te lo aspetti.
Le farfalle sono animali molto delicati, nulla in paragone ad una tigre e un leone. Ma se pensate alla poesia di questo essere, con le ali colorate e grandi, che vivono per poco ma donano molta meraviglia e colorano i prati..beh se pensato a questo, allora non dobbiamo essere tutti dei leoni.
Possiamo essere delle piccole farfalle nascoste tra i fili di erba, ma in questo microcosmo siamo molto di più!
Di sicuro non tutti possiamo fare gesti eclatanti nella nostra vita, come donare mille miliardi di euro alle associazioni, ma possiamo comunque mettere un piccolo tassello in un puzzle che provocherà il sorriso di qualcun altro.
Anche che so..metterci un fermaglio un po’ stravagante! Molti lo potrebbero considerare brutto e fuori moda, ma qualcuno lo guarderà e si potrebbe innamorare di quel particolare, o semplicemente farsi un sorriso.

La teoria dell’effetto farfalla ci insegna quindi che, non solo, i piccoli gesti sono quelli che contano maggiormente, ma anche che ognuno di noi ha un posto speciale nell’universo..anche se ancora non lo conosce.
L’importante è prendersi cura di sé e delle proprie ali..perché è solo con quelle che andremo ovunque.
Tutti siamo unici e tutti dovremmo amare noi stessi più di ogni altra cosa.
Ammetto che io non mi amo per niente..infatti come proposito per il nuovo anno non sarebbe per niente male.
Imparare ad amarmi, cominciando dal fare ogni giorno un piccolo gesto che abbia però un gran significato!

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C’è un punto in cui se la felicità non arriva da sola, ce la dobbiamo un po’ inventare.

E’ la quarta volta che inizio a scrivere.
Vorrei dire tante cose…tipo di quanto mi sento triste in questo momento.
Però mi viene solo da pensare che tutto si riaggiusterà, voglio avere fiducia.
Che domani arriveranno nuove e belle notizie ed io dovrò smetterla di avere mal di testa perché devo pensare a milleeuno cose.

C’è un punto in cui se la felicità non arriva da sola, ce la dobbiamo un po’ inventare.
Il periodo prima che iniziassi l’università lessi un libro (Mr Gwyn-Alessandro Baricco). Mi ricordo i pomeriggi autunnali passati su quel mattone, in quella camera vuota in costruzione, a leggere. Mi veniva ogni volta da piangere. A guardare l’orizzonte con i suoi colori e le sue sfumature, mentre ascoltavo musica che di certo non aiutava.
Sono sempre stata una persona super sensibile, non so perché.
Sono estremamente brava nell’osservare le cose, ma non altrettanto nel viverle.
Mi piace prendermi i momenti per fuggire dal mondo. Nonostante io stia crescendo, questo non cambierà mai.
Mi sento come uno scoglio, tutto quello che porta con sé la corrente mi si attacca addosso.
Non so come spiegarlo…non tanto le parole, quanto gli sguardi ed i gesti delle persone.
Vorrei essere meno brava nel capire la gente, nell’andare sempre più in fondo alle cose. Vorrei essere come un gabbiano e guardare solo la superficie del mare, facendo giravolte e tuffandomi a fior d’acqua..invece a me piace scavare, quasi un atto di autolesionismo.
Di certo non pecco di superficialità, anche se alle volte mi piacerebbe.

So che questo mi aiuta ad avere occhi diversi per girarmi intorno e so di essere una persona abbastanza intelligente da capire molte più cose di quante me ne abbiano insegnate. Che ci faccio con la mia ipersensibilità??
Non ci costruisco navi o palazzi, non ci posso fare quasi niente. Posso solo cercare di plasmarla in modo tale da non farmi molto male e in modo tale da usarla sempre nel migliori dei modi, ad esempio cercando di aiutare gli altri.
Salvare qualcuno è sempre stato uno dei miei sogni…non tanto salvarlo da un probabile suicidio chiariamo. Intendo tipo prenderlo per mano e fargli avere nuovi occhi per osservare le cose.
In realtà al momento mi piacerebbe solo avere qualcuno con cui non dover far finta che vada tutto bene, ma in senso positivo. Qualcuno con cui poter stare in silenzio senza imbarazzarmi o senza dover parlare di cose futili ed inutili. Senza sentire di non essere abbastanza e senza sentirmi sbagliata. Ma se esiste una persona così..insomma sono io.
Devo imparare a volermi più bene. Anzi devo imparare ad amarmi!
Imparare ad amarmi! Imparare a stare bene da sola!
Il resto…pazienza. Al momento non ho tempo.

