Il giardino delle parole

locandina

Voto: 10/10

Questa sera vi parlo di  un mediometraggio di Makoto Shinkai che ho appena finito di vedere. Innanzitutto sono rimasta colpita dalla dolcezza delle parole, dai suoni dell’acqua che accompagnano  la storia e dalla sensibilità di questo regista.
Ciò che mi ha sorpreso di più è il modo in cui Makoto Shinkai delinea la storia dei due personaggi, il modo in cui li incastra e la metafora che usa per dire che si erano un po’ persi..cioè che essi avevano, in qualche modo, disimparato a camminare.

Il protagonista, d’altronde, è un ragazzo il cui sogno è quello di disegnare e realizzare scarpe e per questo lavora duramente anche quando i suoi amici vanno al mare a prendere la tintarella.
Un ragazzo che aiuta una donna a ricominciare a camminare attraverso le sue parole ed i suoi sogni, che prende le impronte per un futuro migliore di quello che ha. Un mediometraggio che ci mostra come un incontro fortuito tra persone perse possa cambiare totalmente la loro vita. Non un amore, ma una profonda amicizia che lega questi due essere umani.
I giapponesi sono un popolo da ammirare sotto questo punto di vista. Rimango sempre sorpresa dalla loro profondità d’animo, da quando scoprii la tecnica del Kintsugi (Kintsugi.) , di cui vi ho anche parlato.
Quanto sarebbe bello se nella vita reale i personaggi fossero tutti così attenti e sensibili.

La domanda che mi sono posta guardando questo film è:   “Io ho imparato a camminare??”
Purtroppo non credo ci sia una risposta esatta a questa domanda poiché incespicare negli sbagli che commettiamo ogni giorno è facile, è rimettere insieme i pezzi dopo che è difficile. Mi prometto di essere una persona migliore e, laddove i brutti pensieri prendono il sopravvento, cerco sempre di evadere ed eliminarli.
Sembra che la vita sia sempre in agguato, non fai in tempo a sistemare una cosa che l’altra comincia inevitabilmente a frantumarsi. Io mi chiedo sempre se sono pronta per affrontare quello che verrà ma l’unico modo per saperlo è mantenersi in un certo senso pronti, non dando mai le cose per scontato, e cercare di vivere un gradino alla volta e mai tutta insieme.
Penso infatti che l’unico modo che abbiamo per vivere una vita felice sia quello di essere sempre entusiasti e positivi, anche quando le cose si fanno difficili. Abbattersi purtroppo è lecito ma non serve a niente e anche un piccolo gesto, come parlare con uno sconosciuto, ci cambia la vita.
Bisogna essere come l’acqua..fluire e fluire. Essere consci che soffriremo ma esserlo anche del fatto che sarà un gradino in più verso la perfezione o verso la felicità. Non dobbiamo disperare..ma sempre essere combattivi e forti e fregarcene di quello che pensa la gente.
Bisogna attingere e carpire la bellezza in ogni sua forma, anche in una penna blu  [Oggi è blu.] e non aver paura di mostrare i propri sentimenti ma neppure i proprio difetti.

Spero che troviate tutti la forza per affrontare la vostra vita.

Un abbraccio.

 

Oggi è blu.

Oggi è blu.

Blu come il cielo, come i viaggi che vorrei fare, come il profumo del mare,
come un telo di seta che si posa sui miei occhi stanchi.
Blu come la schiuma di un’onda di speranza che spazza via la stanchezza.
Blu come la pellicola lucida un film che vorrei fosse la mia vita..blu come gli occhiali da sole che si chiudono come le tende di un teatro sulle mie lacrime.
Blu come il rossetto che colora tutti i baci non dati.
Blu come gli abbracci ed i baci, quelli veri e blu dove non sai più dove sono andati a finire.
Blu come quando i sentimenti cambiano e quando diventa complicato stare insieme.
Blu come la bici con in vento in faccia.
Blu come la bellezza e la musica, come i sogni e la voglia di cambiare.
Blu come le cuffie che mi portano in tutte le vite che non ho vissuto.

Blu..ma che ci faccio qui???

Blu..non so cosa sto succedendo. Allora niente penna nera oggi, solo blu perché mi dà speranza.

