Thirteen reasons why…?!

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Salve a tutti,
questo weekend (in cui ho deciso di prendermi un po’ di tempo per me) ho visto questa serie tv molto discussa al momento.
Che dire..mi ha lasciato moltissime emozioni e non faccio altro che pensarci. E’ un telefilm che parla di una ragazza che si suicida a causa di fenomeni di bullismo, ma prima di farlo registra 13 cassette in cui racconta, volta per volta, tutte le persone che l’hanno portata a fare quel gesto.
Mi ha fatto sinceramente riflettere su molte cose.. ad esempio sulla definizione di bullismo. Infatti io in primis, erroneamente, pensavo che il bullismo esistesse solo nelle scuole o al lavoro..no, il bullismo esiste sempre laddove noi non facciamo caso ai nostri gesti e inconsapevolmente feriamo qualcuno.
E’ il cosiddetto effetto farfalla.. una piccola azione da parte di un animale così delicato, può provocare un uragano dall’altra parte del mondo.
Infatti, ripensandoci, non è stato forse bullismo il comportamento da parte delle mie ex-amiche che mi hanno cacciato dalla loro vita come fossi l’ultima delle str****?? Lasciandomi in una situazione in cui, non solo mi sentivo terribilmente sola, ma mi sentivo offesa, sbagliata, denigrata. Sentivo che nulla di me andava bene agli altri e avevo paura anche ad alzarmi la mattina per paura di ferire qualcuno..o me stessa.

Non è stato forse bullismo quando L. dopo essere venuto a letto con me il mercoledì sera, il giovedì non mi ha degnato nemmeno di uno sguardo?? O quello del mio primo ragazzo che non merita nemmeno di essere citato tra queste pagine virtuali.
Sono tutte persone che mi hanno ferito terribilmente e lasciato dei segni che mai se ne andranno e che continueranno ad avere influenza sulla mia persona e sul mio futuro, anche in modo inconscio.

Ricordo come mi sentissi usata e abbandonata e, se non avessi avuto l’aiuto di persone care, mi sarei trascinata in un vortice di tristezza e amarezza senza fine.
D’altronde sono sensazioni che tutti abbiamo provato almeno una volta della vita perché bullismo non è solo il tuo compagno di classe che ti tocca il culo o che ti prende in giro, bullismo sono anche gli sguardi che facciamo ogni giorni, le parole che diciamo, le persone che giudichiamo senza conoscere; il nostro egoismo rispetto agli altri, ai loro sentimenti, è non avere delicatezza e pensare che tutti siamo forti allo stesso modo.
Non è così..il telefilm ne è la dimostrazione e forse è proprio quello lo scopo. Quei piccoli problemi potrebbero essere considerati stupidi da qualcuno (tranne le stupro), invece per lei erano cose importanti che l’hanno portata, tutte insieme, a suicidarsi.
Quindi prima di dire bugie, di infangare gli altri, di aprire la bocca solo per far uscire l’aria, prima dei nostri bisogni primari, dovremmo pensare che, nel nostro piccolo, siamo offendendo qualcuno e la sua vita, i suoi sentimenti e la sua anima.

Basterebbe così poco per salvare qualcuno..una parola, un abbraccio, un cioccolatino.
Ci ridarebbe speranza per il genere umano.
Ho imparato anche un’altra cosa: dichiaratevi a qualcuno se vi piace, perché potrebbe cambiare la vita di quella persona per sempre. Parlate, esprimete i vostri sentimenti, apritevi agli altri e abbiate il coraggio di accettarne le conseguenze. Non sempre i vostri segreti saranno mantenuti e non sempre otterrete le risposte che volete ma siate coraggiosi e solidali nei confronti degli altri.
E’ vero che ognuno combatte una battaglia ogni giorno che non conosciamo e per questo dobbiamo avere rispetto e gentilezza perché prevenire è meglio che curare, sempre.
Anche voi vi potreste ritrovare immersi in un uragano senza sapere come e potreste entrare nelle cassette di qualcuno senza saperlo.