Cronache di vita.

Ultimamente son successe un po’ di cose. Innanzitutto mi stanno tornando gli attacchi di panico che prendevo l’anno scorso e questo non mi aiuta affatto a vivere serenamente l’università e decidere cosa fare l’anno prossimo.
Ho litigato con le mie amiche a causa del mia incostanza caratteriale e loro mi hanno propinato una serie di motivi per cui io dovrei cambiare..inutile dire che hanno ragione. Loro dicono che io penso troppo e, così facendo, rovino anche le cose più belle ..perché tendo sempre a mettere i puntini sulle i, a rimuginare su tutto quello che mi succede e mi pongo troppe domande che non hanno risposte sicure.
Domenica, per fuggire dalla monotonia e dalla tristezza ho deciso di chiedere di uscire a Iacopo, un ragazzo che avevo conosciuto mentre studiavo all’università. Sono uscita tre volte con lui e sono stata davvero bene. Come tutte le cose della mia vita però, anche questa è stata un fuoco d’artificio, nel senso che è cominciata e finita (forse non del tutto, ma quasi).
Stare con Iacopo mi ha fatto davvero bene. Non mi sentivo così “donna” da molto tempo e lui mi ha aperto la mente riguardo tante cose. E’ davvero una bella persona e, per una volta, ho conosciuto un ragazzo che non si avvicina all’ideale di “stronzo forte” che mi scelgo solitamente.
Infatti mi sono pure resa conto che tutte le ferite del passato mi hanno resa molto insicura e molto infida e, così facendo, allontano tutti da me. Credevo che fossi uscita dalla famosa bolla di sapone del liceo, ma forse la situazione è solo peggiorata, perché fino a quando non sono stata con lui, mi è sembrato di essere completamente morta.
Adesso mi mancano già i baci, gli abbracci, gli sguardi, i sorrisi, i sospiri, l’imbarazzo…
E’ che io mi son fatta male troppe volte e adesso non riesco più a lanciarmi come prima. Ed ogni avvenimento mi tocca sin nel profondo, che sia un bacio, un sorriso, una carezza. Mi rimane tutto addosso.

Sono avida di amore. Ne ho bisogno, perché ho tanti pezzi di cuore che devono essere rimessi insieme nel modo giusto e da sola non faccio altro che metterli in subbuglio sempre di più e costruirci intorno un muro di bugie e paure. Solo che tutte le mie storie son così: fugaci. Scappano tutti e io non riesco a capire il perché nessuno resti. Ho paura che sia io il problema. Davvero…però, a parte per i miei sbalzi di umore e la mia personalità un po’ ambigua, sono una persona molto semplice e rendermi felice è la cosa più facile del mondo. Ho iniziato a pensare davvero che sia io il problema. Questo mi distrugge perché adesso sono stanca di stare da sola e, dopo che mi sono risvegliata un po’, desidero qualcuno al mio fianco.
Me lo merito perché ho sofferto troppo. Ho bisogno di condividere le mie esperienze con qualcuno, così magari pian piano andranno via..e potrò ricominciare ad ascoltare certe canzoni e ad essere serena. Una catarsi in comunione.

Il dolore ti cambia, si impossessa di te, ti trasforma.
E, nonostante dal dolore possiamo imparare molto e crescere, le ferite che ti lascia ti segnano e tu non puoi farci niente.
Puoi nasconderle ma prima o poi ricominciano a sanguinare. E fanno male. Tanto, troppo.
Sono stanca di essere triste.

Tutto ciò che vuoi è dall’altra parte della paura. (Jack Canfield)

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Avete presente quella frase che dice che l’attesa aumenta il desiderio??
Per me non è così. Nel mio caso l’attesa avvilisce i desideri, li spegne e li divora. Sì, li divora.
Perché una vita fatta di attese, che vita è??
Io appartengo al genere di persone che quando vuole fare una cosa, deve uscire di casa e farla. Senza aspettare, senza troppi ripensamenti e senza troppi “se, ma, però, forse..”
Perché quando aspetto troppo, mi stanco e alla fine non voglio più niente.
Mi stancano le persone, gli esami, le avventure..tutto.
La vita non può essere fatta di attese. La vita deve essere vissuta.
Sì……l’attesa è probabilmente la poesia del desiderio!
Baricco dice persino che una persona ti ama quando è in grado di aspettarti. Certo che è così, cavolo!
Se una persona ti aspetta, resta in bilico, vive con il fiato sospeso, si mette da parte. Tutto questo per te, per aspettarti.. mentre nel mondo ci sono altri sette miliardi di persone!