Blu come le parole, blu come le incomprensioni.
Blu come la lontananza e la diversità. Come i litigi e come le urla.
Blu quando mi arrabbio, blu come quando vorresti che una persona fosse con te, invece non c’è.
Blu quando vado troppo a fondo e mi faccio solo male. Blu quando non so come non farlo.

 

Sogni a occhi aperti…

Questa sera vi vorrei raccontare di un sogno che faccio molto spesso quando mi capita di ascoltare una bella canzone. Adesso, per chi fosse curioso, sto ascoltando una meravigliosa playlist di Spotify che si chiama “Cozy evening.”
Comunque.. il mio sogno, anche se questo va contro la realtà e le persone che ne fanno parte, è quello di rincontrare un amico che non vedo da tempo. Una persona di quelle che quando le rivedi di sorpresa, in un pub mentre bevi una birra o ad una festa, è come se tutto ti rimettesse a posto. Capite??
Un’isola in un mondo così vasto. Quella persona che quando riguardi negli occhi sembra che non sia passato nemmeno un  lampo di tempo tra quelle onde e particelle di luce che vi distanziano. Che ti risistema il caos che hai dentro e che ti fa fare un sospiro di sollievo e pensare “Finalmente da adesso in poi andrà tutto meglio”.
Che basta guardarla negli occhi per capire che ci sono legami che nessuno al mondo potrà mia cambiare, che rimarremo sempre nel cuore delle persone giuste. Che volere bene a qualcuno non sempre significa rimanere fregato, come con chi che ti usa e ti butta insieme nei dimenticatoio della vita.
Vorrei avere da qualche parte del mondo una persona, un amico, che mi venisse a salvare laddove non mi sento felice o non a mio agio, che mi legga negli occhi e capisse tutto quanto.
Sogno sempre questa cosa, anche se non ho amici lontani poiché non sono riuscita mai ad avere un amico maschio.
Ve lo volevo raccontare perché uno dei miei sogni è quello di essere ricordata da qualcuno così, poiché ho chiuso sempre tutto in maniera definitiva e con rabbia quindi non ho mai lasciato uno spiraglio di speranza per riprendere i rapporti. Sia perché oggettivamente alcuni non lo meritavano sia perché, essendo una persona molto impulsiva, tendo a sparare a mille senza rendermene conto.
Vorrei tornasse qualcuno da me a dirmi “Grazie per aver fatto parte della mia vita.”
Invece da me non torna mai nessuno, se ne vanno e sembrano pure felici di essersene andati. Ho qualcosa che non va?? Forse solo L si è accorto di questa cosa e ha provato a fare minimi passi ma mai niente di particolare. G è tornato quella sera ma certe volte non so nemmeno io perché.. a parte loro due nessuno è mai tornato.
S&S hanno tagliato i ponti e sembra che questo non gli abbia fatto per niente male quando io da un anno a questa parte mi sento dentro un terremoto e sto cercando piano piano di rimettere a posto i pezzi.
Forse vorrei semplicemente qualcuno che mi comprenda davvero e che mi dicesse, anche attraverso solo uno sguardo “Anche se sei un disastro, io ti voglio bene veramente”.. ecco.
Che non mi facesse sentire un mostro, ma un bruco che sta per diventare una splendida farfalla.

Sul balcone, una sera d’estate.

“Raccontò che c’erano due strade, per tornare a casa, ma solo in una si sentiva il profumo di more, sempre, anche d’inverno. Disse che era la più lunga. E che suo padre prendeva sempre quella, anche quando era stanco, anche quand’era vinto. Spiegò che nessuno deve credere di essere solo, perché in ciascuno vive il sangue di coloro che l’hanno generato, ed è una cosa che va indietro fino alla notte dei tempi. Così siamo solo la curva di un fiume, che viene da lontano e non si fermerà dopo di noi.”
Alessandro Baricco, Questa Storia