 

 

Il giardino delle parole

locandina

Voto: 10/10

Questa sera vi parlo di  un mediometraggio di Makoto Shinkai che ho appena finito di vedere. Innanzitutto sono rimasta colpita dalla dolcezza delle parole, dai suoni dell’acqua che accompagnano  la storia e dalla sensibilità di questo regista.
Ciò che mi ha sorpreso di più è il modo in cui Makoto Shinkai delinea la storia dei due personaggi, il modo in cui li incastra e la metafora che usa per dire che si erano un po’ persi..cioè che essi avevano, in qualche modo, disimparato a camminare.

Il protagonista, d’altronde, è un ragazzo il cui sogno è quello di disegnare e realizzare scarpe e per questo lavora duramente anche quando i suoi amici vanno al mare a prendere la tintarella.
Un ragazzo che aiuta una donna a ricominciare a camminare attraverso le sue parole ed i suoi sogni, che prende le impronte per un futuro migliore di quello che ha. Un mediometraggio che ci mostra come un incontro fortuito tra persone perse possa cambiare totalmente la loro vita. Non un amore, ma una profonda amicizia che lega questi due essere umani.
I giapponesi sono un popolo da ammirare sotto questo punto di vista. Rimango sempre sorpresa dalla loro profondità d’animo, da quando scoprii la tecnica del Kintsugi (Kintsugi.) , di cui vi ho anche parlato.
Quanto sarebbe bello se nella vita reale i personaggi fossero tutti così attenti e sensibili.

La domanda che mi sono posta guardando questo film è:   “Io ho imparato a camminare??”
Purtroppo non credo ci sia una risposta esatta a questa domanda poiché incespicare negli sbagli che commettiamo ogni giorno è facile, è rimettere insieme i pezzi dopo che è difficile. Mi prometto di essere una persona migliore e, laddove i brutti pensieri prendono il sopravvento, cerco sempre di evadere ed eliminarli.
Sembra che la vita sia sempre in agguato, non fai in tempo a sistemare una cosa che l’altra comincia inevitabilmente a frantumarsi. Io mi chiedo sempre se sono pronta per affrontare quello che verrà ma l’unico modo per saperlo è mantenersi in un certo senso pronti, non dando mai le cose per scontato, e cercare di vivere un gradino alla volta e mai tutta insieme.
Penso infatti che l’unico modo che abbiamo per vivere una vita felice sia quello di essere sempre entusiasti e positivi, anche quando le cose si fanno difficili. Abbattersi purtroppo è lecito ma non serve a niente e anche un piccolo gesto, come parlare con uno sconosciuto, ci cambia la vita.
Bisogna essere come l’acqua..fluire e fluire. Essere consci che soffriremo ma esserlo anche del fatto che sarà un gradino in più verso la perfezione o verso la felicità. Non dobbiamo disperare..ma sempre essere combattivi e forti e fregarcene di quello che pensa la gente.
Bisogna attingere e carpire la bellezza in ogni sua forma, anche in una penna blu  [Oggi è blu.] e non aver paura di mostrare i propri sentimenti ma neppure i proprio difetti.

Spero che troviate tutti la forza per affrontare la vostra vita.

Un abbraccio.

 

L’amore in fondo è un agglomerato di emozioni e di compromessi..

Vorrei dire a me stessa che tutto è come prima, che si raggiusterà.
Che saremo sempre felici come quel giorno alla piscina naturale dove tu mi facevi le foto dallo scoglio perché pensavi che non fossi in grado di fare il tutto a delfino; invece, io non solo lo sapevo fare, ma mi divertivo a farne cento di seguito pur di vedere la tua faccia così sorpresa di me in quel momento, che non poteva guardare nessun altra cosa se non me e il mare.
Vorrei dire a me stessa che i sogni che faccio la notte non sono veri, che tu non hai mai baciato ragazze più belle di me, che i tuoi occhi guardano solo me, che sei innamorato solo di me..ma sento che non è così. So che mi ami ma so anche che ci sarà sempre quella parte da “pavoncino” di te che non ci permetterà mai di stare bene insieme.