Ma quante emozioni, persone, posti…perdiamo nell’attesa??
Ci annulliamo per qualcosa che forse non otterremo mai o che, ancora peggio, si potrebbe rivelare una sciocchezza.
L’attesa conduce al vuoto. Perché prima o poi il motivo per cui attendi diverrà la giustificazione per non fare tante cose e non vivrai più.
Insomma l’attesa è tanto il pepe, quanto il veleno di una storia. L’attesa spesso fa male.

Per come la vedo io, se ti piace qualcosa, vai e prova a prenderla. Adesso. E se devi aspettare, decidi se ne vale davvero la pena. Perché per molte cose non ne vale assolutamente la pena.
Se qualcuno non vi vuole adesso, ciao. Se qualcosa non la potete ottenere adesso, ciao. Passate ad un nuovo capitolo, ad un nuovo libro e sorridete. La vita non è mai stata grata con nessuno.
Qualcuno disse che tutto ciò che vogliamo è dall’altra parte della paura. Il salto alcune volta comporta un passo, altre qualche strano movimento da contorsionista o qualche volo. Ma la paura è il confine da superare per ottenere ciò che vogliamo e non restare attaccati a ciò che non è più vitale.
Non siamo destinati ad essere dei parassiti, siamo destinati ad essere meravigliosi pesci che nuotano liberi nel mare.

Casa è pulirsi il cuore e tornare bambini.

Profumo di casa. Profumo di un amore che si sente dentro.. si espande e diventa calore. Profumo di cose belle.. dei fiori e dei sorrisi colorati di nonna.. del tradizionalismo di nonno.. degli occhi di mio padre, sempre più stanchi. Profumo del viso di mia madre che si bagna di lacrime dolci quando mi vede scendere dall’autobus alla stazione e finalmente sento di vivere in un posto nel mondo dove le persone mi vogliono veramente bene, senza falsità o compromessi, senza ipocrisia.
Profumo di cose ormai vecchie, di tradizioni perse.. delle lenzuola bianche di nonna, dei modi ordinati di mio padre quando lavora e della passione che ci mette, anche se è stanco..anche se è ormai difficile.
E’ un profumo che non mi stancherò mai di sentire. Quando torno a casa sento che tutto il mondo ha un senso, in mezzo a questi alberi, a questi prati che sanno raccontare tutte le misure dei miei piedi..da quando erano leggeri come piume, ad adesso che stanno diventando più pensati.
Stendersi sull’erba e sentire la terra sotto di me, in un panismo con la natura che è oro prezioso.
Questa e tante altre cose sono casa. Un rifugio dove quasi tutto è vero…dove si ride di gusto, nonostante le avversità delle vita… e chi ride non la fa con la bocca, ma con lo stomaco.
E’ bello tornare dove sei cresciuta. E’ come una rinascita.. tra il sole, l’albero di noce davanti la finestra della mia camera che mi avvisa di ciò che sta per accadere: fiori che germogliano o neve che scende.
E’ meraviglioso avere delle origini, sentire di appartenere a qualcosa. Questa sensazione mi ricorda leggermente “La luna e i falò” di Pavese..con quell’atmosfera folkloristica, di chi non dimentica da dove viene anche se girovaga da sempre.

Casa è profumo di cose vere e belle. Pulite e intatte, lontane dal mondo e dalle difficoltà di tutti i giorni. Soprattutto lontani dalla falsità e dall’ipocrisia. Casa è ritrovarsi, è pulirsi il cuore e tornare bambini. Casa è il posto in cui tutto è ancora incontaminato, inviolato.

Kintsugi.