Stasera mi sono seduta con mia nonna sul balcone a prendere aria fresca, come direbbe lei!
L’ho sempre ammirata ed in qualche modo lei è per metà la mia figura materna.
Non che mia madre non sia una brava madre, ma ha avuto una vita molto difficile, è sempre stata una persona estremamente sensibile. Questo è il motivo per cui io la amo come persona, ma la amo un po’ di meno come madre.
Mia nonna è una donna di altri tempi. Forte, coraggiosa, conservatrice.
Ha le stesse lenzuola bianche da quando si è sposata e, anche se si rovinano, lei le ricuce.
Mi ha raccontato di quando faceva il pane, con la grazia e la pulizia di cui solo un tempo erano capaci. Di come lei e mio nonno si sono costruiti tutto da zero e passo dopo passo. Di come nella sua cultura di madre e di donna, non si butta via niente.
Inutile dire che erano altri tempi, ma quando lo racconta, io vorrei tanto poter essere un fantasma per riviverli.
Me la immagino per casa, con il grembiule e gli orecchini d’oro, a correre dietro quella peste di mio padre, mentre deve badare ad altre mille cose; oppure a fare il sugo con l’olio e l’aglio “spraffato”, come si direbbe da noi.
Erano tempi in cui si conservava l’impasto del pane per la volta dopo, dove si aveva il vestito bello della domenica per andare a messa, e le donne non abbandonavano mai la loro dignità. Nonostante fossero tutte probabilmente molto belle, soprattutto perché erano naturali. Al massimo ci si poteva permettere un filo di rossetto rosso, sempre di domenica però.
Conosce le storie e i soprannomi di tutti i miei vicini, anche quelli distanti chilometri che abitano là, sulla collina dove si vede la luce. E, anche se traspare un filo di civetteria, dalle sue labbra mi sembrano che non escano mai le cattiverie che, invece, escono alle mie colleghe di università o alle mie coetanee.

Vorrei essere lei per aver vissuto quei tempi, sì duri, ma anche puri e innocenti. Tempi in cui si aveva un solo uomo e lo si teneva, vuoi o non vuoi, per tutta la vita; in cui a quindici anni avevi già imparato a cucinare e a venti ormai conoscevi tutti i segreti dell’essere una perfetta padrona di casa. Adesso a venti anni c’è gente che non sa usare la moka del caffè! Erano anni in cui ogni cosa era preziosa. I sorrisi, il cibo, i vestiti, i sentimenti, gli sguardi e la famiglia era la cosa che più contava.
Mi piacerebbe davvero vivere in un mondo così, perché lì di meraviglia ce ne stava davvero molta!

E’ lì che pesa la vita.

E’ vero che sento il bisogno di scrivere. Infatti, qui, sul blog, scrivo spesso.
E’ sulla carta, sulla mia moleskine con su inciso “C’è un nuove sole ogni giorno” (sì, la stessa frase.. quella è la moleskine del mio periodo buio), nero su bianco…. che non riesco a farlo.
Stasera volevo prenderla e riprovare..poi però mi sono spaventata. Credo di non riuscire più a scrivere sulla carta perché è troppo vero. Perché se le vedi e le senti le lettere, quel piccolo universo in cui si incastra tutto il sentire del mondo.. se tocchi l’inchiostro con le tue mani, se il fianco del mignolo destro si fa nero.. è perché è proprio lì che pesa la vita.
Mi viene più facile scrivere qui. Forse perché tutto questo c’entra poco e niente con la vita di tutti i giorni. Sicuramente c’entra di meno di quella moleskine con i biglietti dell’aereo in mezzo, quelli dei concerti, delle foto e delle poesie, della foglia che ho raccolto quel giorno in Inghilterra.

Che poi…non so se ci avete fatto caso ma quando racconti qualcosa, scrivendola, sembra molto più bella. Scrivere ti dà il potere di dare significato anche a ciò che non sei riuscita a vivere fino in fondo, a quelle storie che dovevano essere stupende, invece poi si sono rivelate deludenti.

E’ iniziato il duemilaequattordici. L’unica cosa che mi viene da dire è..”Cazzo, ci siamo.”
Sì, perché questo è l’anno delle scelte importanti. Dovrebbe essere l’anno in cui deciderò di essere felice.. è l’anno del concerto a Milano da sola. E’ l’anno di nuove consapevolezze e di una nuova coscienza che non se ne va più.
Sono cresciuta tanto..non mi sono mai sentita così “donna” in vita mia. E’ molto difficile..soprattutto capire certe cose..
Non è che io sia sola…però ho paura che quando si accenderanno quelle luci e tutti si abbracceranno, grideranno, si guarderanno e piangeranno..io mi guarderò intorno e mi sentirò sola. Perché non avrò nessuno con cui condividere quella gioia immensa.. e forse sarà la volta buona che mi metterò davvero a piangere ad un concerto.
Vallo a spiegare a tua madre che quello di cui hai paura non è prendere un treno o girovagare sola in una città che non conosci…quello di cui hai paura è sentirti sola. Perché ci sono già passata e non voglio che accada mai più.
So anche che però è importante fare le cose da soli, perché significa crescere. Per cui ci andrò.
Ho sempre vent’anni.