Io sono il tipo di donna che sa come far girare un uomo, ma lo faccio sempre con molta discrezione e in silenzio..soprattutto con la consapevolezza.
Tu sei il tipo di uomo che si gira e parla e ride..senza rendersi conto che c’è un limite alla confidenza. Come quando giocavamo insieme e io lasciavo un pezzo di cuore ovunque e tu non ti eri accorto di niente.

Vorrei dire a me stessa che riusciremo a risolvere i nostri problemi ma il tuo atteggiamento mi ha portato un po’ a disinnamorarmi di te e tu mi dici che sogni di baciare un’altra. Non siamo più noi, non siamo più quelli del primo bacio, delle risate, dei giochi. Siamo cambiati.

Tu sei stanco della mia gelosia e io sono stanca del tuo continuo rifiuto a cambiare. L’amore in fondo è un agglomerato di emozioni belle e di compromessi, senza di essi le storie finirebbero subito.
Il bello è che io scrivo questo ma penso ai tuoi occhi. Capisci??
Perché io, stupido, quando mi chiedi se ti amo..io mi caccerei il cuore dal petto per fartelo capire ma le parole non bastano più e in più il rancore prende il posto di tutto!
Ho cominciato ad avvalorare l’idea di un futuro senza di te, penso a come sarebbe lasciarci..penso che mi mancheresti come l’aria, ma penso che l’amore non può essere questo. L’amore dovrebbe migliorarci, tu hai detto che ti ho trasformato in un mostro..invece io da quando sto con te conto le smagliature e cerco le imperfezioni sulla mia pelle.

Io non ti voglio lasciare perché ti amo davvero. Davvero come dice Luca Carboni. Ma come posso fare se tu non sei disposto a cambiare???

AIUTAMI.

Le conseguenze dell’amicizia.

Cancella e riscrivi, cancella e riscrivi…

Ultimamente c’è qualcosa in me che non va: una parte di me pensa “e quando mai..!”, l’altra, che è sempre fiduciosa, pensa che passerà anche questo.
In realtà questa sensazione si è accentuata da un anno a questa parte.
Ho un po’ di fatica a fare amicizia o comunque ad avere un rapporto che vada oltre il semplice “Ciao, come stai??”. E’ come se avessi un blocco che non mi consente di aprirmi e mi sento costantemente inadatta con tutte le persone che incontro..per questo spesso preferisco stare da sola, ma ciò non mi aiuta perché non faccio altro che peggiorare la situazione.
Io sono sempre stata timida ma nonostante questo, ho sempre avuto delle amiche..non sempre le stesse. Alcune sono cambiate, ma in ogni caso ho sempre avuto qualcuno vicino con cui confidarmi e ridere. Da quando sto all’università invece ho conosciuto una marea di gente ma con nessuno di loro sono riuscita a stringere un bel rapporto.
In primis forse perché non ne ho mai sentito veramente il bisogno, e secondariamente non sono quel tipo di persona che prende l’iniziativa con la gente..e ogni tanto che ci provo rischia di andare pure male!
S. e S. per me sono state importanti qui anche per questo, perché mi sono state sempre vicino e  con loro riuscivo ad essere me stessa senza farmi alcun problema.
Forse il mio comportamento è una reazione al loro abbandono e alla sofferenza che hanno lasciato in me. Forse ho talmente tanta paura di affezionarmi a qualcuno che cerco sempre delle scuse per non avvicinarmi più di tanto. Ho cercato di analizzare la situazione sotto tutti i punti di vista; ho pensato che ho concentrato troppe energie su G e potrei non averne più per gli altri…non lo so!!!

Non ho mai avuto così tanto bisogno di un amico in tutta la mia vita..ma per adesso non credo di essere pronta.
Devo vedere ancora bene delle cose e risolverle, anche perché un amico vero non si incontra facilmente, ma io sono fiduciosa.

Quando meno ce lo aspettiamo succedono delle cose e così forse sarà per un eventuale persona con cui il rapporto andrà oltre il semplice “Ciao, come stai??”. Vedremo..intanto mi auguro tanta felicità anche da sola e mi auguro che la scelta di due persona non influirà più sulla mia felicità e sul mio carattere, e soprattutto sul mio futuro!!