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Prima mentre girovagavo su Internet per distrarmi dai miei pensieri tristi mi sono imbattuta nell’articolo che ho postato prima su una meravigliosa tecnica giapponese: il kintsugi.
Non so perché ma questa scoperta mi ha reso la serata un po’ più leggera, lontana da quella sensazione di pesantezza e ansia che mi fa compagnia spesso ultimamente.
E’ bello sapere che in qualche angolo di mondo ci sono persone che credono in queste cose. Riparare un vaso con dell’oro, il metallo più prezioso al mondo, piuttosto che con della semplice colla.
Già il semplice gesto del riparare personalmente lo trovo stupefacente.  Riparare qualcosa significa avere il coraggio e la forza di mettere da parte rancori, sofferenze, delusioni ed usarli per costruire qualcosa di nuovo e più vero. Significa capire che quella cosa è speciale e invece di buttarla nel primo cassonetto trovato, la si conserva in attesa del momento in cui saremo pronti a tirarla fuori dal cassetto dell’anima e, con un po’ di pazienza, tentare di aggiustarla al meglio.  Questa è una cosa estremamente bella e vera. Perché non è perfetta.

All’età di quindici anni comprai un paio di scarpe molto semplici. Nuove non mi piacevano, volevo a tutti i costi che si rovinassero. Le cose belle, pulite e nuove non mi sono mai piaciute. Le trovo false e, in qualche modo, disumane.
Ora con quel paio di scarpe ne ho fatta di strada! Le ho portate in tutti i miei viaggi e ci ho scritto sopra delle cose. Non le butterò mai perché sono state mie compagne di vita e, anche se adesso sono rovinate e probabilmente non saranno più buone per camminare, io le conserverò come uno dei ricordi più belli della mia adolescenza. Quando le indosso, sento di avere una storia.

Ora, tornando al kintsugi.. è una delle scoperte più belle che io abbia mai fatto. Forse perché sto tartassando talmente tanto il mio cervello con domande a cui non riesco a dare una risposta, che sto cadendo in una sorta di vortice in cui scovare un raggio di sole è più che raro. Mi chiedo spesso a cosa servirà tutto questo dolore e che ne farò di lui nel corso della vita, perché insomma..sono abbastanza stanca e non voglio più stare male.
Il fatto però che questo dolore da una corona di spine un giorno diverrà una bellissima collana d’oro mi consola. Voglio essere come quelle scarpe, consumate ma vissute. Come un vaso pieno di crepe, riempite di un scintillante e prezioso metallo: l’oro.
Un po’ come gli occhi dei vecchi con intorno tutte quelle rughe, che rendono il loro sorriso mille volte più bello. Sembra che da ogni ruga sgorghino lacrime di ricordi. Quasi si potrebbero distinguere le rughe di dolore da quelle di gioia.
Le immagini dei vasi riparati con la tecnica del kintsugi mi fanno pensare tanto agli occhi degli anziani. Veri e vissuti. E infinitamente pieni di bellezza e malinconia.

With lots of hope, I.

Indipendence.

“Era seduta su una panchina in un parco con il cielo grigio. I suoi occhi erano blu, più profondi del mare. 
Era una vita che era seduta su quella panchina rossa con le scarpe consumate dal cammino che aveva fatto ed i capelli crespi, rovinati dalla stessa pioggia che bagnava colui o colei che stava aspettando. 
Ogni tanto, quando sentiva dei passi, un qualcosa che sfiorava quel nulla, sperava che il passante si fermasse, si sedesse vicino a lei e ci restasse…così un giorno si sarebbero potuti alzare insieme. 
Così lo fissava e con lo sguardo imprecava, gridava ciò che la voce e le sue mani non potevano più dire. 
Aveva tanto vuoto dentro e sperava che quel passante lo colmasse. Ma nessuno badava alla sua presenza, e se anche lo faceva, dopo cinque minuti lo vedevi correre per la città come se nulla fosse. Quando guardi negli occhi il vuoto, devi avere molto coraggio. 
I giorni passavano e i suoi occhi diventavano sempre più blu; il cielo invece sempre più grigio. 
Quando arrivò la primavera e il cielo divenne azzurro, i suoi occhi erano ormai tristi e neri. Sempre più profondi. Intanto aspettava. Più passava il tempo, più la sua vita si distaccava dalla panchina, dalla speranza, dalla felicità, dalla vita. 
Chi sarebbe stato il coraggioso essere che si sarebbe seduto e , aspettando con lei, l’avrebbe aiutata ad alzarsi?!”

Questo è un racconto che ho ritrovato in una piccola moleskine nera. Lo scrissi forse due/tre anni fa e, a distanza di tempo, quella ragazza seduta sulla panchina rossa ne ha fatta di strada da sola. Il passante non c’è stato e forse mai ci sarà, almeno per il momento, ma ha anche capito che passo dopo passo, respiro dopo respiro, atto dopo atto…ce la può/deve fare. 