Uno si immagina di prendere una valigia e di andare via. Però il mondo lì fuori è davvero brutto. Ne succedono di tutti i colori e avere qualcuno con cui stare sempre sarebbe davvero una bella storia da raccontare..
Solo che qualcuno ha la fortuna di poterlo fare e qualcuno, invece, deve cavarsela da solo.
Bah…ben venga. Ben venga tutto, sia il bene, ma soprattutto il male.
Perché tanto, prima o poi, vinceremo.

Andrea s’è perso e non sa tornare.

“Andrea s’è perso s’è perso e non sa tornare..
Andrea s’è perso s’è perso e non sa tornare.”

Prima di conoscere Andrea non sapevo che Fabrizio De André avesse scritto una canzone con il suo nome.
Quando l’ho ascoltata, ho capito che Andrea è ogni giorno dentro di me, in tutte le cose che faccio…nelle canzoni che ho conosciuto grazie a lui e nelle cose che ho imparato da lui.
Andrea è stato capace di abbattere con un bacio un muro che io avevo costruito in anni di vita e dolore.
Non è vero che certe cose esistono solo nelle fiabe. Perché, anche se io non sono La Bella Addormentata e lui non è di certo un principe, è successa più o meno la stessa cosa: è arrivato e mi ha risvegliato, facendomi capire che aprirsi può far male, ma se non lo fai ti perdi tutte le emozioni e tutta la bellezza che il mondo e la vita possono regalare.

E’ assurdo riuscire a scrivere intere righe su un bacio e non riuscire a dire nulla su certe storie (anche lunghe anni).
Dopo mesi e diversi ragazzi, ancora sono qui a pensare a te. Vorrei che tu fossi qui o poter venire da te e dirti che saremmo stati bellissimi insieme…che avremmo almeno dovuto provarci. Perché se mi chiedessero qual è stato uno dei momenti più belli della mia vita, io risponderei che è stato quel bacio.
Non sentivo nessuno intorno a me..nessuno urlare, quando c’erano i tuoi amici e le mie amiche che non facevano altro. E tu mi stringevi così forte che, anche adesso, nonostante io cerchi di convincermi che non sia così, che a te non importasse niente….beh non ci credo! Non ci crederò mai e questo fa più male di qualsiasi cosa.
Tu mi piacevi come ad un bambino piace un aquilone che vola o una canzone che lo fa ridere. Mi piacevi in un modo puro, purissimo, senza punti interrogativi.

Sei abbastanza vicino a me da poterti raggiungere con un treno, con un autobus o altro..ma così lontano che so che non ci rivedremo mai e questo mi spezza il cuore..tant’è che in questo momento mi tremano la mani mentre scrivo.
Il pensiero che non ti avrò mai e che tutto quello che ci poteva essere tra di noi era un bacio..mi incute paura. Perché non so se mi accadrà mai la stessa cosa. Mi chiedo chi ti avrà e che effetto mi farà saperlo. Dopo di te non c’è stato nessuno che mi abbia baciato così o stretto così.
Mi auguro che fosse perché io ero brilla e tu ancor più di me. Ma certe sensazioni non si spiegano e ti avrei baciato così anche se fossi stata sobria. Anche in mezzo a un bufera o allungati sotto il sole in spiaggia.
Mi piacevi tanto, forse troppo. E mi piaci anche adesso, nonostante tutto.
Ti terrò sempre dentro come una delle cose più belle e inaspettate. Con la speranza di trovare qualcuno che mi faccia provare le stesse cose. Con la speranza che un giorno arriverà davvero quell’uragano…ma che resti. Resti e non se ne vada.