Come dicevano i latini, AD MAIORA.

Che guaio Freud!

Quest’oggi vorrei parlare di un argomento che per me ha due facce: una positiva e una negativa.
Quest’anno mi sono ritrovata in casa con due ragazze che studiano psicologia ed esse stesse da molto tempo fanno delle sedute dallo psicoterapeuta.
Premettendo che purtroppo i costi di questo tipo di terapie sono eccessivi, ergo accessibili a pochissime persone, io penso che nel mondo contemporaneo la seduta dallo psicologo sia molto sopravvalutata.

Che la vita non sia una favola lo sappiamo tutti; molte persone non hanno avuto un’infanzia perfetta, hanno subito degli abusi, delle violenze, sono state segnate. Però oggi si tende a fare di tutta l’erba un fascio.
Un po’ di tempo fa andai a parlare con una sessuologa perché avevo problemi con un ragazzo. Lei mi chiese che rapporto avessi con mio padre.
Premettendo che io con mio padre non è che abbia tutto questo granché di rapporto, non credo però che ciò debba essere la fonte dei problemi che posso avere con il mio ragazzo.
Perché, anche solo pensare una cosa del genere, significa porre dei limiti alla mia mente e concentrarmi su un pensiero sbagliato.
Sbagliato perché, da che mondo è mondo, ognuno di noi ha avuto le sue esperienze negative. Pensare all’origine, ad esempio, della mia gelosia è utile quanto asfissiante perché, almeno che io non sia Freud, non ne verrò più a capo.
Piuttosto posso concentrarmi su come migliorare!!!
Perché dover far pensare alla gente che ognuno di noi ha un problema grave?? Perché non insegnarli invece la leggerezza.
Insegnarli che anche nell’imperfezione, possiamo farci un sorriso e andare avanti. Senza spendere cento euro di seduta dallo psicologo perché “ho paura che mio marito mi tradisca!”.
Lecito certo aver bisogno di parlare con qualcuno, ma oggi mi sembra un abuso. Un abuso perché in questo modo stiamo creando attorno a dei stupidi problemi la causa principale della nostra infelicità. Quando in realtà noi dentro abbiamo tutti gli strumenti per guarire, solo che scegliamo le strade più facili perché farceli risolvere da qualcuno è più semplice, quanto costoso.

Io direi…tranquilli!! Non ne abbiamo un così eccessivo bisogno.
Sicuramente il loro lavoro è fenomenale e, in alcuni casi, salvifico. Ma altre piccole cose le possiamo risolvere tranquillamente senza ricorsi e ricorsi sulle circostanze in cui abbiamo vissuto.
E’ vero che il passato segna ma, almeno che non sia troppo pesante, mettiamoci un benedetto punto e andiamo avanti!!!

Voce del verbo imparare.

Così tra una canzone di De Gregori e tante bozze salvate (118) ma mai pubblicate eccomi qui.
Mi scuso innanzitutto per l’assenza ma non sono più abituata a scrivere , inoltre sono occupata ed è meglio così; perché è quando non sono occupata che faccio casini!
Quest’anno è stato un anno un po’ bizzarro: ho perso le due frontiere del mio futuro, le mie due amiche S.S., con cui mi immaginavo il mio  addio al nubilato insieme a dei piccoli scriccioli che corrono. Invece ecco qui…tutto cambia.
Ho preso delle scelte molto particolari, questo è sicuro. Mi sono innamorata, ma non credo sia una colpa. Penso che, raggiunta una certa soglia, sia lecito imparare a farsi da parte per dare spazio alle vite altrui.
Comunque la sofferenza che mi ha portato questa rottura..beh è stata abbastanza forte, ma la vita va avanti e bisogna sempre imparare a prendere il meglio da tutto ciò che ci accade.
Mi sono sentita abbandonata e sola e, come sempre, inadatta. Questo mi porta anche adesso a vivere male i rapporti con gli altri e a farmi un esame di coscienza più o meno ogni 5 secondi, cosa assolutamente non salutare. Io non sono fuggita via da nessuno, sono loro che, con molto sgarbo (mi consento questo termine) se ne sono andate senza nemmeno chiedersi il vuoto che avrebbero lasciato. Dopo che io (tra l’altro) gli avevo chiesto in lacrime di “perdonarmi” (se di perdono si può parlare) e di non andare via perché non me lo sarei mai perdonata (senza virgolette).

