Il vuoto delle cose.

Sapete ultimamente mi sto interrogando molto sul “vuoto”. Perché è il vuoto che ci frega tutti, niente altro che il vuoto. E’ la cosa di cui ho più paura, ho paura che in me dentro un’apparente brughiera verde si nasconda un buco nero nel quale prima o poi cadrò e mi farò molto male. So che in generale nella mia vita ci sono una marea di cose irrisolte che potrebbero concludersi in un incendio enorme che brucerà tutta l’erba verde e fresca.

Una volta il mio ragazzo mi chiese quale fosse la mia paura più grande ed io gli risposi che era quella di provare un dolore così grande da non rialzarmi più. Lui ci rimase di stucco perché non era una risposta leggera insomma, nemmeno scontata. Gli avrei potuto dire che avevo la fobia dei serpenti, che ho paura che domani un tram sbam mi investa e tante altre cose brutte. Invece no, gli ho detto la verità.

Ieri sera mentre parlavamo mi ha detto che secondo lui il dolore si combatte e basta, che, quando vedi un amico in difficoltà, devi andare lì e sbattergli la verità in faccia, poi sta a lui decidere cosa fare. Il problema è che G. non considera nell’equazione generale del dolore due costanti fondamentali: la fragilità e la debolezza.
Anche io vorrei che tutti quanto fossero abbastanza forti per affrontare la vita ma la verità è che certe volte il passato ha la meglio su tutto, perché non tutti i dolori hanno lo stesso peso e purtroppo alcuni sono troppo difficili da sopportare.

C’è un sottile momento, un breve instante in cui le braccia che hai usato fino a quel momento per combattere contro tutti si abbassano e da quel momento non sfuggi più e non torni nemmeno più indietro. Io l’ho visto con mia madre. Non si può dire che lei abbia avuto una vita facile anzi, è stata complicata e bastarda sin dalla sua infanzia ma lei nel suo piccolo mondo ha sempre cercato di avere la meglio su tutto. Poi qualche anno fa le è successo un evento che l’ha cambiata drasticamente e, lì,  lei ha abbassato le braccia e non è riuscita più ad alzarle veramente per combattere, al massimo le alzava per far capire alla vita “guarda che una parte di me c’è ancora.”

Mia madre, già fragile e “debole” di suo, ci ha provato con tutta sé stessa, io lo so, ma ci sono eventi così dolorosi, che fanno così male nella vita di una persona che poi non ne esci più vivo. Il dolore è così: tanto fa bene, poco e troppo fanno male.

E ci dovrebbe essere una pena da parte della vita per noi, ma la vita non ha grazia e non ha gratitudine. A chi sembra dare tutto, a chi niente, ma alla fine niente è come è veramente.

Che c’entra il vuoto con tutto ciò??

Il mio professore di farmacologia due anni fa ci disse: ” Ragazzi questo è il momento per voi di credere in qualcosa più di ogni altra cosa. Prendete i capi mafia: sono persone che cercano di difendersi anche davanti la cruda ed amara verità che uccidono tutti i giorni. Ma loro sono talmente convinti che ciò che fanno sia giusto che non gliene importa niente. Nel bene o nel male per salvarvi da depressione, ansia e dal vuoto che c’è dovete credere fermamente in qualcosa e lo dovete costruire finché siete in tempo, dopo sarà troppo tardi.”
Insomma il succo del discorso che è venti anni è l’età per credere fermamente, per trovare qualcosa (di sano naturalmente) a cui appendersi con tutti sé stessi.
Ci penso spesso a quella frase. Se tornassi indietro studierei musica, forse canto, perché le passioni secondo me salvano dal vuoto. Qualsiasi passione, qualcosa che ti salva, anche scrivere è una passione. A me scrivere fa bene per esempio e ne sento il bisogno perennemente. Anche perché non saprei come sfogare tutto quello che osservo. Anche fare sport mi fa benissimo: in quelle ore non penso più a niente ma sudo, sudo, sudo, una specie di rito catartico che mi serve ad espellere tutto ciò che è negativo. Mi fa bene leggere ed ascoltare la musica. Magari sembrano cose stupide ma sono quelle che rimangono quando tutto va via. Rimane quello che consola e che “coccola” la tua anima. Magari, se sei fortunato, rimane anche qualche persona che ti ama o che ti vuole semplicemente davvero bene.

 

 

 

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Loro sono macigni ma noi siamo giganti.