So che adesso sei un po’ perso, perché forse le cose non sono andate come volevi. Eri perso anche l’anno scorso..ecco perché sei scappato. Ma se devi tornare (come dice la canzone), torna da me. Perché saprei come farti ritrovare. Perché siamo simili e diversi in un modo perfetto. A incastro, come il bene e il male o la terra e il mare.
Torna!!!!.. e vorrei urlartelo insieme a tante altre cose, tipo che sei stupido se ti sei fatto scappare un’occasione del genere solo per paura. Perché ti volevo talmente tanto bene, che ti avrei lasciato libero e ti avrei capito sempre..anche dietro i tuoi occhi neri e duri, che cercano di nascondere il dolore..ma con me non funzionava… e tu lo sapevi. Un altro motivo per scappare da me.
Se avrò in figlio, forse gli darò il tuo nome. Sia per la canzone, sia perché resterai sempre l’emozione più bella e pura dei miei venti anni.

La persona che vorrei.

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Avete presente il film “Venuto al mondo”, tratto dall’omonimo libro??
Non ho voglia di parlarvi del film in generale, ma di un personaggio che rappresenta, in parte, il tipo di persona con cui vorrei passare la mia vita. E’ Diego, il personaggio interpretato (meravigliosamente) da Emile Hirsch! In particolare, c’è questo ritratto in cui lui fotografa Penelope Cruz e la guarda in un modo assolutamente disarmante.
Io voglio un uomo che mi scatti una fotografia nello stesso modo, che mi faccia ballare e cantare e sentire viva ogni secondo. Voglio una persona che non si vergogni di quello che è, che urli in mezzo ad una folla e mi prenda per mano per correre senza meta. Qualcuno che mi sorprenda ogni secondo, che non sia scontato e banale, ma sia pronto ad assorbire ogni cosa che c’è nel mondo, senza schemi mentali o pregiudizi.
Voglio qualcuno che non si chieda come sono fatta o perché sono fatta così, ma che mi lasci libera di essere e mi accetti così come sono. Perché farsi delle domande su di me è inutile e deludente.
Voglio qualcuno che porti via questo dolore, questo sentirmi inadatta ogni secondo della mia vita, perché ancora sono qui a chiedermi quello che voglio, mentre altri hanno già raggiunto metà del loro obiettivo.
Voglio qualcuno che non mi faccia sentire il peso delle cose, ma che mi faccia volare e librare nel cielo come una piuma scossa da un uragano. Anzi voglio un uomo che sia come un uragano..che mi sradichi dalle mie radici pesanti e mi metta un paio di ali per volare e viaggiare e sentirmi finalmente felice. Che ogni volta che mi bacia, mi fa sentire sua e di nessun altro. E’ così che vorrei che fosse la persona che (forse) un giorno avrò di fianco. Un uragano, un maremoto di freschezza e novità, per guardare il mondo da una nuova prospettiva, non sempre sola, non sempre arrabbiata.

“Accettiamo l’amore che pensiamo di meritarci”

Sam: “Perché io e quelli che amo scegliamo persone che ci trattano come fossimo nulla?”
Charlie: “Accettiamo l’amore che pensiamo di meritarci.”

Ho appena finito di vedere questo film che si chiama “Noi siamo infinito”..
Ad un certo punto tra le varie riflessioni del film, sento dire questa frase e ci rimango un po’ a pensare.
Perché tutte queste frasi sull’amore..quando sull’amore non sappiamo nulla?
Come faccio a controllare l’amore che ricevo dalla persone? Come faccio a non amare A. se mi piace..anche se sono consapevole del fatto che meriterei molto più di lui, molto più amore.
Secondo voi siamo noi a scrivere il nostro destino..a scegliere?? Siamo davvero noi che decidiamo quanto amore ricevere??
Io merito tanto amore. Tanto. Ma adesso mi piace una persona che non mi ama, a cui non frega niente di me. Ma che posso farci io? Non è stata una mia scelta..anzi io vorrei che non fosse successo, ma è successo e non posso farci nulla se quando l’ho baciato, il mondo si è fermato in quel preciso istante.  Non me lo merito. Non me lo merito. Eppure lui c’è e ci sarà.

Ditemi che capita a tutti di amare e non essere amati. Ditemi che siamo noi a scegliere. Ditemi che non diverrò mai succube di qualcuno, perché io voglio essere libera. Io voglio essere amata come si deve. Perché lo merito.
Allora devo mettere da parte tutto? Devo dimenticarlo?!
Ma come? Come fai a dimenticare se quella persona è presente in tutto? Se quella persona è lì e tu ci provi a lottare contro di lei, ma rimane lì.