Invece eccomi, qualche mese dopo e qualche cicatrice in più, a cercare di rimettere insieme i punti e a combattere una guerra contro i miei pregiudizi su me stessa non indifferente.

Nonostante tutto… beh ho passato momenti di una felicità che, solo a scriverne, le fossette del mio sorriso diventano un po’ più profonde. Momenti di immensa felicità sotto la neve, tuffandomi da uno scoglio, a stringere le mani al cinema, a farmi foto bizzarre…momenti che ormai fanno parte della pellicola della mia vita.
Ahimè però..ho constatato che stare con qualcuno non è affatto semplice.
Credetemi (se già non lo sapete) che l’amore non è quello che raccontano: l’amore è un oceano in più! E’ sopportare, soffrire, cambiare, confrontarsi, crescere.
Per esempio io ho constatato, inaspettatamente, che sono gelosa. Ma non poco…tanto, eccessivamente gelosa.
Se andate a vedere qualche articolo prima di questo forse avrò parlato dell’amore come il sentimento della libertà pura…e penso ancora che debba essere così..il problema è che ho anche scoperto che la nostra anima è attaccata inesorabilmente al nostro passato. Ergo le nostre paure più recondite che vengono fuori quando si sta con qualcuno perché è lì che siamo nudi di fronte a noi stessi, lì che non ci possiamo nascondere sotto sigarette, rimmel, sorrisi e rossetto, tacchi a spillo. Siamo a piedi nudi, con il cuore in mano di fronte ad una persona che lo potrebbe custodire come, squarciarlo.
Vi auguro tristezza, insonnia, pianti, qualche sofferenza..ma non vi auguro mai di essere gelosi così tanto perché tutto quanto dopo un po’ diventa una gabbia lacerante, una busta che soffoca le ali dell’amore. Morbosa, chiusa, claustrofobica.
Devo lavorare su me stessa per risolvere il mio problema e spero di farlo il prima possibile perché io certi baci mica me lo scordo. Anzi me li porto nel cuore. Nonostante l’abbandono, io ci continuo a credere e a sperare che qualcuno in questo nastro di pellicola sia già segnato.
Un po’ come quando finisce Scrubs e JD si vede passare la sua vita davanti..beh io in quel filmato qualche scena ce la vorrei davvero tanto!
Ho in mente una scena ogni giorno ed è sempre più bello. E insieme ad esse ci sono le mie paure, tutte le volte che mi prometto di respirare e poi invece sparo a mille su tutto, senza nemmeno accertarmi di quello che dico.
C’è un passo della Bibbia sull’amore che penso sia fantastico che dice:

L’Amore è paziente, è benigno;
l’Amore non arde di gelosia,
non si vanagloria,
non s’insuperbisce,
non si comporta in maniera sconveniente,
non persegue il proprio interesse,
non si indigna,
non nutre alcun risentimento per il male ricevuto,
non si rallegra dell’ingiustizia,
ma gioisce della verità.
Tutto ammette, tutto crede, tutto spera, tutto sopporta.
L’Amore non avrà mai fine.
Ecco così dovrebbe essere anche il mio amore. Così puro e senza malizia.
Ma naturalmente non è sempre tutto facile. Mi sento soffocare perché ho paura che se ne vadano tutti e mi lascino qui sola, ad asciugare le mie lacrime e a sentire che nessuno mi vorrà mai bene e non mi amerà mai. Perché mi sento come il brutto anatroccolo, sempre imperfetta, sempre strana.
Devo diventare più sicura di me! Devo alzarmi le maniche e impegnarmi e smettere di sentirmi sempre sbagliata.
Io non sono così. Sono le persone che mi hanno circondato che mi ci hanno fatto sembrare. Se qualcuno mi ha abbandonato non significa che lo faranno tutti e, se qualcuno non mi cerca, non vuol dire che gli sto antipatica.
Devo imparare a volermi bene e ad amarmi.