Per essere felici bisogna prima imparare a vivere con sé stessi. Non credete a chi dice che si ha bisogno per forza di un uomo o di una donna. Certo, in alcuni casi, la presenza di qualcuno sarebbe più che gradita, ma la vita non aspetta e non ha pietà. 
Non ha pietà. 
Per cui bisogna alzarsi, cercare di colmare i vuoti e andare avanti. 

Sarà un periodo un po’ così.. ma davvero ce l’ho a morte con l’amore e con la vita. Troppo ingiusta, troppo iniqua, troppo falsa ed ipocrita. Di quelle che ti promettono l’universo e non sono in grado di regalarti nemmeno una stella. 
L’amore poi.. bah! Nella mia vita ci sono stati molti ragazzi…io ho voluto bene soltanto a due di loro. Uno tanti anni fa, quando ero ancora troppo piccola e ingenua per capire il mondo, l’altro pochi mesi fa quando mi ha distrutto e fatto rinascere con un bacio. 
Volevo e voglio solo A. Ma non posso averlo. Capite? Quanto sia dura e senza pietà la vita? Desideravo solo una cosa e non sono riuscita ad ottenere nemmeno quella. Per cui adesso devo trovare un modo per colmare quel vuoto, che non sia dormire né sognarlo. Perché questa mattina mi sono alzata con un pensiero che mi infastidiva: “A chi apparterrà fra qualche anno? Chi lo toccherà. lo amerà. lo bacerà?”
Il pensiero che non sarò io mi infastidisce. Sì,cavolo! Perché non sono una di quelle che si innamora ogni giorno. Mi è capitato due volte su cento e nessuna delle due volte è andata. 
Pazienza. D’ora in poi ricomincerà la mia lotta contro tutto questo. Basta innamorarsi, basta credere in cose che poi ti trafiggono e riducono a brandelli l’anima. 
Mi basterò e sarò felice. La vita è davvero cattiva.

Ricomincio da me.

Siamo forse destinati ad odiare le cose che amiamo?
Non riesco a capire perché la cosa che mi salva quasi sempre, è la stessa che mi fa del male.
Mi innamoro delle persone in base alla musica che ascoltano. Perché secondo me, chi ascolta bella musica, è anche una bella persona.
Lo penso perché la musica è qualcosa di irrazionale, che tocca le corde più nascoste della nostra anima. Non c’è un motivo razionale per cui ti piace una canzone..(almeno nel mio caso).. Ti piace e basta.
Una persona tempo fa mi disse che ci innamoriamo del difetti di una persona, non dei suoi pregi. Io risposi che non era così, ma oggi posso dire che non c’è niente di più vero. Se mi chiedete perché mi piace un ragazzo, piuttosto che un altro, non so rispondervi nulla se non che mi piace e basta. Non c’è un motivo. E’ una cosa del tutto irrazionale, e direi spettacolare. Perché non la puoi controllare, è vera e semplice
Così cercherò di non avercela con me stessa per la storia di F e di Andrea. E’ che probabilmente non incontrerò mai più un ragazzo come F, e per questo mi mangerei anche il fegato, ma il cuore fa sempre di testa sua. Non posso farmi una colpa se mi piace Andrea, nonostante so che con lui mi farò del male. Tanto male.
F è il contrario di lui. Quasi perfetto..però il mio cuore sceglierebbe lui per serenità, non per felicità. E se Andrea tornasse, io comunque (in un modo o nell’altro) sarei sua.

Cercherò di dimenticarlo..piano piano, passo dopo passo, come ho sempre fatto con tutti, ci riuscirò. E credetemi se vi dico che sono stra-stanca di fare questo lavoro ogni santa volta, ma siamo esseri umani e, alla fine, scegliamo sempre il cuore.
Perché se scegli con la testa, puoi stare bene un po’, ma un giorno ne subirai le conseguenze.
Nonostante sia più difficile adesso, perché sono stanca di stare da sola e potevo avere qualcuno che mi scaldava il cuore (per una volta), devo farcela. Devo smettere di avercela così tanto con me stessa, perché le cose dovevano andare così.
Noi donne le sentiamo certe cose. Così quando ho cominciato a sentirmi con  F, avevo la strana sensazione che Andrea sarebbe tornato..infatti lo ha fatto. Inutile dire che da una parte sarebbe stato meglio di no, ma i cicli vanno chiusi. E con Andrea doveva andare così. Lo sapevano tutti..le mie amiche che gridavano e piangevano e i suoi amici che lo incitavano e urlavano mentre ci baciavamo..in un modo che toglierebbe il fiato a chiunque. Perché, anche se per motivi completamente opposti, lo volevano entrambi da tempo.