Torno qui, tra le mie montagne.. ogni volta che dall’autostrada vedo questi paese immersi in una vallata, nemmeno troppo alta, mi domando: “Ma io che ci faccio qui??”. Le montagne che guardo da quando sono piccola, riconosco le loro onde, che magari fossero del mare.

Ogni tanto mi chiedo perché sia così strana..ovvero perché tendo ad essere così poco perfezionista nella mia vita quotidiana di azioni e così troppo nei miei sentimenti e nei gesti degli altri. Mi dicono tutti che sono “smemorella”, ma li vorrei far entrare io nella mia testa, io che mi guardo sempre intorno, troppo, che conto i capelli e i momenti. Ma che ne sa chi è spensierato di tutto ciò, di questo andare sempre oltre il proprio naso, oltre le cose, oltre i gesti quotidiani che compiamo. Come mi ricordo gli sguardi delle persone!!..mi rimangono addosso. Capite?? Che  significa?! Sono distratta mentre cucino ma non mi dimentico dei gesti.

Solo che ultimamente questa cosa di andare oltre mi sta sfuggendo di mano perché adesso con G, è un po’ diverso. Lui ha una leggerezza che io gli invidio tantissimo, invece io mi sento un gigante. Un gigante (me) con una farfalla (lui). Lui non mi osserva mentre stiamo in giro, non fa troppo caso ai miei sguardi, lui semplicemente si fida di me. Vive tranquillo e non avverte competizione o altre cose.

Io martedì andrò al matrimonio della sua prima fiamma, quella che a Ferragosto scorso guardava in quel modo. Quella della sua adolescenza, per cui una sera mi ha anche lasciato. Diceva che non era mai stato innamorato di lei quanto di nessun altra. Io devo andarci a quel matrimonio e già lo so i suoi sguardi quali saranno, ma io non li voglio vedere perché, già ho i miei complessi e i miei pesi, a me non va di mettermi addosso pure i suoi. Non voglio osservarlo più. Solo chi va sempre oltre può capire quello che intendo.
Ad un certo punto quello che vedi, diventano sassi da portare dietro gli occhi..e poi macigni e poi tantissime paure. Io voglio la leggerezza dei saggi di Calvino, di Cavalcanti. Perché il fondo, anche se quello che sto per dire è poco poetico, sono tutte pippe mentali. O almeno la stragrande. Pensieri negativi che ne portano altri e poi fanno stare male, quando le sfaccettature della vita sono a milioni e noi non possiamo conoscerle tutte. Possiamo solo conoscere le nostre e comprenderle, non confondendole con quelle degli altri o con quelle dei libri. La vita è un’altra cosa. Non sono i sassi dietro gli occhi ma le lenti con cui noi osserviamo. E anche se abbiamo qualche sasso, dovremmo imparare a tirarlo sul lago e fargli fare mille rimbalzi, mille capriole, per infine scoprire il vero significato della felicità, della leggerezza e della bellezza. Ma non è così semplice, è necessario molto tempo e fatica. Lezioni per sé stessi, per imparare ad essere migliori e non fermarsi davanti alle apparenze, per quanto possano essere incalzanti e forti. Loro sono macigni, ma noi siamo giganti. E le possiamo far rimbalzare anche mille volte, se solo volessimo. Voli acrobatici per buttarsi dietro tutto.

L’amore in fondo è un agglomerato di emozioni e di compromessi..

Vorrei dire a me stessa che tutto è come prima, che si raggiusterà.
Che saremo sempre felici come quel giorno alla piscina naturale dove tu mi facevi le foto dallo scoglio perché pensavi che non fossi in grado di fare il tutto a delfino; invece, io non solo lo sapevo fare, ma mi divertivo a farne cento di seguito pur di vedere la tua faccia così sorpresa di me in quel momento, che non poteva guardare nessun altra cosa se non me e il mare.
Vorrei dire a me stessa che i sogni che faccio la notte non sono veri, che tu non hai mai baciato ragazze più belle di me, che i tuoi occhi guardano solo me, che sei innamorato solo di me..ma sento che non è così. So che mi ami ma so anche che ci sarà sempre quella parte da “pavoncino” di te che non ci permetterà mai di stare bene insieme.

Io sono il tipo di donna che sa come far girare un uomo, ma lo faccio sempre con molta discrezione e in silenzio..soprattutto con la consapevolezza.
Tu sei il tipo di uomo che si gira e parla e ride..senza rendersi conto che c’è un limite alla confidenza. Come quando giocavamo insieme e io lasciavo un pezzo di cuore ovunque e tu non ti eri accorto di niente.