Io merito di essere felice, cavolo! Lo merito..e merito di essere trattata come una principessa, almeno una volta. Allora avrei dovuto scegliere F..ma come facevo se il mio cuore apparteneva ad A? Come facevo ad andare contro i miei sentimenti (sbagliati o giusti che siano)?!
Io voglio essere felice cavolo! FELICE.
Perché non ce la faccio più a vivere con quest’ansia, con questo eterno bisogno di lacrime che non escono, di sogni infranti e futuri incerti (se non inesistenti), di sigarette che cominci a fumare per gioco e finisci per sfogo. Io voglio essere felice. Non voglio essere così triste. Non voglio.
Non voglio pensare che un giorno…quando sarò ancora più triste..beh…
Voglio vivere e voglio ridere. Voglio vivere, capite? Voglio essere felice.
Ne ho un disperato bisogno. Perché, se adesso vorrei aprire la finestra per una boccata d’aria, è perché dentro mi sento soffocare. Se vorrei prendere una valigia e scappare, è perché mi sento in gabbia. Se non voglio tornare lì, è perché c’è lui ad aspettarmi.
Così ritaglio i capelli. Poveri capelli che ogni volta devono subire i miei sbalzi di umore, cambiamenti repentini!!!  E bucarmi una parte di pelle, magari immaginando che insieme a quel punto, scappino via tanti dolori. Farmi i capelli rossi, perché il rosso è il colore della vita..perché al sole hanno mille sfumature. Quelle che mancano alla mia vita.
Voglio dormire bene e svegliarmi meglio. E non avere questo bisogno di urlare al mondo ogni cosa, come se fossi una bomba che sta per esplodere. Voglio farmi uscire delle lacrime e non avercela con me stessa. Non avere paura di rimane sola per sempre o di finire come loro..
Io voglio essere felice, capite?!
La mia vita è pervasa dal dolore..e dalla paura e io voglio cancellarli. Eliminarli. Resettare tutta la mia rabbia repressa..e perdonarmi cavolo! Sì! Perché la verità è che io non riesco a perdonarmi. Per tutto. Non perdonerò mai me stessa. Mai. Mai. Mai.
Ma, cara Irene (sì, mi chiamo Irene e non Cassiopea o Scarlett o qualsiasi altro nome io abbia usato per nascondermi), la devi smettere a volerti così tanto male. Basta. Datti una tregua, per amor tuo e dell’universo. Non è colpa tua. Ed anche se lo è, tutti sbagliano. Tutti. Ma se non ti perdoni, non potrai mai ricominciare veramente. Hai ancora una vita davanti quindi svegliati, perdonati cazzo! Perdonati una buona e vera volta. Senza bugie, senza scuse banali.
Senza tagli di capelli, tinte, trucchi, vestiti da dura. Sei UMANA. Perdonati. PERDONATI.
Lo stai scrivendo a te stessa, stupida! Basta. Deponi le armi. Amati. Ma basta con questa guerra. Lasciati scivolare questi anni addosso, insieme agli errori. Insieme a tutto. Fallo andare via. Amati per una volta! Deponi le armi. Lasciati andare. Son errori parecchio difficili da perdonare..ma lo devi fare. Basta con questa guerra permanente dentro..proprio te che hai una collana con il simbolo della pace.
Hai sbagliato. Tutto probabilmente..ma puoi recuperare qualcosa. Tanto.
Perdonati. Ti prego..fallo per te. Ti prego. Ti prego. Perdonati.

“E’ vietato calpestare i sogni.” (o meglio..lo sarebbe.)

I giovani spesso vengono criticati per le loro scelte, per i loro sbagli, per il loro comportamento, per il modo in cui crescono così in fretta, per il modo in cui si vestono e parlano..
Ma vivere nel 2012, non vuol dire crescere nel 2012.
Mi son sempre considerata una “fuori tempo”. Sarei voluta crescere quando si lavavano le lenzuola con la cenere e poi si stendevano al sole bianche come la neve. Mi ricordano quelle che ha nonna, che d’estate sono sempre le più fresche.
Non è bello essere adolescente ora. Perché sei costretto subito a vedere come è la realtà..
Siamo tutti pieni di speranza, ma lo sappiamo tutti che il mondo è pieno di ingiustizia..
Così fumiamo, leggiamo, ascoltiamo la musica, ci vestiamo in un certo modo, beviamo, andiamo a ballare, andiamo ai concerti e al cinema, al bowling, nei pub..in fondo è un modo per trovarsi un pezzo di mondo e per scappare da questa eterna corsa di persone sole.