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C’è un punto in cui se la felicità non arriva da sola, ce la dobbiamo un po’ inventare.

E’ la quarta volta che inizio a scrivere.
Vorrei dire tante cose…tipo di quanto mi sento triste in questo momento.
Però mi viene solo da pensare che tutto si riaggiusterà, voglio avere fiducia.
Che domani arriveranno nuove e belle notizie ed io dovrò smetterla di avere mal di testa perché devo pensare a milleeuno cose.

C’è un punto in cui se la felicità non arriva da sola, ce la dobbiamo un po’ inventare.
Il periodo prima che iniziassi l’università lessi un libro (Mr Gwyn-Alessandro Baricco). Mi ricordo i pomeriggi autunnali passati su quel mattone, in quella camera vuota in costruzione, a leggere. Mi veniva ogni volta da piangere. A guardare l’orizzonte con i suoi colori e le sue sfumature, mentre ascoltavo musica che di certo non aiutava.
Sono sempre stata una persona super sensibile, non so perché.
Sono estremamente brava nell’osservare le cose, ma non altrettanto nel viverle.
Mi piace prendermi i momenti per fuggire dal mondo. Nonostante io stia crescendo, questo non cambierà mai.
Mi sento come uno scoglio, tutto quello che porta con sé la corrente mi si attacca addosso.
Non so come spiegarlo…non tanto le parole, quanto gli sguardi ed i gesti delle persone.
Vorrei essere meno brava nel capire la gente, nell’andare sempre più in fondo alle cose. Vorrei essere come un gabbiano e guardare solo la superficie del mare, facendo giravolte e tuffandomi a fior d’acqua..invece a me piace scavare, quasi un atto di autolesionismo.
Di certo non pecco di superficialità, anche se alle volte mi piacerebbe.

So che questo mi aiuta ad avere occhi diversi per girarmi intorno e so di essere una persona abbastanza intelligente da capire molte più cose di quante me ne abbiano insegnate. Che ci faccio con la mia ipersensibilità??
Non ci costruisco navi o palazzi, non ci posso fare quasi niente. Posso solo cercare di plasmarla in modo tale da non farmi molto male e in modo tale da usarla sempre nel migliori dei modi, ad esempio cercando di aiutare gli altri.
Salvare qualcuno è sempre stato uno dei miei sogni…non tanto salvarlo da un probabile suicidio chiariamo. Intendo tipo prenderlo per mano e fargli avere nuovi occhi per osservare le cose.
In realtà al momento mi piacerebbe solo avere qualcuno con cui non dover far finta che vada tutto bene, ma in senso positivo. Qualcuno con cui poter stare in silenzio senza imbarazzarmi o senza dover parlare di cose futili ed inutili. Senza sentire di non essere abbastanza e senza sentirmi sbagliata. Ma se esiste una persona così..insomma sono io.
Devo imparare a volermi più bene. Anzi devo imparare ad amarmi!
Imparare ad amarmi! Imparare a stare bene da sola!
Il resto…pazienza. Al momento non ho tempo.

Cronache di vita.