Vorrei dire a me stessa che riusciremo a risolvere i nostri problemi ma il tuo atteggiamento mi ha portato un po’ a disinnamorarmi di te e tu mi dici che sogni di baciare un’altra. Non siamo più noi, non siamo più quelli del primo bacio, delle risate, dei giochi. Siamo cambiati.

Tu sei stanco della mia gelosia e io sono stanca del tuo continuo rifiuto a cambiare. L’amore in fondo è un agglomerato di emozioni belle e di compromessi, senza di essi le storie finirebbero subito.
Il bello è che io scrivo questo ma penso ai tuoi occhi. Capisci??
Perché io, stupido, quando mi chiedi se ti amo..io mi caccerei il cuore dal petto per fartelo capire ma le parole non bastano più e in più il rancore prende il posto di tutto!
Ho cominciato ad avvalorare l’idea di un futuro senza di te, penso a come sarebbe lasciarci..penso che mi mancheresti come l’aria, ma penso che l’amore non può essere questo. L’amore dovrebbe migliorarci, tu hai detto che ti ho trasformato in un mostro..invece io da quando sto con te conto le smagliature e cerco le imperfezioni sulla mia pelle.

Io non ti voglio lasciare perché ti amo davvero. Davvero come dice Luca Carboni. Ma come posso fare se tu non sei disposto a cambiare???

AIUTAMI.

Le conseguenze dell’amicizia.

Cancella e riscrivi, cancella e riscrivi…

Ultimamente c’è qualcosa in me che non va: una parte di me pensa “e quando mai..!”, l’altra, che è sempre fiduciosa, pensa che passerà anche questo.
In realtà questa sensazione si è accentuata da un anno a questa parte.
Ho un po’ di fatica a fare amicizia o comunque ad avere un rapporto che vada oltre il semplice “Ciao, come stai??”. E’ come se avessi un blocco che non mi consente di aprirmi e mi sento costantemente inadatta con tutte le persone che incontro..per questo spesso preferisco stare da sola, ma ciò non mi aiuta perché non faccio altro che peggiorare la situazione.
Io sono sempre stata timida ma nonostante questo, ho sempre avuto delle amiche..non sempre le stesse. Alcune sono cambiate, ma in ogni caso ho sempre avuto qualcuno vicino con cui confidarmi e ridere. Da quando sto all’università invece ho conosciuto una marea di gente ma con nessuno di loro sono riuscita a stringere un bel rapporto.
In primis forse perché non ne ho mai sentito veramente il bisogno, e secondariamente non sono quel tipo di persona che prende l’iniziativa con la gente..e ogni tanto che ci provo rischia di andare pure male!
S. e S. per me sono state importanti qui anche per questo, perché mi sono state sempre vicino e  con loro riuscivo ad essere me stessa senza farmi alcun problema.
Forse il mio comportamento è una reazione al loro abbandono e alla sofferenza che hanno lasciato in me. Forse ho talmente tanta paura di affezionarmi a qualcuno che cerco sempre delle scuse per non avvicinarmi più di tanto. Ho cercato di analizzare la situazione sotto tutti i punti di vista; ho pensato che ho concentrato troppe energie su G e potrei non averne più per gli altri…non lo so!!!

Non ho mai avuto così tanto bisogno di un amico in tutta la mia vita..ma per adesso non credo di essere pronta.
Devo vedere ancora bene delle cose e risolverle, anche perché un amico vero non si incontra facilmente, ma io sono fiduciosa.

Quando meno ce lo aspettiamo succedono delle cose e così forse sarà per un eventuale persona con cui il rapporto andrà oltre il semplice “Ciao, come stai??”. Vedremo..intanto mi auguro tanta felicità anche da sola e mi auguro che la scelta di due persona non influirà più sulla mia felicità e sul mio carattere, e soprattutto sul mio futuro!!

Come dicevano i latini, AD MAIORA.

Cronache di vita: cap “n”

Questo capodanno non è che sia cominciato molto bene.
L’ho passato con G, a tutti i costi quest’anno lo volevo cominciare con lui..però non è sia stata una grande idea.
In realtà se fossimo stati noi due soli sulla Luna, forse sarebbe stato l’inizio dell’anno che io ho sempre desiderato..ma, ad un certo punto, in quella stanza dove io non conoscevo nessuno ma tutti sapevano qualcosa di me, in un mondo che non è mai stato mio, con gli sguardi della gente addosso..beh è stato molto pesante.
Una zavorra! Mi sono sentita così fuori luogo, fra poco mi si laceravano gli occhi per non piangere e lui non capiva. Non potevo nemmeno girarmi e guardalo, non potevo fare niente se non stare lì inerme ad ascoltare e assistere a situazioni che mai avrei pensato.