Spero che riuscirò a mettere pace a questo povero cuore, che sta andando a sbattere contro ogni cosa..stanco di essere lacerato ogni volta e poi abbandonato. Spero di rialzarmi più forte di prima e, anche se con Andrea non andrà, voglio tornare a sorridere, a vivere bene con me stessa, smettere di trascurarmi e di nascondermi dietro capelli rossi, piercing e trucco nero. Voglio rinascere più bella e libera di prima e mandare tutti gli pseudo-uomini, a cui ho dato tanto fino ad oggi, a quel paese. E ricominciare. Ricominciare da me questa volta. Senza rimorsi, senza rimpianti, senza se, ma o forse, senza nulla di loro. Di voi che mi avete fatto soffrire così tanto, con i vostri occhi e le vostre belle canzoni.

Beh, ci tenevo a dirvi che ci avete perso voi. Tutti. Vi siete persi una bella persona, o comunque una persona che non vi avrebbe scaldato solo un letto, ma che da cui avreste potuto imparare tante cose. Soprattutto che a vent’anni impegnarsi “seriamente” si può fare, con le persone giuste. Perché l’amore non è costrizione, ma è pura libertà, è innocenza, è giovinezza. Perché l’amore a 20 anni è più bello. Ma voi non lo capirete mai. Accontentatevi delle briciole, rimanete chiusi nella vostra ignoranza e nella vostre idee da “una botta e via”, nei vostri schemi secondo cui tutte le donne ti mettono in catene. In catene vi ci mettete voi, rinunciando a qualcosa che vi avrebbe dato più libertà di tutto.

Se un giorno rinascerò, di sicuro sarò mille volte più bella.

 

Music power.

Stavo cercando di scrivere per l’ennesima volta qualcosa sulla mia disastrosa esistenza. Poi ho cambiato idea. Perché sostanzialmente di quanto io possa essere incasinata non frega a nessuno, e sinceramente sono stanca pure io di dirlo.

Ergo ho deciso di parlarvi di una “cosa” che comunemente chiamiamo musica.
Vi capita qualche volta di ascoltare una canzone e il mondo diventa improvvisamente colorato?
Vi siete mai chiesti quanto potere possa avere la musica nella nostra vita??

La musica c’è sempre. C’è quando siamo felici, quando siamo tristi, nervosi, malinconici, esaltati, eccitati, quando abbiamo bisogno di fermarci un attimo e respirare. Penso che Lei è e sarà (spero per sempre) la mia migliore amica. L’amica perfetta. Ti ascolta, si fa ascoltare, ti parla, ti consola, ti salva. Sì… perché può persino salvare.
Se c’è una cosa per la quale vorrei vivere per sempre è il momento in cui ascolti per la prima volta una canzone e te ne innamori perdutamente. Oppure quando ascolti casualmente qualcosa che ti ricorda bei momenti o quando trovi la canzone che cerchi da una vita. Insomma..è una sensazione bellissima. Non so se vi è mai capitato!
E’ come quando cerchi qualcosa da tutta la vita e poi ti spunta davanti del tutto casualmente, come se nulla fosse, davanti. Bellissimo.

La musica ha questo potere straordinario di trasportarti in mondi sconosciuti, di isolarti dal resto del mondo, di farti pensare a delle belle cose, di farti svegliare bene la mattina. E’ come se ogni singola nota avesse un collegamento con le fibre della nostra anima. Così quando entrano in contatto inizia una sinfonia bellissima che ti fa scoprire nuovi mondi.
Ti sembra di far parte di qualcosa e non ti senti solo perché sai che colui che ha scritto quelle parole, lo ha fatto anche per te. E dal suo dolore è venuta fuori questa “cosa” meravigliosa.
Immaginate un paesaggio buio e una persona che ascolta una canzone. Immaginatela fatta di note colorate. E’ così che mi sento quando ascolto musica . Non mi sento più così inadatta, così sola, così fragile, così imperfetta e rompi scatole. Mi sento leggera e mi viene voglia di ballare. Mi viene voglia di volare. Mi viene voglia di fare tutte le cose che ho paura di fare, tutte le cose che vorrei fare da sempre.

Ed è meraviglioso!

Sì, direi che per la musica vale la pena vivere.