Ultimamente son successe un po’ di cose. Innanzitutto mi stanno tornando gli attacchi di panico che prendevo l’anno scorso e questo non mi aiuta affatto a vivere serenamente l’università e decidere cosa fare l’anno prossimo.
Ho litigato con le mie amiche a causa del mia incostanza caratteriale e loro mi hanno propinato una serie di motivi per cui io dovrei cambiare..inutile dire che hanno ragione. Loro dicono che io penso troppo e, così facendo, rovino anche le cose più belle ..perché tendo sempre a mettere i puntini sulle i, a rimuginare su tutto quello che mi succede e mi pongo troppe domande che non hanno risposte sicure.
Domenica, per fuggire dalla monotonia e dalla tristezza ho deciso di chiedere di uscire a Iacopo, un ragazzo che avevo conosciuto mentre studiavo all’università. Sono uscita tre volte con lui e sono stata davvero bene. Come tutte le cose della mia vita però, anche questa è stata un fuoco d’artificio, nel senso che è cominciata e finita (forse non del tutto, ma quasi).
Stare con Iacopo mi ha fatto davvero bene. Non mi sentivo così “donna” da molto tempo e lui mi ha aperto la mente riguardo tante cose. E’ davvero una bella persona e, per una volta, ho conosciuto un ragazzo che non si avvicina all’ideale di “stronzo forte” che mi scelgo solitamente.
Infatti mi sono pure resa conto che tutte le ferite del passato mi hanno resa molto insicura e molto infida e, così facendo, allontano tutti da me. Credevo che fossi uscita dalla famosa bolla di sapone del liceo, ma forse la situazione è solo peggiorata, perché fino a quando non sono stata con lui, mi è sembrato di essere completamente morta.
Adesso mi mancano già i baci, gli abbracci, gli sguardi, i sorrisi, i sospiri, l’imbarazzo…
E’ che io mi son fatta male troppe volte e adesso non riesco più a lanciarmi come prima. Ed ogni avvenimento mi tocca sin nel profondo, che sia un bacio, un sorriso, una carezza. Mi rimane tutto addosso.

Sono avida di amore. Ne ho bisogno, perché ho tanti pezzi di cuore che devono essere rimessi insieme nel modo giusto e da sola non faccio altro che metterli in subbuglio sempre di più e costruirci intorno un muro di bugie e paure. Solo che tutte le mie storie son così: fugaci. Scappano tutti e io non riesco a capire il perché nessuno resti. Ho paura che sia io il problema. Davvero…però, a parte per i miei sbalzi di umore e la mia personalità un po’ ambigua, sono una persona molto semplice e rendermi felice è la cosa più facile del mondo. Ho iniziato a pensare davvero che sia io il problema. Questo mi distrugge perché adesso sono stanca di stare da sola e, dopo che mi sono risvegliata un po’, desidero qualcuno al mio fianco.
Me lo merito perché ho sofferto troppo. Ho bisogno di condividere le mie esperienze con qualcuno, così magari pian piano andranno via..e potrò ricominciare ad ascoltare certe canzoni e ad essere serena. Una catarsi in comunione.

Il dolore ti cambia, si impossessa di te, ti trasforma.
E, nonostante dal dolore possiamo imparare molto e crescere, le ferite che ti lascia ti segnano e tu non puoi farci niente.
Puoi nasconderle ma prima o poi ricominciano a sanguinare. E fanno male. Tanto, troppo.
Sono stanca di essere triste.

Punti di vista.

Secondo me i funerali sono l’apice della degradazione della cultura cristiana e occidentale.

Il mio punto di vista potrà sembrare cinico e insensibile però ogni volta che c’è un funerale, mi viene una rabbia pazzesca.
Secondo me la morte è parte integrante della vita. Possiamo combattere contro tante cose, ma prima o poi (scusate la durezza) moriremo tutti.
Di fronte a questo “grande” ed ineluttabile mistero due sono le posizioni da prendere:
-si accetta e si cerca di viverla nel modo più tranquillo possibile;
-ci si dispera per qualcosa a cui siamo destinati tutti.

Io non metto in dubbio il dolore ed il senso di solitudine di chi resta, perché per chi se ne va è un po’ più semplice..però se devo essere ricordata dentro una bara, con un vestito nero e la pelle bianca, piuttosto pago qualcuno che mi porti al centro dell’oceano per farmi sbranare dagli squali.

Io credo che le persone debbano essere ricordate da vive. Attraverso una canzone, un ricordo, un sorriso, una foto, un racconto, un libro…qualcosa che li abbia resi felici.
Perché la morte è come alzarsi la mattina. E’ parte della vita di ognuno di noi. Non è un mistero, è così e basta. E di fronte all’ineluttabile l’uomo non può far altro che chinare la testa e accettarlo.
Se solo, invece di celebrare la morte, facessimo trionfare la vita, le persone verrebbero ricordate con gioia e con meno dolore! In un modo più decente ed umano.