Anche solo trovarsi nella stessa stanza con la persona per cui un anno prima il tuo ragazzo ti aveva quasi lasciato dicendoti: “Non sono mai stato innamorato di nessun altra come di lei”.
Ritrovarsi in quella stanza con G che si gira a guardarla, con nessuno dalla mia parte perché io non credo nelle stesse cose degli altri..beh non ve lo auguro.
Ma io mi chiedo: come hai fatto?? Come hai fatto a dirmi quelle cose quella sera. Ed io come una scema che quando sei tornato ti ho accolto come se fossi un bambino. Credendo di poterti perdonare subito..povera illusa!
Non si perdona così facilmente chi ti ha fatto piangere (anche più di una volta) e che ti ha lasciato così, tra due cieli.
Quelle parole mi risuonano adesso in testa e piccoli aghi punzecchiano il mio cervello con tutte le cose che avete in comune, con il modo in cui la guardi, ed anche se non la guardassi per me sarebbe uguale.
Farmi del male vedendo le sue foto…come ti è passato in mente. Io non lo so. Quanta pazienza l’amore!
Sei lì che un minuto prima sei sull’altalena più alta del mondo a girovagare tra le nuvole di un futuro soffice e caldo e un minuto dopo sei in un pozzo profondo dove ti senti sola ed incompresa. Dove vorresti solo prenotare volo solo andata. No ritorno. No tristezza.
Certe volte vorrei abbracciarlo e stare così per sempre, certe volte vorrei scappare e faccio finta che lui non esista.

Insomma..non è stato un inizio così strepitoso, ma il libro non si giudica dalla copertina!!

BUON ANNO A TUTTI!

Si dice che il minimo battito d’ali di una farfalla sia in grado di provocare un uragano dall’altra parte del mondo.

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L’altra sera ho visto un film che si chiama “The butterfly effect”.
Sinceramente come regia non è che mi sia piaciuto molto: troppi effetti speciali, storie eccessivamente drammatiche e attori mediocri..in compenso, la fine è davvero carina!

L’idea invece merita cinque stelle perché unisce la psicologia con la scienza attraverso la teoria dell’effetto farfalla che, in poche parole, dice che anche una piccola variazione negli eventi iniziali può scatenare un cambiamento drastico in quelli successivi.
Anche se la storia del film porta avanti questo argomento in modo alquanto inquietante comunque la teoria dell’effetto farfalla, applicata alla nostra vita quotidiana, è molto interessante!
Ogni volta che rinunciamo a fare qualcosa, impediamo che qualche altro evento o emozione si manifesti. Anche gesti come far sedere qualcuno al nostro posto, può scatenare una reazione di gioia dall’altra parte e magari migliorarne l’umore.
Così dovremmo fare per noi stessi, cercare ogni giorno qualcosa che ci renda felici e, anche se piccola, farla perché ….non si sa mai cosa può succedere!

Inoltre questa teoria è interessante perché ci dice che chiunque di noi può cambiare le cose, soprattutto quelli da cui non te lo aspetti.
Le farfalle sono animali molto delicati, nulla in paragone ad una tigre e un leone. Ma se pensate alla poesia di questo essere, con le ali colorate e grandi, che vivono per poco ma donano molta meraviglia e colorano i prati..beh se pensato a questo, allora non dobbiamo essere tutti dei leoni.
Possiamo essere delle piccole farfalle nascoste tra i fili di erba, ma in questo microcosmo siamo molto di più!
Di sicuro non tutti possiamo fare gesti eclatanti nella nostra vita, come donare mille miliardi di euro alle associazioni, ma possiamo comunque mettere un piccolo tassello in un puzzle che provocherà il sorriso di qualcun altro.
Anche che so..metterci un fermaglio un po’ stravagante! Molti lo potrebbero considerare brutto e fuori moda, ma qualcuno lo guarderà e si potrebbe innamorare di quel particolare, o semplicemente farsi un sorriso.