Qualche giorno fa nel mio paese è morta una ragazza di overdose.
Fino a poco tempo fa avrei detto: “Ognuno fa le sue scelte e ne paga le conseguenze.”
Ma dopo un periodo di dolore che ancora non passa (e ho paura che mi verrà a trovare spesso), ho capito che delle volte da soli non possiamo farcela. Capite?
Non è facile avere quindici anni e sapere che le cose girano in fretta e che tu sei troppo debole per affrontarle. Così magari una sera esci e qualcuno ti offre un modo per fuggire da quella realtà e tu, in preda alla disperazione ed al dolore, accetti.
E ti sembra che tutto vada già meglio..quando in realtà sta prendendo la direzione opposta.
Non voglio dire che tutte le persone che fanno delle scelte sbagliate, devono essere giustificate o perdonate sempre…però, ecco, magari un po’ più di umanità ci vorrebbe.Perché su sette miliardi di persone, non tutte possono essere forti ed affrontare la vita così come viene.Non tutti riescono ad affrontare le sconfitte, a rialzarsi e farcela da soli. Non tutti sono fenici. Qualcuno nella cenere ci rimane per molto tempo e spesso finisce per morirci.
Il mondo corre, va in fretta, e tu sei lì fermo a cercare di costruire un sogno che molto probabilmente andrà in frantumi. E dici a te stesso che nella vita bisogna sempre sperare.. poi però un giorno nella speranza completa, arriva qualcuno che ti ferisce talmente tanto che ti fa cambiare idea su tutto.
Intanto ti giri intorni e osservi gli sguardi delle persone e ti chiedi dove sia la felicità, sempre se esiste!
E gli occhi delle persone sono stanchi, abbattuti, quasi senza vita…così cominci a chiederti se anche tu un giorno avrai la sconfitta negli occhi ed il dolore. Cominci anche a chiederti se ne valga davvero la pena.
Poche son le notizie belle che arrivano e qualche volta quelle brutte si succedono così in fretta che tu non sai nemmeno più dove mettere mano per poter sistemare qualcosa.
Insomma tutto è un po’ un gran casino e non è facile gestirlo. Perché ovunque ti giri, c’è del marcio.
Ho provato a leggere tanti libri sulle filosofie orientali,  anche semplicemente sulle filosofie di vita.
In effetti molte sono interessanti ed anche giuste, ma metterle in pratica non lo è altrettanto.
Io ammiro coloro che hanno delle filosofie o delle cose in cui credere, dei punti di riferimento. Perché sanno che, ovunque andranno, loro saranno così ed avranno un certo modo di affrontare le cose.
Può sembrare semplice, ma non lo è. Perché devi credere in qualcosa e soprattutto sperarci.
Ma sperarci significa anche prendersi la responsabilità di un futuro che può diventare tutto bianco, come tutto nero.
Forse è vero che bisogna crederci, ma per il momento io non ce la faccio. Non ce la faccio perché osservo, perché so che per ogni persona che vince (anche in modo scorretto), ce ne sono dieci che perdono e non mi ritengo né abbastanza fortunata, né abbastanza sicura, né abbastanza meritevole, né nulla, per avere ciò che voglio.
E’ così che ci si sente. Svegliarsi la mattina e sapere come gira il mondo non è facile. Potranno dire tutto quello che vogliono, ma loro non sanno che significare crescere oggi e non possono minimamente immaginare quanto sia difficile.
Per cui smettiamola di puntare il dito contro e iniziamo invece a capire quanto sia importante “mettersi nei panni degli altri”.
Smettiamola di farci del male, di nasconderci! Chiediamo aiuto, diamo una mano..basta giudizi su giudizi, basta pregiudizi, basta etichette, basta razzismi, basta. Cresciamo, apriamo gli occhi.  Tendiamoci le mani per una volta!