Almeno io vorrei essere ricordata così. Come la ragazza viva che ride, ascolta la musica, scherza, gioca.. non come quella chiusa dentro un pezzo di legno, bianca e triste.
Non si ha rispetto per la vita in questo modo! Nemmeno per le persone!
Non voglio che venga gente a casa mia per vedermi lì dentro, per osservare da vicino il risultato di tanti anni. Per me quel momento è una cosa intima, non da spiattellare davanti a tutti. Così come le lacrime e gli abbracci e la grande sofferenza di chi resta.
Le condoglianze non le voglio da nessuno, nemmeno fiori di facciata per un mare di ipocrisia e superficialità.
Mi basta molto meno di questo..un meno che sia più umano e più bello. Le grandi cerimonie non fanno per me.

Sarò pure esagerata o troppo giovane per capire certe cose però i funerali cristiani celebrano il defunto, non la persona. Celebrano la morte, non il ricordo. Celebrano la fine di tutto e non (perché no!) l’inizio di qualcosa.
Non dico di fare una festa, ma semplicemente di cominciare a nutrire più rispetto per la vita, perché questo sì che è grande dono.

E’ lì che pesa la vita.

E’ vero che sento il bisogno di scrivere. Infatti, qui, sul blog, scrivo spesso.
E’ sulla carta, sulla mia moleskine con su inciso “C’è un nuove sole ogni giorno” (sì, la stessa frase.. quella è la moleskine del mio periodo buio), nero su bianco…. che non riesco a farlo.
Stasera volevo prenderla e riprovare..poi però mi sono spaventata. Credo di non riuscire più a scrivere sulla carta perché è troppo vero. Perché se le vedi e le senti le lettere, quel piccolo universo in cui si incastra tutto il sentire del mondo.. se tocchi l’inchiostro con le tue mani, se il fianco del mignolo destro si fa nero.. è perché è proprio lì che pesa la vita.
Mi viene più facile scrivere qui. Forse perché tutto questo c’entra poco e niente con la vita di tutti i giorni. Sicuramente c’entra di meno di quella moleskine con i biglietti dell’aereo in mezzo, quelli dei concerti, delle foto e delle poesie, della foglia che ho raccolto quel giorno in Inghilterra.

Che poi…non so se ci avete fatto caso ma quando racconti qualcosa, scrivendola, sembra molto più bella. Scrivere ti dà il potere di dare significato anche a ciò che non sei riuscita a vivere fino in fondo, a quelle storie che dovevano essere stupende, invece poi si sono rivelate deludenti.

E’ iniziato il duemilaequattordici. L’unica cosa che mi viene da dire è..”Cazzo, ci siamo.”
Sì, perché questo è l’anno delle scelte importanti. Dovrebbe essere l’anno in cui deciderò di essere felice.. è l’anno del concerto a Milano da sola. E’ l’anno di nuove consapevolezze e di una nuova coscienza che non se ne va più.
Sono cresciuta tanto..non mi sono mai sentita così “donna” in vita mia. E’ molto difficile..soprattutto capire certe cose..
Non è che io sia sola…però ho paura che quando si accenderanno quelle luci e tutti si abbracceranno, grideranno, si guarderanno e piangeranno..io mi guarderò intorno e mi sentirò sola. Perché non avrò nessuno con cui condividere quella gioia immensa.. e forse sarà la volta buona che mi metterò davvero a piangere ad un concerto.
Vallo a spiegare a tua madre che quello di cui hai paura non è prendere un treno o girovagare sola in una città che non conosci…quello di cui hai paura è sentirti sola. Perché ci sono già passata e non voglio che accada mai più.
So anche che però è importante fare le cose da soli, perché significa crescere. Per cui ci andrò.
Ho sempre vent’anni.

Uno si immagina di prendere una valigia e di andare via. Però il mondo lì fuori è davvero brutto. Ne succedono di tutti i colori e avere qualcuno con cui stare sempre sarebbe davvero una bella storia da raccontare..
Solo che qualcuno ha la fortuna di poterlo fare e qualcuno, invece, deve cavarsela da solo.
Bah…ben venga. Ben venga tutto, sia il bene, ma soprattutto il male.
Perché tanto, prima o poi, vinceremo.