La teoria dell’effetto farfalla ci insegna quindi che, non solo, i piccoli gesti sono quelli che contano maggiormente, ma anche che ognuno di noi ha un posto speciale nell’universo..anche se ancora non lo conosce.
L’importante è prendersi cura di sé e delle proprie ali..perché è solo con quelle che andremo ovunque.
Tutti siamo unici e tutti dovremmo amare noi stessi più di ogni altra cosa.
Ammetto che io non mi amo per niente..infatti come proposito per il nuovo anno non sarebbe per niente male.
Imparare ad amarmi, cominciando dal fare ogni giorno un piccolo gesto che abbia però un gran significato!

Voce del verbo imparare.

Così tra una canzone di De Gregori e tante bozze salvate (118) ma mai pubblicate eccomi qui.
Mi scuso innanzitutto per l’assenza ma non sono più abituata a scrivere , inoltre sono occupata ed è meglio così; perché è quando non sono occupata che faccio casini!
Quest’anno è stato un anno un po’ bizzarro: ho perso le due frontiere del mio futuro, le mie due amiche S.S., con cui mi immaginavo il mio  addio al nubilato insieme a dei piccoli scriccioli che corrono. Invece ecco qui…tutto cambia.
Ho preso delle scelte molto particolari, questo è sicuro. Mi sono innamorata, ma non credo sia una colpa. Penso che, raggiunta una certa soglia, sia lecito imparare a farsi da parte per dare spazio alle vite altrui.
Comunque la sofferenza che mi ha portato questa rottura..beh è stata abbastanza forte, ma la vita va avanti e bisogna sempre imparare a prendere il meglio da tutto ciò che ci accade.
Mi sono sentita abbandonata e sola e, come sempre, inadatta. Questo mi porta anche adesso a vivere male i rapporti con gli altri e a farmi un esame di coscienza più o meno ogni 5 secondi, cosa assolutamente non salutare. Io non sono fuggita via da nessuno, sono loro che, con molto sgarbo (mi consento questo termine) se ne sono andate senza nemmeno chiedersi il vuoto che avrebbero lasciato. Dopo che io (tra l’altro) gli avevo chiesto in lacrime di “perdonarmi” (se di perdono si può parlare) e di non andare via perché non me lo sarei mai perdonata (senza virgolette).

Invece eccomi, qualche mese dopo e qualche cicatrice in più, a cercare di rimettere insieme i punti e a combattere una guerra contro i miei pregiudizi su me stessa non indifferente.

Nonostante tutto… beh ho passato momenti di una felicità che, solo a scriverne, le fossette del mio sorriso diventano un po’ più profonde. Momenti di immensa felicità sotto la neve, tuffandomi da uno scoglio, a stringere le mani al cinema, a farmi foto bizzarre…momenti che ormai fanno parte della pellicola della mia vita.
Ahimè però..ho constatato che stare con qualcuno non è affatto semplice.
Credetemi (se già non lo sapete) che l’amore non è quello che raccontano: l’amore è un oceano in più! E’ sopportare, soffrire, cambiare, confrontarsi, crescere.
Per esempio io ho constatato, inaspettatamente, che sono gelosa. Ma non poco…tanto, eccessivamente gelosa.
Se andate a vedere qualche articolo prima di questo forse avrò parlato dell’amore come il sentimento della libertà pura…e penso ancora che debba essere così..il problema è che ho anche scoperto che la nostra anima è attaccata inesorabilmente al nostro passato. Ergo le nostre paure più recondite che vengono fuori quando si sta con qualcuno perché è lì che siamo nudi di fronte a noi stessi, lì che non ci possiamo nascondere sotto sigarette, rimmel, sorrisi e rossetto, tacchi a spillo. Siamo a piedi nudi, con il cuore in mano di fronte ad una persona che lo potrebbe custodire come, squarciarlo.
Vi auguro tristezza, insonnia, pianti, qualche sofferenza..ma non vi auguro mai di essere gelosi così tanto perché tutto quanto dopo un po’ diventa una gabbia lacerante, una busta che soffoca le ali dell’amore. Morbosa, chiusa, claustrofobica.
Devo lavorare su me stessa per risolvere il mio problema e spero di farlo il prima possibile perché io certi baci mica me lo scordo. Anzi me li porto nel cuore. Nonostante l’abbandono, io ci continuo a credere e a sperare che qualcuno in questo nastro di pellicola sia già segnato.
Un po’ come quando finisce Scrubs e JD si vede passare la sua vita davanti..beh io in quel filmato qualche scena ce la vorrei davvero tanto!
Ho in mente una scena ogni giorno ed è sempre più bello. E insieme ad esse ci sono le mie paure, tutte le volte che mi prometto di respirare e poi invece sparo a mille su tutto, senza nemmeno accertarmi di quello che dico.
C’è un passo della Bibbia sull’amore che penso sia fantastico che dice:

L’Amore è paziente, è benigno;
l’Amore non arde di gelosia,
non si vanagloria,
non s’insuperbisce,
non si comporta in maniera sconveniente,
non persegue il proprio interesse,
non si indigna,
non nutre alcun risentimento per il male ricevuto,
non si rallegra dell’ingiustizia,
ma gioisce della verità.
Tutto ammette, tutto crede, tutto spera, tutto sopporta.
L’Amore non avrà mai fine.
Ecco così dovrebbe essere anche il mio amore. Così puro e senza malizia.
Ma naturalmente non è sempre tutto facile. Mi sento soffocare perché ho paura che se ne vadano tutti e mi lascino qui sola, ad asciugare le mie lacrime e a sentire che nessuno mi vorrà mai bene e non mi amerà mai. Perché mi sento come il brutto anatroccolo, sempre imperfetta, sempre strana.
Devo diventare più sicura di me! Devo alzarmi le maniche e impegnarmi e smettere di sentirmi sempre sbagliata.
Io non sono così. Sono le persone che mi hanno circondato che mi ci hanno fatto sembrare. Se qualcuno mi ha abbandonato non significa che lo faranno tutti e, se qualcuno non mi cerca, non vuol dire che gli sto antipatica.
Devo imparare a volermi bene e ad amarmi.

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C’è un punto in cui se la felicità non arriva da sola, ce la dobbiamo un po’ inventare.

E’ la quarta volta che inizio a scrivere.
Vorrei dire tante cose…tipo di quanto mi sento triste in questo momento.
Però mi viene solo da pensare che tutto si riaggiusterà, voglio avere fiducia.
Che domani arriveranno nuove e belle notizie ed io dovrò smetterla di avere mal di testa perché devo pensare a milleeuno cose.

C’è un punto in cui se la felicità non arriva da sola, ce la dobbiamo un po’ inventare.
Il periodo prima che iniziassi l’università lessi un libro (Mr Gwyn-Alessandro Baricco). Mi ricordo i pomeriggi autunnali passati su quel mattone, in quella camera vuota in costruzione, a leggere. Mi veniva ogni volta da piangere. A guardare l’orizzonte con i suoi colori e le sue sfumature, mentre ascoltavo musica che di certo non aiutava.
Sono sempre stata una persona super sensibile, non so perché.
Sono estremamente brava nell’osservare le cose, ma non altrettanto nel viverle.
Mi piace prendermi i momenti per fuggire dal mondo. Nonostante io stia crescendo, questo non cambierà mai.
Mi sento come uno scoglio, tutto quello che porta con sé la corrente mi si attacca addosso.
Non so come spiegarlo…non tanto le parole, quanto gli sguardi ed i gesti delle persone.
Vorrei essere meno brava nel capire la gente, nell’andare sempre più in fondo alle cose. Vorrei essere come un gabbiano e guardare solo la superficie del mare, facendo giravolte e tuffandomi a fior d’acqua..invece a me piace scavare, quasi un atto di autolesionismo.
Di certo non pecco di superficialità, anche se alle volte mi piacerebbe.

So che questo mi aiuta ad avere occhi diversi per girarmi intorno e so di essere una persona abbastanza intelligente da capire molte più cose di quante me ne abbiano insegnate. Che ci faccio con la mia ipersensibilità??
Non ci costruisco navi o palazzi, non ci posso fare quasi niente. Posso solo cercare di plasmarla in modo tale da non farmi molto male e in modo tale da usarla sempre nel migliori dei modi, ad esempio cercando di aiutare gli altri.
Salvare qualcuno è sempre stato uno dei miei sogni…non tanto salvarlo da un probabile suicidio chiariamo. Intendo tipo prenderlo per mano e fargli avere nuovi occhi per osservare le cose.
In realtà al momento mi piacerebbe solo avere qualcuno con cui non dover far finta che vada tutto bene, ma in senso positivo. Qualcuno con cui poter stare in silenzio senza imbarazzarmi o senza dover parlare di cose futili ed inutili. Senza sentire di non essere abbastanza e senza sentirmi sbagliata. Ma se esiste una persona così..insomma sono io.
Devo imparare a volermi più bene. Anzi devo imparare ad amarmi!
Imparare ad amarmi! Imparare a stare bene da sola!
Il resto…pazienza. Al momento non ho tempo.

Aggiornamenti di storie e speranze.

Ciao a tutti!
Ultimamente inizio le mie scritture sul blog sempre con la stessa frase cioè che è un bel po’ che non scrivo qui! Questa volta il problema principale è che sto avendo problemi con il computer.
In occasione dell’inizio di questo 2015 però qualcosa va detta.

Il duemilaquattordici è stato un anno bello per me, sofferto in alcuni periodi però sono cresciuta tanto e ho fatto molte esperienze. Ho conosciuto gente nuova e sono stata fiera di me nel momento in cui alcune persone mi hanno ferito nel profondo ed io ho usato quella sofferenza per rialzarmi e aprirmi al mondo.
I. è la persona che più di tutti mi porterò nel cuore. L’ho rivisto prima delle vacanze di Natale ma ero con G. quella sera e lui mi ha guardata senza dire niente. Al mio compleanno mi aspettavo i suoi auguri ma non sono arrivati.
G. è il mio ragazzo… adesso mi fa davvero strano dirlo infatti quando mi chiedono se io mi sia fidanzata, per una specie di scaramanzia rispondo sempre di no.
Il fatto è che ormai lo sanno e ne parlano tutti e questa cosa mi dà fastidio perché non è ufficiale.
G. è mio amico da quando abbiamo iniziato l’università. Siamo molto diversi, lui è una persona molto razionale, pacato e tranquillo, dolce ed estremamente romantico alcune volte. Io non sono per niente razionale, sono perennemente incazzata con qualcosa o con qualcuno e faccio fatica ad esternare i miei sentimenti.
Lui è l’unica persona che riesce a lenire le mie inquietudini.
E’ una storia molto strana perché era più o meno un anno che si notava qualcosa tra di noi però lui non ha mai fatto niente ed io non mi sono mai esposta più di tanto proprio perché temevo che fossimo troppo diversi per stare insieme.
Una sera ci siamo baciati e da lì è nata questa strana coppia di due persone che non c’entrano niente l’una con l’altra.

Non ho mai avuto così tanta paura perché mi sono resa conto che gli voglio davvero tanto bene e lui è una persona con mille problemi sotto alcuni punti di vista che, se non affrontati con delicatezza e complicità, ci potrebbero portare ad allontanarci.
Spesso mi viene voglia di lasciare perdere e tornare a fare stragi di cuori (soprattutto del mio) perché è risaputo che a me piace la bufera.
G. è l’unico che ha portato la calma di un cielo di primavera ed il candore delle lenzuola bianche appese sulle terrazze dei palazzi dove ci si nasconde per respirare.
Lui per me è come una dose di pace. Quella che un’anima come me non troverà mai.
Infatti continuo a provarci, nonostante le difficoltà e i miei pensieri, perché per la prima volta forse ne vale davvero la pena.
E’ che io non vorrei perderlo però l’amore più lo stringi, più fugge..quindi è inutile forzare le cose. Inoltre aver passato tanto tempo da sola e aver ricevuto delusioni molto forti ti portano ad avere un po’ di problemi nell’aprirti e nel fidarti di qualcuno.
Poi abbiamo avuto anche qualche incidente di percorso…il suo migliore amico era infatti innamorato di me. G. una sera si presenta a casa e mi dice che è meglio lasciare perdere, che solo una volta si era innamorato veramente di qualcuno ed era stato anni prima e che poi non gli era mai più successo e che un amico, in passato, gli avevo rubato la donna che amava e lui non voleva ripetere la cosa.
Quella sera mi ha lasciato con il cuore a pezzi e lacrime da coccodrillo e un vuoto dentro che, per la prima volta, non riuscivo a colmare.
Dopo le sue confessioni è tornato a casa sua, ha parlato con un nostro amico e dopo venti minuti è tornato con il fiatone, tutto sudato a chiedermi scusa.
Che dite..lo posso perdonare??
Non lo so. E’ che quelle parole mi hanno ferita e me le porto ogni giorno dentro, soprattutto adesso che siamo lontani e che non posso guardarlo negli occhi per cercare di capire i suoi pensieri.
E’ che io sono sempre alla ricerca della verità, quindi preferisco soffrire da sola piuttosto che sapere che sto con qualcuno che non mi ama abbastanza.

Questo duemilaquindici è iniziato un po’ male perché alla fine ho litigato con alcune mie amiche, ma il proposito dell’anno sarà farmi scivolare alcune cose addosso, come quando nuoti in mare aperto nuda e senti l’acqua che ti accarezza.
Alcune persone non meritano le mie preoccupazioni e se vogliono continuare a buttare la loro dignità come i coriandoli a Carnevale, continuassero.
In questi casi sono fiera della mia vecchiaia mentale precoce e della mia pesantezza in fatto di premure nei confronti delle persone a cui voglio bene.
Se il problema sono io, siete pure voi. A ciascuno le propri croci.
Basta ad infliggermi sofferenze che non merito.

Non ho propositi particolari per il nuovo anno se non quello di stare il più tranquilla possibile e non arrabbiarmi troppo perché il mio bisogno di giustizia mi sta portando davvero a perdere la salute!! Dovrei essere leggermente più menefreghista.
Voglio vivere giorno dopo giorno e imparare a respirare.

Che altro dire…. speriamo bene! Io auguro a tutti voi un felice 2015! Che vi possa portare tanta gioia e serenità, che possiate trovare la forza necessaria ad affrontare i vostri problemi, che possiate godere del calore delle fiamme dell’inferno e della leggerezza delle nuvole del paradiso.
Vi auguro di sorridere, di divertirvi, di imparare ad amare i vostri figli e viziare i vostri nipoti, di ammirare l’arte e ascoltare i suoni della natura che si risveglia, di baciare ogni giorno la persona che amate e di avere tempo la mattina per indossare la giacca che vi dona di più.
Promettiamoci di avere speranza.
Buon 2015!!!!!

“Anche se il timore avrà sempre più argomenti, tu scegli la speranza.” – Seneca

Eccoci qui!!! E’ un bel po’ che non scrivo sul blog! Non che io non ci abbia pensato, solo che sta diventando sempre più difficile scrivere. Lo diceva Pavese che scrivere è un mestiere!!!

E’ che fino ad ora ho scritto sempre quando ero triste e questo mi ha portato un po’ ad associare la scrittura alla tristezza, ma io non sono così.
Sono tristezza e malinconia, ma anche leggerezza e felicità, solo che le ultime fatico a esternarle, almeno qui, almeno nella mia anima.

La mia professoressa di letteratura al liceo diceva che Leopardi in fondo era un ottimista ed io l’ho pensato sin da quando, da piccola, mi fecero imparare a memoria “Il Sabato del villaggio”. 
Perché, nonostante l’ambiguità della constatazione, la felicità e il dolore vanno sempre insieme. Come il sole e la luna o l’amore e l’odio.
Odiamo ciò che amiamo, amiamo ciò che odiamo.
Così c’è sempre un po’ di tristezza nella felicità e un po’ di felicità nella tristezza.
Solo che si tende sempre a far emergere una sola delle due cose, anestetizzando l’altra e ciò non è produttivo perché bisogna lasciare che le sensazioni fluiscano, come un fiume …e non bisogna soprattutto avere paura.
Non bisogna avere mai paura.
Tutto in fondo è una questione di prospettiva!

A proposito di questo, ultimamente sono arrivata anche ad un’altra constatazione.. Cioè che nella vita non sempre otteniamo quello che vogliamo, anzi quasi mai. Però la forza e l’intelligenza non stanno tanto nell’avere la “pappa pronta” o nell’ottenere sempre ciò che si vuole; sta anche nell’adattarsi e nell’imparare a essere felici con ciò che già si possiede. Bisogna solo imparare a guardare le cose con occhi diversi, usare delle lenti a contatto colorate!!

Danzare, ecco! Si deve danzare e non smettere mai di farlo! Non opporsi alla tempesta ma ballare con il vento e farsi bagnare dalla pioggia. Non andare sempre contro la corrente, ma lasciarsi trasportare da essa e lasciare che le cose accadano, senza avere paura.
Iniziare le giornate con un po’ più di leggerezza e allontanare l’arrivo di brutti pensieri con quelli nuovi e più belli. 
Bisogna avere fiducia nella proprie possibilità e qualità, non pensare sempre che gli altri siano migliori di te… anzi! Quando qualcuno non si comporta come dovrebbe, un bel vaffanculo non guasta. Tanto, come dice il proverbio, “chi non ci sta, non serve”. 

Questo è un po’ quello che mi è passato ultimamente nella mente. Magari dopo approfondirò meglio, per adesso già è tanto se sono riuscita a mettere insieme due parole!! 
Ho imparato queste cose perché ho avuto una discussione con delle persone che mi hanno detto  parole che mi hanno- letteralmente- trafitto il cuore.
Adesso, grazie anche a loro, sono un po’ cambiata.. certo non è semplice, ma provare non costa niente..